{"id":10589,"date":"2025-12-12T19:34:14","date_gmt":"2025-12-12T19:34:14","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=10589"},"modified":"2025-12-13T09:34:40","modified_gmt":"2025-12-13T09:34:40","slug":"siria-post-assad-instabilita-e-rinascita-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/politica\/vicino-oriente\/siria-post-assad-instabilita-e-rinascita-civile\/","title":{"rendered":"Syrian hope is the people who never gave up"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad un anno dall\u2019improvviso collasso della cinquantennale dittatura del clan Assad, <a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/politics\/near-east\/in-siria-a-un-anno-dalla-caduta-di-assad\/\">la nuova Siria<\/a> governata (in parte) dall\u2019ex jihadista Mohamed Al Sharaa appare ancora molto lontana da una reale stabilizzazione. Circa il 90% della popolazione vive al di sotto della soglia di povert\u00e0, le devastazioni prodotte in oltre dieci anni di guerra civile sono enormi, con interi quartieri e citt\u00e0 ridotti pi\u00f9 o meno come la Striscia di Gaza, e ampie zone del Paese sono occupate da potenze straniere o comunque sottratte al controllo delle autorit\u00e0 di Damasco.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La Siria non \u00e8 ancora unita<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nordest della Siria, dove si trovano le maggiori risorse idriche e petrolifere, \u00e8 tuttora governato dalla cosiddetta Amministrazione Autonoma del Nordest, vale a dire dal <a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/politics\/near-east\/in-siria-a-un-anno-dalla-caduta-di-assad\/\"><\/a>partito curdo PKK, protetto dai marines USA, mentre Israele ha occupato vasti territori meridionali, spingendo i suoi <em>tank<\/em> fino a qualche decina di chilometri dalla capitale. Come se non bastasse, si moltiplicano segnali allarmanti sulla ripresa delle attivit\u00e0 da parte delle cellule residue dell\u2019ISIS. In questa situazione difficilissima, il governo di Damasco si barcamena alla ricerca di una legittimazione internazionale e di un <em>modus vivendi<\/em> che armonizzi la convivenza delle diverse culture, religioni e comunit\u00e0 che compongono il mosaico siriano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le manifestazioni in occasione del primo anniversario della caduta del regime narconazista di Bashar Assad sono state imponenti in tutto il Paese, ad eccezione del nordest, dove l\u2019Amministrazione Autonoma a guida curda le ha vietate, anche se Mazloun Abdi, comandante delle Syrian Democratic Forces (la milizia della stessa Amministrazione Autonoma) si \u00e8 congratulato per la caduta del \u201cdefunto regime\u201d baathista, riaffermando la volont\u00e0 di raggiungere un accordo che permetta la realizzazione di uno Stato siriano \u201cdemocratico e decentralizzato\u201d, che non \u00e8 esattamente quello che hanno in mente i nuovi governanti di Damasco.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dilemmi e settarismi<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello della forma Stato da adottare \u00e8 sicuramente un problema reale, la cui soluzione non appare affatto semplice, anche a causa degli appetiti di chi, come Israele, soffia sul fuoco delle divisioni settarie \u2013 in questo caso, della <a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/politics\/near-east\/in-siria-a-un-anno-dalla-caduta-di-assad\/\">minoranza drusa<\/a> \u2013 per accaparrarsi territori ed egemonia. Per comprendere l\u2019estrema difficolt\u00e0 del contesto, va detto che la nuova Siria deve fare i conti con l\u2019eredit\u00e0 velenosa del regime del clan Assad, che per decenni si \u00e8 retto proprio sulla divisione settaria, atteggiandosi a protettore delle minoranze, minoranze che nei fatti ha utilizzato per garantirsi una base di sostegno sufficiente per governare (e derubare) l\u2019intero Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 poco da stupirsi, quindi, se gli alawiti della costa occidentale, che costituivano il nerbo dell\u2019amministrazione e degli apparati repressivi del regime, siano oggi visti come il fumo negli occhi e finiscano per essere vittime di violenze indiscriminate, sulle quali la commissione di inchiesta attivata dal governo di Al Sharaa non ha ancora prodotto risultati concreti. Analogamente, nessuna sorpresa se una parte dei drusi della regione meridionale, quella che fa capo allo sceicco Al Hjiri di Suwejda, si sia gettata nelle braccia di Israele (come ieri faceva con il regime del clan Assad), al punto di issare le bandiere con la stella di David sugli edifici mentre i bombardieri israeliani colpivano anche Damasco.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un leader che si barcamena<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 in questo contesto labirintico che l\u2019ex jihadista oggi in giacca e cravatta si muove alla ricerca di una qualche stabilizzazione, incassando gli interessati complimenti di Donald Trump mentre negozia con l\u2019ex nemico Putin la permanenza delle basi militari russe in Siria; e pazienza se proprio da quelle basi partivano i bombardamenti che hanno ucciso migliaia di siriani e consentito al regime del clan Assad di sopravvivere per anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019interesse russo a mantenere le proprie basi nell\u2019area \u00e8 chiaro, cos\u00ec come lo \u00e8 quello del <em>tycoon<\/em> americano e della sua cricca di immobiliaristi, che vedono nella ricostruzione della Siria un affare ancora pi\u00f9 succulento di quello rappresentato dall\u2019ipotetica \u201criviera di Gaza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un popolo che riprende vivacit\u00e0<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mondo in cui si barcamena Al Sharaa \u00e8 quello che vediamo tutti, un mondo dove le superpotenze sono in mano a palazzinari e despoti e dove il multilateralismo reale consiste nella spartizione delle risorse e degli affari sulla pelle dei popoli. La speranza, come sempre, \u00e8 dura a morire e in Siria si alimenta con la vivacit\u00e0 di un popolo che sta riscoprendo il valore della partecipazione e del protagonismo, testimoniato dalle imponenti manifestazioni che hanno segnato i giorni del primo anno di libert\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quelle manifestazioni sono l\u2019aspetto pi\u00f9 visibile della vivacit\u00e0 culturale del popolo siriano, un aspetto gi\u00e0 evidenziatosi nei giorni immediatamente successivi all\u2019ingloriosa fuga del dittatore narconazista, quando gli occhi del mondo erano fissati solo sulla barba dell\u2019ex jihadista e non sui milioni di persone che scendevano in strada senza pi\u00f9 essere falciate dagli scherani del tiranno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pochi giorni prima dell\u2019anniversario della caduta del regime del clan Assad \u00e8 stato reso pubblico il <em><a href=\"https:\/\/lespresso.it\/c\/inchieste\/2025\/12\/4\/torture-regime-assad-immagini-damascus-dossier\/58684\">Damascus Dossier<\/a><\/em>, l\u2019indagine giornalistica condotta dal consorzio giornalistico investigativo internazionale Icij, di cui fanno parte la tv tedesca NDR e l\u2019Espresso, oltre a testate come la Suddeutsche Zeitung, El Pa\u00eds, Le Monde, il Times di Londra e il Washington Post. Il consorzio ha avuto accesso ad oltre 134.000 file di scrittura, che coprono trent&#8217;anni di storia siriana, dal 1994 alla caduta del regime. I file provengono dai servizi segreti di Assad e comprendono documenti di vario genere, come rapporti, promemoria, relazioni che illustrano le operazioni delle strutture di sicurezza siriane e la loro stretta collaborazione con gli alleati russi e iraniani. Il Dossier comprende anche un archivio di 70mila file contenenti immagini che documentano la tortura e la morte di oltre 10.200 prigionieri, avvenute tra il 2015 e il 2024.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La ricerca dei propri caduti<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal giorno successivo all\u2019ingresso a Damasco delle milizie ribelli, decine di migliaia di mogli, madri e padri di persone sparite durante gli anni della tirannia hanno setacciato carceri ed obitori, alla disperata ricerca di qualche traccia dei loro cari. Sono state scoperte le fosse comuni dove venivano sepolti i corpi delle vittime, pressati con i bulldozer per poter livellare il terreno. Grazie ai reporter accorsi sul posto, il mondo intero ha visto le immagini del lager damasceno di Sednaya, le sue celle con le pareti imbrattate di sangue, i locali dove si praticava sistematicamente la tortura, l\u2019orrore della pressa con cui venivano schiacciati i prigionieri. Fra i corpi straziati, c\u2019era anche quello di Mazen Al Hamada, fuggito dalla Siria dopo essere stato arrestato e torturato nei primi anni della rivolta contro Bashar Assad, divenuto implacabile testimone delle nefandezze del regime.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Ricordando Mazen<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di Mazen si erano perse le tracce nel 2020, quando agenti del regime lo avevano convinto con l\u2019inganno a rientrare in Siria. Mazen \u00e8 stato assassinato nel lager di Sednaya alla vigilia dell\u2019ingresso dei ribelli a Damasco e il suo funerale \u00e8 stato partecipato da decine di migliaia di persone. Era stato in Italia diverse volte, accompagnando <a href=\"https:\/\/www.fnsi.it\/nome-in-codice-caesar-il-5-ottobre-linaugurazione-della-mostra-fotografica-sugli-orrori-in-siria\">la mostra delle immagini di \u201cCaesar\u201d<\/a>, il fotografo militare che disert\u00f2 nel 2013 portando con s\u00e9 le migliaia di fotografie che aveva scattato dal 2011 ai corpi delle vittime del lager di Sednaya e vale la pena di ricordare che l\u2019esposizione al Maxxi di Roma di quelle immagini fu oggetto di un blitz dei fascisti di Forza Nuova inneggianti a Putin e Assad, contemporaneamente alla pubblicazione sul quotidiano <em>The Manifesto<\/em> di un articolo, a firma di Manlio Dinucci, che affermava che quelle immagini erano un\u2019operazione di guerra psicologica orchestrata dalla CIA, dal Mossad e dalle petromonarchie del Golfo per screditare il legittimo governo di Bashar Assad.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I nomi delle vittime ora trovati dal Icji sono stati condivisi con gli enti che aiutano le famiglie ad identificare gli scomparsi, che risultano essere pi\u00f9 di 177 mila.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La speranza \u00e8 in chi non si \u00e8 arreso<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La speranza della Siria \u2013 e non solo \u2013 in un futuro di libert\u00e0, democrazia e giustizia sono proprio quelle persone, uomini e donne che non si sono arresi ad una dittatura feroce e, quindi, non smetteranno di lottare per quegli obiettivi. Il compito della solidariet\u00e0 internazionale dovrebbe essere quello di sostenere la societ\u00e0 civile siriana, i suoi intellettuali, i suoi artisti, le sue donne, i suoi combattenti che resistono all\u2019occupazione israeliana, come avvenuto di recente nella cittadina di Beit Jinn, a sud ovest di Damasco, dove le truppe israeliane sono state affrontate con le armi dalla popolazione, subendo per la prima volta alcune perdite. Il futuro del Vicino Oriente dipende in gran parte da quello della Siria. Sarebbe ora di rendersene conto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CREDITI FOTO: \u00a9 Sally Hayden\/SOPA Images via ZUMA Press Wire via ANSA \u2013 Festeggiamenti a Damasco per il primo anniversario della caduta del regime.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The future of the Near East largely depends on that of Syria. 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