{"id":11133,"date":"2026-02-03T17:02:17","date_gmt":"2026-02-03T17:02:17","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=11133"},"modified":"2026-02-08T09:24:18","modified_gmt":"2026-02-08T09:24:18","slug":"il-blocco-finanziario-su-gaza-che-rende-impossibile-aiutare-i-palestinesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/economia\/il-blocco-finanziario-su-gaza-che-rende-impossibile-aiutare-i-palestinesi\/","title":{"rendered":"The financial blockade on Gaza making it impossible to help Palestinians"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Il recente divieto di operare a Gaza che Israele ha imposto alle Ong \u00e8 l\u2019ultimo capitolo di una serie di ostacoli posti a quella genuina marea della solidariet\u00e0 che, soprattutto a partire dal 7 ottobre 2023, ha provato ad intensificare i suoi sforzi, con risultati spesso esigui.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L\u2019attuale sistema finanziario limita gli aiuti privati ai palestinesi<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 attualmente molto complesso inviare denaro alla popolazione rimasta nelle tendopoli della Striscia. Poich\u00e9 il territorio e gran parte delle infrastrutture civili dal 2007 sono controllati da Hamas, che diversi Paesi del blocco occidentale hanno designato come organizzazione terroristica, gli invii privati di fondi risultano nella pratica quasi impossibili. La Risoluzione 1373\/2001 del Consiglio di Sicurezza Onu, ma anche la normativa europea recepita dai singoli Stati membri, vietano ogni tipo di finanziamento, diretto o indiretto, alle entit\u00e0 terroristiche e ai soggetti ad esse collegati, disponendone anche il congelamento di beni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poich\u00e9 banche e intermediari finanziari non sono sempre in grado di escludere che il denaro possa beneficiare Hamas (anche indirettamente), bloccano in via preventiva tutte le operazioni destinate ai cittadini nei Territori palestinesi per non violare i regimi di sanzioni UE e internazionali. Criteri di estrema cautela vengono applicati anche nella Cisgiordania occupata, pur se formalmente amministrata dall\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese. Questo fenomeno noto come <em>de-risking <\/em>in alcuni casi ha avuto effetti negativi anche sulla capacit\u00e0 delle organizzazioni, governative e non governative, di accedere ai fondi e svolgere in tranquillit\u00e0 le attivit\u00e0 umanitarie. Talvolta, anche gli istituti soggetti all\u2019Autorit\u00e0 Monetaria Palestinese non accettano trasferimenti dall\u2019estero per timore di ritorsioni operative legate al sistema di controllo finanziario israeliano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inaya, ventenne originaria di Deir-al-Balah racconta di ricevere periodicamente da una coppia italiana delle donazioni con cui riesce a comprare beni di prima necessit\u00e0. La scorsa settimana ha acquistato pollo, verdure, un rattoppo per la tenda che il vento aveva strappato e una nuova coperta, pi\u00f9 pesante. Questo denaro arriva attraverso una triangolazione. \u201cDi solito ricevo 20-25 euro a settimana e ne sono davvero grata. Ma ho dovuto cercare un nuovo intermediario, \u00e8 capitato che il precedente si rifiutasse di trasferire una somma cos\u00ec bassa perch\u00e9 la sua commissione sarebbe stata minima. Solo una persona che non sa cosa vuol dire la sofferenza pu\u00f2 affermare una cosa simile &#8211; continua Inaya &#8211; perch\u00e9 anche 20 euro a Gaza fanno la differenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sara, attivista incontrata durante lo sciopero generale del 3 ottobre, rivela: \u201cVolevo aiutare Fatima, che ha perso tutto negli ultimi due anni, ma ho avuto problemi con bonifici e PayPal, cos\u00ec le ho chiesto di cercare un\u2019alternativa\u201d. Fatima ha trentadue anni, vive in una tenda con il nonno, la madre e due sorelle pi\u00f9 piccole nel campo profughi di Khan Younis. \u201cPer ricevere le mie donazioni adesso si affida ad un conoscente gazawi fuggito in Turchia, che a sua volta per aiutare lei ed altri palestinesi si serve di un broker locale. Quest\u2019ultimo, dopo avermi inviato i suoi dati, ha accettato il versamento tramite il circuito Western Union e ha provveduto a inviarli a Fatima, trattenendo una commissione di oltre il 40% sulla donazione\u201d, continua Sara. \u201cIn realt\u00e0 avrei potuto inviare i soldi direttamente a Fatima perch\u00e9 tramite circuiti come Western Union \u00e8 possibile, ma considerata l\u2019ondata di repressione verso chiunque manifesti solidariet\u00e0 nei confronti del popolo palestinese, preferisco evitare problemi in caso di eventuali controlli\u201d. In effetti, a Valerio Lundini, comico e conduttore televisivo, \u00e8 bastato scrivere nella causale di un bonifico il nome della relatrice Onu Francesca Albanese per meritare <a href=\"https:\/\/www.fanpage.it\/innovazione\/tecnologia\/scrivere-francesca-albanese-su-paypal-non-blocca-solo-un-bonifico-le-verifiche-sul-profilo\/\">il blocco della transazione<\/a>: l\u2019operazione era solo un test. \u201cTalvolta \u00e8 sufficiente voler aiutare la popolazione di Gaza per destare sospetti, per questo siamo in molti a ricorrere a questo sistema di intermediazione: organizzare raccolte fondi per le associazioni locali \u00e8 un\u2019alternativa, ma richiede tempo, la distribuzione viene fatta genericamente e non si \u00e8 certi di riuscire ad aiutare chi si conosce o chi ha pi\u00f9 bisogno\u201d, conclude Sara.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le piattaforme di pagamento escludono i territori palestinesi<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da diversi anni \u00e8 in corso una campagna incoraggiata da numerosi attivisti che chiedono a PayPal di offrire servizi finanziari ai palestinesi che vivono sotto occupazione. Nel 2016, il Centro Arabo per lo Sviluppo dei Social Media e altre organizzazioni <a href=\"https:\/\/paypal.7amleh.org\/\">hanno promosso l\u2019iniziativa \u201c#PayPal4Palestine\u201d<\/a> e nel giugno 2022 <a href=\"https:\/\/x.com\/MarkRuffalo\/status\/1533850686156324870\">anche l\u2019attore statunitense Mark Ruffalo aveva evidenziato<\/a> come il blocco finanziario violasse le linee guida delle Nazioni Unite. Produce, infatti, una condotta discriminatoria che impedisce l\u2019accesso all\u2019economia digitale e ostacola iniziative di solidariet\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il servizio PayPal \u00e8 attivo solo nelle colonie illegali e a Gerusalemme est, mentre se un cittadino palestinese prova ad aprire un account dai territori occupati viene rimosso in pochi minuti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema non riguarda solo PayPal. Oggi, tutte le principali piattaforme di pagamento online non includono i Territori palestinesi tra le giurisdizioni supportate. Se si prova ad inviare dall\u2019Italia, dall\u2019UE o dagli Stati Uniti una somma di denaro via e-wallet su un conto palestinese, la transazione viene immediatamente bloccata. Per aiutare i palestinesi dai Paesi del \u201cblocco occidentale\u201d diventa spesso necessario affidarsi a sistemi alternativi di trasferimento di denaro e a <em>money changer<\/em> locali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello descritto da Sara e Inaya \u00e8 un meccanismo piuttosto diffuso, soprattutto dopo il 7 ottobre 2023. Le \u201cprecauzioni\u201d occidentali pensate per contrastare i finanziamenti al terrorismo penalizzano i palestinesi e alimentano una fitta rete di intermediari informali che operano illegalmente lucrando sulla sofferenza della popolazione civile. Alcuni donatori nei Paesi Occidentali pagano di fatto un pedaggio sulla solidariet\u00e0, cercando sistemi in grado di eludere eventuali controlli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il contesto che ha favorito l\u2019ascesa degli intermediari, fuori e dentro Gaza<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un <a href=\"https:\/\/thedocs.worldbank.org\/en\/doc\/0f21311c2ebb0df4bf9b493a8034997c-0280012025\/impacts-of-the-conflict-in-the-middle-east-on-the-palestinian-economy-april-2025?\">rapporto della World Bank<\/a> pubblicato nel 2025 mette in luce come la guerra abbia contribuito a compromettere l\u2019operativit\u00e0 del sistema bancario nella Striscia. Una delle conseguenze pi\u00f9 drammatiche del conflitto \u00e8 stata la quasi totale distruzione degli sportelli bancari e degli ATM, che ha reso impossibile ritirare denaro. In una <a href=\"https:\/\/www.pma.ps\/en\/Media\/Press-Releases\/the-pma-instructs-banks-to-gradually-resume-banking-services-in-the-gaza-strip-commencing-thursday?\">dichiarazione<\/a> ufficiale del 15 ottobre 2025, la Palestinian Monetary Authority (PMA) ha invitato le filiali di Gaza a riprendere gradualmente i servizi<strong>, <\/strong>precisando che le riaperture sarebbero avvenute in modo progressivo, in un contesto ancora caratterizzato da infrastrutture danneggiate e carenza di contante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Palestina non esiste una valuta nazionale e non esiste una banca centrale in senso stretto. La PMA non emette moneta, ma regola e dovrebbe vigilare su banche e uffici di cambio. Poich\u00e9 nei territori palestinesi circolano pi\u00f9 valute contemporaneamente, lo shekel israeliano in <em>primis<\/em>, ma anche dollaro americano e dinaro giordano, gli uffici di cambio sono essenziali nella vita economica quotidiana. Non hanno la stessa funzione delle banche ma cambiano valuta, offrono servizi di trasferimento di denaro, configurandosi spesso come l\u2019unico intermediario finanziario accessibile soprattutto a Gaza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 molto probabile che l\u2019impossibilit\u00e0 dell\u2019AMP di esercitare controlli rigorosi abbia incoraggiato gli uffici di cambio ad aumentare le commissioni e a imporre tassi di conversione arbitrari. In un\u2019<a href=\"https:\/\/daraj.media\/%25D8%25AA%25D8%25AD%25D9%2588%25D9%258A%25D9%2584-%25D8%25A7%25D9%2584%25D8%25A3%25D9%2585%25D9%2588%25D8%25A7%25D9%2584-%25D8%25A5%25D9%2584%25D9%2589-%25D8%25BA%25D8%25B2%25D8%25A9-%25D9%258A%25D9%2585%25D8%25B1-%25D8%25B9%25D8%25A8%25D8%25B1-%25D8%25AA%25D8%25B1%25D9%2583%25D9%258A%25D8%25A7-%25D8%25A7\/\">inchiesta<\/a> della testata libanese <em>Daraj Media<\/em>, il proprietario di un ufficio di cambio a Rafah ha attribuito le commissioni elevate alla complessit\u00e0 delle operazioni. \u201cLa maggior parte dei Paesi del mondo non consente l\u2019invio diretto di denaro a Gaza\u201d, spiega. \u201cChi vuole mandare rimesse deve inviarle a uffici in Turchia, che poi consegnano il denaro a Gaza tramite intermediari locali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hamouda, attivista impegnato nella distribuzione di aiuti agli sfollati, \u00e8 stato costretto ad accettare un trasferimento di denaro dalla Turchia del valore di 6.000 dollari, dal quale ne sono stati sottratti 900 tra commissioni e conversione valutaria dollaro-shekel.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ahmed, programmatore che lavora da remoto per un\u2019azienda del Golfo, deve far transitare il suo stipendio in Turchia prima che possa arrivare nella Striscia. All\u2019arrivo, l\u2019ufficio di cambio di Rafah impone commissioni del 12% e un tasso di conversione arbitrario.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La Turchia come ponte tra Gaza e Occidente<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019<a href=\"http:\/\/kritica.it\/en\/tag\/mohammad-hannoun\/\">arresto di Mohammad Hannoun a fine dicembre<\/a>, accusato di essere a capo della cellula italiana di Hamas e di aver inviato, insieme ad altre sei persone indagate, finanziamenti transitati per la Turchia, non pu\u00f2 essere compreso se isolato dal contesto in cui si tende a criminalizzare qualunque tentativo di aiuto economico alla popolazione palestinese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019invio di una cifra superiore ai sette milioni di euro \u00e8 avvenuto nell\u2019arco di venticinque anni. I fondi raccolti tramite tre associazioni benefiche sarebbero in realt\u00e0 \u2013 secondo la procura \u2013 stati destinati all\u2019ala militare di Hamas. Confermerebbe quest\u2019ipotesi anche l\u2019evidenza che parte del sostegno finanziario sia stato indirizzato \u201calle famiglie dei martiri, dei feriti e dei prigionieri\u201d, come si legge negli atti dell\u2019inchiesta costruita sulla base di molte prove fornite da Israele.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel giugno 2025, un caso simile si \u00e8 verificato negli Stati Uniti, dove il Dipartimento del Tesoro<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ha accusato la Ong <em>Filistin Vafki<\/em> di raccogliere fondi sotto la veste di aiuti umanitari per Gaza,&nbsp; destinando invece una cospicua parte al sostegno militare di Hamas attraverso reti basate in Turchia. La Ong ha negato le accuse, rivendicando uno scopo esclusivamente civile delle donazioni. A dicembre, inoltre, il portavoce delle Forze di Difesa Israeliane <a href=\"https:\/\/x.com\/AvichayAdraee\/status\/1997689969972830639?ref_src=twsrc%255Etfw%257Ctwcamp%255Etweetembed%257Ctwterm%255E1997689969972830639%257Ctwgr%255E274f4cf3d591fbc7ea1c8b41365a8bd160255e46%257Ctwcon%255Es1_&amp;ref_url=https:\/\/www.iranintl.com\/en\/202512079325?\">dichiarava in un tweet<\/a> su X che un\u2019operazione congiunta delle IDF e dello Shin Bet aveva individuato una rete monetaria operante dalla Turchia e sostenuta dall\u2019Iran, che incanalava ingenti somme verso la leadership di Hamas.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, il ruolo della Turchia \u00e8 meno lineare di quanto suggeriscono i vari&nbsp; impianti accusatori. Ankara non considera Hamas un\u2019organizzazione terroristica e mantiene canali finanziari e logistici attivi con il mondo palestinese. Da un lato, infatti, la Turchia \u00e8 indicata dagli inquirenti come uno degli snodi attraverso cui Hamas avrebbe costruito coperture associative e reti finanziarie opache che sfruttano una vigilanza ritenuta meno rigorosa; dall\u2019altro, \u00e8 il \u201cponte\u201d per una miriade di flussi frammentati, utilizzati dagli stessi civili palestinesi, lavoratori palestinesi all\u2019estero e da privati cittadini che cercano di far arrivare gli aiuti eludendo blocchi e controlli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel fascicolo italiano su Hannoun, il cuore dell\u2019accusa resta l\u2019assunto che in un territorio controllato dall\u2019organizzazione terroristica, ogni risorsa finisca inevitabilmente per rafforzarla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo, per\u00f2, il Tribunale del Riesame di Genova ha disposto la revoca della custodia cautelare e la scarcerazione per tre degli indagati. \u00c8 probabile che l\u2019impianto accusatorio, in larga parte costruito su prove fornite dall&#8217;intelligence israeliana, non sia stato integralmente accolto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hannoun resta in carcere e il suo caso rimane aperto sul piano giudiziario, sar\u00e0 il processo a stabilire responsabilit\u00e0 e intenzioni individuali. Tuttavia, le modalit\u00e0 con cui \u00e8 stata svolta l\u2019inchiesta sollevano interrogativi pi\u00f9 ampi sul rischio che un determinato contesto territoriale venga assunto come elemento sufficiente per attribuire rilevanza penale a condotte di sostegno civile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei territori palestinesi, la risposta umanitaria risulta gi\u00e0 fortemente sottofinanziata. Dall\u2019ultima <a href=\"https:\/\/www.ochaopt.org\/content\/humanitarian-situation-update-353-gaza-strip\">rilevazione<\/a> dell\u2019Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento Affari Umanitari (UNOCHA), emerge che nel 2025 i governi dei Paesi membri dell\u2019Onu avevano erogato solo 1,7 miliardi di dollari a fronte dei 4 miliardi richiesti per soddisfare i bisogni umanitari pi\u00f9 critici di circa tre milioni di persone tra Gaza e Cisgiordania.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il 2026, la cifra richiesta per l\u2019implementazione dei progetti di assistenza \u00e8 rimasta costante. Tuttavia, solo una quota limitata di questi progetti viene messa a punto direttamente dalle Agenzie delle Nazioni Unite, mentre la maggioranza viene svolta in collaborazione con Ong internazionali e locali. Perci\u00f2, i timori che il divieto imposto da Israele possa ridurre drasticamente la capacit\u00e0 operativa sul campo restano reali, soprattutto se si considera che tra le Ong interdette ne figurano alcune che, nell\u2019ambito del <a href=\"https:\/\/www.unocha.org\/publications\/report\/occupied-palestinian-territory\/cash-working-group-cva-coordination-structure-occupied-palestinian-territory-opt-september-2023-updated\"><em>Cash Working Group<\/em><\/a> promosso dall\u2019Onu per erogare assistenza economica diretta, hanno contribuito a programmi di sostegno monetario alla popolazione civile, come Oxfam e Action Against Hunger.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rischio \u00e8 che una popolazione gi\u00e0 privata delle proprie fonti di reddito continui a perdere anche gli ultimi mezzi di sussistenza.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CREDITI FOTO: \u00a9 Hamed 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