{"id":11732,"date":"2026-03-11T10:49:25","date_gmt":"2026-03-11T10:49:25","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=11732"},"modified":"2026-03-30T17:57:54","modified_gmt":"2026-03-30T15:57:54","slug":"lincognita-siriana-nella-guerra-israele-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/politica\/vicino-oriente\/lincognita-siriana-nella-guerra-israele-iran\/","title":{"rendered":"The Syrian unknown in the Israel-Iran war"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sangue umano ha sempre lo stesso colore, ma quello dei carnefici e quello delle vittime hanno pesi diversi. Non per questo i sentimenti che accompagnano la caduta di un tiranno sono un inno alla morte; piuttosto un&#8217;espressione di sollievo, la gioia per la fine di un incubo, anche nella consapevolezza del contesto incerto che si crea, e che il sangue chiama sempre altro sangue. Sono sentimenti antichi quanto l\u2019umanit\u00e0, eppure fragili. Si chiede moderazione a chi ha conosciuto solo oppressione, si pretende neutralit\u00e0 dove la morale dovrebbe essere ferma e condivisa.&nbsp;Vale nel caso di numerosi popoli: da quello iraniano, a quello palestinese, a quello siriano, a tanti altri, e vale di certo nel caso di questa guerra Israele-Iran. \u201cChi ha le mani nel fuoco non \u00e8 come chi ha le mani nell\u2019acqua\u201d, recita un proverbio siriano. In tempi in cui la violenza dei potenti si traveste da ordine, e la propaganda tenta di appiattire ogni giudizio, critica e dissenso, resta un dovere non smarrire l\u2019etica, non accettare discorsi che ignorano il peso del sangue versato. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I siriani hanno gioito fino alle lacrime per la fuga di Bashar al Assad, l\u2019evaporare improvviso della sua presenza fisica; avrebbero sicuramente festeggiato la sua morte, augurandosi che con essa si chiudesse definitivamente quel capitolo della loro storia che porta il suo nome, quello della sua dinastia. Per questo, quando la notizia dell\u2019uccisione di Ali Khamenei e di altri generali e comandanti iraniani \u2013 responsabili di anni di repressione, torture e massacri anche in Siria \u2013 ha attraversato le comunit\u00e0 siriane, la reazione \u00e8 stata di giustizia percepita, di memoria che finalmente trova un varco. Non per culto della violenza, ma per il riconoscimento che la scomparsa di chi ha costruito sistemi di morte pu\u00f2 aprire spiragli di vita, e che \u201cNon esiste l\u2019eternit\u00e0\u201d, come recitano post con le foto di Khamenei e Nasrallah condivise in rete da siriani. Anche il regime pi\u00f9 solido e sanguinario prima o poi si sgretola, ma quasi sempre nell\u2019implodere distrugge anche tutto ci\u00f2 che ha intorno, seminando ulteriore morte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessun despota \u00e8 mai solo: \u00e8 la punta di una piramide di potere, il volto visibile di un sistema che affonda le sue radici in apparati, clientele, milizie, complicit\u00e0 internazionali. Queste ultime spesso negate, mascherate.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il ruolo dell\u2019Iran nella guerra in Siria<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">To understand the Syrian population's reactions to regional developments, it is necessary to look back at the long history of Iranian intervention in the Syrian conflict.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Of that conflict, Iran has been far from a marginal actor: it supported the regime on military, paramilitary, political, and symbolic levels, helping to shape the geography of the conflict and the daily lives of communities. During the toughest years of the war, Iranian commanders like Qassem Soleimani coordinated decisive operations in areas where the regime risked losing control. Soleimani, a central figure in Tehran's regional strategy, was often present in joint command centers, overseeing operations in Damascus, Aleppo, and Daraa. The Quds Force, a highly trained Iranian unit that is part of the Islamic Revolutionary Guard Corps, organised local and foreign militias.&nbsp;<a href=\"https:\/\/ctc.westpoint.edu\/the-implications-of-irans-expanding-shia-foreign-fighter-network\/\">dagli iracheni di al Nujaba<\/a>&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.aljazeera.net\/encyclopedia\/2024\/2\/26\/%D9%84%D9%88%D8%A7%D8%A1-%D9%81%D8%A7%D8%B7%D9%85%D9%8A%D9%88%D9%86-%D9%85%D9%84%D9%8A%D8%B4%D9%8A%D8%A7-%D9%85%D9%86-%D8%A7%D9%84%D9%84%D8%A7%D8%AC%D8%A6%D9%8A%D9%86\">agli afghani di Fatemiyoun<\/a>&nbsp;\u2013 che hanno avuto un ruolo determinante negli assedi e nelle riconquiste.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Daraa, dopo il massacro portato avanti dalle milizie di Teheran nel 2013, che cost\u00f2 la vita a oltre 700 civili, ricercatori siriani e siro-britannici hanno documentato la presenza diretta di unit\u00e0 iraniane e combattenti di Hezbollah, riconoscibili da uniformi, accenti e armamenti. Parallelamente, l\u2019Iran ha sostenuto il regime nelle sedi internazionali e nella potente macchina mediatico\/propagandistica \u2013 come nel caso della strage di al Houla del 25 maggio 2012, una delle pi\u00f9 efferate, che vide molti bambini tra le vittime all\u2019arma bianca \u2013, attribuendo la responsabilit\u00e0 all\u2019opposizione e denunciando \u201cinterferenze straniere\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa copertura politica e mediatica ha contribuito a creare un clima di impunit\u00e0 che ha accompagnato molte delle operazioni pi\u00f9 controverse. La morte del generale Mohammad Reza Zahedi, ucciso il 1\u00b0 aprile 2024 in un attacco israeliano al consolato iraniano di Damasco, si inserisce in questa lunga storia. Zahedi era uno dei pi\u00f9 influenti comandanti dell\u2019Ircg e della Forza Quds, protagonista per decenni dell\u2019espansione dell\u2019influenza iraniana in Siria e Libano. La sua eliminazione ha rappresentato la perdita pi\u00f9 grave per Teheran dai tempi di Soleimani, colpendo un uomo simbolo dell\u2019\u201cAsse della resistenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019intervento iraniano non si \u00e8 limitato al piano militare. Nel corso degli anni, si \u00e8 sviluppata una trasformazione pi\u00f9 profonda, definita da alcuni analisti come una vera e propria \u201ciranizzazione\u201d della Siria. Acquisizioni immobiliari in aree strategiche, naturalizzazioni concesse a combattenti stranieri, attivit\u00e0 religiose e culturali che hanno rafforzato la presenza sciita in zone dove questa era prima marginale, investimenti economici e infrastrutturali: tutti elementi che hanno alimentato la percezione, in parte della popolazione, che l\u2019Iran non fosse solo un alleato militare del regime, ma un attore intenzionato a radicarsi nel tessuto sociale e demografico del Paese.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Che cosa rimane dell\u2019Asse della Resistenza<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 in questo contesto che si inseriscono le reazioni di molti civili siriani alla morte di leader iraniani. In diverse regioni, soprattutto quelle che hanno subito assedi e operazioni congiunte tra regime e milizie filoiraniane, la notizia dell\u2019uccisione di Khamenei \u00e8 stata accolta con sollievo, persino con festeggiamenti.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dibattito che si \u00e8 aperto tra siriani e libanesi in questi giorni affonda le sue radici in una storia lunga e complessa, segnata dall\u2019alleanza proprio tra il regime di Assad, Hezbollah e l\u2019Iran. Questa alleanza, spesso definita \u201cAsse della Resistenza\u201d, non \u00e8 nata come un progetto confessionale, ma come un\u2019intesa strategica. Gi\u00e0 negli anni Ottanta, la Siria di Hafez al-Assad \u00e8 stata l\u2019unico Paese arabo a sostenere l\u2019Iran nella guerra contro l\u2019Iraq, inaugurando un rapporto fondato sulla convergenza geopolitica: contenere Saddam Hussein, opporsi a Israele e contrastare l\u2019influenza americana e saudita nella regione. In questo quadro, Hezbollah emerse come il principale strumento militare dell\u2019Iran in Libano, e la Siria divenne il corridoio indispensabile per il suo armamento e addestramento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con il passare degli anni, l\u2019asse si \u00e8 consolidato: Teheran forniva ideologia, fondi e armi; Damasco garantiva il territorio e la copertura politica; Hezbollah rappresentava la forza armata pi\u00f9 efficace e disciplinata. L\u2019elemento sciita era centrale per Iran e Hezbollah, ma marginale per la Siria baathista, che rimaneva formalmente laica. Il collante non era la religione, ma la comune opposizione a Israele e agli Stati Uniti, e la volont\u00e0 iraniana di costruire una cintura di attori armati fedeli. La rivoluzione siriana del 2011 ha trasformato radicalmente questa alleanza. Quando il regime di Assad ha rischiato il collasso, Hezbollah \u00e8 intervenuto direttamente, dapprima in modo \u201cdiscreto\u201d, poi apertamente, partecipando a battaglie decisive come quelle di Qusayr e Qalamoun, addestrando milizie e contribuendo agli assedi contro aree ribelli. Per molti siriani, soprattutto sunniti, Hezbollah \u00e8 diventato uno degli attori pi\u00f9 temuti della repressione, spesso percepito come pi\u00f9 brutale delle stesse forze del regime. La narrativa della \u201cresistenza contro Israele\u201d si \u00e8 presto sgretolata: Hezbollah non combatteva Israele, ma i siriani. Questo ha alimentato una frattura settaria e un risentimento che ancora oggi condizionano la memoria collettiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Following the fall of the Assad government in 2024, the Axis lost one of its pillars. Without Syria, Iran's strategic corridor to the Mediterranean was weakened, and Hezbollah, already tested by the conflict with Israel and the assassination of Hassan Nasrallah, found itself isolated. In the new Syrian configuration, dominated by actors hostile to Iran, the possibility of Hezbollah's return appears remote, but the fear is palpable. It is in this context that the current debate is taking place.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molti siriani rifiutano l\u2019idea di accogliere profughi libanesi, temendo che l\u2019ingresso di civili possa diventare il pretesto per un ritorno di Hezbollah in Siria. Altri ricordano il trattamento ostile riservato ai siriani in Libano negli ultimi dieci anni, fatto di razzismo, deportazioni e campagne politiche aggressive. Nella diaspora, invece, prevale spesso una posizione pi\u00f9 universalista: i libanesi non sono Hezbollah, e la solidariet\u00e0 non dovrebbe essere condizionata. Il confronto di questi giorni mostra quanto la guerra siriana continui a modellare identit\u00e0, memorie e paure. La figura di Hezbollah rimane un simbolo di repressione per molti siriani, e la storia dell\u2019Asse della Resistenza continua a influenzare le percezioni reciproche tra due popoli che, pur vicinissimi, portano sulle spalle ferite profonde.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Confini militarizzati e civili in fuga<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">According to&nbsp;<em><a href=\"https:\/\/www.enabbaladi.net\/\">Enab Baladi<\/a><\/em>, un sito di informazione indipendente, la Siria ha dispiegato migliaia di soldati, unit\u00e0 missilistiche e mezzi corazzati lungo i confini con Libano e Iraq. Fonti militari siriane e libanesi citate da Reuters confermano che i rinforzi, iniziati a febbraio, hanno subito un\u2019accelerazione con l\u2019intensificarsi della crisi tra Stati Uniti, Israele e Iran. Tra le unit\u00e0 schierate figurano reparti della 52\u00aa e 84\u00aa Divisione, battaglioni di ricognizione e guardie di frontiera, con l\u2019obiettivo dichiarato di contrastare il contrabbando e prevenire infiltrazioni armate. La presenza di lanciarazzi Grad e Katyusha ha per\u00f2 alimentato timori internazionali su un possibile coinvolgimento siriano in territorio libanese. Damasco ha respinto ogni ipotesi offensiva, definendo il dispiegamento \u201cpuramente difensivo\u201d e necessario per proteggere la sovranit\u00e0 nazionale in un momento di instabilit\u00e0 crescente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parallelamente al rafforzamento militare, i valichi tra Siria e Libano sono stati travolti da un\u2019ondata di civili in fuga dai bombardamenti israeliani sul Libano meridionale e sulla periferia sud di Beirut. Fonti giornalistiche locali<em>&nbsp;<\/em>riferiscono che il solo valico di Jdeidet Yabous ha registrato oltre 11.000 arrivi di cittadini siriani in un giorno, costringendo le autorit\u00e0 siriane a operare in stato di massima allerta e a mantenere i passaggi aperti 24 ore su 24. Secondo le stime ufficiali citate dal Ministero degli Affari Sociali libanese in Libano vivevano circa 2,1 milioni di siriani tra rifugiati registrati e non registrati. Circa 272.135 sono rientrati dal Libano da dicembre 2024.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le immagini di civili stremati, spaventati, infreddoliti che attraversano le frontiere in mezzo alla neve, nell\u2019ennesima fuga a cui la guerra li ha costretti, sembrano riportare indietro nel tempo, anche se la direzione di partenza questa volta \u00e8 quella opposta. Le testimonianze raccolte dalla stampa locale restituiscono un quadro umano drammatico: famiglie in fuga all\u2019alba, autobus e taxi sovraccarichi, persone costrette a proseguire a piedi per chilometri pur di raggiungere la Siria, in un clima di incertezza e paura crescenti. Molti siriani non dispongono pi\u00f9 di un permesso di soggiorno valido in Libano, ma la paura di un\u2019invasione israeliana li ha spinti a \u201cbruciare l\u2019ultimo ponte\u201d, come ha raccontato un autista sulla tratta Beirut\u2011Damasco. La crisi umanitaria si complica ulteriormente. Al rientro in Siria, molti non ritrovano le proprie case, ma solo macerie, n\u00e9 le proprie famiglie, decimate e divise da quattordici anni di violenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il territorio siriano \u00e8 stato colpito indirettamente dagli scambi di fuoco tra Iran e Israele: la testata siriana&nbsp;<em>Al\u2011Jumhuriya<\/em>&nbsp;ha documentato la caduta di detriti di missili iraniani intercettati da Israele in diverse regioni siriane \u2013 dalla campagna di Damasco a Daraa e Quneitra \u2013 con vittime in alcuni casi, come nell\u2019esplosione nella zona industriale di Sweida.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio a Sweida e a Quneitra, intanto, nella Siria meridionale, le incursioni israeliane non sono pi\u00f9 episodi isolati ma una pratica ricorrente che ha assunto la forma di penetrazioni via terra, posti di blocco temporanei e sorvoli continui dei droni. Le testimonianze raccolte parlano di famiglie costrette a spostarsi verso l\u2019interno ogni volta che i movimenti militari si intensificano, con evacuazioni brevi ma ripetute che hanno scandito l\u2019intero 2025.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un Paese segnato dall\u2019incertezza e dalle ambiguit\u00e0 del governo transitorio<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul piano politico\u2011sociale la Siria meridionale sta diventato una sorta di area senza sovranit\u00e0 effettiva, dove la presenza dello Stato \u00e8 intermittente e la popolazione drusa vive tra pressioni esterne e fratture interne. Sweida, citt\u00e0 a maggioranza drusa, \u00e8 ormai un territorio in cui la crisi economica, la sfiducia verso Damasco e la crescente militarizzazione hanno prodotto nuove vulnerabilit\u00e0: l\u2019assenza di un\u2019autorit\u00e0 protettiva rende ogni incursione israeliana pi\u00f9 destabilizzante, e ogni scambio di fuoco regionale pi\u00f9 rischioso per i civili. In questo contesto, una parte dei drusi del sud, guidata dal leader religioso Hikmat Hijri \u2013 considerato tra le tre figure di spicco della comunit\u00e0 drusa siriana \u2013 ha espresso apertamente il desiderio di un sostegno&nbsp;&nbsp;&nbsp;israeliano, anche manifestando pi\u00f9 volte nelle piazze sfoggiando la bandiera bianca e blu. Le parole di Hijri, tuttavia, hanno creato divisione anche all\u2019interno della comunit\u00e0 drusa stessa, che non vuole essere discriminata e accusata di complottare contro l\u2019unit\u00e0 nazionale, pur chiedendo a Damasco garanzie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intanto, per ragioni di sicurezza, l\u2019Autorit\u00e0 per l\u2019Aviazione Civile Siriana ha chiuso progressivamente i corridoi meridionali dello spazio aereo, fino a sospendere completamente decolli e atterraggi negli aeroporti di Damasco e Aleppo. Solo Aleppo ha annunciato una riapertura parziale, mentre il resto dello spazio aereo rimane soggetto a valutazioni costanti. Le dichiarazioni ufficiali siriane mostrano un equilibrio delicato. Damasco, un tempo alleata di Teheran, ha cambiato registro con la leadership di Ahmad al Sharaa, allineato politicamente con Donald Trump; al Sharaa ha condannato gli attacchi iraniani contro Stati arabi e invocato soluzioni diplomatiche. Il presidente ad interim ha intensificato i contatti con i leader arabi, ribadendo il rifiuto di qualsiasi violazione della sovranit\u00e0 degli Stati della regione, anche in considerazione delle continue ingerenze di Israele nella zona meridionale del Paese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La posizione ufficiale del nuovo governo siriano sulla guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l\u2019Iran \u00e8 caratterizzata soprattutto dal silenzio.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.skynewsarabia.com\/world\/1803700-%D8%B5%D9%85%D8%AA-%D8%B3%D9%88%D8%B1%D9%8A%D8%A7-%D8%A7%D9%84%D8%AA%D8%B5%D8%B9%D9%8A%D8%AF-%D8%A5%D9%8A%D8%B1%D8%A7%D9%86-%D9%88%D8%A5%D8%B3%D8%B1%D8%A7%D8%A6%D9%8A%D9%84-%D9%8A%D8%AB%D9%8A%D8%B1-%D8%A7%D9%84%D8%AA%D8%B3%D8%A7%D8%A4%D9%84%D8%A7%D8%AA\">Secondo un\u2019analisi pubblicata da Sky News Arabia<\/a>, Damasco non ha rilasciato alcuna dichiarazione di condanna n\u00e9 di sostegno dopo l\u2019inizio degli attacchi, un comportamento che ha attirato l\u2019attenzione perch\u00e9 rompe con decenni di allineamento strategico alla Repubblica islamica. Gli osservatori citati spiegano che questo silenzio riflette il nuovo orientamento geopolitico della Siria post-Assad: il presidente Ahmed al Sharaa ha chiarito fin dal suo insediamento che la presenza iraniana nel Paese non \u00e8 pi\u00f9 accettabile e che nessuna milizia potr\u00e0 usare il territorio siriano per colpire Israele. Tale scelta risponde sia alla necessit\u00e0 di ottenere sostegno occidentale, in particolare degli Stati Uniti di Donald Trump, primo presidente americano ad aver accolto alla Casa Bianca un leader siriano, sia al profondo risentimento popolare verso l\u2019Iran per il ruolo avuto nella repressione durante la guerra civile. In questo quadro, l\u2019escalation tra Israele, Stati Uniti e Iran \u00e8 stata percepita dal governo siriano come un\u2019occasione per dimostrare la propria distanza da Teheran e consolidare la nuova linea diplomatica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parallelamente, il nuovo presidente siriano \u00e8 diventato bersaglio di minacce esplicite da parte di ci\u00f2 che resta dell\u2019Isis. Secondo un\u2019inchiesta di Al Jazeera, il portavoce dell\u2019organizzazione, Abu \u1e24udhayfa al An\u1e63ari ha diffuso messaggi in cui accusa il governo di \u201ctradire l\u2019Islam e promette attacchi diretti contro le istituzioni statali\u201d. Le minacce non sono rimaste solo retoriche: nelle ultime settimane cellule legate all\u2019Isis hanno compiuto attentati e tentativi di infiltrazione nelle province di Raqqa, Deir ez Zor e persino nei dintorni di Damasco. Il Ministero dell\u2019Interno siriano ha annunciato di \u201caver sventato un piano terroristico\u201d nella capitale e di aver intensificato le operazioni congiunte con i servizi di sicurezza turchi per neutralizzare le cellule attive. Gli analisti citati sottolineano che l\u2019Isis vede nel nuovo governo un nemico prioritario, sia perch\u00e9 ha perso la protezione indiretta garantita dal caos del periodo precedente, sia perch\u00e9 la cooperazione tra Siria e Stati Uniti nella lotta al terrorismo ha reso pi\u00f9 difficile per il gruppo&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.aljazeera.net\/politics\/2026\/3\/7\/%D9%81%D9%8A-%D8%AF%D8%A7%D8%A6%D8%B1%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D9%86%D8%A7%D8%B1-%D9%87%D9%84-%D8%AA%D9%85%D8%AA%D8%AF-%D8%A7%D9%84%D8%AD%D8%B1%D8%A8-%D8%A7%D9%84%D8%A5%D9%8A%D8%B1%D8%A7%D9%86%D9%8A%D8%A9\">riorganizzarsi<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo, la chiusura dello spazio aereo e l\u2019interruzione delle forniture di gas egiziano \u2013 conseguenza della sospensione delle esportazioni israeliane \u2013 stanno aggravando ulteriormente la fragilit\u00e0 economica del Paese, gi\u00e0 provato da anni di guerra e sanzioni. La Siria \u00e8 oggi vulnerabile, attraversata da tensioni che non controlla e segnata da trasformazioni interne che continuano a influenzare la percezione dei civili, che nel Paese e in diaspora, non si sentono ancora fuori da alcuna guerra.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In the Israel-Iran war, Syria's role is a dilemma, caught between the ambiguities of the new regime and popular hatred towards the former Axis of 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She is a contract lecturer of Multimedia Arabic and Arabic for International Cooperation at the University of Macerata and a councillor of the Order of Journalists of the Marche. She collaborates with various publications, focusing particularly on the Middle East and human rights. She has worked in Syria, Jordan, Turkey, Belgium, Greece, England, Ethiopia, and Tanzania. She is a Knight of the Order of Merit of the Italian Republic, an Ambassador for Peace at the University for Peace in Switzerland, and a volunteer rescuer for the Italian Red Cross. She is the creator and author of the blog \u201cDiario di Siria\u201d \u2013 \u201cWriting to Rediscover the Value of Human Life\u201d and the podcast \"Siria, guerra e gelsomini\" (Syria, War and Jasmines). She is the author of novels and poetry collections that have won awards and received commendations in various competitions. Her latest work is \"Siria, il giorno dopo. Le ferite e le speranze\" (Syria, The Day After. 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