{"id":12538,"date":"2026-03-30T16:18:10","date_gmt":"2026-03-30T14:18:10","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=12538"},"modified":"2026-03-30T17:58:04","modified_gmt":"2026-03-30T15:58:04","slug":"the-new-syria-is-an-unknown-quantity","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/","title":{"rendered":"\u201cThe new Syria is an unknown quantity and Western prejudices do not help to understand it.\u201d"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Silvia Carenzi \u00e8 una ricercatrice esperta di dinamiche politico-militari, con alle spalle anni di ricerca sul campo, prevalentemente in Turchia e pi\u00f9 recentemente in Siria. Il suo dottorato presso la Scuola Normale di Pisa ha avuto come principale oggetto proprio HTS, l\u2019ex gruppo ribelle (un tempo di ispirazione salafita), guidato da colui che oggi si fa chiamare Ahmed al Sharaa, il presidente ad interim del governo siriano. In questi giorni al Sharaa \u00e8 in Europa, a Berlino, dove \u00e8 stato ricevuto dalle autorit\u00e0 tedesche ma ha anche incontrato folte delegazioni di siriani rifugiatisi in Europa negli anni della guerra civile condotta dal dittatore Bashar al Assad sul suo popolo. Nella situazione devastante del Vicino Oriente attuale, prodotta innanzitutto dall\u2019espansionismo suprematista israeliano condotto con l\u2019attiva complicit\u00e0 americana, occidentale in generale e anche di diversi attori arabi dell\u2019area, il ruolo della nuova Siria \u00e8 incerto, e i pi\u00f9 giudicano solo sulla base dei loro pregiudizi siano essi di natura ideologica, religiosa e razziale. Certo \u00e8 che la figura di al Sharaa \u00e8 anomala a dir poco, e tale appare lo stesso presente della Siria. Per cercare di fare chiarezza su un quadro complesso abbiamo interpellato la studiosa, ponendole numerose domande. <\/em><\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>La Siria \u00e8 tornata di nuovo alla ribalta dopo che Israele ha attaccato l\u2019Iran e il Libano, e su scala regionale si \u00e8 scatenata una guerra complessa che non ha risparmiato il territorio siriano, fra continui attacchi di Israele e le tensioni dovute alla situazione libanese. Intanto, anche dall\u2019interno del Paese continuano a giungere notizie di segno opposto, fra spettri di oscurantismi e settarismi, e risposte inedite della societ\u00e0 civile. Uno degli ultimi esempi \u00e8 il fatto che al governatorato di Damasco \u00e8 stato chiesto di tornare indietro sui suoi passi, dopo che aveva promulgato un divieto di vendita degli alcolici in tutta la regione, con la sola eccezione dei quartieri cristiani. La misura \u00e8 stata subito contestata in modo sonoro dall\u2019interno della societ\u00e0 civile, e infine ritirata. Anche gli inediti festeggiamenti del Capodanno curdo in tutta la Siria sono stati il segno da un lato di una societ\u00e0 che prova a superare i suoi settarismi, dall\u2019altro di tante divisioni e guerre intestine che permangono, visti anche gli incidenti nella zona di Kobane. Come si spiega, da parte di una persona come lei che vive e osserva la Siria da molto vicino, la situazione sociale in questo Paese nel presente?<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo divieto \u00e8 recentemente finito sotto i riflettori sia in Siria, sia all\u2019estero. Il dibattito \u2014 tra chi lo sosteneva, chi vi si opponeva, e chi ne vorrebbe un\u2019estensione \u2014 rispecchia le diverse visioni presenti all\u2019interno della societ\u00e0 siriana all\u2019indomani della caduta del regime di Assad. Dopo la protesta conto il provvedimento, luned\u00ec 23 marzo \u00e8 stata organizzata una contro-protesta a sostegno del divieto. La societ\u00e0 rimane divisa non semplicemente lungo linee comunitarie o settarie: anche all\u2019interno di ciascuna comunit\u00e0 emergono visioni differenti. Questo riflette concezioni diverse del futuro del Paese: c\u2019\u00e8 chi auspica un assetto pi\u00f9 conservatore, <em>among other things<\/em>, and who knows (or not necessarily). Civil society itself does not have a single voice or vision.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggo quello del governo \u2014 i cui vertici, per background, provengono da un\u2019esperienza radicata in una base popolare sunnita conservatrice \u2014 come un tentativo di tracciare un equilibrio tra diversi bacini popolari, che non di rado esprimono esigenze divergenti, oltre che tra pressioni interne ed esterne. Una ricerca di equilibrio che \u00e8 estremamente delicata: a volte riesce, altre volte meno. Parte del bacino popolare legato all\u2019ambiente (post-)rivoluzionario sunnita considera il governo troppo moderato e conciliatore sia negli affari interni, sia in quelli esteri; nell\u2019ultimo anno non sono mancate obiezioni in tal senso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non ci sono scorciatoie n\u00e9 bacchette magiche per ricomporre queste fratture. Nella narrativa mediatica, talora il tutto viene derubricato a un problema di \u201cjihadismo\u201d, ma io credo che si tratti di un modo problematico e sbrigativo per liquidare una stratificazione di divisioni socio-politiche che, in primo luogo, affondano le radici nel pesante retaggio storico degli Assad. Quale sar\u00e0 il rapporto tra Stato e religione nella Siria post-Assad? Come costruire un nuovo patto sociale? Sono questioni rispetto alle quali spetta alla societ\u00e0 siriana trovare una sintesi. L\u2019indignazione a targhe alterne e i diktat dall\u2019estero difficilmente potranno portare a soluzioni autentiche. Tra le potenziali soluzioni proposte, ad esempio sul piano regolatorio a livello municipale e locale, vi \u00e8 quella di preparare il terreno per elezioni di consigli comunali e amministrazioni locali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda i rapporti con le comunit\u00e0 kurde e l\u2019accordo con le SDF dello scorso gennaio, dopo le tensioni verificatesi durante i festeggiamenti del Newruz a Kobane e altrove, la leadership siriana \u2014 sia al-Sharaa, sia i rappresentanti di AANES e SDF integrati nello Stato siriano \u2014 hanno cercato di smorzare le tensioni. Paradossalmente, entrambe le parti devono far digerire alle rispettive \u201cbasi di supporto\u201d l\u2019accordo di fine gennaio, che di fatto ha rappresentato un compromesso. Il fatto che le tensioni siano coincise con l\u2019invito di una delegazione kurda a Damasco in occasione di Eid al-Fitr e del Newruz ha contribuito a placare le tensioni.<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>What needs to be clarified about the disinformation and information fog we're currently enveloped in regarding the situation in Syria? What do you think when you hear the term&nbsp;<em>jihadists<\/em>&nbsp;To talk about what's happening in Syria?<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Overusing the word&nbsp;<em>Jihadism<\/em>&nbsp;As an interpretative category it is misleading. It must be said that a perfect term does not exist. Political violence, that which in English is called&nbsp;<em>intercommunal violence<\/em>, quindi violenza tra comunit\u00e0 diverse, \u00e8 un fenomeno complesso, in cui s\u2019intersecano dinamiche diverse su livelli diversi. Nel caso della Siria, guardare a questa violenza solo attraverso la lente religiosa restituisce una fotografia del tutto parziale della realt\u00e0. C\u2019\u00e8 un piano storico, l\u2019eredit\u00e0 precedente il colonialismo, l\u2019eredit\u00e0 del periodo del colonialismo e delle fratture sociali in cui poi si erano interposti i francesi; c\u2019\u00e8 il periodo della dinastia autoritaria degli Assad, in cui le fratture sociopolitiche si sono enormemente acuite, in primis perch\u00e9 il regime prima con Hafez e poi con Bashar hanno molto strumentalizzato le differenze tra comunit\u00e0 diverse, ma anche tra gruppi sociali diversi. Poi, dal 2011 in poi, quando c\u2019\u00e8 stata la rivoluzione, la militarizzazione della rivoluzione e poi la guerra vera e propria, ovviamente tutto questo ha esacerbato ancora di pi\u00f9 le fratture sociali. In questo momento, una enorme priorit\u00e0 per la Siria \u00e8 cercare pian piano di risanare queste profonde fratture. Nei mesi a venire, uno dei grandi test sar\u00e0 la tenuta dell\u2019accordo stipulato tra governo siriano e SDF (Syrian Democratic Forces) a fine gennaio e il processo di integrazione di queste ultime nello stato siriano.<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>So continue to use the frame of&nbsp;<em>Jihadism<\/em>&nbsp;does not allow one to understand the roots of this political violence.<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I'll give you an example. In recent months, the Kurdish issue has come back into the spotlight, and many people have revived the stereotype of the&nbsp;<em>jihadists<\/em>&nbsp;che attaccavano il Rojava eccetera. Ma le cose sono pi\u00f9 complesse di cos\u00ec: liquidare tutte le dinamiche tra comunit\u00e0 e attori politici diversi con l\u2019etichetta passe-partout del jihadismo non chiarisce le idee. Per esempio: durante e dopo le operazioni militari turche del 2018-2019 ci sono stati terribili crimini soprattutto nell\u2019enclave di Afrin; alcuni nomi sono diventati tristemente noti per aver perpetrato molte violazioni, tant\u2019\u00e8 che sono finiti su alcune blacklist internazionali. Fra questi, il leader della Sultan Suleyman Shah Division, gruppo armato che faceva parte della coalizione-ombrello del Syrian National Army (SNA). Il SNA era la coalizione anti-Assad che aveva legami pi\u00f9 stretti con la Turchia (diversamente da HTS che godeva di maggiori margini di manovra, seppur limitati); per\u00f2, poi, ogni gruppo che ne faceva parte aveva a sua volta connessioni diverse, priorit\u00e0 diverse e una propria agenda politica. La Sultan Suleyman Shah Division non era un gruppo \u201cjihadista\u201d, anzi, non era neanche un gruppo \u201cconnotato religiosamente\u201d; eppure \u00e8 tra i gruppi a cui vengono attribuiti numerosi attacchi contro la comunit\u00e0 kurda del territorio. Attacchi che hanno lasciato un trauma profondo nella comunit\u00e0 kurda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Facendo un discorso pi\u00f9 generale, praticamente tutti gli attori armati, in varia misura, si sono resi responsabili di violazioni; non solo i gruppi anti-Assad, ma anche le stesse YPG, o se prendiamo il nome-ombrello, le SDF. Per parlare della violenza politica in questa regione non c\u2019\u00e8 affatto bisogno di scomodare stereotipi che sembrano di chiara eredit\u00e0 orientalista. N\u00e9 c\u2019\u00e8 bisogno di avere la barba lunga per essere implicati in violazioni o crimini di guerra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>There is a lot of talk about ISIS, but mostly inappropriately, with the term being used as a stereotype, in the same way that one uses&nbsp;<em>jihadist<\/em>. Specialmente quando si parla di al Sharaa \u00e8 facile attribuirgli la qualifica di terrorista dell\u2019ISIS; ma le cose non sembrano stare esattamente cos\u00ec, nella realt\u00e0.<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Verso l\u2019estate del 2011, a pochi mesi dallo scoppio della rivoluzione siriana, nel momento in cui iniziava a militarizzarsi, Abu Bakr al-Baghadi, che all\u2019epoca era il leader di quell\u2019organizzazione detta Stato Islamico dell\u2019Iraq \u2013 un\u2019evoluzione di al Qaeda in Iraq \u2013&nbsp;mand\u00f2 un gruppo di soldati in Siria per creare una branca locale. A capo di questo gruppo di soldati c\u2019era al Jolani. La branca fu annunciata ufficialmente nel gennaio 2012, con il nome di Jabhat al-Nusra (o Fronte al-Nusra). A fine 2011, gli Stati Uniti li inserirono nella&nbsp;<em>blacklist<\/em>&nbsp;of terrorist organisations.&nbsp;<br><br>Nei primissimi anni della nascita dell\u2019ISIS, Al Baghdadi e Al Jolani (oggi al Sharaa) facevano parte dello stesso quadro organizzativo; ma fin dall\u2019inizio c\u2019erano tensioni fra loro, acuitesi nel 2013, giungendo a un vero proprio punto di rottura nel 2014 (che \u00e8 anche l\u2019anno in cui l\u2019ISIS si \u00e8 proclamato Stato Islamico o \u201cIS\u201d). Il sedicente Stato Islamico dichiar\u00f2 infedeli tutte le altre fazioni tra i gruppi ribelli che combattevano il regime di Assad. Successivamente, nel 2015, pronunci\u00f2 formalmente il&nbsp;<em>takfir<\/em>&nbsp;(la \u201cscomunica\u201d) anche contro Jabhat Al-Nusra, all\u2019epoca il gruppo guidato da Al Jolani.<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>Erano arrivati in Siria con l\u2019intento di combattere Assad?<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con l\u2019intento di combattere Assad, nell\u2019ambito dell\u2019organizzazione che al Baghdadi aveva fondato e guidava in Iraq. In realt\u00e0, fin dall\u2019inizio fra i due gruppi, quello di Jolani o al Sharaa e quello ci Baghdadi, ci furono molte tensioni; al Jolani emerse infatti fin dall\u2019inizio come il fautore di un suo progetto, certamente di connotazione \u201cjihadista\u201d all\u2019epoca, se vogliamo usare questo termine, ma distinto da quello di Al Baghdadi. Questa distanza fra loro si era gi\u00e0 acuita moltissimo, tanto che in quegli anni al Baghdadi mand\u00f2 in avanscoperta in Siria un suo emissario, Al Adnani, con la missione di rimettere in riga il gruppo di Jolani. Nella primavera del 2013, Al Baghdadi decise di sciogliere sia la branca irachena dello Stato islamico, sia quella siriana di Jabhat al Nusra, e di accorparle entrambe in una nuova entit\u00e0, che chiam\u00f2 Stato islamico dell\u2019Iraq e del Levante (ISIS). Fu in quel momento che la distanza fra i due si acu\u00ec ulteriormente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al-Jolani fece una contro-dichiarazione, rinnovando il suo giuramento di fedelt\u00e0 allo Sceicco&nbsp;&nbsp;Ayman al-Zawahiri, che era l\u2019allora leader di Al-Qaeda. Si mise dunque sotto l\u2019ombrello protettivo di Al Qaeda, una mossa dettata dalla volont\u00e0 di preservare la coesione del gruppo e arginare le defezioni verso ISIS.&nbsp;<br><br>Ayman al-Zawahiri, il capo di Al-Qaeda, aveva dichiarato di voler vedere mantenuto lo status quo e la divisione territoriale, fra Stato islamico di al Baghdadi in Iraq, e gruppo di Al Jolani in Siria. Invece, l\u2019ISIS inizi\u00f2 a sfidarne l\u2019autorit\u00e0, prima a livello teologico, e successivamente a livello militare.&nbsp;<br><br>Iniziava cos\u00ec una rivalit\u00e0 fra questi gruppi combattenti, che si acuir\u00e0 ancora di pi\u00f9 nel 2014, l\u2019anno in cui Al-Qaeda disconobbe l\u2019ISIS, e quest\u2019ultimo dichiar\u00f2 sostanzialmente guerra a tutti i gruppi ribelli nella regione siriana: fece takfir contro gruppi salafiti come Ahrar al-Sham; e nelle regioni orientali della Siria, in particolare nella provincia di Deir ez-Zor, scoppier\u00e0 una vera e propria guerra fra Isis da una parte, e al-Nusra, alleato con altri gruppi ribelli, dall\u2019altra. L\u2019ISIS conquist\u00f2 cos\u00ec l\u2019est della Siria, particolarmente Raqqa e la stessa Deir ez-Zor, mentre il nord-ovest divent\u00f2 una roccaforte di al Nusra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quando si parla di gruppi che combatterono l\u2019ISIS in Siria, si tende a nominare soltanto quelli legati al PKK, le YPG. Non si dice mai che ci furono scontri fra gruppi jihadisti e di ispirazione islamista, e che si combatterono fra di loro.<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Effettivamente, raramente le analisi si sono focalizzati sulle dinamiche interne all\u2019ex opposizione ad Assad \u2013 tra cui i meccanismi di ripensamento ed evoluzione in seno alle formazioni connotate religiosamente, salafite e non \u2013 che sono emerse anche in seguito all\u2019ascesa di IS.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda le forze a guida curda, nel 2012&nbsp;&nbsp;Assad si era sostanzialmente ritirato dalle aree o \u201ccantoni\u201d a maggioranza curda: difficilmente avrebbe potuto avere troppi fronti aperti. Cos\u00ec, l\u2019amministrazione di queste aree \u00e8 passata sotto il controllo del PYD (filiale siriana del PKK creata nel 2003) e del suo nuovo braccio armato, le Unit\u00e0 di protezione popolare o YPG; mentre il PKK ha potuto inviare i suoi combattenti da Qandil, la sua roccaforte nel nord dell\u2019Iraq, verso il nord della Siria. Successivamente, \u00e8 stata proclamata l\u2019autonomia dei tre \u201ccantoni\u201d (le enclaves di Afrin\/Efrin, Kobani e quella nel nord della provincia di Hasaka), geograficamente non contigui, con l\u2019ambizione di unirli in un\u2019unica entit\u00e0 territoriale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando, ottenuto il supporto americano, hanno combattuto il sedicente Stato islamico, man mano che quest\u2019ultimo si ritirava dalle zone sua roccaforte, come Raqqa o Deir ez-Zor, la nuova coalizione guidata dalle YPG \u2013 le SDF o Syrian Democratic Forces, create nel 2015 accorpando anche altre formazioni militari \u2013 si \u00e8 espansa su quel territorio, creando nel 2018 l\u2019Amministrazione autonoma del nord-est e rinunciando alla denominazione \u2018Rojava\u2019. In questo modo, le SDF si sono trovate a controllare regioni a maggioranza araba fra le cui popolazioni il loro progetto non ha mai fatto molta presa. Per questo motivo, lo scorso gennaio, il governo siriano provvisorio non ha neanche dovuto combattere per riprendersi il controllo di queste zone: l\u00ec le SDF non erano riuscite a radicarsi o a ottenere una chiara legittimit\u00e0 popolare. Le popolazioni locali li consideravano certamente meglio di altri modelli di governance come quello dell\u2019IS, ma si sentivano comunque sotto occupazione; ritenevano che il progetto portato avanti dalla leadership delle SDF non li rappresentasse \u2013 un malcontento animato da marginalizzazione e pratiche coercitive.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cosa successe quando nel 2015, la coalizione ribelle riusc\u00ec a conquistare la zona di Idlib?<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Jabhat al Nusra c\u2019erano state numerose discussioni interne su come procedere nella guerra. Da un lato alcuni comandanti, soprattutto quelli considerati pi\u00f9 leali ad Al-Qaeda, erano stati uccisi da attacchi statunitensi. Dall\u2019altro lato, la strategia di&nbsp;<em>escalation<\/em>&nbsp;contro tutti dell\u2019IS aveva colpito non solo a livello internazionale, contro una ampia serie di Paesi esteri, ma anche a livello locale; IS cercava il dominio assoluto. Nessuna strategia del bastone e della carota, come quella adottata da al Nusra, ma dominio senza riserve in tutti i luoghi che conquistavano.&nbsp;<br>Nel 2014, avevano annunciato di non essere pi\u00f9 una semplice organizzazione, bens\u00ec uno Stato islamico: un Califfato, dichiarando illegittimi tutti gli altri gruppi ribelli. La loro visione era chiarissima: o sei con noi o sei contro di noi. Hanno usato questo approccio sia verso la popolazione, massacrando popolazioni come gli yazidi, o clan arabi come gli Shaitat, sia verso le altre fazioni armate. In questo modo per\u00f2 si sono fatti anche tanti nemici, aprendo mille fronti diversi. Una strategia che, infine, gli si \u00e8 ritorta contro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esperienza dell\u2019Isis \u00e8 stata vista come un fallimento perch\u00e9 nell\u2019ottica di tanti rivoluzionari siriani hanno creato quella che in arabo si chiama&nbsp;<em>fitna<\/em>, vale a dire uno stato permanente di discordia e di odio, verso tutti.&nbsp;<br><br>Il 2015, ricordiamolo, \u00e8 stato anche l\u2019anno in cui la Russia \u00e8 intervenuta militarmente a favore di Assad e di fatto ha capovolto le sorti della guerra. I ribelli hanno perso molto del territorio che avevano conquistato, e a quel punto hanno compiuto molteplici tentativi di unione per far fronte al nemico comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo, anche le alleanze internazionali di questi gruppi si modificavano: i legami con Al Qaeda erano visti sempre pi\u00f9 come una zavorra, che alienava la possibilit\u00e0 di convergenza di altri gruppi di ribelli, specialmente per via della&nbsp;<em>blacklist<\/em>internazionale. Ecco allora che nel 2016 il gruppo di Al Jolani cambia nome e si stacca da Al Qaeda, e l\u2019anno successivo assume la forma che ha conservato fino a oggi, quella di HTS, Hayat Tahrir Al-Sham.<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>Insomma, l\u2019Isis aveva spaventato tutti, al punto di decidere di coalizzarsi per scacciarlo?<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IS aveva creato un clima di violenza anche nei confronti di altri gruppi ribelli salafiti. Per esempio: nel 2013, poco prima dello scoppio della guerra vera e propria contro l\u2019Isis nel territorio siriano, gruppi come Ahrar al-Sham si erano visti riconsegnare il corpo di un loro comandante, rapito e sequestrato, con segni di tortura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro effetto \u00e8 stato quello di indurre i diversi gruppi ribelli, svariati dei quali s\u00ec di ispirazione islamica, ma \u201cmainstream\u201d o tradizionale, a rivedere il loro rapporto con l\u2019influenza religiosa, nel timore che la giovent\u00f9 potesse venire infiammata e radicalizzata dall\u2019interpretazione che lo Stato islamico ne dava. Questo ha significato, a targhe alterne, ammorbidire o viceversa stringere il connotato islamico delle diverse fazioni.<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>Stiamo parlando di un odio che persiste? Non c\u2019\u00e8 dunque alcun interesse da parte del nuovo governo ad interim siriano a lasciare a piede libero i prigionieri dell\u2019Isis come tanti paventano, giusto? Sarebbe un suicidio deliberato?<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019inimicizia tra IS e l\u2019attuale governo siriano perdura, tanto pi\u00f9 che con l\u2019ascesa al potere di al-Sharaa IS ha rinnovato i propri anatemi, accusandolo di essere asservito al sistema internazionale. Si \u00e8 parlato molto di quello che \u00e8 successo nei campi e delle prigioni del nord-est della Siria, in cui erano o sono tuttora detenuti anche sospetti membri di IS e i loro famigliari. Con gli scontri dello scorso gennaio tra il governo e le SDF, pi\u00f9 di cinquemila uomini adulti detenuti e accusati di essere membri di IS sono temporaneamente stati trasferiti in Iraq da Washington.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Discorso diverso, invece, per i presunti famigliari di membri dell\u2019IS, in particolare donne e bambini. La chiusura del campo di al-Hol nel nord-est lo scorso mese \u00e8 la questione che ha suscitato pi\u00f9 attenzione, e sulla quale ci sono tuttora dei punti di domanda. Durante e dopo il passaggio di al-Hol sotto il controllo delle forze governative, numerosi detenuti, principalmente donne e bambini, sono fuggiti. La situazione ad al-Hol \u00e8 sempre stata disastrosa dal punto di vista umanitario, ed estremamente complessa per quanto riguarda gli aspetti di sicurezza. Secondo un recente&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.unwomen.org\/sites\/default\/files\/2025-10\/Understanding-the-lives-of-the-women-men-and-children-of-Al-Hol-camp-en.pdf\">rapporto delle Nazioni Unite<\/a>, la popolazione di al-Hol non era omogenea ideologicamente: comprendeva tanti individui non legati ad IS; famigliari di membri di IS che per\u00f2 non necessariamente sposavano l\u2019ideologia del gruppo; individui che si sono ritrovati in balia delle circostanze; cos\u00ec come una minoranza di individui ancora ideologicamente convinti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In passato, l\u2019approccio dell\u2019attuale leadership siriana alla questione delle donne precedentemente legate a membri IS si era caratterizzato anche per tentativi di riabilitazione e reinserimento, spesso tramite \u201cgaranzie\u201d dei famigliari o dei nuovi mariti delle donne. Allo stato attuale, una parte delle ex detenute di al-Hol e i loro figli sono state spostate in un campo nella provincia di Aleppo; molte altre invece hanno abbandonato la prigionia, ma probabilmente sono \u201cattenzionate\u201d. Nell\u2019ottica della leadership siriana, la chiusura di al-Hol \u00e8 anche un modo per togliere una \u201ccarta\u201d mediatica in mano a IS, che faceva leva sulla questione delle donne detenute senza processo e a tempo indefinito per cavalcare l\u2019onda dell\u2019indignazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-kritica-it wp-block-embed-kritica-it\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"nMuDawxyCc\"><a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/justice\/those-children-in-the-camps-were-treated-like-humanitys-waste\/\">Those children in the ISIS camps treated like refuse of humanity<\/a><\/blockquote><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;Quei bambini nei campi dell&#8217;Isis trattati come uno scarto dell&#8217;umanit\u00e0&#8221; &#8212; Kritica.it\" src=\"https:\/\/kritica.it\/giustizia\/quei-bambini-nei-campi-dellisis-trattati-come-uno-scarto-dellumanita\/embed\/#?secret=KVt2zs1Ob7#?secret=nMuDawxyCc\" data-secret=\"nMuDawxyCc\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ci sono ancora cellule a piede libero dell\u2019ISIS in Siria?<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, ci sono, gi\u00e0 da un bel po\u2019 di tempo. Fino alla caduta di Assad, IS era concentrato soprattutto nella Badia, la regione desertica che si estende dal centro all\u2019est della Siria, dove si trova Palmira. Quello era un po\u2019 il santuario privilegiato dell\u2019Isis, dove le milizie potevano nascondersi e lanciare attacchi mordi e fuggi. Dopo il dicembre 2024, queste cellule hanno approfittato del momento caotico dovuto alla caduta di Assad per spostarsi nelle citt\u00e0 e nelle altre province, dove muovono attacchi, specialmente rivolti al personale del governo attuale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>Stante tutto quello che ci ha raccontato finora, come descriverebbe la situazione attuale della Siria in relazione alla dimensione della guerra, di natura religiosa o tribale?<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La popolazione siriana si trova di fronte alla grande sfida di ricucire il tessuto sociale che \u00e8 stato lacerato prima dal colonialismo, poi dagli Assad, poi dalla guerra. \u00c8 una sfida madornale, ma la societ\u00e0 civile siriana, con tutte le devastazioni che ha patito, \u00e8 incredibilmente motivata. Alcuni ricercatori hanno studiato le esperienze di iniziative locali per la pacificazione sociale, dimostrando che quando si prova a coordinarsi fra autorit\u00e0 locali e governative, forze di sicurezza, societ\u00e0 civile e notabili locali, le cose funzionano, riuscendo a far rientrare i conflitti, attraverso atti di de-escalation. Se ci\u00f2 non avviene, il rischio concreto \u00e8 che si inneschino spirali in cui anche la dimensione identitaria e settaria acquisisce salienza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>In questo senso, qual \u00e8 il ruolo del governo al Sharaa al momento? Ha un vero interesse alla ricomposizione sociale o semplicemente vuole detenere il potere il pi\u00f9 a lungo possibile in una situazione cos\u00ec com\u2019\u00e8?<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Penso che la pace sociale sia un interesse anche per il governo; senza intervenire su di essa, tutta la situazione sociopolitica si destabilizza. Al Sharaa gode di una legittimit\u00e0 ancora molto alta in Siria, certo non in tutti i segmenti sociali nello stesso modo, ma in quanto persona che \u00e8 riuscito a buttare gi\u00f9 Assad, cosa che nessun altro prima di lui era riuscito a fare, \u00e8 rispettato. Certo l\u2019euforia di oltre un anno fa pian piano svanisce, e diversi avvenimenti verificatisi dell\u2019ultimo anno hanno aperto nuove ferite: in particolare, nel marzo 2025 l\u2019insurrezione pro-Assad sulla costa, l\u2019uccisione di forze governative e il successivo massacro di civili (prevalentemente alawiti) da parte di forze filogovernative regolari e irregolari; cos\u00ec come le violenze a Suwayda nel sud nel luglio 2025.<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>Sar\u00e0 possibile secondo lei un percorso verso la democratizzazione in Siria, o \u00e8 proprio impensabile in questo momento?<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono tante sfide e questioni aperte. Nel breve termine, \u00e8 difficile che si affermi una democrazia in stile europeo. E non \u00e8 neanche detto che debba essere per forza quello il modello. Per\u00f2 la speranza \u00e8 che si vada verso una direzione di apertura. In ogni caso, per un Paese che ha vissuto decenni di autoritarismo sanguinario \u00e8 necessario uno sviluppo della cultura politica e quella ricomposizione sociale di cui si parlava prima. Un primo passo \u00e8 il necessario ampliamento della partecipazione a livello politico; ed \u00e8 anche su questo terreno che il governo cerca di destreggiarsi e mantenere un delicato equilibrio. Sulla base delle conversazioni che ho avuto con gli interlocutori all\u2019interno della leadership, mi sembra che il primo elemento sia la fiducia: a vari livelli si tende a dare incarichi solo a persone estremamente fidate. Ma al tempo stesso diverse \u00e9lite o segmenti sociali finora non coinvolti appieno nella partecipazione manifestano la volont\u00e0 di partecipare alla gestione del potere.<br><br>Intanto, un anno fa, c\u2019\u00e8 stato un primo ampliamento della compagine di governo. All\u2019indomani della caduta di Assad il primo governo coincideva di fatto con il governo di salvezza che si trovava a Idlib, la ex roccaforte di HTS. Poi \u00e8 stato ampliato, con la formazione di nuovo governo a fine marzo 2025, che comprende sia ex figure di spicco di HTS presso i ministeri di spicco (Esteri, Interni, Difesa, Giustizia), sia figure dell\u2019ambente rivoluzionario non legate all\u2019ex HTS nonch\u00e9 tecnocrati indipendenti. Inoltre, secondo informazioni circolate negli ultimi mesi, un nuovo rimpasto di governo potrebbe essere in vista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alcune persone che abbiamo intervistato su Kritica ci hanno raccontato che uno dei grandi cambiamenti in corso \u00e8 aver perso la paura di dire quello che si pensa, anche per criticare il governo in carica. Lo conferma?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec. Tutte le persone con cui ho parlato a Damasco, di persona, anche in conversazioni informali, hanno sottolineato l\u2019importanza di questo aspetto. Prima della caduta del regime, il detto in Siria era \u00abi muri hanno le orecchie\u00bb e quando anche in un luogo al chiuso si nominava Assad, c\u2019era subito qualcuno a intimare \u00ababbassa la voce\u00bb. Era l\u2019innominabile, per la paura di essere subito denunciati ai servizi segreti. Tutto questo non \u00e8 pi\u00f9 presente; nei miei ultimi viaggi ho incontrato gente che aveva anche idee molto diverse, e c\u2019era molta voglia di parlare, di discutere liberamente infine, di guardare programmi di politica in TV, persino al ristorante. Finalmente i canali TV, radio e stampa sono liberi, quelli che durante la guerra civile e la rivoluzione erano in esilio sono di nuovo attivi in Siria, ci sono emittenti governative, ma anche emittenti private. Allo stesso tempo, per\u00f2, persistono per\u00f2 tante sfide.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-kritica-it wp-block-embed-kritica-it\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"QtjE2ol5WG\"><a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/politics\/near-east\/syria\/a-raqqa-la-nostra-liberazione-e-arrivata-adesso\/\">\u201cIn Raqqa, our liberation has arrived now\u201d<\/a><\/blockquote><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;&#8220;A Raqqa, la nostra liberazione \u00e8 arrivata adesso&#8221;&#8221; &#8212; Kritica.it\" src=\"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/a-raqqa-la-nostra-liberazione-e-arrivata-adesso\/embed\/#?secret=THVyMYquAX#?secret=QtjE2ol5WG\" data-secret=\"QtjE2ol5WG\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Siria tutta \u00e8 un mosaico, non solo di etnie e religioni, ma di posizioni politiche, di classi sociali diverse. Svariati critici hanno puntato il dito sul fatto che la nuova Siria libera abbia preso il nome di Repubblica Araba di Siria, accentuando cos\u00ec un\u2019identit\u00e0 sulle altre. Sicuramente, l\u2019ipotesi di togliere la dicitura \u201cAraba\u201d sarebbe colta positivamente dalle comunit\u00e0 non arabe, in primis quella kurda, come segno di inclusione. Per\u00f2, tra la comunit\u00e0 araba siriana, segmenti significativi della popolazione preferirebbero mantenere la dicitura attuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In termini di \u201cminoranze\u201d e \u201cmaggioranze\u201d religiose, la comunit\u00e0 musulmana sunnita siriana, pur essendo maggioritaria, \u00e8 stata in questi decenni di dittatura quella che ha subito probabilmente la repressione pi\u00f9 feroce da parte del regime di Assad. \u00c8 sicuramente la comunit\u00e0 che ha riportato le ferite pi\u00f9 profonde; la dinastia degli Assad perseguitava tutti gli oppositori di qualsiasi etnia e religione, ma certamente la comunit\u00e0 sunnita (araba e non) ha subito la maggior violenza, pensiamo ad esempio al massacro di Hama all\u2019inizio degli anni Ottanta, ma non solo. Questo trauma da parte di una fetta di societ\u00e0 che numericamente rappresenta, come dicevamo, la maggioranza della popolazione \u00e8 molto profondo, ed \u00e8 per questo che anche dall\u2019estero \u00e8 necessario evitare di dare letture fuorvianti, orientaliste e stereotipate, della societ\u00e0 siriana e delle sue dinamiche politico-militari. Sono luoghi comuni che non sanano la societ\u00e0, perch\u00e9 rimettono sotto i riflettori della colpevolizzazione, della colpa collettiva, la maggioranza musulmana, principalmente sunnita, della popolazione. Una componente che si percepisce come criminalizzata e colpevolizzata in automatico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che determiner\u00e0 il percorso futuro della Siria non \u00e8 tanto la (fuorviante) dicotomia tra \u201cconnotazione religiosa\u201d e \u201cnon religiosa\u201d in s\u00e9 su cui si concentrano alcune letture mediatiche. Piuttosto, le questioni chiave saranno legate alle necessit\u00e0 di espandere la partecipazione politica e creare un nuovo contratto sociale; di garantire giustizia, stato di diritto e libert\u00e0 fondamentali; di creare pesi e contrappesi istituzionali che evitino un\u2019eccessiva concentrazione del potere.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-kritica-it wp-block-embed-kritica-it\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"dIW4vXJPuc\"><a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/politics\/near-east\/lincognita-siriana-nella-guerra-israele-iran\/\">The Syrian unknown in the Israel-Iran war<\/a><\/blockquote><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;L\u2019incognita siriana nella guerra Israele-Iran&#8221; &#8212; Kritica.it\" src=\"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/lincognita-siriana-nella-guerra-israele-iran\/embed\/#?secret=g5oK8Wx5yK#?secret=dIW4vXJPuc\" data-secret=\"dIW4vXJPuc\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019asse della resistenza Assad-Iran-Hezbollah, che \u00e8 stato responsabile del massacro di centinaia di migliaia di siriani durante la guerra civile, era sostanzialmente sciita. Secondo lei \u00e8 anche in virt\u00f9 di questi traumi, della memoria delle persecuzioni vissute dalla maggioranza sunnita che ora, con lo scoppio della guerra in Iran, in Siria si parla in primis di come impedire nuovi possibili ingressi delle milizie di Hezbollah? Fa pi\u00f9 paura Hezbollah di Israele?<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In generale, finora la politica estera del governo siriano \u00e8 stata imperniata su un approccio che pu\u00f2 essere definito \u201czero problemi con i vicini\u201d, volta a tessere \u201crelazioni bilanciate\u201d (per&nbsp;<a href=\"https:\/\/en.majalla.com\/node\/328379\/politics\/asaad-shaibani-no-deal-israel-without-troop-pullback\">citare<\/a>&nbsp;un termine usato dallo stesso Ministro degli Esteri siriano Asaad al-Shaibani) con molteplici Paesi. Con questo approccio, il governo cerca di non rimanere eccessivamente invischiato nella logica dei blocchi di alleanze contrapposte e di evitare conflitti non necessari, per focalizzarsi sulla ripresa del Paese. Questa logica sembra guidare anche le mosse attuali di Damasco. Ha dispiegato l\u2019esercito al confine con il Libano per evitare potenziali infiltrazioni di membri di Hezbollah, ma allo stesso tempo per quanto possibile sta cercando di restare al di fuori dall\u2019occhio del ciclone, con&nbsp;<a href=\"https:\/\/sana.sy\/en\/syria\/2302017\/\">dichiarazioni<\/a>&nbsp;che auspicano una de-escalation.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver trascorso quattro-cinque mesi di ricerca sul campo in Siria lo scorso anno, queste sono le mie impressioni. Fino alla scorsa estate, sia Israele, sia l\u2019Iran e di riflesso Hezbollah suscitavano timori a Damasco, per diverse ragioni: Israele per i ripetuti attacchi nonch\u00e9 le incursioni e l\u2019espansione della sua occupazione territoriale nel sud della Siria; Teheran e Hezbollah per i timori che possano fornire sostegno ai lealisti pro-Assad ancora presenti in Siria e all\u2019estero, ad esempio in Libano. Nei confronti di Israele, il governo siriano ha sempre adottato una postura \u201cmorbida\u201d, nel tentativo di evitare un conflitto militare aperto. Sono tuttora in corso negoziati per arrivare a un accordo di sicurezza tra le due parti: proprio lo scorso gennaio, sotto gli auspici statunitensi, Damasco e Tel Aviv hanno annunciato l\u2019istituzione di un meccanismo congiunto di comunicazione. Del resto, per\u00f2, le operazioni israeliane nel sud della Siria in violazione dell\u2019accordo del 1974 non sono mai cessate \u2014 con continue incursioni, arresti, distruzione di propriet\u00e0 e terreni agricoli.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00a9 Kritica \u2013 Riproduzione parziale consentita solo dietro gentile richiesta e accordo, citando la fonte e reindirizzando tramite link all\u2019articolo completo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CREDITI FOTO: Mohammad Daher\/ABACAPRESS.COM via ANSA \u2013 18 febbraio 2026, Damasco. Siriani fanno acquisti nello storico bazar Al-Hamidiyah, accanto alla Moschea degli Omayyadi, nei primi giorni del Ramadan.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In the context of a turbulent Near East, the new Syria remains one of the biggest unknowns. An interview with researcher Silvia Carenzi.<\/p>","protected":false},"author":5,"featured_media":12540,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"footnotes":"","_ppma_block_editor_authors":""},"categories":[2211,312,89],"tags":[1834,108,1832,3096,43,3097,343,1828,3095,80],"ppma_author":[804],"class_list":["post-12538","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-siria","category-tutti-gli-articoli","category-vicino-oriente","tag-ahmed-al-sharaa","tag-federica-dalessio","tag-hezbollah","tag-hts","tag-israele","tag-jihadismo","tag-libano","tag-nuova-siria","tag-silvia-carenzi","tag-siria"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La nuova Siria e i nostri vecchi pregiudizi, intervista a Silvia Carenzi<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Nel contesto di un Vicino Oriente turbolento, la nuova Siria \u00e8 fra le incognite maggiori. Intervista alla ricercatrice Silvia Carenzi.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/politics\/near-east\/syria\/the-new-syria-is-an-unknown-quantity\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La nuova Siria e i nostri vecchi pregiudizi, intervista a Silvia Carenzi\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Nel contesto di un Vicino Oriente turbolento, la nuova Siria \u00e8 fra le incognite maggiori. Intervista alla ricercatrice Silvia Carenzi.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/kritica.it\/en\/politics\/near-east\/syria\/the-new-syria-is-an-unknown-quantity\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Kritica\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/people\/Kritica\/61571651969391\/\" \/>\n<meta property=\"article:author\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/federica.dalessio.142\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2026-03-30T14:18:10+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-03-30T15:58:04+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FDALESSIO_20260330155904425_ef0949d966b066f1194f27706b097b8f-scaled-e1774880351713.jpeg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1566\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"1044\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Federica D&#039;Alessio\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@federdale\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@kritica_news\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Written by\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Federica D&#039;Alessio\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"26 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"NewsArticle\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Federica D'Alessio\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/9842199aaed9f7452395d529a1a9e7ab\"},\"headline\":\"\u201cLa nuova Siria \u00e8 un\u2019incognita e i pregiudizi occidentali non aiutano a comprenderla&#8221;\",\"datePublished\":\"2026-03-30T14:18:10+00:00\",\"dateModified\":\"2026-03-30T15:58:04+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/\"},\"wordCount\":4929,\"commentCount\":1,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/FDALESSIO_20260330155904425_ef0949d966b066f1194f27706b097b8f-scaled-e1774880351713.jpeg\",\"keywords\":[\"Ahmed al-Sharaa\",\"Federica D'Alessio\",\"Hezbollah\",\"HTS\",\"Israele\",\"jihadismo\",\"Libano\",\"nuova Siria\",\"Silvia Carenzi\",\"Siria\"],\"articleSection\":[\"Siria\",\"Tutti gli articoli di Kritica\",\"Vicino Oriente\"],\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/\",\"name\":\"La nuova Siria e i nostri vecchi pregiudizi, intervista a Silvia Carenzi\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/FDALESSIO_20260330155904425_ef0949d966b066f1194f27706b097b8f-scaled-e1774880351713.jpeg\",\"datePublished\":\"2026-03-30T14:18:10+00:00\",\"dateModified\":\"2026-03-30T15:58:04+00:00\",\"description\":\"Nel contesto di un Vicino Oriente turbolento, la nuova Siria \u00e8 fra le incognite maggiori. Intervista alla ricercatrice Silvia Carenzi.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/FDALESSIO_20260330155904425_ef0949d966b066f1194f27706b097b8f-scaled-e1774880351713.jpeg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/FDALESSIO_20260330155904425_ef0949d966b066f1194f27706b097b8f-scaled-e1774880351713.jpeg\",\"width\":1566,\"height\":1044,\"caption\":\"Mohammad Daher\\\/ABACAPRESS.COM via ANSA\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/politica\\\/vicino-oriente\\\/siria\\\/la-nuova-siria-e-un-incognita\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"\u201cLa nuova Siria \u00e8 un\u2019incognita e i pregiudizi occidentali non aiutano a comprenderla&#8221;\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/\",\"name\":\"kritica\",\"description\":\"\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/#organization\"},\"alternateName\":\"La fisica dei punti di vista.\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/#organization\",\"name\":\"kritica\",\"alternateName\":\"Un portale, aperiodico per ora, in cui troverai articoli di analisi, interviste, notizie, reportage, letture di libri, film, serie TV\",\"url\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/01\\\/Logo_Kritica_2025_Nero_Bianco.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/01\\\/Logo_Kritica_2025_Nero_Bianco.jpg\",\"width\":2282,\"height\":717,\"caption\":\"kritica\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.facebook.com\\\/people\\\/Kritica\\\/61571651969391\\\/\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/kritica_news\",\"https:\\\/\\\/www.instagram.com\\\/kritica.it\\\/\",\"https:\\\/\\\/www.youtube.com\\\/@Kritica_it\",\"https:\\\/\\\/t.me\\\/pazzafolla\",\"https:\\\/\\\/www.tiktok.com\\\/@kritica_it\"]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/9842199aaed9f7452395d529a1a9e7ab\",\"name\":\"Federica D'Alessio\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/01\\\/Foto-profilo-e1736702158815.jpg704fd0a0b2be3616501f930dccb01076\",\"url\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/01\\\/Foto-profilo-e1736702158815.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/01\\\/Foto-profilo-e1736702158815.jpg\",\"caption\":\"Federica D'Alessio\"},\"description\":\"Giornalista, fondatrice di Kritica.it. Puoi leggere suoi articoli e saggi su MicroMega, Gli Stati Generali, Africa ExPress. Ha vinto diversi premi fra cui il Premio Luchetta - Stampa italiana nel 2022.\",\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.facebook.com\\\/federica.dalessio.142\",\"https:\\\/\\\/www.instagram.com\\\/fedalessio\\\/\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/federdale\"],\"url\":\"https:\\\/\\\/kritica.it\\\/en\\\/author\\\/federica-dalessio\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"The New Syria and Our Old Prejudices, Interview with Silvia Carenzi","description":"In the context of a turbulent Near East, the new Syria remains one of the biggest unknowns. An interview with researcher Silvia Carenzi.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/kritica.it\/en\/politics\/near-east\/syria\/the-new-syria-is-an-unknown-quantity\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"La nuova Siria e i nostri vecchi pregiudizi, intervista a Silvia Carenzi","og_description":"Nel contesto di un Vicino Oriente turbolento, la nuova Siria \u00e8 fra le incognite maggiori. Intervista alla ricercatrice Silvia Carenzi.","og_url":"https:\/\/kritica.it\/en\/politics\/near-east\/syria\/the-new-syria-is-an-unknown-quantity\/","og_site_name":"Kritica","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/people\/Kritica\/61571651969391\/","article_author":"https:\/\/www.facebook.com\/federica.dalessio.142","article_published_time":"2026-03-30T14:18:10+00:00","article_modified_time":"2026-03-30T15:58:04+00:00","og_image":[{"width":1566,"height":1044,"url":"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FDALESSIO_20260330155904425_ef0949d966b066f1194f27706b097b8f-scaled-e1774880351713.jpeg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Federica D'Alessio","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@federdale","twitter_site":"@kritica_news","twitter_misc":{"Written by":"Federica D'Alessio","Estimated reading time":"26 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/"},"author":{"name":"Federica D'Alessio","@id":"https:\/\/kritica.it\/#\/schema\/person\/9842199aaed9f7452395d529a1a9e7ab"},"headline":"\u201cLa nuova Siria \u00e8 un\u2019incognita e i pregiudizi occidentali non aiutano a comprenderla&#8221;","datePublished":"2026-03-30T14:18:10+00:00","dateModified":"2026-03-30T15:58:04+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/"},"wordCount":4929,"commentCount":1,"publisher":{"@id":"https:\/\/kritica.it\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FDALESSIO_20260330155904425_ef0949d966b066f1194f27706b097b8f-scaled-e1774880351713.jpeg","keywords":["Ahmed al-Sharaa","Federica D'Alessio","Hezbollah","HTS","Israele","jihadismo","Libano","nuova Siria","Silvia Carenzi","Siria"],"articleSection":["Siria","Tutti gli articoli di Kritica","Vicino Oriente"],"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/","url":"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/","name":"The New Syria and Our Old Prejudices, Interview with Silvia Carenzi","isPartOf":{"@id":"https:\/\/kritica.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FDALESSIO_20260330155904425_ef0949d966b066f1194f27706b097b8f-scaled-e1774880351713.jpeg","datePublished":"2026-03-30T14:18:10+00:00","dateModified":"2026-03-30T15:58:04+00:00","description":"In the context of a turbulent Near East, the new Syria remains one of the biggest unknowns. An interview with researcher Silvia Carenzi.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/#primaryimage","url":"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FDALESSIO_20260330155904425_ef0949d966b066f1194f27706b097b8f-scaled-e1774880351713.jpeg","contentUrl":"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/FDALESSIO_20260330155904425_ef0949d966b066f1194f27706b097b8f-scaled-e1774880351713.jpeg","width":1566,"height":1044,"caption":"Mohammad Daher\/ABACAPRESS.COM via ANSA"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/kritica.it\/politica\/vicino-oriente\/siria\/la-nuova-siria-e-un-incognita\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/kritica.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"\u201cLa nuova Siria \u00e8 un\u2019incognita e i pregiudizi occidentali non aiutano a comprenderla&#8221;"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/kritica.it\/#website","url":"https:\/\/kritica.it\/","name":"criticism","description":"","publisher":{"@id":"https:\/\/kritica.it\/#organization"},"alternateName":"La fisica dei punti di vista.","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/kritica.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/kritica.it\/#organization","name":"criticism","alternateName":"Un portale, aperiodico per ora, in cui troverai articoli di analisi, interviste, notizie, reportage, letture di libri, film, serie TV","url":"https:\/\/kritica.it\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/kritica.it\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Logo_Kritica_2025_Nero_Bianco.jpg","contentUrl":"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Logo_Kritica_2025_Nero_Bianco.jpg","width":2282,"height":717,"caption":"kritica"},"image":{"@id":"https:\/\/kritica.it\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/people\/Kritica\/61571651969391\/","https:\/\/x.com\/kritica_news","https:\/\/www.instagram.com\/kritica.it\/","https:\/\/www.youtube.com\/@Kritica_it","https:\/\/t.me\/pazzafolla","https:\/\/www.tiktok.com\/@kritica_it"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/kritica.it\/#\/schema\/person\/9842199aaed9f7452395d529a1a9e7ab","name":"Federica D'Alessio","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Foto-profilo-e1736702158815.jpg704fd0a0b2be3616501f930dccb01076","url":"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Foto-profilo-e1736702158815.jpg","contentUrl":"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Foto-profilo-e1736702158815.jpg","caption":"Federica D'Alessio"},"description":"Journalist, founder of Kritica.it. You can read her articles and essays in MicroMega, Gli Stati Generali, Africa ExPress. She has won several awards including the Premio Luchetta - Stampa italiana in 2022.","sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/federica.dalessio.142","https:\/\/www.instagram.com\/fedalessio\/","https:\/\/x.com\/federdale"],"url":"https:\/\/kritica.it\/en\/author\/federica-dalessio\/"}]}},"authors":[{"term_id":804,"user_id":5,"is_guest":0,"slug":"federica-dalessio","display_name":"Federica D'Alessio","avatar_url":{"url":"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Foto-profilo-e1736702158815.jpg","url2x":"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Foto-profilo-e1736702158815.jpg"},"author_category":"1","first_name":"Federica","last_name":"D'Alessio","user_url":"","job_title":"","description":"Journalist, founder of Kritica.it. You can read her articles and essays in MicroMega, Gli Stati Generali, Africa ExPress. She has won several awards including the Premio Luchetta - Stampa italiana in 2022."}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/kritica.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12538","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/kritica.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/kritica.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kritica.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kritica.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12538"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/kritica.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12538\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12545,"href":"https:\/\/kritica.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12538\/revisions\/12545"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/kritica.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12540"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/kritica.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12538"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/kritica.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12538"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/kritica.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12538"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/kritica.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=12538"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}