{"id":12587,"date":"2026-04-02T13:41:45","date_gmt":"2026-04-02T11:41:45","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=12587"},"modified":"2026-04-02T13:41:45","modified_gmt":"2026-04-02T11:41:45","slug":"without-a-penny-to-my-name-in-paris-and-london-chapter-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/cultura\/orwell\/senza-un-soldo-a-parigi-e-londra-capitolo-4\/","title":{"rendered":"Penniless in Paris and London"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Se esistono dei pionieri e pioniere, o fondatori e fondatrici, del cosiddetto giornalismo narrativo, fra loro figura senz\u2019altro anche George Orwell. Il suo primo libro, <\/em>Senza un soldo a Parigi e Londra<em>, \u00e8 un memoir personale e al tempo stesso di grande afflato generale sulle condizioni di vita nelle due metropoli all\u2019inizio degli anni \u201930, dove lo scrittore si trova a vivere da lavoratore povero con l\u2019esplicito intento di calarsi nel sottoproletariato metropolitano e nella sua realt\u00e0 di sofferenza e angherie subite, allo scopo di documentarla. Pubblichiamo il quarto capitolo, ambientato a Parigi. Tutte le opere della nostra rubrica Orwell sono tradotte dalla mano esperta e attenta di <a href=\"http:\/\/kritica.it\/tag\/anna-martini\">Anna Martini<\/a>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><strong>Capitolo 4<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un giorno le mie lezioni di inglese cessarono bruscamente. Cominciava a far caldo e uno dei miei allievi, preso dalla pigrizia, non volle continuare le lezioni e mi conged\u00f2. L\u2019altro, che mi doveva dodici franchi, spar\u00ec dalla sua camera senza avvertire. Mi restavano trenta centesimi e niente tabacco. Per un giorno e mezzo non mangiai n\u00e9 fumai, poi, troppo affamato per rimandare oltre, misi in valigia i vestiti che ancora avevo e li portai al banco dei pegni. Fu la fine di ogni pretesa da uomo abbiente, dato che non potevo portar via dall\u2019albergo i miei vestiti senza chiedere il permesso a Madame F. Ricordo, per\u00f2, come rimase sorpresa che glielo chiedessi, invece di far uscire i vestiti alla chetichella: nel nostro quartiere era abbastanza tipico svignarsela senza saldare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era la prima volta che mettevo piede in un banco dei pegni francese. Da imponenti portali di pietra (sui quali, naturalmente, spiccava&nbsp;<em>Libert\u00e9, Egalit\u00e9, Fraternit\u00e9<\/em>: in Francia lo scrivono anche sulle gendarmerie) si entrava in un locale ampio e spoglio come un\u2019aula scolastica, con un banco e file di panche. C\u2019erano quaranta o cinquanta persone in attesa. Mettevi il tuo pegno sul banco e ti sedevi. Subito l\u2019impiegato lo valutava e chiamava: \u201c<em>Num\u00e9ro<\/em>&nbsp;tale, va bene cinquanta franchi?\u201d A volte erano soltanto quindici franchi, o dieci, o cinque\u2026 qualunque cifra fosse, l\u2019intera stanza veniva a saperlo. Mentre entravo, l\u2019impiegato chiam\u00f2 con un tono bellicoso: \u201c<em>Num\u00e9ro<\/em>&nbsp;83 \u2013 venga!\u201d e fece un breve fischio e un cenno, come per chiamare un cane. Il&nbsp;<em>num\u00e9ro<\/em>&nbsp;83 raggiunse il banco; era un vecchio barbuto con un impermeabile abbottonato fino al collo e gli orli dei pantaloni sfilacciati. Senza aprir bocca, l\u2019impiegato lanci\u00f2 il fagotto dall\u2019altra parte del banco; a quanto pareva, non valeva niente. Cadde a terra e si apr\u00ec mettendo in mostra quattro paia di mutande di lana da uomo. Nessuno riusc\u00ec a trattenere una risata. Il povero&nbsp;<em>Num\u00e9ro<\/em>&nbsp;83 raccolse le sue mutande e usc\u00ec strascicando i piedi e borbottando tra s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I vestiti che volevo impegnare, insieme con la valigia, mi erano costati pi\u00f9 di venti sterline ed erano in buone condizioni. Pensavo dovessero valere dieci sterline, e un quarto di questa somma (al banco dei pegni, un quarto \u00e8 quel che ti aspetti di ricavare) equivaleva a duecentocinquanta o trecento franchi. Aspettavo senza ansia, prevedendo alla peggio duecento franchi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine l\u2019impiegato chiam\u00f2 il mio numero: \u201c<em>Num\u00e9ro<\/em>&nbsp;97!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cS\u00ec\u201d dissi alzandomi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cSettanta franchi?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Settanta franchi per dieci sterline di vestiti! Ma era inutile discutere; avevo visto qualcuno provarci e l\u2019impiegato aveva respinto il pegno all\u2019istante. Presi i soldi e la ricevuta e uscii. Ero rimasto senza vestiti a parte quelli che avevo addosso: la giacca sdrucita sui gomiti, un cappotto discretamente impegnabile e una camicia di ricambio. In seguito, troppo tardi, appresi che era pi\u00f9 saggio andare al banco dei pegni nel pomeriggio: gli impiegati sono francesi e, come quasi tutti i francesi, finch\u00e9 non hanno pranzato sono di cattivo umore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando arrivai a casa, Madame F. stava spazzando il pavimento del&nbsp;<em>bistro<\/em>. Sal\u00ec le scale per venirmi incontro. Le lessi negli occhi che era preoccupata per la mia pigione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cBe\u2019,\u201d disse \u201cquanto le hanno dato per i vestiti? Non molto, eh?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cDuecento franchi\u201d risposi in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Tiens!<\/em>\u201d fece lei, sorpresa. \u201cBe\u2019, niente male. Devono esser cari, quei vestiti inglesi!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La bugia mi risparmi\u00f2 parecchie noie e, strano a dirsi, si trasform\u00f2 in verit\u00e0. Qualche giorno dopo ricevetti davvero duecento franchi esatti per un articolo di giornale e, seppur con dolore, li spesi subito tutti per la pigione. Cos\u00ec, anche se nelle settimane seguenti patii la fame, mi rimase sempre un tetto sulla testa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ormai era indispensabile trovare un lavoro, e mi ricordai di un amico, un cameriere russo di nome Boris, che forse avrebbe potuto aiutarmi. L\u2019avevo conosciuto in una corsia d\u2019ospedale, dove lo curavano per un\u2019artrite alla gamba sinistra. Mi aveva detto di andare da lui, se mai mi fossi trovato in difficolt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui devo spendere qualche parola per Boris, perch\u00e9 era un personaggio bizzarro ed \u00e8 stato un caro amico per lungo tempo. Era grosso e marziale, sui trentacinque anni, ed era stato un bell\u2019uomo, ma con la malattia era enormemente ingrassato a forza di restare a letto. Come molti profughi russi, aveva avuto una vita avventurosa. I suoi genitori, uccisi durante la Rivoluzione, erano stati gente ricca, e in guerra lui aveva prestato servizio nella Seconda Divisione Fucilieri Siberiani, che a suo dire era il reggimento migliore dell\u2019esercito russo. Dopo la guerra aveva prima lavorato in una fabbrica di spazzole, poi come portiere a Les Halles, quindi aveva fatto il lavapiatti e infine era riuscito a diventare cameriere. Quando si ammal\u00f2 era all\u2019&nbsp;<a><\/a><a>H\u00f4tel&nbsp;<\/a>Scribe&nbsp;e tirava su cento franchi al giorno di mance. La sua ambizione era diventare&nbsp;<em>ma\u00eetre d\u2019h\u00f4tel<\/em>, mettere da parte cinquantamila franchi e aprire un piccolo ristorante esclusivo sulla Riva destra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Boris parlava sempre della guerra come del periodo pi\u00f9 felice della sua vita. La guerra e il mestiere del soldato erano la sua passione; aveva letto innumerevoli libri di strategia e storia militare, e sapeva tutto delle teorie di Napoleone, Kutuzof, Clausewitz, Moltke e Foch. Gli piaceva qualunque cosa avesse a che fare con i soldati. Il suo caff\u00e8 preferito era la&nbsp;<a>Closerie&nbsp;<\/a><a href=\"applewebdata:\/\/902D8014-C478-4612-AE0B-158B390D9816#_msocom_1\">[AM1]<\/a>&nbsp;des Lilas a Montparnasse, solo perch\u00e9 davanti c\u2019era la statua del maresciallo Ney. In seguito, io e Boris a volte andavamo insieme in rue du Commerce. Se prendevamo il M\u00e9tro, Boris scendeva sempre a Cambronne invece che a Commerce, anche se quest\u2019ultima stazione era pi\u00f9 vicina; gli piaceva l\u2019associazione con il generale Cambronne, che alla richiesta di arrendersi a Waterloo rispose soltanto \u201c<em>Merde!<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Rivoluzione aveva lasciato a Boris nient\u2019altro che le medaglie e qualche fotografia del suo vecchio reggimento; tutto il resto era finito al banco dei pegni, ma quelle le aveva conservate. Quasi ogni giorno spargeva le fotografie sul letto e raccontava:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Voil\u00e0, mon ami<\/em>. Vedi, qui sono alla testa della mia compagnia. Begli omaccioni, eh? Mica come questi topolini francesi. Capitano a vent\u2019anni\u2026 non male, eh? Gi\u00e0, capitano della Seconda Fucilieri Siberiani; e mio padre era colonnello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Ah, mais, mon ami<\/em>, gli alti e bassi della vita! Capitano dell\u2019esercito russo e poi,&nbsp;<em>piff!<\/em>, la Rivoluzione: non resta il becco d\u2019un quattrino. Nel 1916 ero stato ospite una settimana all\u2019H\u00f4tel \u00c9douard Sept; nel 1920 ci ho trovato lavoro come guardiano notturno. Ho fatto il guardiano notturno, il cantiniere, il lavapavimenti, il lavapiatti, il portiere, l\u2019addetto ai gabinetti. Ho dato mance ai camerieri e ho preso mance dai camerieri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cAh, ma io sapevo cosa vuol dire vivere da signore,&nbsp;<em>mon ami<\/em>. Non faccio per vantarmi, ma l\u2019altro giorno cercavo di calcolare quante amanti ho avuto in vita mia e devono essere pi\u00f9 di duecento. Gi\u00e0, almeno duecento\u2026 Ah, be\u2019,&nbsp;<em>\u00e7a reviendra<\/em>. La vittoria \u00e8 di chi combatte pi\u00f9 a lungo. Coraggio!\u201d, eccetera eccetera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Boris era bizzarro, mutevole di natura. Aveva sempre nostalgia dell\u2019esercito, ma aveva fatto il cameriere a lungo, e del cameriere calzava bene i panni. Pur non avendo mai risparmiato pi\u00f9 di qualche migliaio di franchi, era sicuro che alla fine sarebbe riuscito ad aprire il suo ristorante e a diventare ricco. Ho poi scoperto che tutti i camerieri parlano di questo e ci pensano; \u00e8 il loro modo per fare pace con l\u2019idea di essere camerieri. Era interessante ascoltare Boris parlare della vita in h\u00f4tel:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cFare il cameriere \u00e8 una scommessa,\u201d diceva sempre; \u201cpuoi morire povero o puoi far fortuna in un anno. Non ti pagano un salario, fai affidamento sulle mance: il dieci per cento del conto e una provvigione delle case vinicole sui tappi dello champagne. Certe volte le mance sono enormi. Il barista del Maxim\u2019s, per esempio, fa cinquecento franchi al giorno. E anche di pi\u00f9, in stagione&#8230; Io sono arrivato a prenderne duecento al giorno, in un h\u00f4tel di Biarritz, in stagione. Tutto il personale, dal direttore fino ai&nbsp;<em>plongeurs<a href=\"applewebdata:\/\/902D8014-C478-4612-AE0B-158B390D9816#_ftn1\"><sup><strong>[1]<\/strong><\/sup><\/a><\/em>, lavorava ventun ore al giorno. Ventun ore di lavoro e due ore e mezzo a letto, per un mese di fila. Per\u00f2 ne \u00e8 valsa la pena, per duecento franchi al giorno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNon sai mai quando pu\u00f2 capitarti un colpo di fortuna. Una volta, all\u2019H\u00f4tel Royal, un cliente americano mi fa chiamare prima di cena e ordina ventiquattro cocktail a base di brandy. Glieli porto tutti insieme su un vassoio, in ventiquattro bicchieri. \u2018Ora,&nbsp;<em>gar\u00e7on<\/em>,\u2019 fa il cliente (era ubriaco), \u2018io ne berr\u00f2 dodici e gli altri dodici li berrai tu, e se dopo riesci a camminare fino alla porta, avrai cento franchi.\u2019 Io sono arrivato alla porta, e lui mi ha dato cento franchi. E l\u2019ha fatto per sei sere di fila; dodici cocktail al brandy e cento franchi. Qualche mese dopo ho sentito che il governo americano aveva chiesto l\u2019estradizione di quel tipo\u2026 appropriazione indebita. Hanno qualcosa di notevole questi americani, non trovi?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Boris mi piaceva, e insieme abbiamo passato ore interessanti, giocando a scacchi e parlando della guerra e degli h\u00f4tel. Spesso Boris mi consigliava di fare il cameriere. \u201c\u00c8 una vita adatta a te,\u201d diceva; \u201cquando hai un lavoro, cento franchi al giorno e una bella amante, non \u00e8 male. Dici che vuoi darti alla scrittura. Scrivere \u00e8 una fesseria. C\u2019\u00e8 un modo solo di far soldi scrivendo: sposare la figlia di un editore. Tu per\u00f2 saresti un buon cameriere, se ti tagliassi quei baffi. Sei alto e parli inglese: questi sono i primi requisiti di un cameriere. Aspetta che riesca a piegare questa dannata gamba,&nbsp;<em>mon ami<\/em>. E poi, casomai ti trovassi senza lavoro, vieni da me.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, affamato e a corto di denaro per la pigione, mi ricordai della promessa di Boris e decisi di cercarlo subito. Non speravo che fare il cameriere fosse facile come mi aveva promesso, ma naturalmente sapevo lavare i piatti, e lui avrebbe potuto senz\u2019altro procurarmi un lavoro in cucina. Mi aveva detto che d\u2019estate, per farsi prendere come lavapiatti, basta presentarsi. Era un bel sollievo ricordare che, in fin dei conti, avevo almeno un amico influente a cui rivolgermi.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"applewebdata:\/\/902D8014-C478-4612-AE0B-158B390D9816#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>&nbsp;<em>Plongeur<\/em>: in francese \u00e8 sguattero, lavapiatti. (NdT)<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Orwell\u2019s first book, *Down and Out in Paris and London*, is a personal account of life in the two cities during the 1930s.<\/p>","protected":false},"author":29,"featured_media":12588,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"footnotes":"","_ppma_block_editor_authors":""},"categories":[63,2056],"tags":[2060,2057,3093,3119,3120,2063,3118,3121],"ppma_author":[4152],"class_list":["post-12587","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-libri","category-orwell","tag-anna-martini","tag-george-orwell","tag-londra","tag-orwell","tag-parigi","tag-proletariato","tag-senza-un-soldo-a-parigi-e-londra","tag-sottoproletariato"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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