{"id":12831,"date":"2026-04-27T13:04:34","date_gmt":"2026-04-27T11:04:34","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=12831"},"modified":"2026-05-28T09:50:36","modified_gmt":"2026-05-28T07:50:36","slug":"qualcosa-che-rispetti-la-costituzione-nellultimo-decreto-sicurezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/politica\/qualcosa-che-rispetti-la-costituzione-nellultimo-decreto-sicurezza\/","title":{"rendered":"Does the latest security decree respect the Constitution in any way?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio alla vigilia dell\u2019ottantunesimo anniversario della Liberazione dell\u2019Italia dal nazifascismo, avvenuta grazie alle formazioni partigiane, viene definitivamente approvato il quinto decreto di stampo securitario dell\u2019era Meloni. Dopo i decreti anti-rave (2022), Cutro (2023), Caivano e il primo decreto sicurezza (2025), il nuovo intervento, che ha concluso il suo iter legislativo con la conversione in legge alla Camera dei Deputati, consolida una linea politica che affronta questioni cruciali, dalla marginalit\u00e0 urbana al conflitto sociale, fino alla povert\u00e0, con un\u2019unica, universale e ormai consueta panacea: l\u2019inasprimento degli strumenti repressivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019iter di questo nuovo pacchetto di norme \u00e8 stato pi\u00f9 tortuoso del solito. Varato come decreto-legge dal Consiglio dei ministri il 5 febbraio, sull\u2019onda delle polemiche seguite agli scontri di Torino del 31 gennaio e al presunto ferimento dell\u2019agente di Polizia Alessandro Calista, il testo \u00e8 pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo il 24 febbraio, dopo quasi tre settimane di confronto politico e tecnico con il Quirinale. \u00abLo Stato deve dimostrare che non arretra davanti alla violenza\u00bb dichiarava all\u2019epoca Giorgia Meloni. \u00abChi pensa di poter trasformare le citt\u00e0 in campi di battaglia trover\u00e0 una risposta ferma\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La norma che riformava la magistratura senza dirlo (e senza referendum)<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella versione iniziale, il punto pi\u00f9 delicato riguardava il rapporto tra forze di polizia e vaglio della magistratura. Il cuore era l\u2019introduzione di una forma di pre-filtro dell\u2019azione penale, nei casi di illeciti commessi da agenti nel corso di manifestazioni pubbliche. Come segnalato dalla dottrina penalistica, il rischio evidenziato da pi\u00f9 parti era quello di una compressione del principio di obbligatoriet\u00e0 dell\u2019azione penale, mediante la creazione di una zona grigia sottratta alle garanzie tipiche dell\u2019iscrizione nel registro degli indagati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il testo finale, poi convertito, rappresenta una mediazione. La deroga esplicita all\u2019obbligatoriet\u00e0 dell\u2019azione penale non compare pi\u00f9 nella versione definitiva. Al suo posto resta un meccanismo pi\u00f9 attenuato: il pubblico ministero pu\u00f2 procedere a un\u2019annotazione preliminare in un modello separato quando appaia evidente la presenza di una causa di giustificazione, mantenendo comunque la titolarit\u00e0 e assicurando, almeno formalmente, l\u2019azione penale. La logica del filtro non scompare, ma viene ricondotta entro una procedura gi\u00e0 sperimentata che evita la creazione di un\u2019area completamente sottratta al circuito ordinario della giurisdizione.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il fermo preventivo, una norma incostituzionale con il maquillage<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo si aggiungeva una seconda iniziativa, quella relativa al cosiddetto fermo preventivo nelle manifestazioni. Nella proposta iniziale del governo la misura era configurata in termini pi\u00f9 ampi e meno vincolati al controllo giurisdizionale, suscitando rilievi, anche da parte del Quirinale, per il possibile contrasto con gli articoli 13 e 17 della Costituzione, relativi alla libert\u00e0 personale e al diritto di riunione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il testo approdato in Gazzetta \u00e8 il risultato di questa mediazione. L\u2019articolo 11-bis prevede che, nel corso di specifiche operazioni di polizia legate alle manifestazioni, \u00abin presenza di un attuale pericolo per l\u2019ordine e la sicurezza pubblica\u00bb, gli agenti possano intervenire in via anticipata. Non sono chiari, per\u00f2, i contorni del \u201cpericolo\u201d richiesto per giustificare il fermo: i canoni dell\u2019ordine e sicurezza pubblica appaiono, infatti, estremamente ampi e idonei a far ricadere nell\u2019operativit\u00e0 della norma anche comportamenti del tutto pacifici, come il blocco stradale (reato introdotto da questo Governo con il primo decreto sicurezza) o la manifestazione non autorizzata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In concreto, la norma stabilisce che gli agenti possano \u00abaccompagnare nei propri uffici persone [\u2026] rispetto alle quali [\u2026] sussista un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo\u00bb. Anche qui i dubbi restano molteplici: si tratta infatti di un intervento fondato non su un fatto gi\u00e0 commesso, ma su una valutazione preventiva di pericolosit\u00e0 da parte della polizia. Il trattenimento \u00e8 limitato nel tempo: la persona pu\u00f2 essere trattenuta \u00abcomunque non oltre le dodici ore\u00bb ed \u00e8 previsto il controllo successivo del pm: \u00abdell\u2019ora in cui \u00e8 stato compiuto l\u2019accompagnamento [\u2026] \u00e8 data immediata notizia al pubblico ministero\u00bb. Infine, \u00e8 lo stesso pubblico ministero che, se riconosce che non ricorrano i presupposti del fermo, \u00abordina il rilascio della persona accompagnata\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In entrambi i casi, \u00e8 evidente il tentativo di \u201ccostituzionalizzare\u201d le misure, introducendo limiti temporali e un controllo, seppur successivo, dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria. Ma la critica giuridica resta forte. Il <a href=\"https:\/\/www.centrostudilivatino.it\/\">Centro Studi Rosario Livatino<\/a> ha osservato come la disposizione incida direttamente su libert\u00e0 personale e libert\u00e0 di riunione, richiamando la giurisprudenza costituzionale secondo cui ogni restrizione disposta dall\u2019autorit\u00e0 di pubblica sicurezza richiede un controllo giurisdizionale pieno e motivato. <a href=\"http:\/\/kritica.it\/tag\/amnesty-italia\">Amnesty International Italia<\/a>, gi\u00e0 nella fase dello schema di decreto, ha parlato di misure \u00abdi dubbia costituzionalit\u00e0\u00bb e \u00abinclini a essere usate in modo arbitrario\u00bb, sottolineando come il fermo preventivo si fondi su una valutazione di pericolosit\u00e0 costruita su comportamenti, oggetti o atteggiamenti, \u00abin assenza di una concreta e immediata minaccia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema, dunque, non \u00e8 stato eliminato ma ridefinito. Le misure sono state ricondotte entro una cornice formalmente compatibile con la Costituzione, ma continuano a sollevare dubbi sia sul piano delle garanzie sia su quello dell\u2019effettiva capacit\u00e0 di prevenire i disordini che intendono contrastare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L\u2019abuso della decretazione d\u2019urgenza \u00e8 ormai sistemico<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo una corsa contro il tempo, il decreto-legge entrato in vigore il 24 febbraio viene convertito proprio allo scadere dei termini. La Costituzione, all\u2019articolo 77, prevede che i decreti-legge siano strumenti eccezionali, adottati \u201cin casi straordinari di necessit\u00e0 e urgenza\u201d. Una formula che, negli ultimi anni, si \u00e8 progressivamente svuotata: la decretazione d\u2019urgenza \u00e8 diventata una tecnica ordinaria di produzione normativa, ben oltre l\u2019attuale governo. La natura del decreto-legge resta per\u00f2 formalmente quella di un atto provvisorio che entra in vigore immediatamente dopo la pubblicazione, ma deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, pena la sua decadenza retroattiva. \u00c8 un punto tutt\u2019altro che tecnico: quando i decreti incidono su materie sensibili &#8211; in particolare il diritto penale o le libert\u00e0 personali &#8211; la mancata conversione rischia di produrre un vuoto normativo e una forte incertezza giuridica, con effetti a catena su procedimenti, misure cautelari e diritti fondamentali. Questo rischio \u00e8 stato sventato al fotofinish dal governo, che ha posto la questione di fiducia \u201csull&#8217;approvazione, senza emendamenti, subemendamenti ed articoli aggiuntivi\u201d della legge di conversione del decreto.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Lo scandaloso caso dei rimpatri da incoraggiare<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il testo approvato \u00e8 ampio e stratificato. Si compone di 33 articoli distribuiti in quattro capi e interviene su ambiti diversi, oltre a quelli al centro delle polemiche pi\u00f9 accese: rafforza il DASPO urbano e introduce nuove \u201czone a vigilanza rafforzata\u201d; inasprisce le sanzioni per alcuni reati, in particolare quelli legati alla resistenza e alla violenza; estende le ipotesi di arresto in flagranza differita; e interviene sulla disciplina dell\u2019immigrazione, incidendo direttamente sui rimpatri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio su quest\u2019ultimo terreno che si \u00e8 concentrata la tensione politica degli ultimi giorni. Al Senato, sotto forma di emendamento, viene inserito l\u2019articolo 30-bis, che riconosce al difensore del cittadino straniero un compenso economico subordinato all\u2019effettiva esecuzione del rimpatrio volontario. In altri termini, il pagamento \u00e8 legato all\u2019esito della procedura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La reazione del mondo giuridico \u00e8 immediata. L\u2019<a href=\"https:\/\/www.camerepenali.it\/\">Unione delle Camere Penali Italiane<\/a> parla apertamente di \u201capologia dell\u2019infedele patrocinio\u201d, denunciando una previsione che \u00abtrasforma il difensore in uno strumento delle politiche governative di remigrazione\u00bb e che risulta \u00abincompatibile con la Costituzione e con i principi pi\u00f9 elementari della deontologia forense\u00bb. Una posizione condivisa da larga parte della dottrina. Su Sistema Penale la misura \u00e8 stata sintetizzata come passaggio \u201cdal legal aid alla remigration\u201d: il difensore, da garante dei diritti, rischia di essere incorporato nella macchina amministrativa del rimpatrio.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><span style=\"caret-color: rgb(0, 0, 0); color: rgb(0, 0, 0); font-family: -webkit-standard; font-size: medium; white-space: normal;\">Il difensore, da garante dei diritti, rischia di essere incorporato nella macchina amministrativa del rimpatrio<\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il quadro si complica ulteriormente se si considera l\u2019altra modifica introdotta in parallelo: la limitazione del gratuito patrocinio nei ricorsi contro le espulsioni. Il combinato disposto produce un effetto sistemico evidente: da un lato si riducono gli strumenti di difesa, dall\u2019altro si incentiva economicamente l\u2019esito favorevole all\u2019amministrazione. Il nodo, qui, \u00e8 prima ancora che deontologico, costituzionale. Il diritto di difesa sancito dall\u2019articolo 24 implica l\u2019indipendenza del difensore e la separazione tra interesse del cliente e finalit\u00e0 dello Stato. Collegare il compenso all\u2019esito del rimpatrio introduce un conflitto strutturale, che altera la funzione difensiva e incide sull\u2019equilibrio tra individuo e potere pubblico.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nodo, qui, \u00e8 prima ancora che deontologico, costituzionale. Il diritto di difesa sancito dall\u2019articolo 24 implica l\u2019indipendenza del difensore e la separazione tra interesse del cliente e finalit\u00e0 dello Stato. <\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei giorni precedenti alla conversione, il Quirinale fa sapere al governo che la norma sui rimpatri presenta criticit\u00e0 tali da mettere a rischio la firma del Presidente della Repubblica. I tempi parlamentari per\u00f2 sono esauriti: il decreto viene quindi approvato cos\u00ec com\u2019\u00e8, ma subito affiancato da un correttivo: dopo il voto finale alla Camera, il governo approva un secondo decreto-legge sui rimpatri. La norma viene riscritta e il compenso, non pi\u00f9 legato alla partenza dello straniero, \u00e8 esteso oltre la sola avvocatura.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Reprimere, reprimere, reprimere<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si chiude cos\u00ec l\u2019iter legislativo del quinto pacchetto di norme penali destinate a governare il cosiddetto \u201cordine pubblico\u201d, bene giuridico sempre pi\u00f9 prevalente sugli altri. Il vento della propaganda securitaria, la spinta remigrazionista e il fallimento al referendum Giustizia hanno contribuito a plasmare l\u2019ennesimo intervento costruito sull\u2019anticipazione della soglia repressiva e sulla compressione progressiva delle garanzie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo, le aule giudiziarie continuano ad affollarsi per processi politici, con un aumento significativo degli indagati per reati di piazza legati alle proteste di settembre, ottobre e novembre contro il genocidio del popolo palestinese da parte di Israele. Dopo Bologna, Torino, Genova e Firenze, anche a Milano sono state eseguite misure cautelari personali nei confronti di manifestanti della rete solidale alla Palestina. In questo quadro si inserisce anche il caso di <a href=\"https:\/\/kritica.it\/giustizia\/quattro-anni-di-condanna-per-ahmad-salem-la-resistenza-palestinese-di-nuovo-equiparata-al-terrorismo\/\" type=\"post\" id=\"12671\">Ahmad Salem<\/a>, palestinese da un anno in carcere in alta sicurezza, condannato il 14 aprile a Campobasso a quattro anni di pena per aver detenuto video della resistenza palestinese e pubblicato su TikTok un contenuto contro Israele. Il reato per cui \u00e8 stato ritenuto colpevole, come abbiamo scritto su Kritica, \u00e8 stato introdotto proprio dallo scorso decreto sicurezza, un mese prima del suo arresto.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00a9 Kritica &#8211; Riproduzione parziale consentita dietro cortese richiesta e accordo, citando la fonte e inserendo il link all&#8217;articolo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CREDITI FOTO: ANSA\/TINO ROMANO. Torino, 20 dicembre 2025.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The latest security decree, approved at the eleventh hour, is packed with measures that limit and trample upon rights guaranteed by the 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