{"id":14904,"date":"2026-10-02T15:14:24","date_gmt":"2026-10-02T13:14:24","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=14904"},"modified":"2026-10-02T15:14:24","modified_gmt":"2026-10-02T13:14:24","slug":"stop-al-commercio-con-gli-insediamenti-illegali-israeliani-lue-alla-prova-del-nove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/tutti-gli-articoli\/stop-al-commercio-con-gli-insediamenti-illegali-israeliani-lue-alla-prova-del-nove\/","title":{"rendered":"Stop al commercio con gli insediamenti illegali israeliani, l\u2019UE alla prova del nove"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 12 ottobre torner\u00e0 a riunirsi il Consiglio Affari Esteri dell\u2019Unione europea. Nell\u2019ultima riunione del 13 luglio i ministri degli Esteri degli Stati membri dell\u2019Ue avevano deciso ancora una volta di non decidere sull\u2019interruzione dei rapporti commerciali con gli insediamenti illegali israeliani nei Territori Palestinesi Occupati. Nel frattempo, per\u00f2, \u00e8 accaduto un fatto senza precedenti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dodici Paesi annunciano restrizioni sul commercio<\/strong>: n<strong>on l\u2019Italia<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u20198 settembre dodici Paesi (Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia)&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.gov.uk\/government\/news\/joint-foreign-ministers-statement-on-the-two-state-solution\">hanno annunciato congiuntamente<\/a>&nbsp;l\u2019intenzione di introdurre restrizioni a livello nazionale sul commercio di beni provenienti dagli insediamenti israeliani negli OPT, illegali secondo il diritto internazionale. Insieme all\u2019intenzione di sostenere le sanzioni europee (ove mai fossero decise, ovviamente).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Italia ha brillato per la sua assenza dal gruppo dei dodici. Il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, non ha perso tuttavia l\u2019occasione di distinguersi, mettendo le mani avanti come ha gi\u00e0 fatto innumerevoli volte in questi tre anni quando si \u00e8 trattato di mettere in discussione le relazioni sia europee, sia italiane con Israele, nonostante il genocidio:&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.rainews.it\/articoli\/ultimora\/sanzioni-a-israele-tajani-spetta-allue-cbc75552-ab32-4b61-ae2f-56e398cc30a9.html\">\u00abSi rischia di distorcere il mercato interno\u00bb<\/a>, si \u00e8 limitato a dire Tajani in riferimento al passo compiuto dai dodici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 lecito dunque chiedersi se quel passo potr\u00e0 influenzer\u00e0 in qualche modo la discussione fra le stanze di Bruxelles. Perch\u00e9 \u00e8 vero che sulle tempistiche delle restrizioni promesse e sulla loro effettiva efficacia non ci sono certezze e servir\u00e0 un monitoraggio costante. Ma \u00e8 anche vero che sempre quel passo ha rappresentato una prima assoluta. Specie per Paesi la cui fedelt\u00e0 a Israele sembrava immune da qualunque accadimento, in primis proprio il Regno Unito che insieme a Francia e Canada \u00e8 stato alla guida dell\u2019iniziativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 per\u00f2 un altro problema a monte, di cui si era ampiamente discusso gi\u00e0 in vista della sessione di met\u00e0 luglio del Consiglio Affari Esteri Ue e che resta irrisolto. Dire al riguardo che l\u2019Ue mente sarebbe troppo, ma una cosa \u00e8 sicura: dal punto di vista giuridico, sulla questione dello stop al commercio con gli OPT, l\u2019Ue non la dice tutta. E non la dice giusta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un quadro di immobilit\u00e0 totale nei confronti di Israele<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In stridente contrasto coi pacchetti di sanzioni varati a raffica contro la Russia per l\u2019invasione dell\u2019Ucraina del febbraio 2022, l\u2019Ue non ha mai introdotto alcuna sanzione contro Israele. Nonostante innumerevoli organizzazioni per i diritti umani, autorevoli istituti ed esperti della materia, e soprattutto la Commissione internazionale indipendente d\u2019Inchiesta dell\u2019Onu sui Territori Palestinesi Occupati (che lo ha affermato&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.ohchr.org\/en\/press-releases\/2025\/09\/israel-has-committed-genocide-gaza-strip-un-commission-finds\">a settembre 2025<\/a>&nbsp;e ribadito a&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.ohchr.org\/en\/press-releases\/2026\/06\/israel-continues-commit-genocide-and-other-atrocity-crimes-deliberately\">giugno di quest\u2019anno<\/a>), abbiano riconosciuto che quello in corso a Gaza \u00e8 genocidio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Neppure \u00e8 mai stato sospeso l\u2019Accordo di Associazione tra Ue e Israele in vigore dal 2000 (l\u2019Ue \u00e8 il maggior partner commerciale di Israele, con un valore degli scambi che nel 2024 ha superato i 40 miliardi di euro). Nonostante&nbsp;<a href=\"https:\/\/euobserver.com\/221434\/strictly-confidential-eu-entitled-to-suspend-israel-pact-due-to-west-bank-aggression-its-top-lawyer-said\/\">siano emerse prove<\/a>&nbsp;che fin dal 2017 l\u2019Ue era consapevole delle violazioni del diritto internazionale commesse da Israele. Poi, a genocidio in corso,&nbsp;<a href=\"https:\/\/euobserver.com\/32602\/full-text-of-eu-report-on-israeli-crimes-in-gaza\/\">altri rapporti<\/a>&nbsp;avevano confermato inequivocabilmente ai vertici Ue che Israele era chiaramente in violazione dell\u2019articolo 2 dell\u2019Accordo, che cita il rispetto dei diritti umani quale \u00abelemento essenziale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il minimo sindacale sarebbe stato interrompere i rapporti commerciali con gli insediamenti illegali israeliani negli OPT. Ad esempio seguendo la via, suggerita da\u00a0<a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/politics\/europe\/bruxelles-puo-interrompere-oggi-stesso-il-commercio-con-israele-non-serve-lunanimita-serve-la-volonta\/\">quasi una sessantina di associazioni<\/a>, di approvare un regolamento ai sensi dell\u2019articolo 207 del Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione Europea. Ma a luglio il Consiglio non l\u2019ha fatto, vedremo a ottobre. L\u2019argomento utilizzato da quelli che hanno remato contro \u00e8 stato in sostanza lo stesso dietro al quale i vertici dell\u2019Ue si sono sempre schermati per giustificare l\u2019inazione nei confronti di Israele. E cio\u00e8: per prendere una decisione come questa, serve l\u2019unanimit\u00e0. Ma cos\u00ec non \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-kritica wp-block-embed-kritica\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"X2Br5uPjZK\"><a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/politics\/europe\/bruxelles-puo-interrompere-oggi-stesso-il-commercio-con-israele-non-serve-lunanimita-serve-la-volonta\/\">Bruxelles pu\u00f2 interrompere oggi stesso il commercio con Israele. Non serve l\u2019unanimit\u00e0, serve la volont\u00e0.<\/a><\/blockquote><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"\u201cBruxelles pu\u00f2 interrompere oggi stesso il commercio con Israele. Non serve l\u2019unanimit\u00e0, serve la volont\u00e0.\u201d \u2014 Kritica\" src=\"https:\/\/kritica.it\/politica\/europa\/bruxelles-puo-interrompere-oggi-stesso-il-commercio-con-israele-non-serve-lunanimita-serve-la-volonta\/embed\/#?secret=DqGVEGZZ7x#?secret=X2Br5uPjZK\" data-secret=\"X2Br5uPjZK\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La \u201clettera dei giuristi\u201d ai vertici dell\u2019Ue<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A esplicitarlo in punta di diritto \u00e8 stata un\u2019iniziativa parallela e coordinata a quella sopra citata delle associazioni. Promotore dell\u2019iniziativa \u00e8 stato Alberto Alemanno, professore della cattedra Jean Monnet in Diritto e Politica dell\u2019Unione Europea presso HEC Paris e fondatore di The Good Lobby, organizzazione non profit che promuove il lobbying per influenzare le decisioni pubbliche nel senso del bene comune. \u00c8 stato Alemanno a concepire e redigere la&nbsp;<a href=\"https:\/\/thegoodlobby.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Copy-of-Letter-Legal-basis-for-a-Regulation-prohibiting-trade-with-the-unlawful-Israeli-settlements-Article-207-TFEU.pdf\">\u201clettera dei giuristi\u201d<\/a>&nbsp;indirizzata ai vertici dell\u2019Ue in vista del meeting del 13 luglio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIl testo dei giuristi &#8211; dice Alemanno &#8211; \u00e8 stato sottoscritto da oltre 150 studiosi di diritto internazionale ed europeo. Sostiene che la base giuridica corretta per un regolamento che vieti il commercio con gli insediamenti \u00e8 l\u2019articolo 207 del Trattato sopra citato, non l\u2019unanimit\u00e0 prevista dalla CFSP (la politica estera e di sicurezza comune dell\u2019Ue, ndr). E chiede che la Commissione Ue vieti il commercio con gli insediamenti illegali israeliani usando l\u2019art. 207, coprendo sia beni, sia servizi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lettera dice con chiarezza che le affermazioni secondo cui il divieto del commercio con gli insediamenti illegali israeliani pu\u00f2 essere adottato solo con l\u2019unanimit\u00e0 prevista dalla CFSP sono incoerenti con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell&#8217;Ue. E si fondano su considerazioni pi\u00f9 politiche che giuridiche.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il potere e il dovere dell\u2019Ue di agire<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019origine politico-economica dei rapporti commerciali tra Ue e OPT risale ai primi anni \u201890, con il processo di Oslo, ma i primi veri atti commerciali datano dal 1997. L\u2019Ue ha il potere di interromperli con un regolamento che vieti l\u2019importazione di beni e servizi originari degli insediamenti, da adottare con procedura legislativa ordinaria, cio\u00e8 votandolo in Consiglio Affari Esteri a maggioranza qualificata (55% degli Stati membri e 65% della popolazione Ue) e coinvolgendo il Parlamento Ue come co-decisore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre al potere, l\u2019Ue ha il dovere di agire: \u00abIl\u00a0<a href=\"https:\/\/www.icj-cij.org\/sites\/default\/files\/case-related\/186\/186-20240719-adv-01-00-en.pdf\">parere della Corte Internazionale di Giustizia del luglio 2024<\/a>, che ha giudicato illegittima l\u2019occupazione israeliana &#8211; afferma Alemanno -, ha stabilito che tutti gli Stati, inclusi quelli membri dell\u2019Ue, hanno l\u2019obbligo di non intrattenere relazioni commerciali o economiche che possano contribuire a mantenere una situazione illegale\u00bb. Ma a fondamento delle richieste espresse nella lettera non c\u2019\u00e8 solo il parere della CIG: \u00abC\u2019\u00e8 la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell\u2019Ue, con le sentenze Brita (2010) e Psagot (2019), in cui i beni degli insediamenti sono trattati come giuridicamente distinti dai beni israeliani. E c\u2019\u00e8 il precedente secondo cui una misura rientra nell\u2019art. 207 TFEU ogni volta che disciplina direttamente il commercio, indipendentemente dalla motivazione di politica estera: \u00e8 la stessa base usata per divieti su lavoro forzato, minerali di conflitto e sanzioni russe. Si aggiunga il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ohchr.org\/en\/press-releases\/2026\/04\/un-experts-call-immediate-suspension-eu-israel-trade-agreement-minimum\">parere dell\u2019aprile 2026 di venti esperti dell\u2019Onu<\/a>\u00a0(fra i quali Francesca Albanese, ndr) secondo cui la sospensione dell\u2019Accordo di Associazione \u00e8 \u201cil requisito minimo\u201d imposto dal diritto internazionale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella stessa direzione va addirittura il parere del servizio legale del Consiglio Ue, come la stessa Kaja Kallas <a href=\"https:\/\/x.com\/Sunniva_Rose\/status\/2076552258452423085\">ha ricordato davanti ai microfoni sempre il 13 luglio<\/a>. Si assiste insomma a \u00abun\u2019inversione istituzionale insolita rispetto ai ruoli tradizionali &#8211; commenta Alemanno -, perch\u00e9 mentre Stati membri e servizio legale del Consiglio Ue avrebbero favorito la via della politica commerciale (maggioranza qualificata, Parlamento coinvolto), la Commissione Ue avrebbe una preferenza riportata per la CFSP (unanimit\u00e0, niente Parlamento)\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>\u00abUna scelta politica presentata come vincolo giuridico assoluto\u00bb<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui sta il&nbsp;<em>bias<\/em>, la distorsione propalata dalla Commissione Ue e da alcuni Stati membri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo spiega nei dettagli Alemanno: \u00abGiuridicamente il quadro non \u00e8 a compartimenti stagni, poich\u00e9 entrambe le basi giuridiche sono difendibili sul piano dogmatico, e nessuna delle due si adatta perfettamente in modo automatico: la Corte usa il test del \u201ccentro di gravit\u00e0\u201d della misura. Detto questo, la posizione della Commissione secondo cui serve necessariamente l\u2019unanimit\u00e0 non \u00e8 l\u2019unica lettura possibile, ed \u00e8 proprio questo il punto contestato dalla nostra lettera. Non \u00e8 una \u201cmenzogna\u201d in senso tecnico, ma \u00e8 una scelta politica presentata come vincolo giuridico assoluto, quando in realt\u00e0 \u00e8 oggetto di un dibattito aperto tra giuristi. Dibattito su cui pesano pi\u00f9 le resistenze politiche di alcuni Stati membri (fra cui Germania e Italia) che un vero vincolo di diritto. Sarebbe pi\u00f9 corretto dire che la Commissione non ha mai voluto chiarire pubblicamente che la via della maggioranza qualificata \u00e8 disponibile. \u00c8 un\u2019ambiguit\u00e0 che finora ha giocato a favore dell\u2019inazione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Continuare a fare pressione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora non resta che attendere il 12 ottobre per vedere se su tutto questo il Consiglio Affari Esteri Ue dar\u00e0 qualche segno di vita. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le premesse non sono per nulla buone: nell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.consilium.europa.eu\/it\/meetings\/fac\/2026\/10\/12\/\">agenda ufficiale della riunione consultabile online<\/a>, la questione dello stop al commercio con gli insediamenti illegali negli OPT non compare. C&#8217;\u00e8 solo un vago riferimento a uno &#8220;scambio di opinioni su Gaza e la Cisgiordania in vista del prossimo ciclo elettorale nella regione&#8221;: una frase che, anche nel tono totalmente inadeguato in riferimento a un genocidio, la dice lunga sull&#8217;atteggiamento dell&#8217;Europa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla data del 12 ottobre, infatti, saranno ormai incombenti le elezioni in Israele, in programma il 27 ottobre. E non sarebbe carino &#8211; sembra di leggere fra le righe di quella frase &#8211; che l\u2019Ue disturbasse il governo israeliano proprio sotto elezioni, che in sostanza&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2026\/07\/13\/sanzioni-coloni-israeliani-tajani-cisgiordania-notizie\/8447367\/\">\u00e8 uno dei messaggi lanciati da Tajani<\/a>&nbsp;nelle dichiarazioni rese in occasione della sessione di luglio del Consiglio Affari Esteri Ue. Un\u2019altra scusa, l&#8217;ennesima, per non fare nulla. Il re \u00e8 nudo, insomma, ma ugualmente resta immobile. Un\u2019immobilit\u00e0 che per\u00f2 fa rima con complicit\u00e0, di fronte alle violenze dei coloni e al genocidio. Che proseguono indisturbati causando morte e distruzione ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per smuovere l\u2019Ue, altre possibili opzioni sono: il ricorso alla Corte di Giustizia da parte di Stati membri o della societ\u00e0 civile, un reclamo all\u2019Ombudsman, le ICE-Iniziative dei Cittadini Europei, come\u00a0<a href=\"https:\/\/citizens-initiative.europa.eu\/initiatives\/details\/2025\/000005_it\">quella chiusa con successo con un milione e 300mila firme<\/a>\u00a0che obbligher\u00e0 l\u2019Ue a pronunciarsi sulla sospensione totale dell&#8217;Accordo di Associazione con Israele. Ma soprattutto una: \u00abFinch\u00e9 manca la volont\u00e0 politica \u2013 conclude Alemanno \u2013 la pressione politica e mediatica continuativa resta nei fatti lo strumento pi\u00f9 immediato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00a9 Kritica \u2013 Riproduzione parziale consentita citando la fonte e inserendo il link all\u2019inizio della notizia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CREDITI FOTO: Ministero degli Esteri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 12 ottobre torner\u00e0 a riunirsi il Consiglio Affari Esteri dell\u2019Unione europea. Nell\u2019ultima riunione del 13 luglio i ministri degli Esteri degli Stati membri dell\u2019Ue avevano deciso ancora una volta di non decidere sull\u2019interruzione dei rapporti commerciali con gli insediamenti illegali israeliani nei Territori Palestinesi Occupati. 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