{"id":7096,"date":"2024-12-31T11:18:27","date_gmt":"2024-12-31T11:18:27","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=7096"},"modified":"2025-06-30T14:14:20","modified_gmt":"2025-06-30T14:14:20","slug":"tra-amici-senza-sbirri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/societa\/tra-amici-senza-sbirri\/","title":{"rendered":"Tra amici, senza sbirri"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em>NOTA:  Il saggio &#8220;Fra amici, senza sbirri&#8221; \u00e8 stato scritto a fine 2020 e <a href=\"https:\/\/www.singola.net\/pensiero\/tra-amici-senza-sbirri-ossessione-identitaria-relazioni-e-solitudine\">pubblicato originariamente il 3 maggio 2021 sulla rivista online Singola<\/a>, che oggi purtroppo ha chiuso i battenti. Lo ripropongo anche qui perch\u00e9 ancora oggi mi ci riconosco pienamente, rappresenta una sorta di manifesto del mio pensiero. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\">\u2026e in uno stemma il motto dello Stato mondiale: \u201cComunit\u00e0, Identit\u00e0, Stabilit\u00e0\u201d.<br>Aldous Huxley<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Chi ha paura della solitudine<\/strong><br>Quando all\u2019interno di una comunit\u00e0 si verifica una tragedia, tutti ne parlano per un po\u2019: la copertura mediatica si sussegue febbrile e quasi sempre si concentra su un aspetto o una sequenza di aspetti trascinanti, i pi\u00f9 spendibili da un punto di vista drammatico. Poi, in breve, man mano che la situazione ritrova un suo assetto, l\u2019interesse per la vicenda scema e il bisogno di tornare alle vite precedenti si ripresenta, prepotentemente. La tragedia tutt\u2019attorno torna velocemente a essere \u201castrazione\u201d, come dice il giornalista Rambert al medico Rieux ne <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/video\/2020\/04\/24\/la-peste-camus-epidemia\"><em>La peste<\/em><\/a>, mentre la ricerca della propria felicit\u00e0 personale preme insistente. L\u2019anno scorso, all\u2019esordio della pandemia da coronavirus, la potenza con cui l\u2019evento fece irruzione nella nostra esistenza fu tale da cancellare dai media qualsiasi altro argomento di discussione che non fosse non direttamente legato al COVID-19. Dopo oltre un anno, non sappiamo ancora quando e in che termini riusciremo a ristabilire \u2013 o torneremo a subire, secondo come la si pensi \u2013 una nuova normalit\u00e0 dopo un evento globale tanto sconvolgente; ma sappiamo quante siano state, fin dal primo momento, le persone convinte che la <a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/lombardia\/notizie\/2020\/02\/27\/coronavirus-milano-non-si-ferma-lo-spot-del-sindaco-_b857b411-c60d-4edc-a0fe-ec2c2c9ffe68.html\">normalit\u00e0<\/a>, qualsiasi cosa significasse, dovesse prevalere sulla dimensione tragica. Persone che urlavano e tuttora urlano che \u00e8 necessario lasciarsi alle spalle questo evento, nonostante i centomila morti solo in questo Paese. Un\u2019intera citt\u00e0 rasa al suolo. Non nel fragore di una bomba che scoppia, bens\u00ec nel silenzio di una RSA, di un ospedale lontano o di una morte in casa, nella solitudine di una quarantena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel silenzio sopraggiunge la morte, anche violenta. La valanga che a <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/argomenti\/tragedia_rigopiano\">Rigopiano<\/a> in Abruzzo, nel gennaio 2017, uccise 29 persone fra le quali il mio caro amico d\u2019infanzia Dino Di Michelangelo, fu un evento silenzioso, immediato. L\u2019avvertirono gli alberi, gli animali. Quasi un intero bosco fu smottato e trascinato con forza inaudita a valle. Dino e sua moglie rimasero uccisi sul colpo, all\u2019impatto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Abruzzo, quell\u2019inverno, aveva nevicato con una violenza che non si vedeva da tempo. Gli abitanti di quasi tutta la regione erano rimasti isolati per diverse settimane, le strade erano state per molti giorni impraticabili. Circa 200mila persone si erano ritrovate senza corrente elettrica e senza riscaldamento. Oltre ai morti di Rigopiano, le vittime furono diverse: nel teramano morirono assiderati un padre e un figlio, usciti a comprare le medicine e la benzina per alimentare il generatore in casa. Un tecnico speleologico del soccorso alpino, <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/cronaca\/2017\/02\/02\/news\/rigopiano_andrea_pietrolungo-157404518\/\">Andrea Pietrolungo<\/a>,&nbsp;mor\u00ec d\u2019infarto a 39 anni, dopo che per circa un mese aveva prestato aiuto notte e giorno, instancabile, alle persone isolate e in difficolt\u00e0. Alla fine di quel tragico gennaio, il bilancio delle vittime in tutto l\u2019Abruzzo, comprese le vittime di Rigopiano, fu di 43 persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di Rigopiano, a parte le commemorazioni di rito, non si ricorda pi\u00f9 nessuno. Di Andrea Pietrolungo, un eroe dei nostri tempi, le cronache riportarono il nome appena per un paio di giorni. Oggi parliamo tanto del personale sanitario <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2021\/03\/21\/i-sanitari-italiani-candidati-al-nobel-per-la-pace-sono-stati-i-primi-a-dover-affrontare-una-gravissima-emergenza-sanitaria\/6140753\/\">candidato collettivamente al Nobel per la pace<\/a> per il suo lavoro nelle prime fasi della pandemia. Chiss\u00e0 quanto ci vorr\u00e0 per <a href=\"https:\/\/www.ecodibergamo.it\/stories\/eppen\/cultura\/incontri\/paranoia-negazionismo-e-rimozione-come-non-dobbiamo-parlare-di-covid-secondo-l_1371000_11\/\">rimuoverne le imprese dalla nostra memoria<\/a>, dopo che in qualche modo ne saremo usciti e le nostre felicit\u00e0 strettamente personali avranno ripreso \u2013 giustamente \u2013 il sopravvento su questa esperienza di condivisione forzata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un\u2019unica categoria di persone che non potr\u00e0 mai rimuovere le tragedie dalla propria mente: i sopravvissuti. I sopravvissuti sono coloro che si imprimono nella carne il trauma della violenza, senza morirne. Sono gli isolati e le isolate dal resto di una societ\u00e0 che, al contrario loro, si tiene insieme rimuovendo. Coloro per i quali l\u2019astrazione di cui parla Rambert ne <em>La peste<\/em> sar\u00e0 per sempre pi\u00f9 concreta che mai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per effetto della dimenticanza generale, i sopravvissuti alle tragedie e ai traumi vivono spesso la loro condizione in uno stato di sorda solitudine: si trovano soli a gestire la rabbia, il dolore, il senso di colpa. Le sopravvissute e i sopravvissuti sono tanti in questa societ\u00e0. Per lo pi\u00f9 invisibili. Sono sopravvissuti i <a href=\"https:\/\/www.fondazioneveronesi.it\/magazine\/articoli\/neuroscienze\/cosi-si-curano-i-traumi-della-guerra-che-sconvolgono-la-mente-dei-reduci\">soldati<\/a>, che tornano a casa dalle guerre disfatti dalla violenza vissuta ed esercitata su s\u00e9 stessi e sugli altri, dissociati mentalmente dalla retorica patriottica con cui vengono a volte accolti, come racconta il bel romanzo di Ben Fountain <a href=\"https:\/\/www.minimumfax.com\/shop\/product\/e-il-tuo-giorno-billy-lynn-1603\"><em>\u00c8 il tuo giorno, Billy Linn<\/em><\/a>. Sono sopravvissute le <a href=\"http:\/\/www.resistenzafemminista.it\/category\/sopravvissute\/\">prostitute<\/a>: cos\u00ec si definiscono, quando riescono a <a href=\"https:\/\/www.associazioneiroko.org\/slide-ita\/stupro-a-pagamento-a-torino-rachel-moran-e-la-violenza-della-prostituzione\/\">liberarsi<\/a> di una condizione che le vede vulnerabili e alla merc\u00e9 di clienti e papponi, quindi a rischio di essere ammazzate, pi\u00f9 e pi\u00f9 volte al giorno. &nbsp;E sono sopravvissute <a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/violenza-sulle-donne\/il-fenomeno\/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia\/consapevolezza-e-uscita-dalla-violenza\">le donne che subiscono violenza sessuale<\/a>. Secondo l\u2019Istat, circa il 90% delle donne in Italia che hanno sub\u00ecto violenza sessuale non la denuncia. E quasi una donna su tre non ne parla con nessuno. La paura dell\u2019isolamento e della loro vulnerabilit\u00e0 finisce per isolarle ancora di pi\u00f9 e renderle ulteriormente vulnerabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La societ\u00e0 tiene a distanza e rifiuta le persone che sono sopravvissute a esperienze traumatiche e violente. Da una parte, perch\u00e9 rimuove le proprie responsabilit\u00e0 nel non averle protette. Ma soprattutto, perch\u00e9 il dolore, il lutto e il senso di responsabilit\u00e0 stanno diventando sentimenti distonici rispetto a un\u2019etica prevalente del benessere obbligatorio e dell\u2019orgoglio di appartenenza, coerenti con il ciclo incessante della produzione e del consumo, con l\u2019adesione sentimentale che ci viene richiesta alla societ\u00e0 dei consumi. Poco esplicita nel sistema sociale, cionondimeno agente, con forza. Chi soffre, chi \u00e8 infelice in questo sistema non \u00e8 necessariamente dissidente, ma \u00e8 sicuramente dissonante, come lo era il Selvaggio nel <a href=\"https:\/\/www.librimondadori.it\/libri\/il-mondo-nuovo-ritorno-al-mondo-nuovo-aldous-huxley\/\">Mondo nuovo<\/a> immaginato quasi un secolo fa da Aldous Huxley.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Viviamo in un culto implicito dell\u2019apparenza felice. E questo forse spiega perch\u00e9 noi popolazioni occidentali, nell\u2019ultimo anno, abbiamo fatto cos\u00ec tanta fatica a concepire, prima ancora che a rispettare, la necessit\u00e0 di fermarci, di accogliere nel nostro orizzonte mentale il rischio della malattia e quindi della cura <em>paziente<\/em>, che comporta anche l\u2019accettazione dell\u2019isolamento. Non riusciamo a non muoverci, e in questa difficolt\u00e0 non c\u2019\u00e8 soltanto l\u2019attaccamento al valore della libert\u00e0. C\u2019\u00e8 innanzitutto una grande paura di rimanere esclusi, cio\u00e8 soli. La sindrome FOMO significa \u201cFear of missing out\u201d, viene riferita solitamente alla paura di <a href=\"https:\/\/www.istitutobeck.com\/beck-news\/fomo-e-nomofobia\">rimanere esclusi da esperienze gratificanti<\/a> connesse alle reti virtuali, al senso di appartenenza ai circuiti sociali che oggi sono inestricabilmente virtuali anche quando incontriamo le persone dal vivo. Viviamo in una costante FOMO e persino la nostra reazione alla pandemia \u00e8 stata, in buona parte, condizionata da questo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La paura dell\u2019esclusione e della solitudine tende a fare di noi \u2013 per quanto possiamo ritenerci trasgressivi \u2013 esseri tendenzialmente conformisti nei confronti del nostro gruppo di appartenenza e della sua etica. Tendiamo a conformarci nei comportamenti, nel linguaggio e nel pensiero stesso. Anche le divergenze di pensiero introducono, infatti, una dissonanza rispetto all\u2019etica prevalente all\u2019interno di un gruppo sociale. Negli anni \u201980, la sociologa Elisabeth Noelle-Neumann coni\u00f2 l\u2019espressione \u201cspirale del silenzio\u201d per indicare la tendenza da parte delle persone a silenziarsi quando percepiscono che la loro opinione \u00e8 diversa da quella della maggioranza. \u00c8 un comportamento basato sulla cosiddetta \u201ceuristica del conformismo\u201d, cio\u00e8 la tendenza intuitiva a conformarsi al gruppo di appartenenza: sentirsi diversi dagli altri suscita il terrore di rimanere isolati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conformarsi alla maggioranza significa conformarsi alle strutture di potere esistenti all\u2019interno di un gruppo umano; poich\u00e9 \u00e8 quasi sempre a partire da quelle che si formano le maggioranze e si costruiscono un\u2019etica, un linguaggio e un pensiero prevalenti. \u201cLa questione \u00e8 sapere chi comanda\u201d, dice Humpty Dumpty ad <a href=\"https:\/\/www.terre.it\/prodotto\/alice-nel-paese-delle-meraviglie\/\">Alice<\/a>. \u00c8 ci\u00f2 che avviene nei gruppi umani pi\u00f9 piccoli, come quelli familiari, dove \u201cmaggioranza\u201d coincide spesso con le opinioni di padri, madri o del resto della famiglia, in ordine gerarchico. Ma \u00e8 quanto avviene anche all\u2019interno dei gruppi settari, dove la presenza di un capo carismatico coincide in modo pressoch\u00e9 assoluto con l\u2019opinione della maggioranza. Trovarsi in minoranza o in disaccordo con le opinioni del leader quando si vive all\u2019interno di un gruppo settario \u00e8 una condizione profondamente dolorosa. Simile a quella di una vittima di manipolazioni che non riesca a fuggire dal suo aguzzino. O a quella di un figlio o figlia in conflitto con il padre o la madre all\u2019interno di un nucleo o clan familiare di stampo tradizionale. Significa sapere che ascoltare i propri sentimenti, le proprie esigenze o la propria coscienza vorr\u00e0 dire irrimediabilmente, prima o poi, esporsi a un certo grado di violenza, vendette e ritorsioni da parte del gruppo o figura di potere rispetto ai quali si vorrebbe affermare la propria indipendenza. In poche parole, trovarsi soli. Senza una rete di protezione che garantisca il nostro diritto di agire secondo coscienza e libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il potere del gruppo<\/strong><br>Sulla carta, ogni cittadino della societ\u00e0 democratica che viva circostanze simili dovrebbe in realt\u00e0 poter godere di una simile rete di protezione. \u00c8 questo, infatti, il senso di una democrazia moderna: garantire una rete sociale che consenta all\u2019individuo \u201cpari dignit\u00e0 sociale\u201d in quanto individuo, non in virt\u00f9 della sua appartenenza a famiglie, clan, sette o caste. \u201c\u00c8 compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (\u2026)\u201d, dice l\u2019articolo 3 della Costituzione italiana. L\u2019unit\u00e0 di misura della democrazia moderna \u00e8 l\u2019individuo, e come scrive lo storico <a href=\"https:\/\/www.ynharari.com\/\">Yuval H. Harari<\/a>, il successo dello Stato mercantile moderno \u00e8 dovuto proprio al fatto che ha consentito alle persone di \u201cdiventare individui\u201d, slegando il loro destino dai diktat della famiglia e della comunit\u00e0 di appartenenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, esistono almeno due contraddizioni in come questa visione \u00e8 stata interpretata storicamente. Da una parte, non a tutti \u00e8 consentito di essere \u201cindividui\u201d. &nbsp;Gli ostacoli cui si fa cenno nella Costituzione italiana sono ben lungi dall\u2019essere stati rimossi. Chi subisce discriminazioni e oppressione \u2013 perch\u00e9 viene identificato come elemento di un gruppo sociale discriminato da chi detiene il potere \u2013 non ha il privilegio di poter vivere da individuo, e nei casi pi\u00f9 estremi nemmeno da persona. Non viene giudicato per ci\u00f2 che \u00e8 in grado di dire, fare, esprimere come individuo, ma per le caratteristiche attribuite dal senso comune al gruppo in cui viene collocato: sia esso quello delle donne, dei neri, dei musulmani, dei gay, delle lesbiche, delle donne transessuali eccetera. Da un\u2019altra parte, come Harari stesso segnala, la funzione emotiva delle famiglie e delle comunit\u00e0 non scompare, con gli Stati moderni, neanche quando gli individui hanno ormai ottenuto la propria indipendenza economica e giuridica dai loro nuclei di nascita. Ancora oggi, le famiglie e le comunit\u00e0 sono una fonte indispensabile del nostro senso di sicurezza. All\u2019idea, infatti, di ritrovarci all\u2019improvviso messi alla porta della nostra famiglia, o che a causa del nostro dissenso o divergenze di opinione potremmo finire stigmatizzati dal gruppo clanico di cui siamo parte, continuiamo a sentirci isolati e spaventati. Ci terrorizza la prospettiva di rimanere soli. Temiamo la valanga che potrebbe travolgerci e non riusciamo pi\u00f9 a scorgere la bellezza di quella solitudine irredimibile che \u00e8 il pensiero individuale, lasciato libero di farsi e di esprimersi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste due contraddizioni si intrecciano fra loro e ne spalancano una terza. Chi, per caratteristiche fatte oggetto di oppressione o discriminazione, viene privato di una rete familiare o comunitaria di riferimento, tende a costituirne una o a inserirsi all\u2019interno di una propria, con le persone che percepisce a s\u00e9 simili. Ma anche all\u2019interno di questa rete autocostituita possono verificarsi le dinamiche che si osservano in un qualsiasi altro gruppo sociale. Essere una persona transessuale \u00e8 difficile dentro la propria famiglia, se la condizione che si vive non viene riconosciuta nella sua dignit\u00e0; ma \u00e8 difficile anche dentro la stessa comunit\u00e0 transessuale o LGBT, se il proprio modo di interpretare la transessualit\u00e0, nel pensiero o nella pratica, non corrisponde alla concezione dominante o prevalente dentro quella comunit\u00e0. La diversit\u00e0 che viene celebrata all\u2019interno di molti gruppi che si costituiscono in contrasto con la cosiddetta \u201cnormativit\u00e0\u201d non \u00e8 quella individuale, e non \u00e8 quella di pensiero. \u00c8 la diversit\u00e0 del gruppo rispetto alle caratteristiche del gruppo sociale dominante. Purtroppo, il gruppo sociale dominante non \u00e8 l\u2019unico gruppo in grado di esercitare un potere di controllo, repressione o isolamento nei confronti dell\u2019individuo. Ciascuna persona, nel corso della propria vita, si ritrova ad appartenere, per caso o per scelta, a numerosi gruppi sociali. E all\u2019interno di ciascuno di questi gruppi subisce, o esercita, qualche forma di potere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella mia formazione socialista comunitarista mi \u00e8 stato insegnato che \u201cil sistema\u201d, ovvero lo Stato, ci rende soli; che contrappone l&#8217;individuo alla comunit\u00e0, alienando le persone fra loro. C\u2019\u00e8 del vero in questo; ma riguarda tutti i sistemi politici, non soltanto quelli contemporanei, non soltanto il sistema statale. Siamo sempre soli, quando ci troviamo dalla parte opposta rispetto al potere. Siamo soli quando esprimiamo dissenso, ma a ben vedere lo siamo anche quando non lo esprimiamo per paura di perdere la protezione della trib\u00f9. Silenziarsi significa vivere gi\u00e0 una condizione di emarginazione, di dissonanza sentimentale rispetto alla \u201cginnastica d\u2019obbedienza\u201d generale. E tuttavia non esprimiamo, o esprimiamo in modo goffo e insicuro la nostra posizione, per paura di quella solitudine. Finch\u00e9 non succede qualcosa, una tragedia, un fatto eclatante, che traduce di fatto quella dissonanza in allontanamento, ostracismo o separazione. \u00c8 accaduto a me che scrivo; ma \u00e8 la storia di tante persone che si allontanano, nelle circostanze pi\u00f9 diverse, da comunit\u00e0 settarie e opprimenti. Comunit\u00e0 che possono essere composte anche da persone a loro volta oppresse, o discriminate, da altre comunit\u00e0. \u00c8 questa, per esempio, la storia ben raccontata nella serie Netflix <em>Unhortodox<\/em> la cui protagonista, la giovanissima Esty, fugge dalla vita di sottomissione prevista per lei, come per tutte le donne, dalle regole della sua comunit\u00e0 ebraica chassidica di Williamsburg, New York, per ritrovarsi sola con la sua libert\u00e0 a Berlino. La comunit\u00e0 chassidica di Brooklyn \u00e8 una comunit\u00e0 di sopravvissuti all\u2019Olocausto, vittime di una delle pi\u00f9 feroci espressioni di odio razzista nella storia umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alterit\u00e0 e identit\u00e0<\/strong><br>Quando per effetto di una dissonanza con il potere nella tua comunit\u00e0 di riferimento, succede che nella tua vita ti senti completamente, irrimediabilmente sola, \u00e8 soltanto imbatterti nell\u2019Altro che ti salva. Proprio come accade a Esty. L\u2019Altro come lo descrive \u2013 e lo scrive, in maiuscolo \u2013 il filosofo <a href=\"https:\/\/www.edizioninottetempo.it\/it\/autori\/byung-chul-han\">Byung-chul Han<\/a>: l\u2019Altro che confligge con te. La negativit\u00e0 dell\u2019Altro ti svela chi sei per contrasto: &nbsp;come la pellicola di una vecchia macchina fotografica. \u00c8 un incontro che mette a nudo il dolore, accettandone la realt\u00e0 senza censurarla. \u201cL\u2019amico \u00e8 l\u2019Altro\u201d, dice il pensatore coreano. Anche quando \u00e8 un estraneo, anche quando non ne conosci neanche il nome. Se non possiamo mai dirci completamente soli \u00e8 perch\u00e9 nella societ\u00e0 democratica, cio\u00e8 relativamente libera almeno finch\u00e9 tale rester\u00e0, ciascuno \u00e8 l\u2019Altro. Lo incontriamo costantemente, anche quando non frequentiamo nessuno. Ogni nostro spazio d\u2019azione \u00e8 segnato dalla negoziazione, invisibile oppure esplicita, con gli spazi dell\u2019Altro: di chi si palesa a noi sotto forma di impiegato delle poste, barista o vicino di casa. Una negoziazione linguistica, di significati, di doveri, diritti e possibilit\u00e0. Molti dei pi\u00f9 virtuosi comportamenti sociali democratici, da quelli pi\u00f9 banali \u2013 pagare le tasse, non disperdere la spazzatura, non superare i limiti di velocit\u00e0, rispettare le indicazioni sanitarie di fronte a un\u2019emergenza \u2013 a quelli pi\u00f9 straordinari, come sacrificare la propria vita per salvare altre vite durante una tragedia, sono rivolti al beneficio non solo n\u00e9 tanto nostro, ma di qualche Altro che non conosciamo. E che forse neanche vorremmo mai conoscere, ma che sappiamo a noi prossimo, volenti o nolenti, per il semplice fatto che condividiamo uno stesso tempo, e uno stesso spazio: lo spazio di una citt\u00e0, di un Paese, di un pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo tempo e questo spazio, in cui sono viva e lo sono anche gli altri che lo condividono con me, sono la mia identit\u00e0: ci\u00f2 che mi salva dalla solitudine e fa di me una persona fra le altre persone. Tempo e spazio, a mio parere, rappresentano l\u2019unica forma sensata di identit\u00e0 che gli esseri umani davvero possiedono. Le uniche coordinate <em>fisiche<\/em>, e non sottomesse al logocentrismo, che condividiamo e per le quali siamo chiamati a fissare, e rispettare, regole di convivenza pacifica e mutuamente rispettosa. La condizione umana in carne e ossa. Tempo e spazio sono coordinate elastiche: si possono dilatare o restringere, possono abbracciare il presente, il passato e il futuro; il mio solo quartiere o la Terra tutta. Dipende da noi e dalle circostanze. Dipende dalla nostra necessit\u00e0, oltre che capacit\u00e0 e opportunit\u00e0, di pensare questi due assi portanti. E di liberarci cos\u00ec di qualsiasi altra categoria identitaria, ciascuna posticcia a modo suo; ciascuna una trappola che ci condanna alla solitudine, sia quando l\u2019identit\u00e0 ci viene attribuita dagli altri, sia quando ce la attribuiamo noi stessi, barattando l\u2019angoscia della solitudine con la rinuncia alla nostra individualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una buona societ\u00e0 \u00e8 quella che salvaguarda, e per certi versi onora, l\u2019Alterit\u00e0 dell\u2019individuo nei confronti degli altri individui. Che ci garantisce una sponda di dignit\u00e0 e sostegno chiunque noi siamo, qualsiasi cosa pensiamo, qualsiasi cosa abbiamo fatto. Perch\u00e9 tutti possono averne bisogno e chiunque, in un certo momento della sua vita, pu\u00f2 ritrovarsi completamente solo. Una societ\u00e0 che protegge l\u2019individuo dal pericolo dell\u2019isolamento, permettendogli di trovarsi in posizione di dissenso, e di non sottomettere la sua dignit\u00e0 e indipendenza ai soprusi delle maggioranze e di chi possiede pi\u00f9 potere, \u00e8 una societ\u00e0 che ha sviluppato anticorpi nei confronti del tribalismo e del settarismo, e della violenza che ne scaturisce, sia essa brutalit\u00e0 fisica o manipolazione sentimentale. Viceversa, se la societ\u00e0 democratica non risponde all\u2019individuo, qualcun altro potr\u00e0 proporgli una soluzione antisociale ai suoi problemi. Lo vediamo ben rappresentato nella figura tragica del <a href=\"https:\/\/www.mymovies.it\/film\/2019\/joker\/\">Joker di Todd Philips<\/a>, incarnato da Joaquin Phoenix. Un personaggio disturbante perch\u00e9 disvela alcune verit\u00e0 radicali sul nostro vivere contemporaneo. Non a caso \u00e8 stato immediatamente rimosso dalla coscienza collettiva. Il collega di Phoenix gli offre una pistola che a un certo punto, inevitabilmente, spara, ingenerando un nuovo tribalismo rivendicativo dei derelitti, antisociale e antipolitico, uguale e contrario a quello dei ricchi che si proteggono fra loro. \u00c8 il tribalismo dei Wayne, dei Donald Trump; che, come Joker stesso, entrano se necessario nell\u2019agone politico ed esercitano la leadership non per mediare punti di vista, non per rappresentare al meglio lo spazio e il tempo condivisi dagli individui nella societ\u00e0 democratica, come dovrebbe aspirare a fare qualsiasi buon governante; ma come portavoce della violenza delle rispettive trib\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Libert\u00e0 \u00e8 liberazione<\/strong><br>\u201cQuanto \u00e8 bello alzarsi, uscire di casa e fare qualcosa. Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare. Non date retta a chi dice altrimenti\u201d. Cos\u00ec scrive <a href=\"https:\/\/www.minimumfax.com\/autore\/kurt-vonnegut-1792\">Kurt Vonnegut<\/a> in \u201cUomo senza patria\u201d. \u00c8 bello e se possiamo farlo \u00e8 grazie ai pieni e ai vuoti della societ\u00e0 democratica. Ai pieni che riguardano la garanzia di dignit\u00e0 per ciascun individuo; ai vuoti rappresentati da quegli spazi e quei tempi, fisici e mentali, che non sono ancora stati riempiti dal potere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pensiero \u00e8 uno di questi spazi. Oltre a consentirci di esprimerlo, la democrazia ci protegge dalla necessit\u00e0 di rendere trasparente al resto del mondo il nostro pensiero; ed \u00e8 grazie a questo che possiamo \u201candare in giro a cazzeggiare\u201d facendoci strane domande, innamorandoci dell\u2019impiegata delle poste, trovando interlocutori improbabili nelle persone che incontriamo, nei libri, o negli amici o nei poeti di strada, o nei paesaggi dentro e fuori citt\u00e0. La democrazia \u00e8 un sistema sociale relativamente libero nella misura in cui nessuno, fino in fondo, pu\u00f2 sapere cosa stiamo pensando. Nemmeno facebook, che pure ce lo chiede con insistenza ogni minuto. E se ce lo chiede con cos\u00ec tanta insistenza \u00e8 proprio perch\u00e9, alla fin fine, non pu\u00f2 saperlo. \u00c8 stato il romanzo <a href=\"https:\/\/www.oscarmondadori.it\/libri\/il-cerchio-dave-eggers\/\"><em>Il cerchio<\/em><\/a> di Dave Eggers che mi ha convinta definitivamente di questo: i multimiliardari investimenti nella tecnologia digitale e del controllo sono, come tante dottrine del tempo presente, una forma di violenta reazione alla frustrazione di scoprirsi limitati; in questo caso il limite \u00e8 dato dall\u2019impossibilit\u00e0 per chi aspira a questo genere di potere, di possedere davvero il pensiero altrui. Possono canalizzarlo, manipolarlo, condizionarlo, distrarlo, possono mortificarlo e lo fanno spesso. Ma non possono <em>leggerlo<\/em>, a condizione che non siamo noi stessi a scriverglielo. \u00c8 questo il motivo per cui ci istigano costantemente a farlo. Una delle pi\u00f9 grandi utopie dei sistemi di potere \u00e8 riuscire a penetrare nella mente umana fino al punto di renderne trasparenti tutti i meccanismi e pensieri. \u00c8 un sogno irrealizzabile, come molti altri sogni di onnipotenza tecnologica scaturiti dalle minoranze dominanti della nostra specie: quanto pi\u00f9 il potere cerca di occupare il territorio del nostro pensiero, attraverso i condizionamenti del linguaggio, sensoriali ed emotivi cui siamo costantemente sottoposti, tanto pi\u00f9 la mente umana \u00e8 in grado di aprirsi nuovi spazi, frutto dell\u2019interazione con quegli stessi sistemi e linguaggi di potere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La coscienza di questa nostra irriducibile potenzialit\u00e0 pu\u00f2 divenire scaturigine di una ricerca di libert\u00e0 indipendente dai poteri che cercano di controllarla, indirizzarla o sfruttarla a proprio vantaggio. La libert\u00e0 \u00e8 liberazione prima di tutto: <em>tahrir<\/em> in arabo, <a><strong>come le piazze del Cairo nel 2011.<\/strong> <\/a>Come la liberazione delle donne dal giogo della sottomissione. Liberazione del pensiero dalla paura o dal dovere della compiacenza, pena la vendetta. \u201cLa libert\u00e0 \u00e8 la possibilit\u00e0 di dubitare, la possibilit\u00e0 di sbagliare, la possibilit\u00e0 di cercare, di sperimentare, di dire no a una qualsiasi autorit\u00e0, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica\u201d, scrive <a href=\"http:\/\/www.silone.it\/node\/4249\">Ignazio Silone<\/a>. \u00c8 in quel \u201c<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=2x02UxbRF8A\">gesto molto pi\u00f9 umano che ti dia il senso della violenza<\/a>\u201d. Nella rivolta come la intendeva Camus: \u201cMi rivolto, dunque siamo\u201d. L\u2019individualismo altruista; lo slancio dello schiavo che urlando \u201cSpartaco sono io\u201d riconosce la dignit\u00e0 dell\u2019individuo nella comune condizione umana, e si contrappone in modo esplicito al conformismo che rende \u201c<a href=\"https:\/\/www.bompiani.it\/catalogo\/luomo-in-rivolta-9788845252785\">l\u2019amore e l\u2019amicizia sottomessi a una dottrina<\/a>\u201d e dunque, al fondo, territorio di paura e insicurezza, piuttosto che di vicinanza e libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il potere, d\u2019altro canto, si nutre del controllo. Racconta ancora Silone che quando a Mosca, una volta, rivolse il suo elogio della libert\u00e0 a una dirigente della casa editrice di Stato sovietica, la compagna inorridita rispose \u201cMa questa \u00e8 la controrivoluzione\u201d. Sempre ne <em>L\u2019uomo in rivolta<\/em>, Camus riflette a lungo sulle caratteristiche distopiche assunte dall\u2019utopia comunista: su quella concezione di rivoluzione che fa \u201ctacere il diritto fino a che non sia instaurata la giustizia\u201d, e che per giungere al fine del trionfo della giustizia \u201cpassa attraverso la soppressione di ogni contraddizione\u201d, distruggendo la libert\u00e0. E con essa, perci\u00f2, la possibile comunicazione. Secondo Camus infatti \u00e8 solo nella rivolta, cio\u00e8 nel dissenso, nel disaccordo, nel conflitto, nel dubbio e nell\u2019esercizio della misura delle proprie libert\u00e0, che ciascun io pu\u00f2 diventare un noi ed entrare in contatto con gli altri. \u201cLa complicit\u00e0 e la comunicazione scoperte nella rivolta si possono vivere solo attraverso il libero dialogo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il bisogno di controllo, invece, comporta la necessit\u00e0 di uccidere la comunicazione. Nella societ\u00e0 contemporanea iperdigitalizzata, intrappolata all\u2019interno di uno spazio che non \u00e8 n\u00e9 di vicinanza, n\u00e9 di lontananza, bens\u00ec di <em>assenza di distanza<\/em> quindi di iper-esposizione, il controllo avviene tramite la socializzazione. Portando, cio\u00e8, anche all\u2019interno dell\u2019ambiente digitale quei meccanismi di conformismo e terrore dell\u2019isolamento che vediamo in azione nei confronti dei gruppi di appartenenza come la famiglia, il clan, la setta. Negli ecosistemi digitali, quell\u2019incontro con l\u2019Altro che presuppone negativit\u00e0, alterit\u00e0, conflitto e, in certe situazioni, rivolta, \u201ccede il posto alla diversit\u00e0 dell\u2019Uguale, del Diverso uguale.\u201d Il mito della diversit\u00e0, oggi cos\u00ec celebrato, \u00e8 in realt\u00e0 una mistificazione, perch\u00e9 \u201cla diversit\u00e0 ammette solo differenze conformi al sistema (\u2026). Con ci\u00f2 protrae l\u2019Uguale in modo pi\u00f9 efficace dell\u2019uniformit\u00e0, perch\u00e9 l\u2019apparente, palese molteplicit\u00e0 impedisce di riconoscere la violenza sistemica dell\u2019Uguale. Molteplicit\u00e0 e scelta simulano una diversit\u00e0 che in realt\u00e0 non esiste.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 Byung-chul Han che parla, con il suo linguaggio filosofico complesso ma in grado di disvelare l\u2019esperienza quotidiana di chiunque frequenti un social network. La diversit\u00e0, che oggi \u00e8 entrata di prepotenza <a href=\"https:\/\/www.randstad.it\/knowledge360\/employer-branding\/diversity-management-il-talento-non-ha-barriere\/\">nelle policy aziendali e nelle carte dei valori<\/a> di tutte le multinazionali ultracapitaliste, nella societ\u00e0 dello <a href=\"https:\/\/www.edizioninottetempo.it\/it\/nello-sciame\">sciame digitale<\/a> \u00e8 solo una funzione dell\u2019uguaglianza intesa come conformismo: di pensieri, linguaggio, atteggiamenti. Il \u201cdiverso uguale\u201d \u00e8 perfettamente incarnato non soltanto dal susseguirsi incessante degli stessi argomenti, linguaggi e meme sulle nostre timeline. Ma anche, in modo ancora pi\u00f9 preoccupante, dalla proliferazione dei gruppi identitari (anche all\u2019interno delle aziende, dove la creazione di questi gruppi viene <a href=\"https:\/\/www.apple.com\/diversity\/\">fortemente incoraggiata<\/a>, contrariamente alla <a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/tecnologia\/tlc\/2021\/03\/13\/sanders-sfida-amazon-su-disparita-bezos-lo-snobba-_4c0b9dd7-a9e3-4551-9e2d-e6871659cb4a.html\">sindacalizzazione<\/a>). Sono quegli Uguali per eccellenza cos\u00ec impregnati dello \u201cspirito di partito\u201d, come lo chiamava <a href=\"http:\/\/www.enciclopediadelledonne.it\/biografie\/simone-weil\/\">Simone Weil<\/a>, da arrivare a confondere verit\u00e0 e menzogna. \u201cSi \u00e8 giunti, in tutti i campi, a non pensare quasi pi\u00f9 se non prendendo posizioni \u201cper\u201d oppure \u201ccontro\u201d una opinione. In seguito si cercano argomenti a seconda dei casi a favore oppure contro. \u00c8 esattamente la trasposizione dell\u2019adesione a un partito.\u201d Cos\u00ec si esprime Weil nel <a href=\"http:\/\/www.diotimafilosofe.it\/larivista\/simone-weil-manifesto-per-la-soppressione-dei-partiti-politici\/\"><em>Manifesto per la soppressione dei partiti politici<\/em><\/a>. Il settarismo partitico, che come lei stessa notava non \u00e8 mai stato limitato alla sola organizzazione politica ma ha infestato l\u2019arte, la letteratura, la scienza, \u00e8 \u201cla trasposizione dello spirito totalitario\u201d e si sta affermando, giorno dopo giorno, sempre pi\u00f9 come uno stile dominante di vita e di pensiero all\u2019interno della nostra societ\u00e0, minando alla radice proprio il terreno di libert\u00e0 \u201cdel nostro cazzeggiare\u201d: cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di dire No alle definizioni identitarie e manipolatorie che vorrebbero statuire, attraverso il senso di appartenenza, una qualche forma di controllo sui nostri pensieri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cL\u2019intelligenza non pu\u00f2 essere esercitata collettivamente. [\u2026] Perch\u00e9 un gruppo, quando vuole avere delle opinioni, tende inevitabilmente a imporle ai suoi membri. Presto o tardi gli individui si trovano ad essere, pi\u00f9 o meno gravemente, impediti nella espressione di idee opposte a quelle del gruppo su vari problemi pi\u00f9 o meno importanti, a me che non ne escano. Ma la rottura con un gruppo comporta sempre delle sofferenze, o almeno una sofferenza sentimentale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tendenza cui assistiamo oggi conferma pienamente quanto individuato da Weil gi\u00e0 ottant\u2019anni fa. \u201cO con me o contro di me\u201d \u00e8 ormai il metodo consolidato che accomuna sempre pi\u00f9 partiti e gruppi identitari, e consiste nella polarizzazione, sempre pi\u00f9 sorda, fra i sostenitori di un leader e\/o di una certa ideologia e tutti gli altri: non necessariamente i detrattori, anche solo i semplici scettici o dubbiosi. All\u2019interno del dibattito sulle discriminazioni \u2013 razziste, di genere eccetera \u2013 le posizioni ammesse sono soltanto due: <em>ally<\/em>, alleato della propria causa, oppure <em>phobic<\/em>, cio\u00e8 razzista o all\u2019occorrenza fascista. Come ben racconta lo scrittore Bret Easton Ellis nel suo pamphlet <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/narrativa-straniera\/narrativa-di-lingua-inglese\/bianco-bret-easton-ellis-9788806242374\/\"><em>Bianco<\/em><\/a> sollevare un dubbio, una contrariet\u00e0 o semplicemente una posizione non totalmente aderente a quella attesa \u2013 nel suo caso, all\u2019interno della comunit\u00e0 LGBT \u2013 comporta entrare subito in dissonanza con l\u2019etica del gruppo, essere stigmatizzati come nemici. Per apparire alleati di una causa non bisogna porsi domande sul merito o sui metodi portati avanti dalla causa stessa. Porsi domande sul merito significa apparire immediatamente come suoi avversari. \u00c8 una dinamica che chiunque abbia frequentato una sezione di partito o gruppo militante, cos\u00ec come un gruppo facebook di attiviste o attivisti, pu\u00f2 aver riscontrato di persona. In altri tempi lo si sarebbe chiamato banalmente settarismo. La dannazione contro la quale si batterono non soltanto gli intellettuali come Weil ma anche le pi\u00f9 dirompenti personalit\u00e0 del movimento operaio internazionale, da <a href=\"https:\/\/thevision.com\/cultura\/rosa-luxemburg\/\">Rosa Luxemburg<\/a> ad <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/antonio-gramsci\">Antonio Gramsci<\/a>. Oggi, <a href=\"https:\/\/newdiscourses.com\/2020\/03\/roots-woke-culture\/\">con coordinate politiche, culturali e sociologiche molto diverse<\/a>, quel settarismo mai sconfitto rivive in nuove generazioni e frange di attivisti, in gran parte estranei alla storia delle rivoluzioni socialiste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Comunit\u00e0, identit\u00e0, stabilit\u00e0<\/strong><br>Chi prende la parola per denunciare gli esiti nefasti degli atteggiamenti neosettari \u2013 come \u00e8 avvenuto significativamente allo stesso Easton Ellis, ma non di meno, mesi fa, a Noam Chomsky e altri firmatari della lettera&nbsp; \u201csulla giustizia e il libero dibattito\u201d pubblicata <a href=\"https:\/\/harpers.org\/a-letter-on-justice-and-open-debate\/\">su Harper\u2019s Magazine<\/a>, subisce condanne di status, ma raramente arriva a ricevere critiche puntuali nel merito. \u00c8 una delle usanze pi\u00f9 diffuse nell\u2019attivismo contemporaneo quella di concentrare le proprie critiche sulle questioni identitarie: chi ha preso la parola non pu\u00f2 aver ragione perch\u00e9 \u00e8 troppo vecchio (<a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/outlook\/2019\/11\/13\/problem-with-ok-boomer\/\">boomer<\/a>), troppo bianco, troppo <a href=\"https:\/\/guides.rider.edu\/privilege\">privilegiato<\/a> in quanto uomo, maschio e bianco, o in quanto donna bianca ricca, e cos\u00ec via. O perch\u00e9 automaticamente \u201c<a href=\"https:\/\/www.valigiablu.it\/lettera-150-intellettuali-cancel-culture\/\">di destra<\/a>\u201d. La discussione, quando avviene, non riguarda ci\u00f2 che si dice, ma chi lo dice, e la misura del proprio privilegio. Eppure, come fa dire a una dei suoi personaggi la scrittrice Bernardine Evaristo nel bel romanzo <a href=\"https:\/\/www.edizionisur.it\/catalogo\/paese\/gran-bretagna\/ragazza-donna-altro\/\"><em>Ragazza, donna, altro<\/em><\/a>, \u201cil privilegio \u00e8 questione di contesto e di circostanze\u201d. Nel contesto del discorso pubblico, tanto pi\u00f9 quando esso si fa sui social media, la circostanza di esprimere un pensiero di minoranza rispetto a ci\u00f2 che la maggioranza ritiene giusto non \u00e8 mai privilegiata. Neanche quando a farlo \u00e8 una persona che, in altri contesti, detiene una certa quota di potere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In molte Universit\u00e0 e accademie, soprattutto del mondo anglosassone <a href=\"https:\/\/www.zic.it\/fuori-la-transfobia-dalluniversita-audio\/\">ma non soltanto<\/a>, sta diventando un\u2019usanza pericolosamente frequente, da parte di alcuni collettivi di studenti, quella di impedire lo svolgimento di dibattiti e assemblee in cui siano presenti relatori o relatrici non considerati \u201calleati\u201d. Qualcuno la chiama <em>cancel culture <\/em>e anche sull\u2019opportunit\u00e0 o meno di questa definizione si \u00e8 sollevato un paradossale dibattito polarizzante in cui gli alleati sostengono che sia <a href=\"https:\/\/thesubmarine.it\/2020\/07\/08\/cancel-culture\/\">un\u2019invenzione dei privilegiati<\/a>. Nei fatti, tuttavia, gi\u00e0 da qualche anno nei campus americani e anglosassoni si \u00e8 diffuso il costume di protestare contro conferenze o lezioni considerate <a href=\"https:\/\/www.theatlantic.com\/magazine\/archive\/2015\/09\/the-coddling-of-the-american-mind\/399356\/\">disturbanti per i sentimenti delle persone vulnerabili<\/a>, considerate tali in ragione dell\u2019appartenenza a <a href=\"https:\/\/blogs.icrc.org\/law-and-policy\/2018\/03\/01\/identities-intersectionalities-vulnerabilities-humanitarian-operations-response-slim\/\">identit\u00e0 vulnerabili<\/a>. Il fenomeno ha assunto proporzioni talmente grandi che molte istituzioni universitarie si sono sentite in dovere di chiarire la loro posizione in merito: nel 2016 \u00e8 stato il caso, per esempio, dell\u2019Universit\u00e0 di Chicago, che si \u00e8 risolta a inviare una lettera agli studenti per avvisarli esplicitamente che \u201cnel rispetto della libert\u00e0 accademica (\u2026) non annulleremo la presenza di relatori invitati a parlare perch\u00e9 i loro argomenti sono ritenuti controversi\u201d. Nell\u2019ottobre 2019 <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2019\/10\/31\/us\/politics\/obama-woke-cancel-culture.html\">\u00e8 stato lo stesso Barack Obama<\/a> a stigmatizzare la tendenza, da parte degli attivisti progressisti americani, a scambiare per impegno politico la \u201ccancellazione\u201d dai social media o da qualsiasi altra piattaforma di discussione di chi, per qualsivoglia motivo \u2013 a volte basta l\u2019utilizzo di una parola che sfugge alla terminologia approvata dal gruppo \u2013 \u00e8 ritenuto un ostacolo per gli interessi delle categorie pi\u00f9 svantaggiate. Il paradosso \u00e8 che molto spesso tali editti innescano un perverso meccanismo di competizione e mutua squalificazione fra gruppi identitari che si considerano rappresentanti delle cosiddette \u201cidentit\u00e0 vulnerabili\u201d. Con risultati grotteschi, come gli scontri fra gruppi LGBT di diversa concezione, in guerra fra loro sul tema dei diritti, o l\u2019attacco ormai sempre pi\u00f9 frequente da parte dei collettivi cosiddetti <em>queer<\/em> nei confronti di femministe le cui posizioni su temi complessi e controversi quali prostituzione, maternit\u00e0 surrogata o identit\u00e0 di genere non riflettono gli interessi o le convinzioni ideologiche che vanno per la maggiore nel movimento arcobaleno. Attacchi ai quali, a loro volta, alcune realt\u00e0 femministe rispondono spesso schierando una chiusura ideologica uguale e contraria, o riservando attacchi non meno virulenti a personalit\u00e0 considerate espressione dell\u2019ideologia avversa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La verit\u00e0 \u00e8 che ogni argomento di discussione, ogni evento di cronaca, pu\u00f2 diventare la scusa per innescare questo genere di scontri. Alla cui base, per paradossale che possa apparire, c\u2019\u00e8 la convinzione che il diritto a costruire la propria felicit\u00e0 si basi sul culto della propria \u201ccomunit\u00e0, identit\u00e0, stabilit\u00e0\u201d. Il motto dello Stato mondiale di Aldous Huxley. Le opinioni avverse ingenerano reazioni violente perch\u00e9 turbano la costruzione della nostra felicit\u00e0. Sono il Selvaggio, giunto a minacciarci, che bisogna scacciare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Basta entrare in Twitter per vedere ogni giorno, in ogni lingua, in ogni nazione, la \u201ctempesta di merda\u201d che le persone si lanciano addosso, molto spesso per questioni di merito evanescenti se non ridicole, colpendo e ferendo anche persone che nei propri contesti vivono situazioni di privilegio. La violenza di una shitstorm pu\u00f2 diventare spaventosa, e pu\u00f2 rappresentare anche situazioni di aggressione vera e propria. Le donne sono uno dei bersagli preferiti dei bulli da internet, ma non sfuggono neanche molti uomini. Possono essere giornaliste, cantanti, allenatori di calcio, scienziati, donne della politica. Non serve che faccia nomi, gli esempi sono quotidiani. La cronaca politica, sempre pi\u00f9 scadente, produce tantissimi articoli a costo zero basati sulla popolarit\u00e0 delle vittime o dei <em>perpetrator<\/em>. Anche la politica nazionale spesso s\u2019incaglia in questo tipo di dinamiche: due fronti, fra loro contrapposti, che utilizzano tutti gli strumenti della comunicazione non per entrare in dibattito sulle ragioni di divisione, bens\u00ec per squalificarsi reciprocamente. Basti rammentare le vicende ultime del Partito democratico italiano, o l\u2019attacco violento che ogni giorno i seguaci di alcuni leader politici portano avanti, da anni ormai, a chiunque provi a mettere in dubbio anche solo con una domanda l\u2019operato del loro leader. Ma altri partiti, in altri Paesi, non se la passano meglio. In occasione delle dimissioni di Jeremy Corbyn, e anche successivamente, il Labour britannico ha sofferto di numerose lacerazioni al suo interno, e di <a href=\"https:\/\/www.newstatesman.com\/politics\/uk\/2020\/02\/labour-members-are-fed-sectarianism-and-are-ready-win\">guerre settarie<\/a> condotte in modo aspro e senza risparmiarsi veleni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A nessun raggruppamento fedele a questo o all\u2019altro leader sembra interessi ottenere una posizione che rispecchi la verit\u00e0, quel valore spirituale che Weil ha descritto con lirismo, e che pi\u00f9 prosaicamente potremmo far coincidere con il valore non negoziabile dell\u2019onest\u00e0 intellettuale: \u201cLa verit\u00e0 sono i pensieri che sorgono nello spirito di una creatura pensante desiderosa totalmente, esclusivamente della verit\u00e0.\u201d La cultura dello zittimento dell\u2019avversario, spesso giustificata in chiave vittimista con un senso di <em>minaccia<\/em> e <em>insicurezza<\/em> che deriverebbero dalle opinioni altrui, \u00e8 al contrario l\u2019epitome del totalitarismo ossessivo e fanatico indicato da Weil: anche lo stalinismo si sentiva costantemente minacciato da qualsiasi interpretazione della realt\u00e0 che non fosse di derivazione diretta del partito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attitudine fanatica di fronte a qualsiasi argomento di discussione non si estende solo ai militanti dei gruppi organizzati. Sta diventando il metodo con il quale, giorno dopo giorno, le persone entrano fra loro in connessione, e non in comunicazione, attraverso i social media e non soltanto. Ancora una volta \u00e8 Byung-chul Han che spiega le ragioni: quel marketing obbligatorio del benessere che non ammette dissonanze, e che nei gruppi umani comporta immediata identificazione ed emarginazione delle voci distoniche, gli individui stanno iniziando ad applicarlo anche su di s\u00e9: \u201cL\u2019io, in quanto imprenditore di se stesso, produce se stesso, \u00e8 la performance di se stesso e si offre come merce\u201d. Rifiuta, perci\u00f2, la negativit\u00e0 che il dialogo con l\u2019Altro comporta, e ricerca, piuttosto, l\u2019immediata, rassicurante positivit\u00e0 di chi la pensa esattamente come noi, di chi convalida la nostra immagine: il nostro Uguale. Dice il filosofo: \u201cIl \u2018mi piace\u2019 totale genera uno spazio della positivit\u00e0. A causa della sua negativit\u00e0 l\u2019esperienza come irruzione dell\u2019<em>Altro <\/em>interrompe l\u2019auto-rispecchiamento immaginario: la positivit\u00e0 che \u00e8 propria del digitale riduce la possibilit\u00e0 di una simile esperienza. Perpetua l\u2019<em>Uguale<\/em>.\u201d La positivit\u00e0 propria del digitale ci rende sempre pi\u00f9 insofferenti alle divergenze, che ci fanno subito tremare la terra sotto i piedi. Mentre il rispecchiamento fra Uguali rassicura, ci fornisce un gruppo umano di riferimento che ci solleva dall\u2019angoscia della solitudine e della distonia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lo spazio del pensiero<\/strong><br>Ma l\u2019insieme degli Uguali non ci aiuta a nutrire il nostro spazio di libert\u00e0. Aiuta invece la causa di chi \u00e8 interessato al controllo, per esercitare il potere. L\u2019insieme degli Uguali, infatti, solo apparentemente \u00e8 orizzontale. Di fatto risponde sempre a una qualche gerarchia di potere. Capi carismatici, leader di partito, sponsor, guru, influencer digitali: gli Uguali finiscono sempre per diventare un\u2019estensione, un rispecchiamento dell\u2019Ego e del potere di questi. Poco importa se tale potere venga esercitato su sole quattro persone, qualche centinaio o due miliardi di utenti: rappresenta in ogni caso una forma di controllo nei confronti degli Uguali. Come aveva capito ancora una volta Simone Weil, un simile controllo si ottiene mistificando l\u2019importanza dell\u2019associazione, facendo combaciare libert\u00e0 d\u2019espressione e libert\u00e0, o addirittura necessit\u00e0, di associazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questo appiattimento sull\u2019associazione che impedisce alle persone di coltivare lo spazio del proprio pensiero, dei dubbi e delle ricerche, o delle contrariet\u00e0, senza patire l\u2019isolamento. Impedisce di accogliere la sofferenza, la debolezza senza cercare per esse rappresentanza identitaria, che \u00e8 poi solo un modo per negarle, quando invece potremmo e dovremmo accoglierle, come parte della condizione umana. Quando mi \u00e8 capitato di ammalarmi e di essere costretta dalle circostanze ad accogliere il dolore e la solitudine, di diventare <em>paziente<\/em>, ho capito che troppo a lungo avevo solo scacciato quel malessere e lo avevo seppellito nel conformismo; avevo scalpitato a lungo nel mio mondo interno, perch\u00e9 la fedelt\u00e0 al mio gruppo mi imponeva di conformarmi anche a tutto ci\u00f2 che ritenevo ingiusto o sbagliato, e avevo soffocato il mio pensiero. Alla fine il corpo ha deciso per me. Ha imposto il suo tempo e il suo spazio, affermando cos\u00ec radicalmente la mia identit\u00e0. Ho accolto quella sofferenza, ch\u00e9 d\u2019altra parte non aveva bussato, ma era entrata di violenza; finch\u00e9 le circostanze non sono cambiate, e ho cominciato a guarire. E poi \u00e8 sopraggiunta la pandemia, a stravolgere ancora una volta tempo, spazio, la mia identit\u00e0 e quella di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tendiamo ad appiattire l\u2019identit\u00e0 sull\u2019associazione. Io l\u2019ho fatto per molto tempo. Invece, se \u201cla libert\u00e0 d\u2019espressione totale, illimitata, di qualsiasi opinione, senza nessuna restrizione, n\u00e9 riserva, \u00e8 un bisogno assoluto per l\u2019intelligenza\u201d (bisogno che non pu\u00f2 in ogni caso esplicarsi senza limiti, specifica Weil) l\u2019associazione per gli esseri umani \u201cnon \u00e8 un bisogno, ma un espediente della vita pratica\u201d. Ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno davvero, per vivere, \u00e8 l\u2019Altro. E di un sistema sociale \u2013 la societ\u00e0 democratica \u2013 che ci permetta il pi\u00f9 possibile di entrare in relazione autentica con l\u2019Altro, preservando sempre l\u2019individualit\u00e0, la libera solitudine del nostro pensiero. La libert\u00e0 di sentirsi e potersi dire infelici \u00e8 indispensabile alla ricerca della felicit\u00e0. La libert\u00e0 di non essere d\u2019accordo \u00e8 indispensabile per la ricerca della concordanza. Per questo ci serve una societ\u00e0 che rispetta l\u2019individuo al punto che non gli chiede fedelt\u00e0 in cambio di protezione. Non gli chiede concordanza in cambio di condivisione. Non gli chiede obbedienza, n\u00e9 compiacenza, n\u00e9 identificazione, per poter essere trattato con riguardo e rispettato nella sua dignit\u00e0. \u00c8 possibile una societ\u00e0 del genere? Secondo Huxley, essa \u00e8 in realt\u00e0 l\u2019unica forma di societ\u00e0 possibile, l\u2019unica che risponde al nostro essere non propriamente animali sociali, come vorrebbe la vulgata, bens\u00ec animali che si organizzano per stare insieme. \u201cPer quanto si sforzino, gli uomini non possono creare un organismo sociale. Possono creare solamente un\u2019organizzazione. Se tentano di creare un organismo, finiranno per mettere in piedi un dispotismo totalitario e basta.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cI mercanti della politica fanno appello solo alla debolezza dei votanti, mai alla loro forza potenziale\u201d, scriveva nel 1948. \u00c8 quello che succede ancora oggi. \u00c8 proprio questa debolezza autopercepita che spinge ancora oggi le persone a cercare rifugio nelle identit\u00e0 condivise, da quelle politiche a quelle sociali a quelle religiose eccetera. Per quanto ci si possa riempire la bocca di \u201cempowerment\u201d, la comunit\u00e0 avr\u00e0 sempre una funzione di schiacciamento della persona, se accentua la pretesa di rappresentare un organismo \u2013 di valori, principi, ragioni di vita \u2013 rispetto alla saggezza di costituire un \u201cespediente pratico\u201d, una forma \u2013 o tante forme \u2013&nbsp;dinamica e non pretenziosa di organizzazione. Forme che consentirebbero all\u2019individuo di non doversi affiliare ad alcun gruppo per sentirsi protetto. Forme che ci permetterebbero di vivere \u201c<a href=\"http:\/\/www.silone.it\/node\/4254\">cos\u00ec bene, fra amici, senza sbirr<\/a>i\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra culto dell&#8217;apparenza felice e solitudine delle dissonanze, cosa cerchiamo nelle persone e nella societ\u00e0?<\/p>","protected":false},"author":5,"featured_media":7120,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"footnotes":"","_ppma_block_editor_authors":""},"categories":[3,312],"tags":[36,37,34,38,108,33,107,35,39],"ppma_author":[804],"class_list":["post-7096","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-societa","category-tutti-gli-articoli","tag-albert-camus","tag-amicizia","tag-byung-chul-han","tag-democrazia","tag-federica-dalessio","tag-ignazio-silone","tag-kritica","tag-simone-weil","tag-societa-democratica"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Tra amici, senza sbirri<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Cosa cerchiamo nelle persone, e cosa cerchiamo nella societ\u00e0? 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