{"id":7161,"date":"2025-01-05T19:18:02","date_gmt":"2025-01-05T19:18:02","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=7161"},"modified":"2025-06-30T14:14:20","modified_gmt":"2025-06-30T14:14:20","slug":"come-la-guerra-ci-ha-reso-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/societa\/come-la-guerra-ci-ha-reso-umani\/","title":{"rendered":"Come la guerra ci ha reso umani"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Because, if it\u2019s not love, then it\u2019s the bomb that will bring us together<\/em><br>(Morrissey)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo l\u2019unica specie vivente, insieme alle formiche, che organizza le guerre. Proprio le guerre ci hanno reso, in gran parte, umani come siamo, e proprio dalle guerre traiamo la <em>creativit\u00e0 distruttiva<\/em> che ci permette di evolvere culturalmente come specie. Questa tesi scandalosa, ma sapientemente articolata e dimostrata, \u00e8 al centro del saggio \u201c<a href=\"https:\/\/www.utetlibri.it\/libri\/la-scimmia-armata\/\">La scimmia armata<\/a>\u201d dello studioso Peter Turchin (classe 1957), pubblicato da UTET Libri nella traduzione di Luca Fusari e Sara Prencipe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa vuol dire \u201ccreativit\u00e0 distruttiva\u201d? La specie umana avanza ed evolve culturalmente attraverso la grande spinta della cooperazione. Nel corso della nostra vicenda lunga decine di migliaia di anni, quella che inizialmente era una cooperazione di natura tribale fra persone che si conoscevano direttamente, si \u00e8 trasformata in un\u2019opera di cooperazione innanzitutto fra sconosciuti. Un\u2019opera attraverso la quale di volta in volta abbandoniamo ci\u00f2 che non ci serve pi\u00f9 o si rivela un ostacolo, e abbracciamo nuove soluzioni che ci aiutano ad andare avanti. Nelle societ\u00e0 complesse, dobbiamo la nostra sopravvivenza in gran parte al lavoro degli estranei, e nel nostro lavoro quotidiano serviamo in gran parte l\u2019esigenza di estranei. Che sia un lavoro di servizio al pubblico allo sportello, o scrivere per lettori di cui non conosciamo il nome, o produrre cibo o altri prodotti che finiranno dall\u2019altra parte del mondo, l\u2019attivit\u00e0 umana \u2013 con l\u2019eccezione di quelle poche attivit\u00e0 di cura domestica e di prossimit\u00e0 che sono svolte in gran parte dalle donne \u2013 \u00e8 volta a favorire l\u2019esistenza di estranei, ovvero a contribuire al funzionamento di societ\u00e0 complesse e di dimensioni enormi secondo quella che Turchin definisce \u201cultrasocialit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/La-Scimmia-armata-Peter-Turchin.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"819\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/La-Scimmia-armata-Peter-Turchin-819x1024.jpg\" alt=\"Copertina del libro La Scimmia armata di Peter Turchin, UTET Libri\" class=\"wp-image-7163\" style=\"width:365px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/La-Scimmia-armata-Peter-Turchin-819x1024.jpg 819w, https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/La-Scimmia-armata-Peter-Turchin-240x300.jpg 240w, https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/La-Scimmia-armata-Peter-Turchin-768x960.jpg 768w, https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/La-Scimmia-armata-Peter-Turchin-150x188.jpg 150w, https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/La-Scimmia-armata-Peter-Turchin-450x563.jpg 450w, https:\/\/kritica.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/La-Scimmia-armata-Peter-Turchin.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 819px) 100vw, 819px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Biologo evolutivo di origine russa, insegnante all\u2019Universit\u00e0 del Connectictut, ha costruito insieme a un gruppo di ricerca multidisciplinare uno strumento di analisi storica basato sui dati. La sua visione \u00e8 ambiziosa: aspira a individuare i modelli, oltre le vicende, che permettono di tracciare i percorsi evolutivi della specie umana dal punto di vista culturale. Ovvero come abbiano fatto, nelle societ\u00e0 umane, ad affermarsi e poi scomparire tutta una serie di tratti culturali. Proprio la sua ricerca sui dati gli ha permesso di formulare la tesi al centro di questo suo lavoro: che sia stata la guerra, in qualit\u00e0 di espressione massima della competitivit\u00e0 naturalmente umana, a favorire la cooperazione all\u2019interno dei gruppi. Quella umana, ricorda Turchin, \u00e8 l\u2019unica specie \u2013 <a href=\"https:\/\/www.google.com\/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=2ahUKEwiliOr1rIL4AhURSPEDHWwuCPAQFnoECCIQAQ&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.adelphi.it%2Flibro%2F9788845913075&amp;usg=AOvVaw2bDSKXJtrRZU-bNxGdWmR7\">sempre insieme alle formiche<\/a> \u2013&nbsp;che abbia creato societ\u00e0 dalle dimensioni cos\u00ec enormi, e l\u2019unica che pratichi la guerra, intesa come \u201cviolenza organizzata di gruppo contro altri gruppi\u201d. All\u2019evocazione del cantante degli Smiths Morrissey citata in esergo a questo pezzo, Turchin risponderebbe perci\u00f2 che \u00e8 stata di sicuro la bomba, e non l\u2019amore, a unirci. E prima della bomba, tutte le armi che l\u2019hanno preceduta e che hanno segnato, nel corso dei millenni, un percorso evolutivo non lineare, ma sicuramente condizionato dalla capacit\u00e0 offensiva raggiunta e dall\u2019incorporazione della guerra nella vita sociale. Un\u2019incorporazione che \u00e8 avvenuta in due modi: sia incorporando la presenza endemica della guerra e dell\u2019organizzazione militare (con le sue gerarchie) all\u2019interno della societ\u00e0, &nbsp;sia provocando una spinta costante a spingere il pi\u00f9 lontano possibile la violenza dai confini del villaggio, incrementando fortemente la convivenza pacifica interna e aumentando fino all\u2019estremo la gittata della violenza bellica all\u2019esterno. Al punto che oggi siamo capaci di sterminare altri gruppi umani a migliaia e migliaia di chilometri di distanza, senza che nessun abitante del Paese che lancia la bomba se ne accorga neanche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attorno alla capacit\u00e0 offensiva delle armi si articola una costante esigenza delle comunit\u00e0 umane: gestire l\u2019ineliminabile problema della violenza. Prima di Turchin anche altre studiose con approcci diversi, come <a href=\"https:\/\/luissuniversitypress.it\/pubblicazioni\/cause-naturali\/\">Barbara Ehrenreich<\/a> o l\u2019antropologa marxista <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/s?i=stripbooks&amp;rh=p_27%3AEvelyn+Reed&amp;ref=dp_byline_sr_book_1\">Evelyn Reed<\/a>, hanno individuato tale necessit\u00e0, forse anche con maggiore precisione rispetto al biologo. Fin dalle origini della specie il problema della violenza si \u00e8 palesato come un problema provocato dai maschi, e lo stesso studioso russo lo riconosce nel suo libro. Sono i maschi quella parte di specie che manifesta la pi\u00f9 spiccata competitivit\u00e0 aggressiva; ma gestirla e impedire che provocasse danni irreparabili \u00e8 stato un compito assunto molto spesso dalle femmine, giacch\u00e9 fin dall\u2019inizio della vita umana hanno dovuto capire come far s\u00ec che l\u2019aggressivit\u00e0 e la tendenza alla competizione non mettessero in pericolo la vita dei piccoli e delle donne all\u2019interno del villaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le armi furono la loro soluzione geniale. Secondo Turchin, gittata e mobilit\u00e0 prima di tutto servirono, nelle societ\u00e0 pi\u00f9 antiche, per consolidare la posizione degli esseri umani come una specie capace non solo di difendersi dai predatori ma all\u2019occorrenza di attaccarli, cacciando anche esemplari di grandi dimensioni attraverso le pietre, le frecce e i dardi. Ma servirono anche a stabilire criteri di egualitarismo nelle comunit\u00e0, in due modi principali: rendendo sostanzialmente di poco conto le differenze di forza fisica fra i sessi, giacch\u00e9 le donne arciere erano abili tanto quanto i colleghi maschi, e non possedevano deficit di sorta nei loro confronti; ma anche permettendo al gruppo, tramite la violenza collettiva, di scoraggiare il bullismo e la pretesa di qualcuno di assumere il comando. Non di rado i prepotenti venivano affrontati con la violenza del gruppo, che magari li scacciava a pietrate dal villaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La capacit\u00e0 di violenza che aument\u00f2 la forza di caccia degli esseri umani produsse, secondo Reed ed Ehrenreich, un altro effetto: permise alle donne di allontanare il pi\u00f9 possibile gli uomini dal villaggio, con il fondamentale scopo di proteggere i pi\u00f9 piccoli. In epoche in cui la specie non aveva ancora smesso di praticare il cannibalismo, la guerra fu quell\u2019invenzione \u2013 per Ehrenreich, con molta probabilit\u00e0, un\u2019invenzione femminile \u2013 che spinse il raggio della violenza lontano dal perimetro del villaggio, incoraggiando invece l\u2019uso della violenza verso altri gruppi, di animali o di umani estranei. \u00c8 una considerazione di grande interesse, perch\u00e9 spiega in un certo senso la guerra come invenzione difensiva ed esogena, a contrasto della violenza endogena. Le ricerche di Turchin a loro volta vanno in questo senso: la cooperazione sociale contrasta la violenza endogena, che se eccessiva, farebbe fallire la societ\u00e0, ma pu\u00f2 allo stesso tempo rendere i gruppi umani pi\u00f9 aggressivi e violenti all\u2019esterno, favorendo la vittoria su altri gruppi e quindi il successo del proprio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel suo lavoro Turchin si rifiuta in modo abbastanza visibile, ancorch\u00e9 non esplicitamente motivato, di aggregare una prospettiva di genere alle ricerche e alle conclusioni che propone, tuttavia i suoi modelli rappresentano una conferma di numerose indagini e ricerche antropologiche e archeologiche legate alla prospettiva di genere. In particolare, quando spiega il ruolo imprescindibile dei cavalli e del carro come tecnologia che permise ai popoli delle steppe eurasiatiche la conquista di enormi proporzioni di territorio in Europa, conferma quella che l\u2019archeologa lituana Marija Gimbutas defin\u00ec \u201c<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/kurgan-origini-della-cultura-europea-libro-marija-gimbutas\/e\/9788876982095?lgw_code=1122-B9788876982095&amp;gclid=CjwKCAjwkMeUBhBuEiwA4hpqEHS5l-HJ2GFo77X7lhVWH77MWoyeTi-TaY1DH6ENd6jYmIBwlmKrZhoCu4oQAvD_BwE\">l\u2019ipotesi Kurgan<\/a>\u201d, ovvero che una parte importante della vittoria del sistema organizzativo patriarcale sulle societ\u00e0 precedenti, dette dell\u2019Europa Antica, fu dovuta all\u2019invasione violenta di popoli di pastori nomadi provenienti dalle steppe dell\u2019Eurasia, e particolarmente dall\u2019odierna Ucraina. Grazie alla tecnologia del cavallo, questi guerrieri possedevano un vantaggio insormontabile sulle popolazioni conquistate, e poterono cos\u00ec conquistarle e annetterle facilmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ipotesi Kurgan di Gimbutas fu presa inizialmente poco sul serio nella comunit\u00e0 scientifica, a causa della chiara prospettiva di genere con cui era stata formulata. Gimbutas andava alla ricerca in modo esplicito di quel momento della storia in cui a una cultura generalmente ginofila si sostitu\u00ec, fino a distruggerne quasi interamente le tracce, una cultura violentemente androcentrica. Le societ\u00e0 ginofile erano caratterizzate, in base alle sue ricerche, da una condizione non subordinata delle donne nella societ\u00e0, e da una cultura che si rifaceva al ciclo vita-morte naturale, di ispirazione del tutto diversa rispetto alle successive culture religiose del padre. Nel corso del tempo, <a href=\"https:\/\/www.scientificamerican.com\/article\/new-evidence-fuels-debate-over-the-origin-of-modern-languages\/\">prove ed evidenze<\/a> della fondatezza della sua ipotesi si sono accumulate, da quelle sul DNA a quelle legate alla linguistica. Gli studi di Turchin rappresentano un\u2019ulteriore conferma: fu una civilt\u00e0 militarmente superiore, capace di utilizzare il cavallo dopo aver imparato ad addomesticarlo e a domarlo, a sbaragliare gruppi che non possedevano questa tecnologia. Sebbene anche questi ultimi fossero caratterizzati da societ\u00e0 complesse, organizzate, prevalentemente agricole. Questa civilt\u00e0 si present\u00f2 in foggia di guerrieri <a href=\"https:\/\/www.pnas.org\/doi\/10.1073\/pnas.1616392114\">quasi tutti uomini<\/a>, che conquistando i territori ne conquistarono anche le donne, i bambini, resero schiavi gli altri uomini, e instaurarono il proprio regime che gradualmente, stabilendo una gerarchia militare fissa, costitu\u00ec la sua \u00e9lite e la legittim\u00f2 tramite una nuova cosmogonia di natura patriarcale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cGli arcieri della steppa a cavallo riuscirono a stravolgere stati civilizzati, a sconfiggerne gli eserciti in dettaglio, a distruggerne le citt\u00e0 prive di mura difensive. Se non riuscivano a invadere le citt\u00e0 murate, potevano ridurle alla fame negando loro l\u2019accesso alla campagna\u201d. Come non pensare alla situazione spaventosa che oggi si vive, in quelle stesse terre, a causa dell\u2019invasione dell\u2019esercito russo in Ucraina. Ancora oggi \u00e8 una questione di tecnologie superiori che vincono e di disponibili\u00e0 tecnologiche che si combattono fra loro, ma \u00e8 anche una questione di cooperazione sociale che \u00e8 in grado di fare la differenza, su scala locale e globale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio la cooperazione sociale in tempo di guerra, come dice Turchin, pone il cosiddetto dilemma del cooperatore: prendere parte come individui alla cooperazione sociale \u00e8 infatti dispendioso per l\u2019individuo, che ne ricaver\u00e0 benefici collettivi ma a volte pu\u00f2 pagare prezzi individuali molto alti: combattendo si pu\u00f2 morire. Lo studioso russo definisce \u201cagenti razionali\u201d quegli individui che per furbizia e avidit\u00e0, nel momento in cui la cooperazione richiede un sacrificio individuale per poter superare una crisi, ritengono che la scelta nobile sia invece \u201cdisertare\u201d: cio\u00e8 pensare e agire solo per s\u00e9. \u00c8 abbastanza inevitabile pensare a come un certo settore sociale abbia disertato la cooperazione sociale durante la pandemia da Covid-19, per esempio, rifiutandosi di attuare misure di prevenzione di vario genere; o di come una parte della societ\u00e0 civile stia mostrando un atteggiamento riluttante nei confronti della cooperazione sociale italiana ed europea alla resistenza ucraina, pensando che i costi da pagare siano troppo alti e rischiosi. E d\u2019altro canto, proprio la risposta alla pandemia per la quale il mondo intero si \u00e8 riorganizzato cos\u00ec velocemente negli ultimi due anni dimostra che gli umani hanno ormai raggiunto una certa capacit\u00e0 di cooperare come un\u2019unica enorme societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Turchin, la pervicacia di forme di antisocialit\u00e0 che pure permangono \u00e8 legata fortemente alla fiducia nei confronti della \u201csociet\u00e0 degli estranei\u201d nella quale viviamo. Alcune societ\u00e0 \u2013 Turchin cita esplicitamente l\u2019Italia, usando come riferimento la controversa <a href=\"https:\/\/www.illibraio.it\/libri\/le-basi-morali-di-una-societa-arretrata-9788815134165\/\">ricerca di Edward Bansfield sul familismo amorale<\/a> \u2013 prediligono forme di tribalismo, come il nepotismo o il clientelismo, che distruggono l\u2019adesione delle persone all\u2019ultrasociet\u00e0 e concentrano invece gli sforzi degli individui nella difesa della sola famiglia. La permanenza di dinamiche familiste all\u2019interno delle societ\u00e0 complesse rende queste ultime inadeguate a vincere le proprie sfide nei confronti di altre societ\u00e0 complesse: si mostrano meno coese, meno in grado di adoperare quel metodo della \u201cdistruzione creativa\u201d che consente di liberarsi di ci\u00f2 che non funziona pi\u00f9 e di adottare nuove pratiche, istituzioni, modi di vivere pi\u00f9 adeguati alle sfide da superare. In questo senso, il pensiero va anche alle mille resistenze che le classi dominanti di questo Paese \u2013 una sorta di \u201cultrafamiglia\u201d per prendere a prestito la terminologia dello studioso \u2013 stanno facendo nei confronti della societ\u00e0 civile, affinch\u00e9 le sfide poste dalla pandemia e ora dalla guerra portino a distruggere certe forme organizzative che non funzionano \u2013 dal lavoro in ufficio costantemente supervisionato e controllato, fino alle politiche energetiche \u2013 e ne vengano invece inaugurate altre. Persino la guerra in Ucraina, in questo senso, diventer\u00e0 la cartina al tornasole per distinguere fra quelle societ\u00e0 che avranno saputo unirsi per avanzare sul terreno della cooperazione, o viceversa quelle che si macereranno nelle divisioni e nelle indecisioni perch\u00e9 non riusciranno a pensare in termini di bene sociale collettivo \u2013 per esempio nell\u2019urgenza di trovare alternative ecosostenibili e pulite alla dipendenza dalle fonti energetiche russe \u2013&nbsp;ma prediligeranno gli interessi di alcuni gruppi su altri. L\u2019auspicio di Turchin \u00e8 che la capacit\u00e0 di cooperazione su scala mondiale riesca infine ad abolire la guerra, attraverso una costante competizione per la migliore opera di creazione distruttiva. \u201cPer abolire le guerre servirebbe una cooperare su una scala vastissima, che coincida con l\u2019umanit\u00e0 intera. Del resto la pace non \u00e8 semplice assenza di guerra; va gestita in maniera attiva.\u201d Ma i costi individuali della cooperazione sociale sono alti; solo ridistribuendo meglio i benefici all\u2019interno della societ\u00e0 si potr\u00e0 convincere ogni persona che \u00e8 pi\u00f9 conveniente, anche nella propria vita individuale, fare la propria parte e dedicarsi a rendere migliore la vita degli estranei. Quella forma di <a href=\"https:\/\/www.singola.net\/pensiero\/tra-amici-senza-sbirri-ossessione-identitaria-relazioni-e-solitudine\">amicizia sociale<\/a> che pu\u00f2 unirci al posto della guerra.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">PHOTO CREDITS: <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/utetlibri\/posts\/la-storia-dellumanit%C3%A0-%C3%A8-costellata-di-battaglie-fratricide-violenze-e-genocidi-u\/5236163949761412\/?locale=ms_MY\">UTET Libri<\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel saggio &#8220;La scimmia armata&#8221; il biologo Peter Turchin porta avanti l&#8217;ipotesi dell&#8217;origine cooperativa e creativa della 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