{"id":7166,"date":"2025-01-07T14:39:26","date_gmt":"2025-01-07T14:39:26","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=7166"},"modified":"2025-06-30T14:14:20","modified_gmt":"2025-06-30T14:14:20","slug":"israele-e-la-sua-propaganda-sempre-piu-aggressiva-e-totalitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/politica\/israele-e-la-sua-propaganda-sempre-piu-aggressiva-e-totalitaria\/","title":{"rendered":"Aggressively totalitarian propaganda"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il 2025, Israele ha stanziato una cifra ulteriore di 150 milioni di euro per la&nbsp;<em>Hasbara<\/em>, la sua industria di propaganda. Soldi che si aggiungeranno a quelli gi\u00e0 a budget, per alimentare la macchina narrativa attraverso la quale Israele <em>spiega<\/em> (<em>Hasbara<\/em> viene tradotto in inglese, in modo non precisissimo, con la parola &#8220;spiegazione&#8221;) perch\u00e9 ha ragione di fare quello che fa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso la&nbsp;<em>Hasbara<\/em>, Israele riesce a far passare le sue costanti veline come se fossero notizie, oscurando e riuscendo a minimizzare la copertura dei quotidiani atti di barbarie che commette sui palestinesi, o facendo s\u00ec che vengano sempre contestualizzati come autodifesa necessaria e legittima o guerra di risposta al terrorismo. Avendo impedito ai giornalisti stranieri di entrare a Gaza per osservare con i propri occhi e riportare con le proprie mani, Israele si \u00e8 assicurato il controllo di tutta la narrazione delle vicende nella Striscia. I suoi unici antagonisti rimasti sono i giornalisti palestinesi, non a caso fra i bersagli designati dell&#8217;esercito, che dall&#8217;8 ottobre 2023 a oggi ne ha gi\u00e0 uccisi oltre 190, senza contare gli assassinii dei loro parenti e persone care.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Laddove l&#8217;opinione pubblica che si forma dal basso \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/mondo\/2023\/11\/15\/usa-per-il-68-israele-dovrebbe-dichiarare-il-cessate-il-fuoco_d7510057-0be3-4ad4-b71c-16121b9edfd3.html\">ovunque nel mondo occidentale largamente favorevole a un cessate il fuoco in Palestina<\/a> e critica verso l&#8217;operato israeliano, per i sostenitori del genocidio \u2013 e del complessivo impianto suprematista e colonialista di Israele contro i palestinesi e i popoli arabi di tutta l&#8217;area \u2013 la reiterazione di un discorso di legittimazione e giustificazione si fa ogni giorno pi\u00f9 importante, quasi obbligata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel che \u00e8 peggio tuttavia, della <em>Hasbara<\/em>, \u00e8 la grande energia che i propagandisti filosionisti dedicano ad attaccare chi prova a informare ma anche a esprimere le proprie posizioni secondo i criteri della verit\u00e0 dei fatti, dell\u2019indipendenza di pensiero e dell\u2019umanit\u00e0 di sguardo. Israele conta sull\u2019alleanza di professionisti dei media, personaggi politici e figure note, delle associazioni come l\u2019AIPAC americana o delle comunit\u00e0 fedeli allo Stato ebraico, come \u00e8 il caso della Comunit\u00e0 ebraica italiana, che si dedica costantemente a infangare la reputazione di giornalisti o personalit\u00e0 sgradite, e ad invocare censure e reprimende nei loro confronti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di tutte, le voci palestinesi sono in assoluto le pi\u00f9 censurate e le pi\u00f9 infangate. Il modo in cui i giornalisti palestinesi o arabi sono trattati dai media occidentali \u00e8 un\u2019estensione dell\u2019uccisione sistematica che subiscono a Gaza e in Cisgiordania, dove persino l\u2019ANP si \u00e8 messa ora a fare il lavoro sporco di attacco all\u2019informazione per conto di Israele, arrivando addirittura ad assassinare la giornalista ventiduenne Shatha al-Sabbagh e a sospendere le trasmissioni di Al Jazeera nei territori palestinesi, dopo che gi\u00e0 Israele aveva assaltato e chiuso gli uffici dell&#8217;emittente a Ramallah, mesi fa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019<a href=\"https:\/\/www.dropsitenews.com\/p\/bbc-civil-war-gaza-israel-biased-coverage\">inchiesta del giornalista Owen Jones<\/a> nel Regno Unito ha svelato, per esempio, il clima di tensione e difficolt\u00e0 all\u2019interno della BBC britannica, il broadcast televisivo e informativo pi\u00f9 visto al mondo. 13 giornalisti hanno parlato con Jones raccontando il filtro esercitato da uno dei redattori della testata, Raffi Berg, in forze alla divisione Medio Oriente delle news online, il cui lavoro, hanno dichiarato, consiste nell\u2019&#8221;annacquare tutto ci\u00f2 che contenga critiche nei confronti di Israele&#8221;. A giugno scorso oltre 100 giornalisti della rete hanno manifestato disappunto, con una lettera aperta, per la copertura irrispettosa degli standard del giornalismo che la BBC stava offrendo delle vicende palestinesi. La loro protesta non ha sortito il minimo effetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La BBC non \u00e8 certo un caso isolato. I giornali tradizionalmente progressisti della anglosfera, dal Guardian al New York Times, a tante televisioni e canali statunitensi, hanno visto in questi mesi centellinare, quando non sparire del tutto, la presenza di giornalisti e ospiti di origine palestinese e sono stati spesso contestati per aver offerto una visione faziosa delle vicende in corso. Un <a href=\"https:\/\/www.writersagainstthewarongaza.com\/about-wawog\">collettivo di giornalisti, scrittori e studiosi statunitensi<\/a> ha fondato il giornale di protesta &#8220;<a href=\"https:\/\/newyorkwarcrimes.com\/\">New York War Crimes<\/a>&#8221; proprio per denunciare in modo forte il modo in cui il New York Times copre le notizie su Israele. L&#8217;immagine di copertina dell&#8217;articolo che stai leggendo \u00e8 presa dal loro primo numero, uscito nel novembre 2023.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le lamentele nel mondo laburista britannico per il modo in cui riportando le notizie coprono responsabilit\u00e0 e nefandezze israeliane vanno avanti, d\u2019altro canto, da anni. Basta leggere le tante notizie scritte nel tempo da <a href=\"https:\/\/www.jewishvoiceforlabour.org.uk\/\">Jewish Voice for Labour<\/a>, una comunit\u00e0 di ebrei laburisti antisionisti \u201ciscritti, ex iscritti o mai stati iscritti al partito laburista\u201d, al cui interno per anni ha tenuto banco la guerra contro Jeremy Corbin <a href=\"https:\/\/www.dinamopress.it\/news\/antisemitismo-larma-strumentale-del-new-labour-corbyn\/\">accusato di antisemitismo<\/a> e ostracizzato nel partito all\u2019interno del quale godeva di una forte leadership. Keir Starmer, suo successore alla guida dei laburisti e oggi Primo ministro, di contro rappresenta un fedele esecutore di tutti gli interessi israeliani, insieme al suo governo. Almeno met\u00e0 del cosiddetto gabinetto di governo britannico ha ricevuto infatti <a href=\"https:\/\/www.declassifieduk.org\/israel-lobby-funded-half-of-keir-starmers-cabinet\/\">copiosi finanziamenti da parte di associazioni filosioniste<\/a>, come \u00e8 stato svelato da alcuni media indipendenti. Negli Stati Uniti invece, dove le leggi impongono al personale politico la massima trasparenza riguardo ai fondi che ricevono e da parte di chi, la compravendita da parte dell&#8217;associazione sionista AIPAC avviene direttamente alla luce del sole. L&#8217;account <a href=\"https:\/\/x.com\/trackaipac\">AIPAC Tracker<\/a> documenta da tempo la presenza pervasiva di AIPAC in ogni competizione politica statunitense, sia essa locale o nazionale. E AIPAC stesso, all&#8217;indomani delle elezioni presidenziali di novembre, <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/AIPAC\/posts\/pfbid022KcHQVw8H8J1sACayDQorJkLHVEdfGetLggffdejThNDwmMkWMTsf9gmPA58g5sQl\">ha dichiarato con orgoglio<\/a> di aver finanziato non meno di 318 nuovi deputati del Congresso americano su 535, per una spesa complessiva di oltre 100 milioni di dollari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche i social network sono parte integrante della rete dell&#8217;<em>Hasbara<\/em>. Su X, persino Jorge Bergoglio <a href=\"https:\/\/skwawkbox.org\/2025\/01\/05\/pope-shadowbanned-over-gaza-genocide-and-international-justice\/?s=08\">\u00e8 stato oscurato<\/a>: i suoi post critici nei confronti di Israele hanno raggiunto a malapena l&#8217;1% del pubblico dei suoi follower. Da oltre un anno numerose associazioni hanno svelato come Meta, l\u2019azienda proprietaria di Facebook, Instagram e Whatsapp, applichi un oscuramento sistematico dei contenuti di provenienza palestinese. Su Instagram sono stati bannati giornalisti palestinesi con milioni di follower, come per esempio <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/maktoobmedia\/p\/DCEinn-s_vu\/\">il giornalista di Al Jazeera Anas al-Sharif<\/a>. Nel corso del tempo, Meta \u2013 che ha da pochissimo annunciato <a href=\"https:\/\/www.lanotiziagiornale.it\/zuckerberg-accoglie-elkann-nel-cda-di-meta-quando-il-potere-si-muove-tra-algoritmi-e-fabbriche\/\">l&#8217;ingresso di John Elkann nel Consiglio d&#8217;amministrazione<\/a> \u2013 ha promosso numerosi ufficiali israeliani a ruoli apicali, e nei mesi scorsi ha assunto Jordana Cutler, ex consigliera di Netanyahu e del Likud, nel ruolo di responsabile della moderazione dei contenuti sulle piattaforme social relativi al Medio Oriente. Cutler non si \u00e8 fatta attendere, e ha immediatamente oscurato i contenuti pubblicati da realt\u00e0 solidali con il popolo palestinese, fra cui la rete \u201cStudents for Justice in Palestine\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E in Italia? In Italia siamo immersi nel solito clima provinciale, parolaio e inconsistente, cerchiobottista quando va bene, palesemente arruolato nella maggiora parte dei casi; nessuna specificit\u00e0 di rilievo, se non che anche le pochissime voci palestinesi di cui la nostra televisione godeva, come quella della giornalista Rula Jebreal, sono costantemente attaccate e infangate da esponenti dell\u2019<em>Hasbara<\/em>. Alcuni profili di singole personalit\u00e0, specialmente sui social, sono particolarmente aggressivi e praticano continui atti di squadrismo mediatico provando a zittire le \u2013 poche \u2013 voci critiche che si levano chiare. Chi scrive <a href=\"http:\/\/pfbid09D6oB5esgvj5A4jfaSW94sXUCLhE5s74Jw9oTsFJvABU2jUrGXuixnbziTyMuVkel\">ne ha subito direttamente le angherie<\/a>. <br>Il Corriere della Sera ha toccato di recente il fondo quando ha pubblicato un &#8220;<a href=\"https:\/\/roma.corriere.it\/notizie\/politica\/25_gennaio_03\/antisemitismo-cresce-episodi-quintuplicati-2f623574-1862-4982-add1-b5f976661xlk.shtml?refresh_ce\">dossier<\/a>&#8221; dell&#8217;associazione SetteOttobre, una realt\u00e0 dedita alla propaganda pi\u00f9 aggressiva contro qualsiasi voce critica nei confronti dell&#8217;operato di Israele, come la relatrice speciale ONU dai Territori Occupati Francesca Albanese, sempre all&#8217;insegna della &#8220;lotta all&#8217;antisemitismo&#8221;,  qualificando tuttavia come antisemitismo, come si fa nel sedicente <em>dossier<\/em>, qualsiasi opinione solidale con il popolo palestinese e di ostilit\u00e0 verso Israele. Questo \u00e8 uno dei <em>topoi<\/em> pi\u00f9 sfruttati e velenosi della <em>Hasbara<\/em>: ridurre ad antisemitismo ogni forma di critica, anche blanda, verso l&#8217;operato di uno Stato, quindi verso una entit\u00e0 politica, non razziale. Ma tant&#8217;\u00e8: autodefinendosi &#8220;Stato ebraico&#8221;, Israele, con tutta la sua macchina propagandistica, annulla con intenzione e dolo questa differenza, fondamentale per qualsiasi assetto democratico. Lo fa senza che questa sovrapposizione, che dovrebbe mettere in serio allarme qualsiasi sincero democratico, venga mai messa sotto la lente da quella che il giornalista Raffaele Oriani ha definito la &#8220;<a href=\"https:\/\/www.peoplepub.it\/pagina-prodotto\/gaza-la-scorta-mediatica\">scorta mediatica<\/a>&#8221; al genocidio: il giornalismo <em>mainstream<\/em> sceglie attentamente persino le singole parole affinch\u00e9 possano costantemente prevalere, in modo pi\u00f9 o meno sfacciato o viceversa subdolo, da un lato il punto di vista israeliano nel racconto delle vicende di Gaza, dall&#8217;altro la disumanizzazione dei palestinesi. Oriani si \u00e8 chiamato fuori da tutto ci\u00f2 smettendo di collaborare con Repubblica, di cui era una firma assidua da tempo. Ma le personalit\u00e0 e le testate che nel nostro Paese abbiano preso una posizione trasparente in questo senso sono un numero infimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In televisione, fa eccezione <em>Report<\/em>, l\u2019unica trasmissione italiana a non aver annacquato l&#8217;informazione con imbarazzanti propagandismi e ad aver detto qualcosa di davvero interessante su Israele e sulla guerra genocidiaria di Israele contro i palestinesi. Nella sua <a href=\"https:\/\/www.rai.it\/programmi\/report\/inchieste\/Il-laboratorio-996f7402-dd1d-4ed9-9308-14251bf824e7.html\">puntata del 3 novembre 2024<\/a>, Report ha svelato innanzitutto le commistioni e complicit\u00e0 della comunit\u00e0 mondiale degli Stati con Israele sul piano degli affari militari: Israele \u00e8 un grandissimo esportatore di tecnologia digitale militare, laddove invece riceve aiuti indispensabili, prima di tutto dagli Stati Uniti, per quanto riguarda l\u2019industria militare pesante. La redazione \u00e8 stata <a href=\"https:\/\/www.ucei.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/comunicato-per-trasmissione-Report.pdf\">prontamente attaccata dall\u2019UCEI<\/a> (Unione delle comunit\u00e0 ebraiche italiane), e ora si trova attaccata anche dal governo. I partiti di maggioranza hanno di recente chiesto alla RAI, infatti, di privare la trasmissione della manleva, la tutela legale che solleva i giornalisti da rischi penali ed economici. La richiesta sembra sia arrivata dopo aver coperto le vicende che hanno interessato l\u2019ex ministro Sangiuliano, ma certamente, se mai dovesse divenire realt\u00e0 questa richiesta, colpirebbe la trasmissione su tutti i temi pi\u00f9 delicati, in primis la copertura del genocidio israeliano e della politica israeliana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel che infatti della <em>Hasbara<\/em> \u00e8 in assoluto pi\u00f9 grave \u00e8 che la propaganda copiosamente finanziata e sostenuta da Israele stesso e dai suoi alleati non si limita a sovrapporsi al giornalismo per confondere le acque o macchiare la verit\u00e0 con la post-verit\u00e0, come da copione della rete internazionale trumpiana-bannoniana \u2013&nbsp;di cui Netanyahu e Israele tutto, radicalizzato ormai saldamente come un Paese suprematista e razzista fino alla ferocia assassina, rappresentano una branca fondamentale \u2013; la <em>Hasbara<\/em> si insinua nei governi e nelle leggi, allo scopo di perseguitare i giornalisti. Di nuovo, \u00e8 in Gran Bretagna che questa tendenza si sta manifestando ai livelli pi\u00f9 preoccupanti. Attraverso una \u201clegge antiterrorismo\u201d draconiana e autoritaria, tanto quanto pu\u00f2 esserlo la legge russa sugli agenti stranieri, gi\u00e0 mesi fa sono stati arrestati attivisti e giornalisti schierati con il popolo palestinese; fra questi il giornalista Richard Medhurst, arrestato ad agosto sulla base della&nbsp;<em>Section 12<\/em>&nbsp;del Terrorist Act inglese, in base al quale rappresenta un crimine anche esprimere opinioni in favore di un\u2019organizzazione considerata terroristica (\u201cproscribed organisation\u201d). In seguito all\u2019arresto, dopo averlo rilasciato le autorit\u00e0 hanno intimato a Medhurst di svelare le sue fonti consegnando le password dei suoi strumenti di lavoro. Il giornalista si \u00e8 opposto, e ora, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2025\/01\/02\/rischia-il-carcere-a-londra-perche-tutela-le-sue-fonti-tps16_040_cor-secongda-riga-terza-rliga-quarta-riga\/7822402\/\">come ha scritto sul Fatto Quotidiano la giornalista Stefania Maurizi<\/a>, \u201cLe autorit\u00e0 inglesi potrebbero anche ricorrere alla corte e ottenere una sentenza del giudice che ordini al reporter di consegnarle. Se Richard Medhurst non lo far\u00e0, rischier\u00e0 tra i due e i cinque anni di carcere.\u201d Il giornalismo investigativo indipendente si basa per intero sulla protezione delle fonti. Obbligare un reporter a rivelarne l&#8217;identit\u00e0 significa metterle a rischio, compreso mettere a rischio la loro stessa vita; e quindi far s\u00ec che le persone con qualcosa da rivelare non possano mai pi\u00f9 fidarsi dei giornalisti. Un colpo di grazia per la possibilit\u00e0 di condurre inchieste alla ricerca della verit\u00e0 dei fatti. \u00c8 cos\u00ec che la&nbsp;<em>Hasbara<\/em>&nbsp;vince, cos\u00ec che la democrazia muore.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">PHOTO CREDITS: <a href=\"https:\/\/newyorkwarcrimes.com\/print-issue-vol-i-no-1-ceasefire-now\">New York War Crimes<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Una versione pi\u00f9 breve di questo articolo <a href=\"https:\/\/www.africa-express.info\/2025\/01\/04\/la-macchina-della-propaganda-di-israele-sempre-piu-aggressiva-e-totalitaria\/\">\u00e8 stata pubblicata il 4 gennaio 2025<\/a> su <strong>Africa Express<\/strong>, la testata online diretta dal giornalista Massimo Alberizzi, con la quale abbiamo piacere di collaborare. <\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Israel's propaganda machine extends the army's violence against Palestinian 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