{"id":8073,"date":"2025-02-05T21:24:21","date_gmt":"2025-02-05T21:24:21","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=8073"},"modified":"2025-06-30T14:14:07","modified_gmt":"2025-06-30T14:14:07","slug":"ainda-estou-aqui-il-monito-di-walter-salles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/cultura\/film-e-tv\/ainda-estou-aqui-il-monito-di-walter-salles\/","title":{"rendered":"I'm still here, the warning from Walter Salles"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>[Questo articolo contiene anticipazioni sulla trama del film. Se sei fra quelle persone che amano vederli solo a scatola chiusa, torna a leggerla dopo che lo avrai visto al cinema. Per\u00f2 corri al cinema, non te lo far scappare!]<\/em><br>Di tutte le dittature fasciste che hanno distrutto una generazione intera di cittadini, giovani e meno giovani, militanti di sinistra e socialisti in America Latina, inspiegabilmente quella che si impose sul Brasile negli anni dal 1964 al 1985 \u00e8 una delle meno discusse e conosciute nel nostro Paese, sebbene l\u2019Italia abbia ospitato per qualche tempo personalit\u00e0 del calibro di Chico Buarque, e nonostante la grande popolarit\u00e0 del movimento musicale brasiliano che Caetano Veloso, Gilberto Gil, lo stesso Buarque insieme a molti altri artisti e artiste formarono come espressione di dissidenza e impegno politico, e che ha donato al tempo stesso capolavori leggendari dell\u2019arte musicale al mondo tutto. <br>Di questi capolavori, dello spirito e dell\u2019energia di tutte queste personalit\u00e0, la cui musica batte il ritmo di una colonna sonora struggente e vitale, \u00e8 intriso il bellissimo <em>Ainda Estou Aqui<\/em> di Walter Salles: uno spaccato della realt\u00e0 sotto la dittatura militare brasiliana tratto dal romanzo omonimo di Marcelo Rubens Paiva (edito in Italia da La Nuova Frontiera, traduzione di Marta Silvetti), figlio di Eunice e Rubens Paiva, la cui storia il figlio racconta in un\u2019autobiografia di famiglia che diventa testimonianza di un\u2019epoca intera, dei tratti caratterizzanti un regime che fu fra i pi\u00f9 feroci del Novecento nei confronti dei dissidenti politici. Presentato in anteprima all\u2019ultima Mostra internazionale del cinema di Venezia, dove ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura, \u00e8 ora in nomination agli Oscar 2025 come Miglior film, Miglior film internazionale e per l\u2019interpretazione di Fernanda Torres come miglior attrice protagonista, dopo che gi\u00e0 il Golden Globe 2025 in questa categoria \u00e8 andato a lei (e avrebbe francamente meritato anche la Coppa Volpi a Venezia, vinta invece da Nicole Kidman per il dimenticabile <em>Babygirl<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E il film \u00e8 lei. L\u2019interpretazione misurata al millimetro, con ogni muscolo del viso, dell\u2019attrice pi\u00f9 amata in Brasile \u2013 insieme a sua madre, Fernanda Montenegro, che interpreta lo stesso personaggio della figlia negli anni dell\u2019anzianit\u00e0 \u2013&nbsp;giganteggia in questa pellicola e la regge quasi per intero, insieme al carisma del co-protagonista Selton Mello nella parte di Rubens Paiva, il deputato laburista che nel 1971, negli anni pi\u00f9 bui della dittatura militare brasiliana, poco dopo che la Costituzione era stata riscritta in senso ancora pi\u00f9 brutalmente autoritario e le persecuzioni contro i dissidenti erano all\u2019ordine del giorno, fu sequestrato, mentre si trovava in casa, da oscure figure del regime, per non fare mai pi\u00f9 ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre il libro di Marcelo Rubens Paiva comincia dalla fine, e giustappone fra loro tanti fili della memoria di una famiglia intera attraversata nel corso dei decenni da molteplici tragedie e traumi, il film di Walter Salles \u2013 che fu amico d\u2019infanzia di Marcelo e delle sue sorelle \u2013 segue un percorso cronologicamente lineare e comincia nel 1970 a Rio de Janeiro, dove la famiglia Paiva viveva, in una casa proprio di fronte alla spiaggia, una vita gioiosa e serena, pur nelle preoccupazioni per la sicurezza della primogenita, Vera detta Veroca, che frequenta gruppi di persone invisi al regime. I genitori decidono di mandarla a studiare a Londra per proteggerla dal pericolo di essere arrestata. Ma poco dopo, ad essere sequestrato sar\u00e0 invece Rubens, insieme ad Eunice e a un\u2019altra figlia. La giovane rimarr\u00e0 incappucciata nel centro di detenzione per un giorno; Eunice per dodici giorni, durante i quali ascolter\u00e0 le grida di dolore, la tortura, la violenza perpetrata dai militari sui detenuti. Di Rubens non si sapr\u00e0 pi\u00f9 nulla. E, per anni, Eunice cercher\u00e0 di fare giustizia per il marito, provando a tenere unita la famiglia. Studier\u00e0 legge e diventer\u00e0 un famoso avvocato per i diritti umani, battendosi perch\u00e9 le sorti del marito e degli altri dissidenti divengano finalmente chiare, per i diritti degli indigeni e diventando una figura di spicco del Brasile democratico. Il film si sofferma sul suo percorso umano, sulla sua paura e sulla reazione coraggiosa alla paura; una paura sottile e penetrante, quella che il regime militare incuteva sulla popolazione, sui dissidenti, su chi veniva portato nelle carceri. Le scene all\u2019interno del centro di detenzione sono spaventose nella loro cruda essenzialit\u00e0: non vediamo violenza con gli occhi, ma la percepiamo con l\u2019assieme dei sensi, la sentiamo come la sent\u00ec Eunice, sulla pelle, non lavabile facilmente con una doccia. La vediamo nel suo volto, nel suo sguardo, nei suoi movimenti; e vediamo cosa pu\u00f2 fare una dittatura nella vita delle famiglie, come pu\u00f2 spegnere l\u2019allegria e trasformarla in angoscia, come pu\u00f2 piegare la spensieratezza e costringere a fare le proprie scelte di vita. La vediamo nella casa della famiglia Paiva, traboccante di vitalit\u00e0 e poi pi\u00f9 scura, silenziosa, occupata dai fantasmi di un potere che accusa e condanna, ma non si dichiara. Agisce nella penombra. Fino a quando Eunice non annuncia ai figli che bisogna andare via, lasciare Rio. Trasferirsi a S\u00e3o Paulo, e cominciare una nuova vita, in cui l\u2019amato Rubens non ci sar\u00e0; ma in cui tutto continuer\u00e0 a essere in suo nome, nel segno della dignit\u00e0 e della ricerca di verit\u00e0 e giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che Salles sceglie di mostrare, come il regista ha dichiarato anche esplicitamente, \u00e8 un <em>memento<\/em>: serve a ricordarsi ci\u00f2 che \u00e8 stato e ci\u00f2 che potr\u00e0 essere di nuovo. Come la democrazia possa essere in ogni momento storico facilmente rovesciata quando gli interessi imperialistici cos\u00ec ritengono convenga, come fu il caso di Brasile, Cile, Argentina, Uruguay in quegli anni. Serve tuttavia anche a ricordarsi ci\u00f2 che oggi, per noi, qui, non \u00e8: non \u00e8 quel clima di terrore diffuso e di caccia diffusa al dissidente. Non \u00e8 quella dittatura brutale, quell\u2019odio sistematico e organizzato che caratterizz\u00f2 in modo specifico le dittature anticomuniste latino americane, ma che ha caratterizzato anche dittature a tutt\u2019altre latitudini e rette da ben diverse ideologie, come <a href=\"https:\/\/kritica.it\/politica\/il-regime-degli-assad-era-caduto-da-tempo-nel-cuore-del-popolo-siriano\/\">quella siriana del regime degli Assad<\/a>, o persino regimi formalmente democratici, come quello di Israele. Assistere alle scene del film che si svolgono dentro il centro dove Rubens Paiva fu rinchiuso, e subito ammazzato per via delle torture subite anche se la famiglia lo sapr\u00e0 soltanto dopo 25 anni, rimanda con il pensiero immediatamente a regimi che si sono trascinati fino ai giorni nostri, come quello siriano. Abbiamo ancora davanti agli occhi le immagini del centro di tortura e detenzione di Sednaya, dove finivano tutti i dissidenti politici del regime di Assad: \u00e8 quanto di pi\u00f9 vicino possiamo immaginare, nella contemporaneit\u00e0, ai centri come quelli brasiliani. E la lotta di giovani donne come <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/society\/2021\/jul\/14\/wafa-mustafa-the-woman-fighting-to-find-her-father-and-all-of-syrias-disappeared\">Wafa Mustafa per conoscere le sorti del padre<\/a>, scomparso nel 2013, sono quanto di pi\u00f9 vicino alla lotta di Eunice Paiva e dei suoi figli nel Brasile degli anni \u201870, \u201880 e \u201890. Ma anche le lotte della famiglia del medico palestinese <a href=\"https:\/\/www.amnesty.it\/appelli\/gaza-liberta-per-il-dottor-hussam-abu-safiya\/\">Hussam Abu Safiya<\/a>, rapito dall&#8217;esercito durante l&#8217;assedio all&#8217;ospedale Kamal Adwan. Di lui non si sa pi\u00f9 nulla, \u00e8 scomparso. E forse, come Rubens Paiva, potrebbe essere gi\u00e0 morto. Come \u00e8 morta sua madre, di crepacuore, dopo che il regime israeliano aveva gi\u00e0 assassinato, per vendetta, uno dei figli di Abu Safiya, suo nipote.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le dittature e i regimi autoritari, quelli del Novecento e quelli di questo secolo, colpiscono sempre le famiglie. La lotta di Eunice per tenere insieme la sua, fino a quando non sar\u00e0 l\u2019Alzheimer a scomporre il suo quadro, a intaccare i ricordi e la lucidit\u00e0 cos\u00ec ferreamente mantenuta fino a quel momento, \u00e8 la lotta di centinaia di migliaia di famiglie che lungo ogni generazione e in ogni angolo del mondo si sono battute per non farsi separare, per non consentire alla ferocia del potere di smembrarle, di lacerarle. Sui lineamenti delle donne, concentrati nello sguardo e nella tensione del viso di Torres che diventa sguardo collettivo, tensione condivisa, quella lotta si fa sorriso, tenacemente rivendicato di fronte alle telecamere dei giornali che preferirebbero mestizia o tristezza, degno e resiliente di fronte a un funzionario burocrate che non ti vuole aiutare, soddisfatto per una battaglia finalmente vinta; si fa durezza, pazienza, ostinazione per i mille ostacoli da superare. Si fa parola, battaglia, e infine silenzio, assenza, e poi guizzo di sentimento, quando il volto di Fernanda Torres cede il testimone a quello di sua madre, l\u2019icona del cinema brasiliano Fernanda Montenegro, che interpreta la Eunice anziana, malata, ormai figlia dei suoi figli, ma ancora collante di una intera famiglia. Nel nome di un marito e padre amatissimo, brutalmente sottratto alla gioia, alla lotta e alla vita. Come fu ed \u00e8 con tanti e tante, in tanti e diversi luoghi del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Walter Salles issues a deliberate warning: remember what it meant for ordinary lives and families to live under a dictatorship.<\/p>","protected":false},"author":5,"featured_media":8075,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"footnotes":"","_ppma_block_editor_authors":""},"categories":[32,312],"tags":[94,108,95,107,109,96],"ppma_author":[804],"class_list":["post-8073","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-film-e-tv","category-tutti-gli-articoli","tag-brasile","tag-federica-dalessio","tag-fernanda-torres","tag-kritica","tag-kritica-it","tag-oscar-2025"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - 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