{"id":8218,"date":"2025-03-08T10:23:06","date_gmt":"2025-03-08T10:23:06","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=8218"},"modified":"2025-12-04T10:58:43","modified_gmt":"2025-12-04T10:58:43","slug":"8-marzo-e-femminismo-allungare-lo-sguardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/politica\/8-marzo-e-femminismo-allungare-lo-sguardo\/","title":{"rendered":"8th March and feminism: broadening our horizons"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle settimane precedenti a questo 8 marzo 2025, un gruppo di femministe ha inviato una lettera aperta \u201c<a href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/1S6ksATB0UPm9xmUDaJxDUmp6H1KAoTB3\/view?fbclid=IwY2xjawI432pleHRuA2FlbQIxMAABHRehYC8j-pMe7rNa73qXDFXaXGIBouCXx9tKomoWp1L95OJxqDXe3I-2SQ_aem_UEcLzx-udCcUFFaRO_MVBQ\">a chi manifester\u00e0 l\u20198 marzo<\/a>\u201d che non ha mancato di suscitare riflessioni accese e risposte piccate da parte di altre femministe, fra cui <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/lucha.ysiesta\/posts\/pfbid0iprxKeq9MeG1hRrgeWoAFftRKzJhgvqYWxFJz9YnmBbcBywWUbsiZmTFjPJkuiotl\">il collettivo Lucha y Siesta<\/a>. La lettera, pubblicata sulle pagine social di alcune realt\u00e0 del femminismo fra cui l\u2019UDI \u2013 che in un primo momento si \u00e8 associata, e in seguito alle polemiche si \u00e8 tirata indietro \u2013&nbsp;si propone, a detta delle firmatarie, di \u201caprire una discussione da tempo soffocata\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0, il problema pi\u00f9 grave e pi\u00f9 serio di quella lettera \u00e8 che contiene una serie di affermazioni talmente apodittiche da non lasciare spazio ad alcuna discussione. Non c\u2019\u00e8 un solo passaggio che sia anche vagamente dubitabondo, interrogativo, n\u00e9 autocritico, ma a ben vedere neanche critico. Sono una serie di asserzioni che si vorrebbero autodimostrative, ma non lo sono. L\u2019effetto non poteva dunque non essere quello di produrre una serie di risposte non meno apodittiche, non meno assertive quando non aggressive, tali da lasciare ogni singola persona esattamente nella stessa posizione in cui si trovava prima di questo non-dibattito, ma con in corpo molto veleno e confusione in pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il femminismo vive, non da ora, una serie di divisioni al suo interno derivanti tutte e ciascuna dal fatto di fare riferimento a teorie generali, o dottrine se vogliamo, che alla luce degli stravolgimenti rapidi della realt\u00e0 intorno a noi avrebbero bisogno di verifica costante, di un approccio non ideologizzato al pensiero; prima di tutto perch\u00e9 se il femminismo sono le sue pratiche, queste pratiche vanno valutate nel come si inseriscono nella realt\u00e0 politica pi\u00f9 ampia. Un elemento di riflessione del tutto assente dalla lettera aperta di cui sopra, ma, drammaticamente, del tutto assente dal dibattito femminista in generale, che negli ultimi anni si \u00e8 reso protagonista di uno scadimento nella propaganda, nella reiterativit\u00e0 di pochi aassunti sempre uguali a s\u00e9 stessi, a fronte di esperienze pratiche e di esigenze umane, come quelle della <a href=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/attualita\/questioni-di-genere\/femminicidi-tutta-le-volte-che-li-abbiamo-ignorati-nascosti-dimenticati\/\">lotta contro la violenza maschile<\/a>, che sono invece esplose nella societ\u00e0 in modo cos\u00ec potente da richiedere di mettersi all&#8217;altezza di nuove sfide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Proviamo ad analizzare la lettera, in pi\u00f9 puntate, pezzo per pezzo, in modo da creare, ci auguriamo, presupposti per la discussione, cercando di disvelare alcune confusioni. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L\u20198 marzo accomuna da pi\u00f9 di un secolo chi vuole la libert\u00e0 delle donne, quindi ci sentiamo coinvolte in questa data. Da alcuni anni, tuttavia, proviamo sconcerto per l\u2019uso di parole neutre a base di asterischi: come pu\u00f2 essere celebrata la giornata delle donne, se si rifiuta la parola \u201cdonna\u201d? E l\u2019estetica truce dei cortei, con i fumogeni e a volto coperto, non fa pensare al femminismo, che \u00e8 conflittuale ma non violento. La rivoluzione delle donne \u00e8 e rimane nonviolenta, fa leva sulla presa di coscienza soggettiva e sul partire da s\u00e9.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tralasciando la prima fallacia logica, ovvero l\u2019idea che l\u2019uso di parole neutre a base di asterischi, al di l\u00e0 di quanto si ritenga criticabile, corrisponda in modo cos\u00ec lineare a un \u201crifiuto\u201d della parola donna \u2013 andrebbe dimostrato, se \u00e8 cos\u00ec \u2013 c\u2019\u00e8 un passaggio in questo primissimo paragrafo che nella sua apoditticit\u00e0 scade nel fare <em>policing<\/em> sul decoro delle manifestazioni, chiamando in causa la \u201cviolenza\u201d che nulla ha a che fare con l\u2019estetica \u201ctruce\u201d. Cosa vuol dire \u201cestetica truce\u201d? Si ricordano, le femministe firmatarie di questa lettera, che alle donne \u00e8 stato sufficiente tagliarsi i capelli corti o a proposito di estetica, presentarsi con una estetica \u201cbutch\u201d per essere ritenute truci nel passato e fino a non molto tempo fa? Si ricordano che le suffragiste venivano ritenute terroriste, e si ricordano che alle donne basta dire &#8220;No&#8221; per essere considerate violente da chi, detenendo il potere di definire il senso dominante del giusto e dello sbagliato, lo usa da secoli per mistificare, manipolare e far passare le vittime per carnefici e viceversa?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La violenza \u00e8 tutt\u2019altro da un fatto estetico, presentarsi con i fumogeni o a volto coperto non \u00e8 violenza, e siccome non \u00e8 violenza, tacciarla come tale significa partire da una visione conservativa e autoritaria che non \u00e8 per nulla lontana da quella imposizione del vestirsi bene, dell\u2019apparire compite, o dello stare zitte, contro la quale le donne lottano da quasi due secoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le lotte delle gi\u00e0 ricordate suffragiste peraltro hanno sempre avuto una componente anche di violenza. Violenza contro le cose, non contro le persone. Violenza che serviva a erompere nello spazio pubblico e rivendicare la titolarit\u00e0 della parola e dell\u2019azione in una realt\u00e0 politica che confinava le donne nello spazio privato e in una rigidissima educazione delle buone maniere. Le suffragiste sabotavano attivamente la politica patriarcale con atti eclatanti. Come si pu\u00f2 pensare, oggi, di riportare al femminismo una nuova forma di ingiunzione delle buone maniere? La violenza \u00e8 tutt\u2019altra cosa, e chiamarla in causa cos\u00ec a sproposito indebolisce la propria posizione, teorica e politica, innanzitutto sul sistema della violenza maschile e patriarcale come primo nemico delle donne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>In Italia i temi dell\u20198 marzo ormai classificano l\u2019umanit\u00e0 in base al grado di oppressione. Pu\u00f2 sembrare un modo solidale di fare giustizia, di non lasciare indietro nessuno e di dare priorit\u00e0 ai bisogni pi\u00f9 gravi, ma cos\u00ec si ricalcano conflitti che oppongono storicamente tra loro gruppi di uomini, non si mettono al centro le donne. Tutte siamo state educate ai valori universali che fanno apparire insufficiente occuparsi di una parte invece che di tutti e siamo state abituate a mettere gli altri prima di noi: sar\u00e0 questo che fa considerare riduttivo il<\/em> <em>femminismo se non si fonde nelle lotte a favore di altri? Si propone allora un femminismo del 99% in marcia contro l\u20191% dei privilegiati, ma in questo magma proprio le donne rischiano di scomparire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A che cosa si fa riferimento qui, precisamente? Questo paragrafo \u00e8 cos\u00ec vago e generico da diventare gravemente allusivo senza per questo aprire nessuna considerazione realmente critica. Anche perch\u00e9, una domanda alle firmatarie: esistono forse conflitti nel mondo che non coinvolgono anche le donne? Non soltanto le coinvolgono come vittime, le coinvolgono anche come carnefici, con una quantit\u00e0 sempre maggiore di donne che occupano i massimi vertici degli Stati, non soltanto occidentali, e con una quantit\u00e0 sempre maggiore di donne arruolate negli eserciti, come in quello israeliano per esempio, perci\u00f2 pienamente compartecipi e attive nella violenza e nella guerra contro i civili; e innanzitutto, con una quantit\u00e0 enorme di donne coinvolte nei processi di resistenza, di rivoluzione, di lotta per la vita, che non possono evitare di coinvolgersi, per la ragione che la violenza degli imperi, delle guerre e delle oppressioni si abbatte su di loro non solo perch\u00e9 donne, ma perch\u00e9 persone, esseri umani, spesso degradati a sub-umani dagli eserciti oppressori. Cosa dovrebbero fare le donne vittime degli eserciti di occupazione o di invasione, disinteressarsi di questo per concentrarsi su\u2026 cosa? La sola lotta contro gli uomini che hanno accanto nel letto? Cio\u00e8 continuare a prestare attenzione solo alle quattro mura domestiche? \u00c8 una pretesa ideologica e dottrinaria quasi disumana, di certo alienata e alienante, e di certo pericolosamente intrisa di quella separazione fra sfera pubblica e privata che rappresenta il non plus ultra della dottrina patriarcale; non tiene conto della vita reale delle persone e non tiene conto neanche della realt\u00e0 delle oppressioni patriarcali, mai avulse da sistemi oppressivi pi\u00f9 ad ampio spettro, che vedono donne e uomini in posizioni tanto di vittima quanto di carnefice, contraddittoriamente, come \u00e8 la vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Donna<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Monique Wittig definiva \u201cdonna\u201d l\u2019adulta destinata alla relazione con l\u2019uomo, accuditiva e subalterna, madre dei figli di lui, e concludeva provocatoriamente che le lesbiche non sono donne, ma non intendeva dire che le lesbiche sono trans, bens\u00ec che si sottraevano a quanto previsto per loro dal patto sociale. Noi definiamo donna \u201cun&#8217;adulta umana di sesso femminile&#8221;: essere donna non \u00e8 un sentimento, ma un dato di realt\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>In ogni parte dei paesi del mondo, \u00e8 il nascere donna che espone a un pesante fardello di obblighi, limitazioni e violenze. Il femminismo ci ha insegnato l\u2019amore femminile per la madre, che la genealogia maschile ci spinge a negare. Il nuovo linguaggio neutro che cancella la nostra esistenza con simboli astrusi (asterischi, schwa, chiocciole) non tiene conto della forza delle relazioni tra donne di ogni et\u00e0, fatte di riconoscimento reciproco e anche di<\/em> <em>gratitudine.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il femminismo occidentale, prima di essere attraversato da polemiche di natura linguistica e simbolica, si \u00e8 sfaldato e consumato precisamente per via della debolezza delle relazioni tra donne di ogni et\u00e0. Il femminismo non ha saputo contrastare la capacit\u00e0 di penetrazione delle logiche borghesi all\u2019interno della societ\u00e0, e negli anni \u201980 e \u201990 del Novecento intere generazioni di donne, fra cui la mia, sono cresciute senza alcuna genealogia femminista, perch\u00e9 innanzitutto le donne della generazione precedente non hanno ritenuto in alcun modo di trasmettere una lotta.<em> &#8220;Il femminismo ci ha insegnato l&#8217;amore femminile per la madre che la genealogia maschile ci spinge a negare&#8221;:<\/em> non \u00e8 vero. Il femminismo non si d\u00e0 nel vuoto della politica, si d\u00e0 nel pieno delle tensioni politiche e sociali di una realt\u00e0 viva, e in questo pieno di tensioni, tantissime donne femministe della seconda ondata furono prese da un riflusso socio-politico importante, della stessa natura di quello che ha colpito le sinistre occidentali: i legami sociali sono stati spezzati dall\u2019affermazione di un individualismo liberista, carrieristico, basato su concetti fortemente antisociali come quello di \u201cfama\u201d, \u201csuccesso\u201d, \u201ccarriera\u201d eccetera che hanno creato un fortissima cesura fra generazioni di cittadini in generale, e di donne nello specifico. Una cesura in cui c&#8217;\u00e8 stato pochissimo spazio di &#8220;amore&#8221; politico delle donne per le loro figlie femministe, e conseguentemente, non \u00e8 stato insegnato alcun amore per la madre. Al contrario: alle mie coetanee e a me \u00e8 stato ingiunto, senza tanti giri di parole, di accettare l\u2019idea che la generazione precedente aveva ottenuto tutta la libert\u00e0 possibile, e che da quel momento in poi stava a noi cavarcela per conto nostro e fare le nostre carriere e percorsi prettamente individuali: potevamo studiare, potevamo scegliere di fare o non fare figli, potevamo aspirare al successo, potevamo godere di una vita di agi, non c\u2019era pi\u00f9 niente per cui lottare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo profondo strappo ha messo in pericolo qualsiasi genealogia molto prima dell\u2019affermazione di un linguaggio che, va da s\u00e9, pu\u00f2 condizionare la comunicazione verbale, ma essa non \u00e8 che una minima parte degli strumenti attraverso i quali si costruiscono le relazioni umane. Se tantissime donne delle generazioni successive sono passate a conoscere le lotte del femminismo solo attraverso le accademie universitarie e, in seguito, la pubblicistica divulgativa per non dire di propaganda che \u00e8 diventata un intero genere editoriale, \u00e8 perch\u00e9 gradualmente il femminismo si \u00e8 trasformato, da un fatto di lotta che era, in un fatto di carriere, ricercate come scrittrici, come personagge pubbliche, come accademiche. Il femminismo ha fatto un salto di classe sociale, e si \u00e8 reso integralmente borghese, tradendo i suoi presupposti e mettendo le basi per tornare indietro a quel profondo isolamento fra donne, magari non nelle mura domestiche ma nelle mura dei dipartimenti, dei collettivi o delle case editrici, che ancora una volta impediva \u2013 e impedisce tuttora \u2013 alle une di sentirsi insieme alle altre, se non in maniera ipocritamente dottrinaria, per gruppi di influenza e d&#8217;interesse. Un femminismo frammentato in gruppi, settari, in competizione fra loro, perfettamente allineato allo spirito del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo punto raramente viene sollevato. N\u00e9 le firmatarie della lettera e l\u2019area a cui esse fanno riferimento, n\u00e9 coloro che la contestano, rivendicando il transfemminismo o il femminismo intersezionale si pongono, salvo alcune timide eccezioni, il problema dell\u2019influenza nefasta che il passaggio a uno stile di vita predominante allineato ai valori di quello che molti chiamano \u201cneoliberismo\u201d ha avuto su una lotta per la liberazione come quella femminista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sesso e genere<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il movimento delle donne e delle lesbiche si \u00e8 ribellato fin dalle origini alle norme tradizionali di genere che ci vogliono graziose e disponibili, combattendo i ruoli patriarcali cristallizzati (i generi). Siamo favorevoli a tutte le pi\u00f9 varie espressioni di genere e sappiamo che spesso quelle trasgressive aiutano a decostruire la fissit\u00e0 dei generi, tuttavia il sesso \u00e8 la biologia del nostro corpo. Negli umani ci sono solo due sessi, il maschio e la femmina \u2013 gli intersessuali sono eccezioni, non rappresentano tanti altri sessi, ma semplicemente un diverso sviluppo e una diversa combinazione dei caratteri femminili e maschili. Per inciso, gli intersessuali<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>chiedono giustamente di non subire fino alla maggiore et\u00e0 interventi chirurgici miranti a stabilirne arbitrariamente il sesso, accettando solo quelli necessari per la salute, perch\u00e9 nessun corpo sano andrebbe mutilato. Anche i generi sono due, perch\u00e9 corrispondono alle norme culturali che gli uomini hanno imposto alle donne e a s\u00e9 stessi per mantenere il loro potere. Liberandoci dal genere, cio\u00e8 da quanto ci viene imposto spacciandolo per \u201cnaturale per una donna\u201d, contribuiamo a produrre nuovi rapporti sociali, pi\u00f9 giusti per tutti oltre che per tutte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con le affermazioni contenute in questo paragrafo sono, personalmente, d\u2019accordo. Le diatribe riguardanti l\u2019idea che i sessi non siano \u201cbinari\u201d sono fumose sul piano scientifico, quando non direttamente mistificatorie. La biologia umana \u00e8 contraddistinta dal dimorfismo sessuale come quella di tanti altri mammiferi. Tuttavia, c\u2019\u00e8 un punto su cui questo paragrafo, cos\u00ec come tutto il resto della lettera, problematicamente non si esprime, ed \u00e8 questo: la transessualit\u00e0 esiste, tanto quanto esiste il dimorfismo sessuale. La transessualit\u00e0 esiste e non si tratta di una malattia, cos\u00ec come l\u2019omosessualit\u00e0 esiste e non si tratta di una malattia. Transessualit\u00e0 e omosessualit\u00e0 afferiscono ad aree della cosiddetta psiche umana, o della coscienza umana o della neurocognitivit\u00e0 umana, probabilmente diverse fra loro, ancora largamente ignote alla scienza e alla conoscenza. La verit\u00e0 \u00e8 che non sappiamo ancora quasi nulla di come si sviluppino certi modi di sentire nel nostro organismo che afferiscono sia all&#8217;identit\u00e0 sessuale, sia al trasporto verso le altre persone in chiave sessuale; perci\u00f2, la cosa pi\u00f9 saggia, pi\u00f9 giusta, pi\u00f9 umanista e pi\u00f9 femminista da fare \u00e8 riconoscere l\u2019esistenza di questo sentire, e riconoscere che tante cose non sappiamo, ma qualcuna s\u00ec. Sappiamo, per esempio, che le persone che vivono l\u2019esperienza di questo sentire sono a loro volta pesantemente condizionate dalle imposizioni culturali patriarcali. \u201cProdurre nuovi rapporti sociali\u201d \u00e8 dunque necessario anche per le persone transessuali e fra le persone transessuali e non, chiamiamole \u201ccisessuali\u201d o \u201ccisgender\u201d, i nomi non sono poi cos\u00ec importanti. Ci\u00f2 che \u00e8 importante \u00e8 che una donna transessuale vive, nella sua esistenza, cos\u00ec tante di quelle dimensioni di violenza, oppressione e discriminazione prodotte dalla posizione subordinata delle donne tutte nella societ\u00e0, che \u00e8 su questi elementi in comune che si pu\u00f2 produrre una lotta condivisa. Separarsi per ragioni di semplice natura biologica significa ignorare che l\u2019oppressione patriarcale colpisce pienamente le donne transessuali, anche se donne non sono nate. Lo sono politicamente. Questo significa che &#8220;donne si diventa&#8221;, come diceva Simone De Beauvoir. Le donne transessuali sono diventate donne. Politicamente. Il punto che ci unisce \u00e8 questo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Transgenere<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Trans-misoginia, trans-cidi, trans-femminismo sono concetti che sovrascrivono misoginia, femminicidi, femminismo. Le sinistre da sempre difendono i vulnerabili e sembrano oggi dare centralit\u00e0 ai corpi trans, denunciano ad esempio le leggi che non li includono negli sport femminili. Ma chi si cura del diritto delle atlete a competizioni giuste? Vincere un torneo \u00e8 il traguardo di chi fa sport e comporta premi e borse di studio. Perch\u00e9 le donne dovrebbero privarsene a favore di persone trans? Essere solidali non \u00e8 essere sacrificali.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>In Italia una legge sul cambio di sesso \u00e8 gi\u00e0 disponibile per le persone che ne hanno bisogno. Il movimento omosessuale si \u00e8 battuto contro le terapie di conversione, ma ora vediamo con orrore tante adolescenti e perfino preadolescenti che non si conformano alle norme di genere (come parecchie di noi da piccole) chiedere di essere convertite in \u201cuomini\u201d a suon di farmaci, senza che si dica loro che cambiare sesso \u00e8 impossibile e che se continuano su quella strada saranno medicalizzate a vita, e senza tener conto delle e dei detransitioner, persone trans pentite che adesso cercano di tornare indietro da interventi irreversibili.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste asserzioni confuse non dichiarano qual \u00e8 il punto di partenza. &#8220;La sinistra difende da sempre le persone vulnerabili&#8221;, a dire il vero la sinistra prende le mosse dalla coscienza di classe, non dalla vulnerabilit\u00e0. E in queste poche righe \u00e8 la coscienza di classe che \u00e8 clamorosamente assente. Di nuovo: le donne transessuali possono o non possono essere parte della stessa classe sociale e politica delle donne tutte? Se s\u00ec, perch\u00e9 s\u00ec, se no, perch\u00e9 no? Siamo d\u2019accordo o non siamo d\u2019accordo che vivere da donna, trans o cis che sia, compreso vivere il delicato e spesso doloroso passaggio di coscienza che porta le persone a interrogarsi sulla propria identit\u00e0 di genere e sessuale, \u00e8 profondamente inficiato non da una generica \u201ccultura patriarcale\u201d universale che non esiste, ma dalla cultura patriarcale nel mondo neoliberista, nel mondo dell\u2019individualismo borghese, della performativit\u00e0 sopra ogni cosa, della necessit\u00e0 di essere sempre corpi vincenti, corpi splendenti, corpi perfetti e corpi \u201cgiusti\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 non allargare lo sguardo e mettere al centro ci\u00f2 che unisce e produce i tormenti di coscienza di ogni singola donna \u2013 e uomo, invero \u2013 sulla faccia della Terra, le grandissime domande \u201cchi sono?\u201d \u201cchi dovrei essere secondo questo sistema?\u201d \u201cchi vorrebbero che fossi, chi vorrei essere io?\u201d. L\u2019individualismo solitario e lo schiacciamento, paradossale solo in apparenza, dell\u2019io in un sistema ultraindividualista come quello occidentale produce la ricerca di vie di fuga o soluzioni altrettanto \u201cproduttivistiche-consumistiche\u201d dei problemi che provocano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse il femminismo, invece di segnare linee rosse competitive fra atlete cis e trans, potrebbe porsi le questioni a un livello pi\u00f9 profondo, a un livello condiviso. Senza scadere nella violenza competitiva, il primo disvalore patriarcale che esista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Inclusione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00c8 una bella parola, inclusione. Sembra aprire nuovi orizzonti di uguaglianza e amicizia, ma purtroppo le sue conseguenze non sono sempre cos\u00ec positive. Le soggettivit\u00e0 hanno bisogno di spazi autonomi, senza uno spazio tutto per noi non sarebbe esistito il femminismo n\u00e9 il movimento lesbico, come altri movimenti di liberazione.<\/em> <em>Nel 2023, in nome dell\u2019inclusione, associazioni femminili come UDI e ArciLesbica sono state messe di fronte a una scelta obbligata: o permettere l\u2019iscrizione anche agli uomini, o non essere iscritte come associazioni di promozione sociale del RUNTS (Registro unico nazionale del terzo settore) e declassate in una sezione diversa. Ecco cosa fa l\u2019inclusione: per difendere il diritto di \u201ctutti\u201d (leggi: degli uomini) a partecipare a tutto, si discriminano le donne, il nostro diritto di associazione, di riunione, di espressione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una vicenda di natura strettamente politica meriterebbe una riflessione altrettanto politica. Non \u00e8 \u201cl\u2019inclusione\u201d ad aver varato una serie di normative, sono le persone. Chi \u00e8 stato? Perch\u00e9? Con quali interessi e scopi? In una logica dottrinaria e spoliticizzata, si mette una vicenda che prodotta da persone, con nomi, cognomi, probabilmente sigle di partito o di altra natura, su un piano disumanizzato, astratto, quasi teleologico. Utilizzando un episodio aneddotico per liquidare un concetto che, nella sua problematicit\u00e0, avrebbe bisogno di una riflessione decisamente pi\u00f9 ampia, e ancora una volta di sgomberare il campo da una serie di equivoci. Anche perch\u00e9, una domanda, provocatoria forse: se le donne rivendicano spazi autonomi, non dovrebbero porsi il problema di rendere autonomi questi spazi dallo Stato stesso? A che scopo voler essere \u201cincluse\u201d nella macchina statale, per poi rivendicare autonomia al suo interno? C\u2019\u00e8 una profonda contraddizione. Che riguarda ci\u00f2 che si diceva anche prima: lo smarrimento di una collocazione politica pi\u00f9 profonda, l\u2019assorbimento del femminismo in uno stile di vita organicamente liberale e borghese che porta anche a voler stare sotto l\u2019ala protettiva dello Stato. Ma lo Stato \u00e8 patriarcato: se autonomia deve essere, che autonomia sia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lettera \u00e8 molto lunga e proseguiremo l\u2019analisi in una seconda puntata, domani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo, buon 8 marzo a tutte le donne in lotta, e per prime alle donne palestinesi, &nbsp;ridotte alla fame da una politica genocidaria, razzista e suprematista che lo <a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/tag\/israel\/\">Stato israeliano<\/a>, da ormai 17 mesi, anche con la complicit\u00e0 di milioni di donne, sta esercitando senza la minima umanit\u00e0 sulle popolazioni di Gaza e della Cisgiordania. Lo Stato israeliano pratica una logica patriarcale delle pi\u00f9 feroci, tale per cui le donne ebree sono ridotte a fattrici, puri esemplari da produzione di ebrei per ottenere l\u2019allargamento della trib\u00f9. Quando uno Stato \u00e8 razzista, \u00e8 anche sempre patriarcale. Quando uno Stato \u00e8 patriarcale, \u00e8 anche sempre razzista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un femminismo che non parla di questo non pu\u00f2 pensare di avere qualcosa di credibile da dire su null\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda parte della nostra analisi si pu\u00f2 leggere qui:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-kritica-it wp-block-embed-kritica-it\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"9bvw88Z8xE\"><a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/society\/dibattito-sul-femminismo-il-bisogno-di-onesta-per-levare-la-ruggine\/\">Feminism Debate: The Need for Honesty to Remove the Rust<\/a><\/blockquote><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;Dibattito sul femminismo: il bisogno di onest\u00e0 per levare la ruggine&#8221; &#8212; Kritica.it\" src=\"https:\/\/kritica.it\/societa\/dibattito-sul-femminismo-il-bisogno-di-onesta-per-levare-la-ruggine\/embed\/#?secret=XhwV2v8aif#?secret=9bvw88Z8xE\" data-secret=\"9bvw88Z8xE\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Feminism is divided by a series of timings and positions always presented apodictically. 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