{"id":8446,"date":"2025-03-27T08:04:27","date_gmt":"2025-03-27T08:04:27","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=8446"},"modified":"2025-06-30T14:13:50","modified_gmt":"2025-06-30T14:13:50","slug":"dalla-palestina-a-istanbul-i-destini-intrecciati-del-levante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/politica\/dalla-palestina-a-istanbul-i-destini-intrecciati-del-levante\/","title":{"rendered":"From Palestine to Istanbul, the intertwined destinies of the Levant"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sono giorni convulsi in Turchia: l\u2019arresto del sindaco di Istanbul Ekrem \u0130mamo\u011flu (del partito secolarista CHP, erede della tradizione kemalista associata al \u201cpadre fondatore\u201d della repubblica Mustafa Kemal Atat\u00fcrk), da pi\u00f9 parti riconosciuto come la maggiore figura d\u2019opposizione al presidente Recep Tayyp Erdo\u011fan, ha scatenato la pi\u00f9 grande ondata di proteste da dieci anni a questa parte. Studenti, attivisti, rappresentanti politici, sindacati stanno scendendo in piazza in diverse citt\u00e0, talvolta scontrandosi con la polizia (il Ministero dell\u2019Interno a oggi conta oltre 1100 arresti e pi\u00f9 di 100 poliziotti feriti), esprimendo, ancora una volta, l\u2019insoddisfazione per un sistema di potere che soprattutto dal tentativo di colpo di stato del 2016 in avanti si \u00e8 fatto sempre pi\u00f9 autoritario e repressivo. In particolare, coi recenti negoziati riapertisi fra il gruppo di guerriglia curda del PKK e lo stato turco \u00e8 molto probabile che il governo a guida AKP volesse fra le altre cose dividere l\u2019opposizione (che da almeno un paio di tornate elettorali mostra segni di essere maggioritaria nel paese): attirare a s\u00e9 appunto la fiducia delle forze filocurde, con la promessa di pace e della liberazione di Abdullah \u00d6calan (che dal carcere di Imrali ha lanciato un appello per deporre le armi), per indebolire l\u2019alleanza con il partito di \u0130mamo\u011flu.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Strategie in cui giocano un ruolo anche gli sviluppi in <a href=\"https:\/\/kritica\/tag\/siria\">Syria<\/a>, che hanno visto negli ultimi mesi la caduta di Assad e la formazione del nuovo governo di al-Shara, cos\u00ec come in generale gli equilibri della regione: \u00e8 notizia della scorsa settimana che proprio sul territorio siriano Israele, mentre ha ripreso la sua guerra contro Gaza, continua a condurre strike aerei che lo mettono in uno stato di crescente rivalit\u00e0 con la Turchia, che a sua volta esercita la propria influenza su Damasco. Secondo alcune <\/em><a href=\"https:\/\/medyanews.net\/israel-and-turkey-on-collision-course-in-syria-after-palmyra-airstrikes\/\"><em>analisi<\/em><\/a><em>, addirittura, potrebbe trattarsi del preludio di un conflitto aperto fra Ankara e Tel Aviv.\u00a0 Allo stesso tempo, non da oggi, anche la diplomazia israeliana prova a \u201ccorteggiare\u201d le popolazioni curde (cos\u00ec come i drusi), per giustificare la propria aggressivit\u00e0 militare attraverso una supposta protezione delle minoranze. Sono fili complessi e contraddittori, che affondano le loro radici nei peculiari rapporti fra le comunit\u00e0 e le tradizioni politiche dell\u2019area e che si dipanano sulla scorta di una storia fatta di intrecci, scontri e inaspettate alleanze. Una storia in cui spesso la Palestina occupa un posto di \u201cpietra angolare\u201d nel determinare retoriche e posizionamenti. Di seguito una conversazione con uno degli esponenti in Turchia della solidariet\u00e0 \u201cda sinistra\u201d alle popolazioni di Gaza e della Cisgiordania, raccolta a febbraio (prima dunque dei pi\u00f9 recenti eventi, ma comunque in un clima gi\u00e0 di montante cambiamento), che prova a render conto di questi \u201criflessi\u201d nella politica della repubblica anatolica \u2013 riflessi a volte rimangono sottotraccia, o addirittura a livello inconscio, altre volte illuminano ipocrisie e strumentalizzazioni che sono spesso la cifra dell\u2019attuale governo, contro cui aleggia un malcontento crescente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il detto per cui \u201cla geografia \u00e8 un destino\u201d potrebbe suonare come un assunto razzista o, al limite, una fantasia di determinismo geopolitico. Eppure, perlomeno se parliamo di stati e governi, \u00e8 innegabile che i contesti influiscano sulle azioni cos\u00ec come la storia, anche secolare, giochi un ruolo nell\u2019inconscio collettivo e, di conseguenza, sugli orientamenti che le societ\u00e0 esprimono rispetto a certe questioni. \u00abSe parliamo dei rapporti con Israele, non dobbiamo dimenticare che la Turchia ha spesso avuto un ruolo di \u201cponte\u201d, o ancora meglio di \u201cporto\u201d, fra est e ovest, fra occidente e mondo arabo\u00bb, ci dice dal tavolo di un bar della zona centrale di Istanbul Nicola Saafin, attivista palestinese che da vent\u2019anni vive nella smisurata metropoli che si dipana a cavallo del Bosforo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Impegnato col movimento BDS (Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele), animatore di diverse iniziative di solidariet\u00e0 con la Palestina e con un\u2019inclinazione politica che guarda a sinistra, tanto in Turchia quanto a Gaza o in Cisgiordania, Nicola prova a fare il punto sugli obiettivi raggiunti grazie a suoi sforzi e quelli dei suoi compagni cos\u00ec come sulle contraddizioni che attraversano il contesto anatolico. \u00abSicuramente siamo riusciti a porci come un soggetto abbastanza visibile da far s\u00ec che il governo non potesse pi\u00f9 mettere la testa sotto la sabbia e almeno a livello superficiale fosse costretto a prendere dei provvedimenti\u00bb, racconta. \u00abNei nostri quindici anni di esistenza abbiamo accumulato esperienza e contatti e abbiamo posto le basi per una collaborazione abbastanza stretta con sindacati, altri gruppi e altre piattaforme di sinistra, con il movimento curdo. Cos\u00ec, la denuncia dei legami economici fra Ankara e Tel Aviv si \u00e8 posta presso l\u2019opinione pubblica come una questione di dibattito sentita \u2013 non solo per merito nostro ovviamente ma anche e soprattutto per via dell\u2019entit\u00e0 dei crimini israeliani consumati a Gaza \u2013 e ha spinto anche una fetta degli stessi sostenitori di Erdo\u011fan a mettere in discussione la legittimit\u00e0 del comportamento del loro partito\u00bb. Ci\u00f2 che infatti, dopo la brutale guerra mossa dal governo Netanyahu contro la popolazione di Gaza in risposta all\u2019attacco dell\u2019ala militare di Hamas del 7 ottobre 2023, \u00e8 finito con maggior forza sotto i riflettori nella vita politica sono gli affari, piuttosto lucrosi, che lo stato turco intrattiene con il vicino israeliano. Stando alle cifre di due anni fa, il valore totale del commercio fra Ankara e Tel Aviv era pari a 6,8 miliardi di dollari in uno scambio di beni che includeva soprattutto acciaio, materiali da costruzione, attrezzature meccaniche e prodotti agroalimentari. In particolare, la Turchia era il quinto maggior partner commerciale di Israele per quanto riguarda le importazioni. \u00c8 a partire da questo stato di cose che, in seguito all\u2019offensiva contro Gaza, \u00e8 nato, anche grazie al contributo di Nicola, il gruppo <em>Filistin \u0130\u00e7in Bin Gen\u00e7<\/em> (\u201cmille giovani per la Palestina\u201d): migliaia di attivisti e studenti che hanno organizzato acampade e proteste in diverse citt\u00e0, come Ankara o Istanbul, per contestare l\u2019ipocrisia della leadership del paese. Si legge infatti dal loro <a href=\"https:\/\/filistinicin1000genc.org\/en\/home\/\">sito<\/a>: \u00abIl governo AKP e il capitale turco, mentre si rivolgono ai palestinesi come i propri fratelli e le proprie sorelle, spediscono dai porti tonnellate di beni diretti verso Israele e si costruiscono i propri sogni di profitto sulle macerie della Palestina distrutta\u00bb. Lo scorso primo maggio, cinque membri del gruppo sono stati arrestati. Erdo\u011fan, per\u00f2, nel frattempo \u00e8 stato spinto ad annunciare la rescissione dei legami commerciali con Tel Aviv e, in parallelo, ha fatto s\u00ec che il governo turco si unisse ufficialmente alla causa contro Israele intentata dal Sudafrica presso la Corte Internazionale di Giustizia. Oltre alla preoccupazione per il montare delle proteste e per l\u2019indignazione dell\u2019opinione pubblica, la mossa arrivava dopo la sconfitta subita dall\u2019AKP alle elezioni locali: con tutta probabilit\u00e0, dunque, anche un modo per recuperare fiducia nell\u2019elettorato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A maggior ragione se, come hanno poi evidenziato alcune inchieste tra cui <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/metin-cihan-ecco-le-aziende-turche-vicine-al-governo-che-fanno-affari-con-israele\">quella<\/a> del giornalista turco Metin Cihan (che si \u00e8 visto di recente i propri canali social <a href=\"https:\/\/www.duvarenglish.com\/turkey-blocks-journalists-social-media-account-over-posts-on-trade-with-israel-news-65639\">bloccati<\/a>) o <a href=\"https:\/\/www.rsi.ch\/info\/mondo\/Amici-di-Hamas-e-in-affari-con-Israele--2038425.html\">quella<\/a> del corrispondente italiano Italo Rondinella, la realt\u00e0 \u00e8 che nei fatti \u00e8 cambiato ben poco e la svolta da parte di Erdo\u011fan \u00e8 stata soprattutto retorica. Spiega Nicola: \u00abIn Turchia la questione palestinese \u00e8 da sempre un tema anche di politica interna, che viene utilizzato in maniera strumentale. La discrepanza fra ci\u00f2 che viene dichiarato in pubblico e ci\u00f2 che poi avviene nella concretezza dei rapporti fra stati \u00e8 una conseguenza molto logica del fatto che una nazione come quella turca, da una parte erede dell\u2019Impero Ottomano e dall\u2019altra, come dicevo, \u201cporto\u201d fra est e ovest, ha sempre avuto bisogno di appoggiarsi a Israele per la propria stessa stabilit\u00e0 ma, al tempo stesso e soprattutto con l\u2019arrivo di governi di tendenza pi\u00f9 islamista come quelli a guida AKP, non pu\u00f2 non schierarsi idealmente a favore dell\u2019autodeterminazione palestinese\u00bb. Nel 1949, infatti, la Turchia \u00e8 stata il primo paese a maggioranza musulmana a riconoscere Israele. Le relazioni fra Ankara e Tel Aviv hanno da l\u00ec visto una serie di allontanamenti e riavvicinamenti, fino al famoso incidente della Freedom Flotilla del 2010 (in cui vennero uccisi otto cittadini turchi e una persona turco-statunitense) che rappresenta senza dubbio lo strappo pi\u00f9 significativo e pi\u00f9 eclatante della storia moderna del paese. Erdo\u011fan si \u00e8 inoltre distinto in diverse occasioni per aver mosso critiche veementi nei confronti del governo israeliano sia presso l\u2019opinione pubblica interna che sulla scena internazionale, come al Forum di Davos nel 2009 (critiche che, \u00e8 forse giusto notare, non sono sempre esenti da un\u2019indebita sovrapposizione fra Israele e popolazione ebraica mondiale e che, talvolta, pescano anche argomenti dal repertorio di complottismo antisemita; una nota di colore: in giovent\u00f9, l\u2019attuale presidente della Turchia fu autore di una drammaturgia teatrale dal titolo<em> Maskomya<\/em> che indica appunto un complotto \u201ccomunista-giudaico-massonico\u201d). \u00abIl nostro obiettivo ovviamente non \u00e8 quello di avere un qualche ritorno di politica interna, per criticare il governo in quanto tale o per favorire l\u2019opposizione\u00bb, prosegue Nicola. \u00abCi\u00f2 che ci preme \u00e8 allentare i legami con Israele da parte della Turchia come forma di pressione, a prescindere da quale partito si trovi alla guida del paese. Per questo, abbiamo individuato un nocciolo di posizioni e principi non negoziabili che possano valere per il maggior numero di persone, anche di diverso orientamento o estrazione. Anche perch\u00e9, la nostra battaglia non riguarda solo il bene del popolo palestinese\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il riferimento di Nicola \u00e8 a un\u2019altra grande questione, che attanaglia nello specifico la Turchia e in generale l\u2019intera regione (e che ha subito sviluppi molto rilevanti nelle ultime settimane), ovvero quella dell\u2019autodeterminazione curda. Se \u00e8 vero che Israele mantiene una posizione ambigua, che \u00e8 sfociata anche nel pieno appoggio all\u2019autonomia curda in alcuni contesti, come nel caso del referendum in Iraq del 2017, o in recenti aperture alla collaborazione con la guerriglia curda nel nord della Siria, la cooperazione commerciale-militare fra Tel Aviv e Ankara ha quasi sempre giocato un ruolo nella repressione di formazioni armate quali il PKK. Nel corso del tempo, a partire soprattutto dal 1996, i diversi accordi bilaterali <a href=\"https:\/\/www.files.ethz.ch\/isn\/28828\/05_Sep.pdf\">hanno permesso<\/a> alla Turchia di acquisire mezzi, intelligente e capacit\u00e0 per portare avanti operazioni di contro-terrorismo nel sud-est del paese. Secondo alcuni, lo scambio di informazioni con Israele sarebbe anche <a href=\"https:\/\/www.washingtoninstitute.org\/policy-analysis\/turkish-israeli-military-cooperation-assessment\">tornato utile<\/a> per le incursioni militari effettuate contro l\u2019autonomia curda nel nord-est della Siria (\u201cScudo dell\u2019Eufrate\u201d, 2016, \u201cRamoscello d\u2019ulivo\u201d, 2018, \u201cSorgente di pace\u201d, 2019, e \u201cAquila d\u2019inverno\u201d, 2022). D\u2019altra parte, le fazioni di sinistra della guerriglia curda e palestinese condividono una storia di mutuo supporto, cooperazione e sostegno ideologico: fra gli anni \u201870 e \u201880 i militanti del PKK ricevettero in Libano&nbsp; addestramento militare dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e dal Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP), esperienza che porter\u00e0 poi i guerriglieri curdi a combattere assieme ai palestinesi l\u2019invasione di Israele del 1982. In generale, anche la sinistra turca ha una tradizione di attivismo e sostegno in prima persona per la causa palestinese. \u00c8 vero per\u00f2 che, fra intrecci di solidariet\u00e0 e lotte condivise, soprattutto con gli sviluppi pi\u00f9 recenti nella regione non poche sono state anche le frizioni: in particolare, la crescita alla guida della resistenza palestinese di un movimento di tendenza islamista come quello di Hamas (peraltro legata sotto diversi aspetti alla leadership dell\u2019AKP, non da ultimo attraverso i comuni rapporti con la Fratellanza Musulmana), da un lato, e i cruenti confronti militari fra militanti curdi con lo jihadismo di Daesh cos\u00ec come i contrasti con la popolazione araba nelle zone di controllo curdo in Siria, dall\u2019altro, hanno portato a una crescita di diffidenza reciproca. \u00abAlcuni esponenti del movimento curdo hanno preso posizioni che contraddicono il loro tradizionale posizionamento\u00bb, racconta ancora Nicola. \u00abI potenziali benefici strategici che potrebbe ricevere l\u2019autonomia curda del nord-est della Siria dall\u2019appoggio israeliano portano diversi leader a pronunciarsi in termini positivi nei confronti di Tel Aviv. Ma, per quello che posso osservare anche io nel mio impegno quotidiano qui in Turchia, lo zoccolo duro del movimento resta filo-palestinese e partecipa al sostegno di un processo di autodeterminazione di un popolo oppresso che non pu\u00f2 non ricordare lo stesso processo di lotta che interessa il popolo curdo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al di l\u00e0 degli episodi di alleanza o di dissidio concreti, infatti, un tema di interrogazione pi\u00f9 ampia \u00e8 quello che riguarda la lunga durata delle formazioni di stati e societ\u00e0 e, se vogliamo, dei loro destini storici, e i possibili parallelismi fra Israele e Turchia. Fermo restando le molteplici differenze fattuali nei diversi percorsi (a partire dal fatto che la comunit\u00e0 curda combatt\u00e9 a fianco di quella turca durante la guerra di indipendenza), ha senso tracciare delle analogie critiche fra <em>Zionism<\/em> \u2013 \u201cpiattaforma\u201d attorno a cui si sono riunite varie correnti politiche per l\u2019autodeterminazione del popolo ebraico attraverso l\u2019emigrazione nella Palestina sotto l\u2019Impero Ottomano prima e in quella mandataria poi \u2013 e <em>kemalismo<\/em> \u2013 ideologia sulla cui base si \u00e8 formata la repubblica turca indipendente, che assieme allo spiccato laicismo \u00e8 andata col tempo anche assumendo tratti di etnocentrismo, o quanto meno di esclusivismo linguistico e culturale? Argomenta Nicola: \u00abDal mio punto di vista, che in un certo senso sta a met\u00e0 strada fra i diversi contesti, i parallelismi sono evidenti. Anche molti membri della comunit\u00e0 curda muovono spesso questo tipo di critiche. Ma \u00e8 vero che in generale in Turchia, anche dentro gli ambienti di sinistra, \u00e8 difficile mettere in discussione gli aspetti pi\u00f9 problematici del kemalismo: \u00e8 comprensibile, perch\u00e9 significa mettere in discussione un fenomeno rivoluzionario che comunque ha messo fine all\u2019impero e ha creato la repubblica moderna. Eppure, credo io, si tratta pur sempre di una \u201crivoluzione incompiuta\u201d, di qualcosa che non ti puoi rivendicare come base per l\u2019azione politica oggi e che deve dunque essere superata da un\u2019ulteriore rivoluzione culturale, che sappia rifiutare gli atti di pulizia etnica e sappia includere i diritti dei popoli nativi\u00bb. Il fatto \u00e8 che certe caratteristiche del movimento ideologico che ha condotto alla formazione della Turchia moderna sembrano essere ancora all\u2019opera nell\u2019inconscio sociale cos\u00ec come negli atteggiamenti delle leadership delle forze politiche che pi\u00f9 si ispirano al kemalismo, come il CHP: in maniera simile al modo in cui si sono andati strutturando i rapporti fra Ankara e Tel Aviv nella seconda met\u00e0 del novecento permane, secondo Nicola, negli ambienti laici di sinistra un pregiudizio per cui le popolazioni arabe vengono considerate \u201carretrate\u201d e, di conseguenza, Israele viene visto come un \u201cbaluardo di democrazia\u201d o comunque un \u201cavamposto dell\u2019Occidente\u201d nella regione del Levantino, che fa il paio con lo sforzo della repubblica anatolica di emanciparsi dalle proprie radici islamiche e orientali. \u00c8 anche per questo che, a livello culturale e accademico (dove il CHP tende a essere maggioritario), i legami con il paese oggi retto da Netanyahu vengono spesso coltivati in maniera profonda. D\u2019altra parte, l\u2019elettorato dell\u2019AKP tende a rifiutare questo tipo di legami su presupposti ideologico-religiosi per intrattenere per\u00f2 un fitta rete di rapporti economici, data la natura spesso <a href=\"https:\/\/merip.org\/2022\/01\/manufacturing-the-akp-in-turkey\/\">marcatamente neoliberale e imprenditoriale<\/a> dalla base dell\u2019attuale governo turco.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La metafora del \u201cpaese-ponte\u201d pu\u00f2 essere calata nel concreto del ponte di Galata, che collega a Istanbul la parte pi\u00f9 mondana di Beyo\u011flu con l\u2019area del centro storico di Sultanhamet o del quartiere Fatih (dove tra l\u2019alto ha sede la fondazione umanitaria IHH che da tempo si occupa di solidariet\u00e0 con la Palestina): lungo questa striscia di cemento sul Bosforo lo scorso primo gennaio il partito di governo AKP ha chiamato a raduno decine di migliaia di persone contro il massacro israeliano a Gaza; qualche settimana pi\u00f9 tardi, le forze di opposizione del CHP hanno organizzato la propria manifestazione, sia esprimere a loro volta il sostegno alla causa palestinese che per denunciare il doppio gioco di Erdo\u011fan: il corteo \u00e8 stato negato, ma il raduno si \u00e8 potuto svolgere lo stesso perch\u00e9 alla fine presentato formalmente come una conferenza stampa (un diritto garantito dalla costituzione turca); nel frattempo, uno studente dell\u2019Universit\u00e0 di Marmara \u00e8 <a href=\"https:\/\/bianet.org\/haber\/marmara-university-student-suspended-after-protest-against-ties-with-israeli-university-304518\">stato sospeso<\/a> perch\u00e9 chiedeva la rescissione dei rapporti con la struttura gemelle israeliana di Haifa. Sono i complessi strati di proteste e di una lotta mossa in Turchia da attori differenti, ciascuno coi propri interessi e pronto anche a un certo grado di strumentalizzazione, che si dipana in direzioni talvolta diverse e con accenti anche contraddittori: eppure, a discapito o forse proprio in virt\u00f9 di tali stratificazioni, una lotta che chiama in causa l\u2019intera societ\u00e0, il posizionamento dei suoi sotto-gruppi rispetto alla storia del paese, le decisioni politiche che da qui in avanti verranno prese \u2013 fra tentativi di organizzazione indipendente, ipocrisie di governo e calcoli elettorali, ipotesi di una rinnovata coscienza collettiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Istanbul, solidarity with Palestine is widespread. But the peoples of the Levant are divided by the schemes of empires. 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