{"id":9058,"date":"2025-06-19T09:34:38","date_gmt":"2025-06-19T09:34:38","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=9058"},"modified":"2026-01-09T19:14:55","modified_gmt":"2026-01-09T19:14:55","slug":"dal-basso-la-societa-iraniana-contro-la-guerra-e-la-tirannia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/politica\/vicino-oriente\/dal-basso-la-societa-iraniana-contro-la-guerra-e-la-tirannia\/","title":{"rendered":"La guerra non zittisce la societ\u00e0 iraniana"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">All&#8217;ombra delle sirene e del fumo, dove lo skyline di Teheran \u00e8 ancora una volta segnato dal fuoco e dalla paura, un diverso tipo di voce sta emergendo dall&#8217;interno della societ\u00e0 iraniana, che rifiuta sia le bombe che cadono dai cieli stranieri sia la violenza del regime che pretende di difendere la patria. Mentre l&#8217;attacco di Israele alle citt\u00e0 iraniane ha intensificato il caos regionale e la Repubblica islamica risponde all&#8217;attacco, un&#8217;ondata di dissenso interno senza precedenti si leva dal basso. Non \u00e8 lo Stato, n\u00e9 i suoi generali o chierici, ma i lavoratori, gli insegnanti, le femministe e gli scrittori \u2013 molti dei quali imprigionati \u2013 a dire le verit\u00e0 pi\u00f9 chiare su guerra, giustizia e sopravvivenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi due giorni, vari settori della societ\u00e0 civile iraniana hanno rilasciato sei dichiarazioni distinte ma politicamente allineate. Queste dichiarazioni provengono dai sindacati, dai sindacati dell&#8217;istruzione, dagli attivisti per i diritti delle donne imprigionate e dall&#8217;Associazione degli scrittori iraniani. Non fanno eco agli appelli alla vendetta o all&#8217;orgoglio nazionalista. Condannano invece tutte le parti del conflitto, dall&#8217;occupazione israeliana e la violenza imperiale al governo repressivo e militarizzato della Repubblica islamica. Insieme, queste voci formano un rifiuto unificato del militarismo e dell&#8217;autoritarismo e chiedono pace, democrazia e dignit\u00e0, non come slogan, ma come strategie di sopravvivenza in una regione al collasso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sono espressioni isolate, ma voci composite di un&#8217;unica resistenza collettiva. \u00c8 un&#8217;istantanea della societ\u00e0 iraniana, che vive e respira: martoriata, assediata, ma che ancora si rifiuta di scegliere tra due versioni di morte. <a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/editorial-2\/israels-friends-war-against-humanity\/\">La guerra pu\u00f2 essere combattuta dagli Stati<\/a>, ma il prezzo viene pagato dal popolo. E il popolo dice: non in nostro nome.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Voci dal settore educativo<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le prime e pi\u00f9 chiare voci ad esprimersi sono stati gli insegnanti iraniani, coloro che trascorrono le loro giornate a curare i bambini e il cui impegno per la pace \u00e8 radicato nelle aule scolastiche, non nei parlamenti. Due organizzazioni chiave, il <a href=\"https:\/\/akhbar-rooz.com\/1404\/03\/28\/20582\/\">Consiglio di coordinamento delle associazioni sindacali degli insegnanti iraniani <\/a>e il Sindacato degli insegnanti di Teheran, hanno rilasciato dichiarazioni distinte ma profondamente collegate tra loro che sfidano sia l&#8217;aggressione esterna che la repressione interna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Consiglio di coordinamento ha condannato l&#8217;attacco israeliano in territorio iraniano come una violazione del diritto internazionale e una minaccia alla vita dei civili. Ma la loro dichiarazione \u00e8 andata oltre i confini nazionali. Ha respinto il militarismo di tutti gli attori regionali, compresa la Repubblica islamica, e ha ritenuto i governanti iraniani responsabili dell&#8217;escalation delle tensioni attraverso la segretezza, l&#8217;esclusione e l&#8217;avventurismo militare. &#8220;La guerra non \u00e8 n\u00e9 una benedizione n\u00e9 un&#8217;opportunit\u00e0&#8221;, hanno dichiarato, &#8220;\u00e8 un disastro le cui vittime principali sono le persone comuni, i bambini, le donne e i civili&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Sindacato degli Insegnanti di Teheran ha fatto eco a questo messaggio, concentrandosi sul tributo emotivo della violenza sulle nuove generazioni. &#8220;Lavoriamo ogni giorno con i bambini&#8221;, hanno scritto, &#8220;bambini che stanno cercando di capire un mondo che dovrebbe essere fatto di apprendimento, amicizia e sogni, non di bombe e distruzione&#8221;. La dichiarazione critica aspramente la campagna militare di Israele, definendola un crimine, ma insiste anche sul fatto che &#8220;nessun Paese pu\u00f2 costruire la pace con il pugno chiuso&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrambe le dichiarazioni rifiutano la neutralit\u00e0 di fronte alla sofferenza. Rimanere in silenzio, sostengono, significa normalizzare la violenza. Esortano invece tutte le organizzazioni civili e culturali \u2013 dentro e fuori l&#8217;Iran \u2013 a resistere alla guerra, a difendere la solidariet\u00e0 umana e a sostituire il linguaggio del potere con quello dell&#8217;educazione, della dignit\u00e0 e della pace.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli insegnanti non stanno dalla parte degli Stati. Si schierano con gli studenti, con i lavoratori, con il futuro. Nelle loro voci c&#8217;\u00e8 un messaggio chiaro: quando i regimi si preparano alla guerra, il popolo deve prepararsi alla giustizia.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Le femministe: Dietro le sbarre ma non silenziose<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall&#8217;interno delle mura della famigerata prigione di Evin a Teheran, sette attiviste femministe e sindacaliste iraniane hanno rilasciato due potenti dichiarazioni che tagliano la propaganda della guerra e del nazionalismo. Queste donne, incarcerate per il loro ruolo nell&#8217;organizzazione di proteste e nella difesa dei diritti fondamentali, sono diventate alcune delle voci pi\u00f9 chiare contro la violenza che sta travolgendo la regione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una dichiarazione, Reyhaneh Ansari, Sakineh Parvaneh, Varisheh Moradi e Golrokh Iraee parlano direttamente al popolo iraniano e ai movimenti di sinistra internazionali. Le loro parole rifiutano ogni speranza nella salvezza straniera. &#8220;La via della libert\u00e0 per l&#8217;Iran&#8221;, scrivono, &#8220;risiede nella resistenza di massa e nel potere dei movimenti sociali&#8221;. Mettono in guardia dall&#8217;illusione che gli Stati stranieri \u2013 siano essi potenze occidentali o attori regionali \u2013 possano liberare i popoli oppressi. Tutto ci\u00f2 che portano, sostiene la dichiarazione, sono nuove catene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le donne descrivono Israele come un regime costruito sull&#8217;occupazione e sul genocidio, un avamposto militarizzato dell&#8217;imperialismo statunitense responsabile di decenni di guerra in Palestina, Iraq, Siria e ora Gaza. Ma la loro condanna non \u00e8 unilaterale. Criticano aspramente la repressione della Repubblica islamica e la manipolazione della guerra per il controllo interno, affermando che sta gettando le basi per &#8220;un altro 1988&#8221; \u2013 un riferimento alle esecuzioni di massa dei prigionieri politici. Per loro, la guerra \u00e8 uno strumento utilizzato da tutti i poteri dominanti per mettere a tacere il dissenso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/akhbar-rooz.com\/1404\/03\/28\/20589\/\">In una seconda dichiarazione<\/a>, Anisha Asadollahi, Nahid Khodajo e Nasrin KhezrJavadi si descrivono come &#8220;ostaggi&#8221; di un governo che conduce una guerra all&#8217;estero e schiaccia i suoi cittadini in patria. Esse invitano la popolazione a resistere alla guerra imposta attraverso la presenza collettiva e la solidariet\u00e0. &#8220;Le guerre non portano alcun beneficio al popolo&#8221;, scrivono. &#8220;\u00c8 il popolo \u2013 che non ha avuto alcun ruolo nell&#8217;iniziare queste guerre \u2013 a pagarne sempre il prezzo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da dietro le sbarre, queste donne affermano una verit\u00e0 che pochi fuori dalle mura del carcere osano dire: che la liberazione non pu\u00f2 essere importata e che la lotta contro l&#8217;occupazione e la dittatura deve essere condotta da coloro che ne vivono le conseguenze. Le loro parole sono al tempo stesso un monito e un invito all&#8217;azione. La vera resistenza, insistono, non sta nei missili o negli slogan, ma nella solidariet\u00e0 dal basso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre queste voci si levano da dietro le mura del carcere, un&#8217;altra dichiarazione \u00e8 emersa dall&#8217;esterno: <a href=\"https:\/\/www.radiozamaneh.com\/857471\">una dichiarazione firmata da pi\u00f9 di 340 attiviste femministe e per l&#8217;uguaglianza in Iran<\/a>. Pubblicata in risposta all&#8217;attacco militare israeliano e alla reazione della Repubblica islamica, questa dichiarazione attribuisce la responsabilit\u00e0 ai regimi patriarcali e militaristi e invita la societ\u00e0 civile a resistere alla distruzione con un&#8217;azione collettiva:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;In un momento in cui due governi guerrafondai e patriarcali hanno preso in ostaggio innumerevoli vite civili \u2013 soprattutto donne e bambini \u2013 noi, un gruppo di attiviste per i diritti delle donne iraniane, facciamo appello a tutti i nostri concittadini affinch\u00e9 si uniscano per continuare il cammino di <em>Donna, Vita, Libert\u00e0<\/em>. La guerra non porta altro che distruzione. Porta uccisioni e danni economici e sociali diffusi. La guerra porter\u00e0 a un ulteriore indebolimento e repressione degli attivisti politici e civili. Consideriamo nostro dovere coltivare i semi del movimento femminile iraniano insieme ad altri movimenti popolari e, ora pi\u00f9 che mai, riaffermare il nostro impegno per gli obiettivi di <em>Donna, Vita, Libert\u00e0 <\/em>contro i poteri patriarcali, il militarismo, la distruzione e la repressione&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo appello pubblico colloca la lotta femminista non come una questione secondaria, ma come una forza centrale nel movimento democratico e anti-autoritario dell&#8217;Iran. Nomina sia lo Stato israeliano che la Repubblica islamica come regimi patriarcali e bellicosi che usano la paura e la morte per dominare le donne e i civili. E insiste sul fatto che lo slogan &#8220;Donna, vita, libert\u00e0&#8221; non \u00e8 solo un canto del passato, ma un progetto vivo di emancipazione collettiva nel presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalle celle delle prigioni alle strade, la posizione femminista \u00e8 ferma: non ci sar\u00e0 libert\u00e0 attraverso la guerra, n\u00e9 giustizia sotto la dittatura.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il movimento operaio e la resistenza sociale: No alla guerra, no al fascismo<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre la Repubblica islamica fa leva sulla retorica bellica sotto la bandiera della &#8220;difesa della sovranit\u00e0&#8221;, il movimento sindacale iraniano e le organizzazioni sociali alleate offrono una visione radicalmente diversa, fondata sulla lotta di classe e non su slogan nazionalisti. Dagli autisti di autobus alle infermiere, dai lavoratori della canna da zucchero ai difensori dei diritti dei bambini, \u00e8 emerso un potente fronte di resistenza che dichiara con chiarezza: questa non \u00e8 la nostra guerra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una dichiarazione congiunta rilasciata dal Sindacato dei lavoratori della compagnia di autobus di Teheran e dei sobborghi, dal Sindacato dei lavoratori della canna da zucchero di Haft Tappeh e dall&#8217;Alleanza dei pensionati, alcune delle pi\u00f9 resistenti organizzazioni sindacali iraniane hanno rifiutato categoricamente l&#8217;escalation militare tra Israele e la Repubblica islamica. &#8220;Noi, il popolo lavoratore dell&#8217;Iran&#8221;, hanno scritto, &#8220;non guadagniamo nulla dalla guerra, dal militarismo, dai bombardamenti o dalle politiche imperialiste&#8221;. Al contrario, i lavoratori ne stanno gi\u00e0 pagando il prezzo: povert\u00e0, repressione, fame e morte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La dichiarazione ha denunciato con forza i bombardamenti di Israele su aree civili, raffinerie di petrolio e luoghi di lavoro, definendo tali azioni crimini di guerra. Ma ha respinto con altrettanta fermezza le affermazioni israeliane di buona volont\u00e0 nei confronti del popolo iraniano, definendole una propaganda trasparente, soprattutto alla luce di minacce incendiarie come l&#8217;appello del Ministro della Difesa israeliano a &#8220;bruciare Teheran&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso tempo, queste organizzazioni sindacali hanno rivolto la loro critica verso l&#8217;interno. Hanno definito la Repubblica islamica per quello che \u00e8: &#8220;repressiva, avventurista e antioperaia&#8221;. Hanno elencato decenni di repressione delle proteste sindacali, la negazione dei diritti sindacali e la persecuzione degli attivisti del lavoro. Il messaggio dei lavoratori \u00e8 stato inequivocabile: non sono pedine dello Stato, lo stanno combattendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa posizione \u00e8 stata ripresa e approfondita in una pi\u00f9 ampia <a href=\"https:\/\/akhbar-rooz.com\/1404\/03\/27\/20498\/\">Dichiarazione congiunta delle organizzazioni sindacali e sociali contro la guerra e l&#8217;attuale pericolosa crisi<\/a>, firmata da un&#8217;alleanza di gruppi diversi: camionisti, lavoratori a contratto del settore petrolifero, infermieri, educatori, difensori dei diritti dei bambini, pensionati e movimenti femminili. Insieme, hanno descritto l&#8217;attuale guerra come un confronto mortale tra &#8220;due regimi fascisti&#8221;: lo Stato israeliano e la Repubblica islamica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La loro impostazione \u00e8 intransigente. La guerra, sostengono, non \u00e8 accidentale. \u00c8 il risultato inevitabile di decenni di militarismo, repressione e allineamento imperiale. Ha spinto la societ\u00e0 iraniana sull&#8217;orlo del baratro, allontanando le persone, traumatizzando le comunit\u00e0 e aggravando la fame e la paura, soprattutto tra i bambini e i poveri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi gruppi si oppongono non solo all&#8217;aggressione militare, ma all&#8217;intera logica della guerra: alle armi di distruzione di massa, all&#8217;inganno nucleare e alla messa a tacere del dissenso con il pretesto della difesa nazionale. &#8220;Vogliono mettere a tacere le nostre proteste chiamandoci spie&#8221;, avverte la dichiarazione, &#8220;usando la guerra come scusa per una maggiore repressione&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che distingue queste dichiarazioni \u00e8 la loro posizione esplicitamente rivoluzionaria. Non si limitano a denunciare la guerra: chiedono la fine di tutti i progetti militari e invitano a rinnovare la protesta popolare. &#8220;La risposta a questo disastro \u00e8 la rivoluzione continua&#8221;, dichiarano, affermando che la liberazione non verr\u00e0 dagli eserciti o dai governi, ma dalle strade, dai sindacati e dalla lotta per il pane e la libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra i firmatari figurano l&#8217;Associazione dei lavoratori dell&#8217;elettricit\u00e0 e dei metalli di Kermanshah, la Campagna &#8220;Non giustiziate&#8221;, la Voce delle donne dell&#8217;Iran e vari consigli di protesta di base, a testimonianza di una crescente convergenza politica dal basso.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;Associazione degli scrittori iraniani: Contro le macchine della morte<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra il rombo dei missili e la propaganda di Stato, l&#8217;Associazione degli scrittori iraniani (Kanoon Nevisandegane Iran) ha rilasciato <a href=\"https:\/\/akhbar-rooz.com\/1404\/03\/26\/20315\/\">una dichiarazione cruda e senza mezzi termini<\/a>. Da tempo bersaglio di censura e repressione, l&#8217;Associazione considera l&#8217;attuale guerra non come una rottura, ma come la continuazione di due progetti autoritari, uno radicato nell&#8217;occupazione, l&#8217;altro nel massacro interno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Descrivono il confronto come una guerra &#8220;tra un regime fascista costruito sull&#8217;occupazione e sul genocidio e un governo fondato sul versamento del sangue dei dissidenti e dei cercatori di libert\u00e0&#8221;. In questa cornice, la guerra non distrugge solo vite umane, ma minaccia di cancellare la memoria storica della lotta, compresi i risultati della rivolta iraniana del 2022. Il pericolo, avvertono, \u00e8 che ci\u00f2 che cresce dalla terra bruciata della guerra non sia pace o giustizia, ma estremismo razziale, nazionalismo e nuove forme di fascismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;Associazione degli scrittori non risparmia nessuno. Israele, sostengono, con l&#8217;aiuto dei suoi alleati mediatici, inquadra le sue campagne militari come difesa, mentre uccide i civili e mette a tacere l&#8217;indignazione. La Repubblica islamica, parallelamente, usa la guerra per espandere la sua presa sul potere, giustificando gli arresti, la censura e la minaccia di nuovi massacri invocando la sicurezza nazionale. &#8220;Versare sangue perch\u00e9 la nostra vita possa durare&#8221; \u2013 ci ricordano \u2013 \u00e8 stata la logica fondante del regime, e ancora oggi plasma la sua strategia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La dichiarazione richiama anche l&#8217;attenzione sull&#8217;ordine mediatico globale, dove &#8220;due poli&#8221; dominano la narrazione. Uno trasforma uno Stato in guerra in un salvatore eroico; l&#8217;altro nasconde l&#8217;autoritarismo dietro il linguaggio della difesa della patria. In entrambi i casi, le voci indipendenti vengono divorate. L&#8217;Associazione degli Scrittori insiste sul fatto che una vera resistenza deve rompere questo binario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il loro appello \u00e8 rivolto non solo agli iraniani, ma agli scrittori, agli intellettuali e agli operatori culturali di tutto il mondo. Chiedono che questi attori amplifichino le voci indipendenti del popolo e si oppongano alla propaganda di Stato e alla complicit\u00e0 intellettuale. Il ruolo della letteratura, ci ricordano, non \u00e8 quello di lucidare il potere, ma di dire la verit\u00e0 dai margini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La penna, a loro avviso, rimane un&#8217;arma, non per lo Stato, ma per il popolo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Solidariet\u00e0 con la Palestina<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei punti pi\u00f9 chiari di allineamento politico ed etico di queste dichiarazioni \u00e8 l&#8217;esplicita solidariet\u00e0 con il popolo palestinese. Pur rifiutando l&#8217;uso strumentale della Palestina da parte della Repubblica islamica per la propria repressione, le voci della societ\u00e0 civile iraniana tracciano una linea netta tra le false alleanze statali e la vera solidariet\u00e0 umana. Non lasciano spazio ad ambiguit\u00e0: la causa palestinese \u00e8 giusta, ma non pu\u00f2 essere usata per giustificare l&#8217;oppressione interna o la guerra regionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le attiviste per i diritti delle donne imprigionate definiscono Israele &#8220;un regime costruito attraverso il massacro&#8221; e lo denunciano come &#8220;la base militare americana in Medio Oriente&#8221;, responsabile non solo dell&#8217;occupazione della Palestina, ma anche della devastazione in Iraq, Afghanistan, Siria e Yemen. La descrizione di Gaza, contenuta nel sito , non \u00e8 filtrata da calcoli geopolitici: \u00e8 parlata come una catastrofe umana e storica, parte della stessa logica globale che sostiene la violenza di Stato in Iran.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;Associazione degli Scrittori iraniani denuncia l&#8217;uso della sofferenza di Gaza per giustificare una nuova ondata di esecuzioni, arresti e controlli ideologici in patria. Sottolineano che &#8220;la gioia che le persone provano nel vedere la morte dei loro assassini non dovrebbe mai essere scambiata con il benvenuto all&#8217;invasione della loro terra e delle loro vite&#8221;. Gli autori collocano la Palestina e l&#8217;Iran all&#8217;interno di una struttura condivisa di repressione, non come nemici o salvatori l&#8217;uno dell&#8217;altro, ma come popoli schiacciati da macchine da guerra autoritarie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le organizzazioni sindacali fanno eco a questa prospettiva. Nella loro dichiarazione, condannano i crimini di guerra di Israele a Gaza insieme agli attacchi alle infrastrutture iraniane. Ma non adottano la retorica del regime. Al contrario, sottolineano la sofferenza della gente comune in entrambi i luoghi. Per loro la solidariet\u00e0 non \u00e8 fatta di slogan, ma di rifiuto di lasciare che uno Stato parli in nome degli oppressi e li metta a tacere in patria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che emerge non \u00e8 un cenno retorico alla Palestina, ma una posizione fondata: la liberazione della Palestina e la liberazione dell&#8217;Iran sono interconnesse, ma nessuna delle due pu\u00f2 avvenire attraverso il militarismo o la violenza di Stato. La vera solidariet\u00e0 deve venire dal popolo stesso, dal basso, non dall&#8217;alto.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Dai margini alla maggioranza<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che queste dichiarazioni rivelano collettivamente \u00e8 qualcosa che i media mondiali, gli Stati e persino molti movimenti internazionali continuano a trascurare: La societ\u00e0 civile iraniana non \u00e8 inattiva o silenziosa, e non \u00e8 confusa. Di fronte alle bombe, agli arresti, al collasso economico e alla censura, lavoratori, insegnanti, prigionieri, femministe e scrittori stanno articolando una posizione politica chiara, che non si scusa per la Repubblica islamica n\u00e9 giustifica il militarismo israeliano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si tratta di una prospettiva marginale. Non si tratta di voci isolate. Queste dichiarazioni rappresentano i settori pi\u00f9 organizzati e coerenti della societ\u00e0 iraniana, quelli che hanno resistito a decenni di repressione e che continuano a impegnarsi per la giustizia. Il loro rifiuto di allinearsi a uno dei due Stati non \u00e8 ingenuit\u00e0. \u00c8 una chiarezza politica nata dalla lotta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre i governi si scambiano missili e narrazioni, queste voci parlano di cibo, aule, sindacati, lingua e sopravvivenza. Ci ricordano che il vero campo di battaglia non \u00e8 solo nei cieli, ma nelle strade, nelle prigioni, nei luoghi di lavoro e nelle scuole. Ci ricordano che la solidariet\u00e0 non \u00e8 uno slogan ma una responsabilit\u00e0: ascoltare, amplificare e organizzare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la sinistra internazionale, le istituzioni per i diritti umani e i movimenti per la pace sono seriamente interessati alla giustizia in Medio Oriente, devono smettere di inquadrare la regione attraverso le scelte imposte da Stati e imperi. La scelta non \u00e8 tra Tel Aviv e Teheran. La vera scelta \u00e8 tra dominio e liberazione, tra guerra e vita, tra silenzio e solidariet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E in Iran, il popolo ha gi\u00e0 fatto questa scelta.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">PHOTO CREDITS: <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/photo\/?fbid=9909990022429480&amp;set=pb.100002557415589.-2207520000\">Parvin Ashrafi<\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte all&#8217;escalation bellica la societ\u00e0 iraniana in rivolta non si \u00e8 paralizzata. 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