{"id":9362,"date":"2025-08-04T07:57:34","date_gmt":"2025-08-04T07:57:34","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=9362"},"modified":"2025-08-07T10:34:12","modified_gmt":"2025-08-07T10:34:12","slug":"tony-la-piccirella-in-carcere-ho-visto-la-ferocia-dellesercito-e-la-sua-ossessione-per-la-propaganda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/politica\/tony-la-piccirella-in-carcere-ho-visto-la-ferocia-dellesercito-e-la-sua-ossessione-per-la-propaganda\/","title":{"rendered":"Tony La Piccirella: &#8220;In carcere ho visto la ferocia dell&#8217;esercito israeliano e la sua ossessione per la propaganda&#8221;"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">La Handala, un ex peschereccio norvegese, \u00e8 diventata negli ultimi giorni un simbolo internazionale di resistenza civile. Come parte della Freedom Flotilla Coalition, questo piccolo vascello ha sfidato il blocco navale israeliano a Gaza, seguendo le orme della Madleen, una nave simile sequestrata poche settimane prima in acque internazionali. Nella notte tra il 26 e il 27 luglio, le forze israeliane hanno ripetuto l&#8217;operazione, intercettando l&#8217;Handala e deportando illegalmente il suo equipaggio, tra cui gli italiani Antonio Mazzeo e Tony La Piccirella. Attraverso le parole di quest&#8217;ultimo abbiamo ricostruito quei momenti e il periodo di detenzione successivo, un esempio di come cittadini comuni possano dare vita a gesti di disobbedienza morale contro le politiche di assedio israeliane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tony, trentacinque anni, \u00e8 nato e cresciuto a Bari. Sin da quando ha vent&#8217;anni ha militato in movimenti radicali per la giustizia sociale e climatica, conducendo le sue prime battaglie sul diritto all&#8217;abitare. La sua attenzione si \u00e8 poi allargata a temi come il colonialismo e l&#8217;imperialismo, spingendolo a viaggiare per approfondire la sua conoscenza. Lasciata l&#8217;Italia, ha attraversato il Nord, il Centro e il Sud del continente americano. A Tijuana ha fornito supporto durante l&#8217;ondata migratoria dall&#8217;Honduras, vedendo da vicino la difficile condizione di migliaia di persone bloccate al confine con gli Stati Uniti. Ha avuto inoltre l&#8217;opportunit\u00e0 di entrare in contatto con movimenti indigeni in Messico e Colombia. \u00abSono esperienze che trasformano\u00bb afferma. \u00abTi costringono a rimettere in discussione ogni punto fermo e ogni privilegio\u00bb. Rientrato a Bari due anni fa, ha riscoperto il legame con il mare, sentendolo come luogo di rinascita e incontro. Da qui, il suo impegno nei progetti di solidariet\u00e0 sulle rotte mediterranee \u00e8 sfociato nell&#8217;adesione alla Freedom Flotilla, durante l&#8217;estate scorsa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima domanda sul suo stato d&#8217;animo dopo l&#8217;esperienza trova una risposta risoluta: \u00abMi sento meglio di prima. Pi\u00f9 allineato a quello che provo\u00bb. Tony descrive un senso di scollamento precedente, dove tratteneva le emozioni, contrapposto alla sua condizione attuale in cui corpo e mente possono sostenere passioni pi\u00f9 forti. Soprattutto la rabbia, a suo dire, ha trovato una legittimazione. \u00abL\u00ec, su quella barca, in quel gruppo, la rabbia aveva spazio. Poteva esistere\u00bb. Questa possibilit\u00e0 di espressione, spiega, \u00e8 quasi assente in Italia. Qui lo sdegno viene ignorato dai media e represso dai governi. Questo, secondo la sua analisi, isola gli individui e quando il sentimento non trova sfogo, degenera in frustrazione, sconfitta e silenzio. Un silenzio che, afferma, \u00abfa male\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi si sente meno solo, proprio perch\u00e9 la missione ha rotto quell&#8217;isolamento. Riconosce che il contatto quotidiano con il genocidio in Palestina, mediato unicamente dagli schermi dei nostri telefonini, genera un peso emotivo portato in solitudine. Le immagini consumano l&#8217;animo e addossano un dolore senza condivisione. La missione ha sovvertito questa condizione. \u00abHo avuto il privilegio di vivere quella missione con venti persone che condividevano la stessa rabbia, la stessa determinazione. E questo ha cambiato tutto. Mi ha permesso di sciogliere blocchi che mi portavo dentro da tempo. Mi ha dato la possibilit\u00e0 di sentirmi parte di qualcosa che non chiede il permesso per esistere\u00bb rimarca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00c8 questo peso che ti ha spinto a partecipare alla missione della nave Handala?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa ragione, per me, \u00e8 molto pi\u00f9 semplice. Israele sta cercando di sterminare il popolo palestinese. E in questi due anni nessuno ha fatto abbastanza per impedirlo. Alcuni non hanno fatto proprio nulla. Altri, peggio ancora, sono complici. E questo, gi\u00e0 da solo, mi pare un motivo sufficiente per agire. I governi troppo spesso muovono le loro scelte per denaro o per calcolo politico. In tutto questo, un\u2019azione diretta, civile, collettiva, mi \u00e8 sembrata pi\u00f9 onesta. E anche pi\u00f9 mia. Pi\u00f9 vera. Ora che sono tornato, posso anche dire che ha avuto un impatto pi\u00f9 concreto di qualunque cosa abbia fatto finora il governo italiano. C\u2019\u00e8 per\u00f2 anche una ragione pi\u00f9 personale. La conosciamo tutti: quella sensazione di impotenza che ci accompagna da mesi. Ma \u00e8 una percezione, appunto. Non \u00e8 reale. Solo che, se resta l\u00ec, inascoltata, ci paralizza. E l\u2019inazione di fronte a una violenza di queste proporzioni diventa tossica. Profondamente tossica. Ti logora la mente. Ti sfianca. Ti fa credere che non esista pi\u00f9 alternativa. Per questo credo che sia fondamentale dare corpo a quello che proviamo. Fisicit\u00e0. Espressione. Che sia rabbia, amore, paura, indignazione, non importa. Quello che conta \u00e8 tirarlo fuori. Condividerlo. Renderlo collettivo per trasformarlo in azione. Per rifiutare il ruolo di spettatori, per smettere di sentirci alla merc\u00e9 di governi lontani, assenti, corresponsabili. Ed \u00e8 terapeutico. Veramente. Lo consiglio a chiunque: parlarne. Con la propria famiglia, con gli amici, con i colleghi. Organizzarsi. Fare qualcosa. Qualsiasi cosa. Non serve essere militanti esperti, non servono titoli o bandiere. Serve esserci. Perch\u00e9 ci\u00f2 che sta accadendo in Palestina \u00e8 l\u2019apice di una violenza coloniale, capitalista e imperialista. Ma questa violenza ha radici qui. \u00c8 nata in Europa. \u00c8 cresciuta negli Stati Uniti. Ha preso forma nei nostri governi, nei nostri eserciti, nelle nostre economie. Ignorarla, restare fermi, significa soltanto lasciarle spazio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tony descrive un&#8217;assenza quasi totale di paura e timore durante l&#8217;abbordaggio, condizione che attribuisce non a incoscienza ma a una certezza interiore. \u00abAvevo pochissimi dubbi su quello che stavo facendo\u00bb spiega. \u00abLa paura spesso nasce dall&#8217;incertezza. Ma su quella nave tutto era chiaro\u00bb. Ci\u00f2 che invece lo ha travolto fin dall&#8217;arrivo della marina israeliana \u00e8 stato un \u00abdisgusto feroce\u00bb. Un sentimento viscerale verso le forze armate e il loro modo di osservare gli attivisti. \u00abCi guardavano come un inconveniente da gestire\u00bb racconta. \u00abQuel modo di negare la tua umanit\u00e0 \u00e8 stato ci\u00f2 che mi ha colpito pi\u00f9 profondamente\u00bb. La freddezza degli sguardi, la routine repressiva e la disumanizzazione sono gli elementi che hanno lasciato un segno pi\u00f9 profondo di qualsiasi minaccia fisica. In quel momento, la missione dell&#8217;Handala si \u00e8 rivelata anche uno specchio crudele, capace di riflettere la natura disumanizzante dell&#8217;occupazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella calma e lucidit\u00e0 trovano spiegazione anche nella sua neurodivergenza. \u00abSono neurodivergente e al momento non assumo farmaci\u00bb&nbsp;precisa. \u00abQuesto fa s\u00ec che in situazioni ad alta tensione o molto adrenaliniche io entri in una specie di stato iperfunzionale.&nbsp;Succede cos\u00ec: tutto si stringe, si mette a fuoco. Sento di avere un controllo estremamente lucido, sia su me stesso che su ci\u00f2 che mi circonda. \u00c8 come se ogni dettaglio diventasse leggibile, ogni movimento prevedibile\u00bb. Questa condizione lo ha reso particolarmente efficace nei momenti decisivi. In qualit\u00e0 di responsabile della sicurezza, nei giorni precedenti, aveva simulato ogni possibile scenario di avvicinamento israeliano, provando e riprovando ogni procedura. Quando le navi israeliane hanno iniziato a inseguirli due ore prima, l&#8217;equipaggio ha virato verso l&#8217;Egitto, contattando le autorit\u00e0 egiziane, sia portuali che marittime, per chiedere un passaggio sicuro nelle loro acque. La richiesta \u00e8 stata accolta, tanto da indicare loro un punto preciso dove ancorarsi, vicino a Port Said. Subito dopo, per\u00f2, la marina israeliana \u00e8 intervenuta e li ha fermati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Durante il sequestro da parte della marina israeliana, avete subito una sorveglianza video continua e le comunicazioni con chi seguiva la vostra navigazione sono state immediatamente interrotte. Com\u2019\u00e8 stato vivere questa forma di controllo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abInsieme ai militari armati di mitra, c\u2019era anche un soldato con la telecamera. Basta quello per capire tutto. L&#8217;immagine fa capire chiaramente come nei conflitti odierni i media sono strumenti essenziali per forgiare il consenso. Era l\u00ec per filmare le infermiere che, goffamente, cercavano di darci da mangiare mentre eravamo gi\u00e0 in sciopero della fame. La scena era preparata per costruire una clip utile a ripulire l&#8217;immagine dell\u2019IDF. Un esercito che, magnanimo, nutre gli europei e gli americani ingenui che hanno osato sfidare il blocco navale. Era una messinscena talmente disperata, talmente chiara, da risultare grottesca. Se c\u2019\u00e8 una cosa che quella camera dimostrava, \u00e8 che Israele, per portare avanti uno sterminio, ha un disperato bisogno che i suoi alleati continuino a pensare che siano delle \u201cbrave persone\u201d. Hanno bisogno di legittimarsi. Di fingersi democratici. Di vendere umanit\u00e0 mentre producono morte. Ma il teatro \u00e8 crollato davanti ai nostri occhi. E ha continuato a franare anche dopo. Quando ci hanno portati nelle celle, a me hanno assegnato un isolamento senza rubinetto. Cos\u00ec, se volevo bere, dovevo chiedere. E a quel punto arrivava un militare dell\u2019IDF col passamontagna, seguito da una telecamera. Dovevano filmare il momento in cui mi davano un bicchiere d\u2019acqua. Perch\u00e9 per loro l\u2019acqua non \u00e8 un diritto, ma una concessione. Una gentilezza da esibire. Un gesto di clemenza che va registrato, come fosse un dono. E questa \u00e8 una cosa che fa paura. Perch\u00e9 se persino con persone europee e americane, con passaporti potenti e nazionalit\u00e0 di governi complici, tentano di costruire un dispositivo cos\u00ec pervasivo, figuriamoci altrove. Figuriamoci in Palestina. L\u00ec per\u00f2 non servono le telecamere. L\u00ec occorre spegnere le comunicazioni. Tagliare le linee. Uccidere i giornalisti a vista. L\u00ec non c\u2019\u00e8 bisogno di fingere umanit\u00e0. Basta mettere in fila chi cerca aiuti umanitari, quelli che lasciano passare col contagocce solo per controllare meglio la popolazione, e poi sparare sui corpi in attesa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Com&#8217;erano le condizioni di detenzione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIl centro di detenzione era uno schifo. Sporco, lurido. I letti non esistevano. Solo pezzi di gomma dura buttati per terra. Eravamo trattati come cani. Nessuna possibilit\u00e0 di sentire un avvocato. Nessuna chiamata alla famiglia. Nessuna ora d\u2019aria. Niente. Solo isolamento e umiliazione. Eravamo tutti in sciopero della fame. Tutti con una posizione netta. Questo, evidentemente, li ha messi in difficolt\u00e0. E credo sia uno dei motivi per cui hanno deciso di liberarsi di noi il prima possibile, perch\u00e9 stavamo attirando su di loro un\u2019attenzione che non potevano controllare. Le incursioni le chiamavano \u201ccontrolli di routine\u201d. Ma erano umiliazioni. Le squadre antisommossa ci facevano spogliare completamente, fare squat ripetuti, piegarci davanti a loro. Non cercavano niente. Cercavano di spezzarci. Non ci sono riusciti. Sentirsi parte di un gruppo cos\u00ec coeso ci ha dato forza. C\u2019erano momenti duri, certo, momenti in cui qualcuno si chiudeva, si difendeva come poteva. Ma eravamo uniti. Eravamo una squadra di pazzi, e per fare una missione del genere non puoi essere una persona \u201cnormale\u201d. L\u00ec dentro ogni personalit\u00e0 forte tirava su l\u2019altra. Ci siamo sostenuti. Senza nemmeno dovercelo dire. La motivazione non \u00e8 mai mancata, \u00e8 sempre stata viva. In ogni momento, anche nei pi\u00f9 difficili, ci bastava pensare al popolo palestinese. A quello che subisce ogni giorno. A come risponde, con una dignit\u00e0 che ci ha ispirati dall\u2019inizio alla fine. \u00c8 stato difficile, eppure, noi non abbiamo vissuto nemmeno una minima parte delle loro sofferenze. Ed \u00e8 anche in sostegno di questa sofferenza che abbiamo scelto di intraprendere lo sciopero della fame. Non \u00e8 stata una decisione improvvisata, ma una scelta lucida, maturata prima ancora di salpare. Nel momento in cui fossimo stati intercettati, avremmo iniziato tutti insieme lo sciopero. Le ragioni di questa scelta andavano oltre il volersi sottrarre alla loro propaganda, rifiutando di essere parte della messinscena in cui avrebbero provato a riprenderci mentre ci davano da mangiare per mostrare un&#8217;immagine benevola dell&#8217;IDF. Era un gesto di solidariet\u00e0 verso il popolo palestinese, che subisce una carestia voluta ogni giorno, lontano dalle telecamere. Volevamo denunciare l&#8217;ipocrisia di un esercito che offre un sandwich a noi occidentali mentre blocca gli aiuti umanitari, bombarda i panifici e spara su persone in fila per un sacco di farina. Le donne del gruppo sono andate oltre, riuscendo addirittura a sostenere anche uno sciopero della sete. La loro forza ha dato ulteriore determinazione a tutti noi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attivista pugliese ha vissuto, seppure solo per poche ore, condizioni che molti palestinesi affrontano ogni giorno. Nonostante questo, non si sente di paragonare la sua esperienza a ci\u00f2 che subisce il popolo palestinese. \u00abPer\u00f2 ho visto il volto che ha questo genocidio\u00bb, ha raccontato, descrivendo lo sguardo dei soldati israeliani, i loro \u00absorrisi storti\u00bb e il loro \u00absghignazzare\u00bb mentre circondavano il gruppo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ha percepito il disperato bisogno di giustificarsi di fronte a governi gi\u00e0 complici e la rabbia repressa nei gesti dei soldati. \u00abL\u2019ho sentita addosso, fisicamente. E questa cosa mi ha inquietato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che lo ha colpito di pi\u00f9 \u00e8 la sproporzione tra la loro missione e la reazione subita. \u00abEravamo su un vecchio peschereccio norvegese pieno di peluche, latte in polvere e qualche scatola di medicine. Se riescono a odiare con questa intensit\u00e0 ventuno persone disarmate, inoffensive, che cercano solo di portare qualcosa, per quanto piccolo, alle coste di Gaza, allora viene da chiedersi quale sia il livello di odio che riversano ogni giorno su chi quella terra la abita\u00bb, invita a riflettere Tony.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Hai ricevuto un sostegno concreto dalle rappresentanze consolari o dalle istituzioni italiane durante la detenzione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abHo parlato con la console, l\u2019ho incontrata appena arrivato a Ashdod. Mi ha invitato a firmare il rimpatrio volontario ma ho deciso di rifiutare perch\u00e9 firmare quel foglio significava ammettere di essere entrato illegalmente in Israele. E invece io sono stato sequestrato e dirottato. Lei mi ha spiegato che, se mi fossi rifiutato, sarei stato portato in un centro di detenzione. E cos\u00ec \u00e8 stato. Dopo di che, ha detto chiaramente che non avrebbe potuto fare pi\u00f9 nulla. La Farnesina, invece, non l\u2019ho mai sentita. Forse, dietro le quinte, hanno fatto qualcosa, ma il trattamento che ho ricevuto \u00e8 stato lo stesso riservato agli altri membri dell\u2019equipaggio, ovvero, nessun privilegio e nessuna protezione. E, soprattutto, nessuna pressione pubblica per difendere una missione umanitaria o almeno per proteggere un cittadino italiano vittima di un sequestro illegale in acque internazionali. Perch\u00e9 questo \u00e8 successo. Io ero un cittadino italiano, in acque internazionali, su una nave con bandiera inglese. L\u2019unica autorit\u00e0 che poteva intervenire era quella italiana o quella britannica. Israele l\u00ec non aveva alcun diritto. Ha compiuto un atto illegale che non chiamo nemmeno pirateria, perch\u00e9 i pirati, almeno, fanno meno i moralisti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre un milione e mezzo di abitanti di Gaza non sopravvivranno a quest&#8217;estate, a meno che la carestia imposta da Israele non venga interrotta subito. Per questo Kritica <a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/editorial-2\/appello-internazionale-per-una-nuova-dunkirk-a-gaza\/\">ha lanciato un appello a ONG, Marine nazionali, compagnie di crociera e a chiunque possieda un&#8217;imbarcazione, chiedendo di fare rotta verso Gaza per rompere il blocco navale illegale e portare aiuti<\/a>. Tony sostiene con forza questa iniziativa: sono \u00abiniziative che avrebbero la capacit\u00e0 di fare grande pressione affinch\u00e9 si possa mettere la parola fine a questo sterminio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Piccirella sottolinea, inoltre, l\u2019importanza del ruolo dei civili. \u00abNoi non siamo n\u00e9 politici, n\u00e9 istituzioni, n\u00e9 militari. Siamo persone normali. Se la missione con la Handala pu\u00f2 ispirare o motivare qualcuno a farsi pi\u00f9 coraggio e mobilitarsi, ha gi\u00e0 vinto\u00bb, ha affermato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua presenza in Israele ha rappresentato un problema evidente per le autorit\u00e0, poich\u00e9 \u00abla visibilit\u00e0 e il caso diplomatico non erano assolutamente graditi l\u00ec\u00bb. Secondo Tony, \u00abstai gi\u00e0 facendo qualcosa di buono se arrivi a risultare fastidioso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da quando si \u00e8 imbarcato, osserva che sempre pi\u00f9 persone stanno prendendo posizione. \u00abVedo che molte pi\u00f9 persone stanno decidendo di schierarsi\u00bb. La gente si sente meno impotente e passiva e prende parte attiva nella pressione esercitata sui governi perch\u00e9 ogni conflitto termini. Ogni azione serve, ha concluso. \u00abGoccia dopo goccia riusciamo a rompere questi muri, a far cadere il blocco navale e il blocco via terra che stanno sostenendo questo genocidio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Guardando indietro a tutta l\u2019esperienza, cosa pensi sia stato il risultato pi\u00f9 importante della missione Handala?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIn Palestina molte persone hanno perso quasi tutto, vivono sotto bombardamenti e minacce costanti da anni, vengono private del necessario eppure trovano ancora la forza di cercarsi tra le macerie, aiutarsi, restare sulla propria terra e difenderla. Queste donne e uomini oggi affrontano il punto pi\u00f9 feroce della violenza colonialista, imperialista e capitalista, ma la sua resistenza ispira molti a riprendere possesso della propria coscienza e a mobilitarsi. Non siamo impotenti. La percezione di impotenza \u00e8 indotta da media, social network e governi, ma non \u00e8 reale. Noi possiamo cambiare le cose e aver portato &nbsp;l&#8217;attenzione sul blocco navale, grazie alla missione Handala, \u00e8 stato un risultato fondamentale. Si parla spesso di aiuti umanitari, ma se questi aiuti sono gestiti da chi sta compiendo un genocidio, diventano uno strumento di controllo. Il popolo palestinese ha la sua storia e la sua terra, e deve essere proprietario della propria vita e degli aiuti umanitari che entrano nel Paese. La mobilitazione&nbsp;prima, durante e dopo la nostra missione ha prodotto una catena virtuosa, coinvolgendo anche chi normalmente rimane distante dall&#8217;attivismo e dai movimenti sociali e politici. Potersi rispecchiare, anche solo per un istante, in persone comuni come noi e sentirsi pi\u00f9 forti, tanto da riuscire ad affrontare uno dei mostri pi\u00f9 spaventosi di questo pianeta, \u00e8 un segnale potente che mi rende orgoglioso di aver partecipato alla missione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il volontario barese Tony La Piccirella racconta la detenzione in Israele, la falsit\u00e0 propagandistica del regime, e il valore delle 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