{"id":9433,"date":"2025-08-28T09:41:05","date_gmt":"2025-08-28T09:41:05","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=9433"},"modified":"2025-09-02T17:09:20","modified_gmt":"2025-09-02T17:09:20","slug":"the-global-summer-flotilla-transports-our-limits-and-good-intentions","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/politica\/mobilitazioni\/la-global-sumud-flotilla-trasporta-i-nostri-limiti-e-le-nostre-buone-intenzioni\/","title":{"rendered":"The Global Sumud Flotilla carries our limits and our good intentions."},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Just over a month ago, from Kritika, we launched an appeal, which was then translated into English and circulated around the world, calling for the creation of a \u201c<a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/editorial-2\/appello-internazionale-per-una-nuova-dunkirk-a-gaza\/\">Dunkirk in reverse<\/a>\u201d: una spedizione internazionale di navi, militari e civili, che facesse rotta verso Gaza, per portare aiuti umanitari e rompere l\u2019assedio illegale imposto dallo Stato di Israele, attraverso il quale il sedicente Stato ebraico sta provocando una carestia che rischia di falciare, nel giro di pochi mesi, l\u2019intera popolazione della Striscia di Gaza: oltre due milioni di abitanti, prima del 7 ottobre 2023.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Something very similar, but also very different, to what we hoped for, is now about to be realised.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">This is what we wrote on 20 July 2025: \u201cWe therefore appeal to all NGOs, all navies, all cruise lines, all international shipowners, all shipping companies, all private owners of yachts, fishing vessels, and simple boats: set sail en masse for Gaza. Break the illegal naval blockade imposed by Israel on the sea of Gaza and bring food and aid. Let's save the lives of the inhabitants of Gaza!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il blocco navale su Gaza imposto dall\u2019esercito israeliano \u00e8 illegale ai sensi del diritto internazionale. Israele non pu\u00f2 legalmente impedire alle navi di avvicinarsi alle coste di Gaza e di attraccarvi per portare aiuti agli abitanti. Israele non soltanto commette crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0 affamando intenzionalmente una popolazione su cui sta praticando il genocidio, ma commette un crimine anche impedendo l\u2019attracco su Gaza dei civili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019equipaggio della&nbsp;<a href=\"https:\/\/freedomflotilla.org\/it\/home-italiano\/\">Freedom Flotilla<\/a>, qualche settimana fa, \u00e8 stato illegalmente sequestrato e detenuto. Ora una nuova nave della stessa flotta, la Handala, \u00e8 in rotta verso Gaza. Non si pu\u00f2 lasciare sola la Handala. Non possiamo lasciare soli gli abitanti di Gaza a rischio di estinzione di massa. Finch\u00e9 a forzare il blocco navale illegale sono in pochi, per Israele \u00e8 pi\u00f9 facile agire, pur violando la legge (nell\u2019indifferenza generale). Ma se a forzare il blocco navale illegale sono decine di migliaia di persone, su centinaia di imbarcazioni, le cose cambiano.<br><br>Serve una nuova Dunkirk, una Dunkirk al contrario. Ripetere quell\u2019esperienza, passata alla Storia, di salvataggio di massa dei popoli attraverso il mare. Serve un approdo di migliaia e migliaia di cittadini e cittadine, a bordo di centinaia di imbarcazioni, per salvare la vita di bambini, donne e uomini denutriti e allo stremo delle forze. Che salpino dall\u2019Italia, dalla Grecia, dalla Turchia, dalla Spagna, dalla Tunisia, dal Marocco, dalla Francia, dall\u2019Algeria, dall\u2019Egitto, serve che salpino anche da oltreoceano, se necessario\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle ultime settimane, una iniziativa internazionale che si \u00e8 denominata Global Sumud Flotilla ha unito le forze per dare vita, a quella che, con un\u2019enfasi sulla quale ci interrogheremo in questo stesso articolo, il giornalista-influencer politico Lorenzo Tosa ha definito \u201cla pi\u00f9 grande missione umanitaria di questo secolo\u201d. Qualche decina di barche \u2013 tante quante il numero di coppie di capitani che saranno stati coinvolti \u2013 salper\u00e0 in due tranche, il 31 agosto da Barcellona e Genova, il 4 settembre dalla Sicilia e dalla Tunisia, trasportando persone provenienti da 44 Paesi diversi, in equipaggi tutti composti da persone di varie nazionalit\u00e0 mescolate fra loro. I sindacati tunisini avevano dato un primo assenso convinto all\u2019iniziativa, tanto che la conferenza stampa di lancio della Global Sumud Flotilla, a inizio agosto, si era tenuta proprio da Tunisi. In seguito, secondo quanto Kritica ha potuto ricostruire, sembrerebbero essersi tirati indietro, per ragioni dovute alla confusione e alla disorganizzazione riscontrata, cos\u00ec come sembrerebbe essersi tirata indietro, per le stesse ragioni, anche Al Jazeera, che aveva seguito con una sua troupe l\u2019ultima missione, quella della nave Handala (<em>a troop of Al Jazeera should finally set sail with the fleet from Barcelona, ed., 30 August<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>A spin-off from the Global March to Gaza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da dove nasce la Global Sumud Flotilla? Come ha spiegato a Kritica la portavoce italiana, Maria Elena Delia, si tratta di una iniziativa messa in piedi da una serie di persone che gi\u00e0 a giugno scorso avevano dato vita alla Global March to Gaza, l\u2019attraversamento dell\u2019Egitto via terra partendo da pi\u00f9 Paesi di tutto il mondo, per cercare di arrivare, simbolicamente, al valico di Rafah e rompere l\u2019assedio di Gaza. Una impresa che si era incontrata con la numerosa coalizione del Sumud Convoy, una spedizione via terra partita dalla Tunisia per attraversare Libia ed Egitto e giungere a Gaza. La spedizione maghrebina coinvolgeva centinaia di persone ed era stata messa in piedi dal Coordinamento tunisino per la Palestina, una realt\u00e0 che riunisce i sopracitati sindacati insieme con altri soggetti della societ\u00e0 civile, <a href=\"https:\/\/www.newarab.com\/news\/tunisias-football-ultras-join-gaza-convoy-break-israel-siege\">including the ultras<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuna delle spedizioni del giugno scorso \u00e8 riuscita a raggiungere la meta, n\u00e9 a portare solidariet\u00e0 fisicamente agli abitanti di Gaza. Ma mentre la Sumud Convoy \u00e8 rimasta compatta durante l\u2019intero percorso, all\u2019arrivo in Egitto la Global March to Gaza che vedeva protagoniste persone dei Paesi occidentali si \u00e8 immediatamente frammentata e sfrangiata. Le diverse delegazioni hanno &nbsp;infatti subito preso iniziative diverse e fra loro in conflitto, mostrandosi litigiose, competitive e ben poco consapevoli della delicatezza della missione, che si \u00e8 conclusa miseramente in una serie di rimpatri in pi\u00f9 punti del Paese. La Global March, <a href=\"https:\/\/kritica.substack.com\/p\/le-passioni-vive-e-quelle-tristi\">which we at Kritica had greeted with curiosity and support, whilst always remaining attentive and critical<\/a>, aveva mostrato tutti i limiti e i difetti dell\u2019atteggiamento da \u201c<a href=\"https:\/\/www.ebsco.com\/research-starters\/social-sciences-and-humanities\/white-savior\">white saviour<\/a>\u201d tipico dei cittadini dei Paesi colonialisti: un atteggiamento di superficialit\u00e0 e unilateralismo, incurante del punto di vista della popolazione autoctona e della dimensione politica di una iniziativa delicata sotto ogni profilo, compreso quello diplomatico. Come dichiar\u00f2 alla nostra testata, di ritorno dalla Global March, l\u2019ex portavoce Antonietta Chiodo, dimessasi dall\u2019incarico subito dopo la conclusione della Marcia, \u201cl\u2019aspetto pi\u00f9 umiliante di una spedizione fallita e disgregatasi quasi immediatamente \u00e8 stato rendermi conto che i cittadini egiziani stessi si sentivano calpestati, utilizzati e persino messi in pericolo dalla nostra presenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Global Sumud Flotilla nasce dunque da un\u2019iniziativa fallimentare, che ha mostrato tanti limiti sia dal punto di vista del discorso politico, sia di coordinamento umano e organizzativo. Limiti che non sono stati, tuttavia, fatti oggetto di discussione aperta e trasparente fra coloro che vi hanno preso parte. Un giornalista canadese, Jean Borbeau, ne ha scritto in un utile articolo, in francese, che si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/urbania.ca\/article\/le-mirage-de-rafah\">Who<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Who is part of the Global Sumud Flotilla (and who isn't)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Global Sumud Flotilla riunisce pi\u00f9 realt\u00e0 coordinate fra loro, a livello mondiale. Una di queste, che non aveva preso parte fisicamente alla Global March to Gaza, \u00e8 Sumud Nusantara, un coordinamento di realt\u00e0 malesi impegnate nel sostegno al popolo palestinese nel nome dell\u2019Ummah, cio\u00e8 della comunit\u00e0 dei musulmani nel mondo. Fra queste, <a href=\"https:\/\/myaqsadefenders.org\/about-us\/\">MyAqsa Defenders<\/a>, una realt\u00e0 di giovani e ONG per la Palestina, e Cinta Gaza Malaysia, una associazione no-profit malese. Si tratta di una sorta di coordinamento del terzo settore malese, che ha ricevuto il sostegno del governo attuale della Malesia. Il primo ministro malese si \u00e8 infatti pronunciato in favore della missione della Global Sumud Flotilla, e secondo quanto ha confermato Delia a Kritica, contribuir\u00e0 alla flotta con alcune imbarcazioni (non con una missione ufficiale della sua marina).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Freedom Flotilla Coalition (FFC), la storica realt\u00e0 che dal 2008 organizza spedizioni umanitarie via mare verso Gaza, pur comparendo fra le promotrici della Global Sumud Flotilla non \u00e8, in realt\u00e0, parte dell\u2019iniziativa. In un comunicato emesso poco dopo il lancio della GSF, hanno spiegato: \u201cLa FFC \u00e8 stata fondata nel 2010, in seguito alle riuscite missioni del Free Gaza Movement del 2008 e 2009, con l\u2019obiettivo di sfidare e rompere l\u2019illegale blocco imposto da Israele su Gaza dal 2006\/2007. Nel corso degli anni abbiamo organizzato 37 imbarcazioni dirette a Gaza \u2014 ultima delle quali la Handala \u2014 continuando a sollecitare la comunit\u00e0 internazionale e i governi ad agire. Sosteniamo e siamo solidali con tutte le iniziative autentiche che mirano a porre fine al blocco, al genocidio e all\u2019occupazione, e che chiedono conto a Israele e alla comunit\u00e0 internazionale dei crimini commessi. Peccato solo che non ci sia piena unit\u00e0 di azione: gli organizzatori della Sumud Flotilla hanno scelto di non partecipare alle azioni e alle missioni di Freedom Flotillla, preferendo creare un nuovo progetto autonomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Some members and campaigns belonging to our Coalition are participating in the Global Sumud Flotilla, but the FFC as a whole is not an organiser of this initiative and is not involved in its planning and operational management.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fra i partecipanti delle ultime missioni della Freedom Flotilla che salperanno anche nelle prossime navi ci sono Greta Thunberg, Tony La Piccirella (intervistato per noi di Kritica da Andrea Umbrello, qualche settimana fa) e Manuel Thiago \u00c0vila. L\u2019esperienza delle <em>Crew<\/em> della Freedom Flotilla sar\u00e0 importante per la spedizione della Global Sumud \u2013 il team legale di Freedom Flotilla Irlanda, per esempio, seguir\u00e0 la flotta \u2013, eppure, come vediamo accadere a livello endemico nel mondo dei movimenti e della sinistra, non si \u00e8 sviluppata unit\u00e0 d\u2019intenti n\u00e9 d\u2019azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>A second wave at the end of September<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante le frizioni, la Freedom Flotilla Coalition ha deciso di prendere parte in ogni caso alla spedizioni perseguendo uno spirito di partecipazione in autonomia, e sta preparando quella che hanno definito la \u201cseconda ondata\u201d della missione civile via mare di questa estate 2025: una spedizione di circa una decina di barche che partiranno a fine settembre dall\u2019Italia \u2013 sicuramente dalla Puglia \u2013 e dalla Tunisia, preparata in cooperazione con la rete <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/thousandmadleenstogaza\">A thousand madleens to Gaza<\/a>, nata prima della Global Sumud Flotilla e subito dopo la missione della Madleen, \u201cseguendo l\u2019ispirazione di una richiesta di Francesca Albanese che auspicava \u2013 come avevano fatto in tanti in quei giorni \u2013 mille Madleen verso Gaza\u201d, spiega a Kritica la portavoce del comitato italiano Laura Cardile, regista e documentarista, esperta di missioni di salvataggio dei migranti in mare. \u201cDal nostro punto di vista, l\u2019assedio di Gaza via mare, la protervia con la quale Israele blocca le navi in missione civile che si approssimano alle acque palestinesi in modo perfettamente legale, sequestrando e rapendo \u2013 non <em>arresting<\/em> come tendono a dire i media \u2013 gli equipaggi fuori da qualsiasi regola del diritto delle acque e del diritto internazionale, costituiscono un tutt\u2019uno con quanto Frontex da un lato, e la guardia libica dall\u2019altro, stanno facendo ai migranti, alle navi di salvataggio e al Mediterraneo tutto: una occupazione delle acque e una cancellazione brutale dei diritti umani\u201d. Alcune ONG stanno collaborando alla preparazione tecnica della missione di fine settembre, che, come nella tradizione della Freedom Flotilla, vede un ruolo di primo piano anche delle <em>Ground crew<\/em>, the land fleets preparing the boats' journey.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Palestinians in the background<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Flotilla rivendica un ancoraggio politico forte, nelle sue missioni, alla realt\u00e0 del popolo palestinese, raccontata, quanto pi\u00f9 possibile, dai palestinesi stessi. Dalla presenza di personalit\u00e0 della politica come l\u2019eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan, al ruolo di coordinatore logistico, per Freedom Flotilla Italia, di Shukri Hroub, dell\u2019Unione democratica arabo-palestinese (sigla affiliata al Fronte popolare di liberazione per la Palestina).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Delia, la mancanza di unit\u00e0 fra Global Sumud e Freedom Flotilla si \u00e8 creata per sole ragioni legate alla rapidit\u00e0 dell\u2019azione: la Freedom Flotilla prepara le sue spedizioni con pi\u00f9 tempo, gli organizzatori della Sumud desideravano, invece, agire tempestivamente. Ecco perch\u00e9 si sarebbero mosse sotto una sigla autonoma. Da parte della Freedom Flotilla, tuttavia, anche le divergenze su dimensioni e tempi della spedizione hanno un carattere politico: ci\u00f2 che si intravede gi\u00e0 in modo chiaro \u00e8 il rischio di veder trasformare le missioni via nave in una iniziativa estemporanea, incentrata pi\u00f9 sul bisogno tutto europeo e occidentale di agire tenendo i riflettori puntati su di s\u00e9, in modo pressoch\u00e9 inconsapevole e figlio di un privilegio incamerato senza autocoscienza &#8211; come tutti i privilegi che derivano da una posizione preminente nella societ\u00e0 \u2013, che non su un afflato di solidariet\u00e0 internazionalista, in cui la posizione palestinese rimane centrale, cos\u00ec come rimane centrale l\u2019<em>Agency<\/em> Palestinian in choosing how to receive aid and support based on the needs of their people.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella campagna di comunicazione della Global Sumud Flotilla, affidata a uno stuolo di personaggi famosi italiani e internazionali, VIP di vario genere, a lasciare molto perplessi \u00e8, di contro, proprio l\u2019assenza dei palestinesi. Sono bastati pochi giorni perch\u00e9 attorno alla Global Sumud Flotilla prendesse il sopravvento una logica di marketing virale, molto incentrata sui volti noti che si sono espressi in solidariet\u00e0 con la missione, e dunque sul ruolo e l\u2019umanit\u00e0 di chi proviene da questa parte del mondo, con messaggi che veicolano in primo luogo su un\u2019urgenza umanitarista, condita da elementi di grandiosit\u00e0 come quelli cui accennavamo all\u2019inizio dell\u2019articolo, e da tratti di disobbedienza civile che, pi\u00f9 che chiamare a una vera lotta, fanno surf sulle onde della lotta stessa; come nel surf, si sale sull&#8217;onda per cavalcarla prendendosi dei rischi, \u00e8 pericoloso, richiede un certo coraggio; ma non \u00e8 <em>calm<\/em>, indeed. Once back on shore, one remains on shore, in a position of privilege and safety that is not that experienced by Palestinians.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">The outcomes of this viral operation reverberated into the speed with which unimaginable sums of money were raised in fundraising activities: considering the various self-funding operations carried out globally and in different countries, the total raised exceeded two million euros. A figure that can reasonably be considered higher than that raised by all Palestinians who, in the last two years, have opened Paypal, GoFundMe, or Chuffed accounts to help them survive. Help which, as explained <a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/all-articles\/for-us-in-gaza-resistance-is-survival-without-dehumanising-ourselves\/\">l\u2019architetto di Gaza Arkan al Sayed a Kritica in una recente intervista<\/a>, it's vital for them. They are funds that, despite their value having more than halved due to the black market, represent a vital income to continue feeding themselves.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Facing the figure <em>Monster<\/em> di approssimativamente due milioni di euro raccolti per la Global Sumud Flotilla, senza contare le centinaia di tonnellate di aiuti messi insieme in poche ore in mobilitazioni di grande afflato umanitario, come quella di Genova \u2013 dove i portuali hanno comunicato che si imbarcheranno sulla nave in partenza il 31 agosto \u2013, la domanda da porsi non \u00e8 tanto se questi soldi non possano essere meglio utilizzati, fosse anche solo per una parte, per mandarli direttamente a Gaza, piuttosto che investirli tutti nell&#8217;acquisto delle imbarcazioni, come \u00e8 stato confermato che avverr\u00e0; la domanda \u00e8: ci si \u00e8 confrontati con soggetti palestinesi, all\u2019interno della Global Sumud Flotilla, per capire quali potessero essere le esigenze primarie da soddisfare con i soldi raccolti per questa missione, e come farvi fronte? Questo, ovviamente, tenendo anche presenti le ovvie necessit\u00e0 di rendicontazione delle spese, tanto pi\u00f9 urgenti a fronte della cifra imponente che si \u00e8 riusciti a mettere insieme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui starebbe la differenza fra una missione incentrata sul protagonismo di chi salpa, o una missione di solidariet\u00e0 internazionalista in cui al centro continua a esserci, piuttosto, il protagonismo di chi resiste sul campo alla mattanza quotidiana che subisce, alla disumanizzazione che subisce, alle umiliazioni costanti che subisce, alla cancellazione della storia, dell\u2019identit\u00e0, della dignit\u00e0, della verit\u00e0 che subisce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se uno guarda a come il gi\u00e0 citato Lorenzo Tosa, fra i pi\u00f9 grandi sponsor della Global Sumud Flotilla, sta parlando da settimane di questa missione, \u00e8 inevitabile sorridere di fronte a considerazioni come che \u201cci vuole coraggio\u201d per fare video instagrammabili di sostegno alla spedizione \u2013 se ci vuole coraggio per questo, ecco spiegato perch\u00e9 lotte e conflitti scarseggiano cos\u00ec tanto in questo Paese \u2013; ma, da un\u2019altra parte, \u00e8 inevitabile anche notare che gli unici palestinesi di cui nella sua ipertrofica produzione parla, sono quelli morti. Che non ci sono palestinesi agenti nella sua sterminata fila di ritratti e racconti; n\u00e9 ci sono palestinesi fra i tanti volti che hanno prodotto video di sponsorizzazione della Global Sumud Flotilla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Voyeurism of the disobedient<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo approccio cos\u00ec autocentrato fa il paio con uno dei principali rischi delle future missioni in partenza cos\u00ec come delle ultime che si sono svolte; un rischio ben individuato da Laura Cardile: \u201cNel mondo occidentale finiamo col produrre un voyeurismo attorno a queste missioni, incentrato tutto sull\u2019adrenalina dello spettatore, che assiste emozionato a un sequestro in diretta\u201d, gasandosi come in una puntata di Real Time. Durante l\u2019ultima missione, quella di Handala, la presenza di una mini-troupe di Al Jazeera fra l\u2019equipaggio ha fatto s\u00ec che il video del sequestro fosse visto da circa 20 milioni di persone. Un indubbio successo sul piano giornalistico, ma che cosa ci dice, tutto questo, sull\u2019eventualit\u00e0 di trasformare una missione politica in un ennesimo spettacolo, con tanto di protagonisti e di comparse, e un popolo oppresso a fare a malapena da sfondo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa comporta tutto ci\u00f2 per le nostre coscienze, e cosa per i palestinesi? Hanno davvero bisogno di una missione che, invece che instaurare un conflitto politico reale con un interlocutore reale, attraverso gli strumenti della politica, si limiti a metterlo in scena, a rappresentarlo quando non a scimmiottarlo, come da peggior copione dei movimenti disobbedienti degli anni Novanta e Duemila, persino a costo della sicurezza fisica dei partecipanti?<br><br><strong>Elogio dell\u2019impotenza vs bisogno di agire<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un diffuso bisogno di agire per cercare di fermare il genocidio in atto, un bisogno che fa il paio e cresce tanto pi\u00f9 si registra l\u2019inazione complice di tutte le istituzioni internazionali di ogni parte del mondo \u2013 non solo dell\u2019Occidente \u2013. \u00c8 un bisogno nobile, legato alla volont\u00e0 di non lasciarsi disumanizzare dalla normalizzazione del genocidio in corso con l\u2019attivo contributo di tutti i principali sistemi di potere a livello mondiale. Tuttavia, la tentazione da parte di tanti \u00e8 quella di agire purchessia; di fare qualcosa, prima ancora di pensare bene cosa. \u00c8 la tentazione che nasce, di nuovo, da chi avendo l\u2019immenso privilegio di non vivere un\u2019oppressione esistenziale come quella che riguarda tutti i palestinesi in Palestina, sente il bisogno delle azioni eclatanti, quelle che in pochi giorni risolvono il problema e poi torniamo alla vita di prima. Quella tentazione che Basel Adra spiega, cos\u00ec bene, a Yuval Abraham in <em><a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/film-and-tv\/no-other-land-la-palestina-resiste-aggrappata-alla-vita\/\">No Other Land<\/a><\/em>. \u201cYou're excited as if in ten days you could change things and then leave, go back home.\u201d Which is not possible for a Palestinian.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Here is the difference between those who embark on humanitarian fleets and those who find themselves confronting an occupying army every day, an army that has the support of all the richest and most heavily armed powers on the planet.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">It is a difference which, with great humility, we should acknowledge, and always take into account. Even when deciding to establish a humanitarian mission. Even in the tone with which it is communicated and advertised. Even in how it is reasoned, promoted, and supported. But for this to happen, it would be necessary to reappropriate a culture of conflict that appears more difficult than ever to recover. One of the historical founders of the Freedom Flotilla Coalition, Manuel Tapial, recently sent a highly critical open letter, regarding both the Freedom Flotilla Coalition and the Global Sumud Flotilla. We report an excerpt: \u201cI know how hard it is to keep this initiative alive. I admire the courage of those who continue to be involved. But I also know that solidarity that is not rooted in real communities, in concrete movements and struggles, eventually loses both its meaning and its impact. It becomes irrelevant, even if the \u201cbrand\u201d survives.\".<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gaza is not a symbol. It is the site of a genocide and intervening is a duty.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I am writing about the Flotilla, but this letter could easily be extended to the Global March Coalition to Gaza and its uncritical silence towards dissent. I have participated in both projects and have experienced similar dynamics in both: a lack of listening, self-satisfaction, and fragility disguised as strength.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intere famiglie vengono sterminate. Ospedali, scuole, panetterie ridotti in macerie. Bambini che scavano tra le macerie alla ricerca dei loro fratelli. Questo momento richiede pi\u00f9 che semplici dichiarazioni. Pi\u00f9 che foto. Richiede strategia. Rischio. Profondit\u00e0. Impegno collettivo e attenta costruzione del consenso. L&#8217;urgenza in Palestina non scomparir\u00e0 \u2013 non \u00e8 scomparsa in oltre 80 anni \u2013 e dobbiamo prenderci cura di coloro che sono coinvolti nelle nostre iniziative per convinzione e sensibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">While the flotilla attempts to gain attention at sea, thousands of people are acting on the ground, facing real, harsh, and often irreversible consequences. They are not detained for a few days by the Zionist entity and then released as heroes. They are serving long prison sentences in their own countries. And this trend is worsening as the genocide continues. These people are not Palestinians, but individuals from other nations who have made this cause their own and are putting their lives at risk.\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tapial si riferisce agli attivisti di Palestine Action, associazione non violenta che pratica atti di disobbedienza civile a fianco della causa palestinese e contro le politiche genocidarie israeliane, nella stessa tradizione che va dal suffragismo storico all\u2019ambientalismo: il governo britannico l\u2019ha inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche e sostenerla, anche solo verbalmente, comporta ora il rischio di una condanna fino a 14 anni di carcere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Palestina intesa come laboratorio di disumanizzazione, autoritarismo e oppressione razziale e suprematista \u00e8 qui dove noi gi\u00e0 viviamo, e dove, finora, non siamo stati capaci di produrre conflitto politico tale da cercare di riappropriarsi di quella quota di potere necessaria a fermare sia il genocidio dei palestinesi, sia il progetto devastante di un nuovo autoritarismo globale che vede nella costruzione del Grande Israele la sua punta avanzata. Ci crogioliamo, invece, in un senso di impotenza doloroso, ma anche comodo. Un senso che non sfidiamo provando a ricostruirci in direzione politica, attraverso l\u2019esercizio del pensiero critico e dell\u2019immaginazione costruttiva. Questo anche per la ragione che continuiamo, in questa parte di mondo, a rimanere centrati sul nostro punto di vista, universalizzandolo quasi come un riflesso automatico, piuttosto che ascoltare quanto ci viene detto da chi osserva le nostre movenze dall\u2019esterno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">The singer <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=jDNFolSkaVM&amp;ab_channel=VD\">Seun Kuti<\/a>, the son of Nigerian musician Fela Kuti \u2013 cited by <a href=\"https:\/\/kritica.it\/en\/storia\/il-precedente-ignorato-dell-etiopia\/\">Michela Fantozzi in her article for Kritika<\/a> \u2013, \u201cil 24 giugno scorso dal palco dell\u2019INmusic Festival a Zagabria ha detto: \u201cHo un consiglio per i giovani europei. So che volete liberare la Palestina. Che volete liberare il Congo. Che volete liberare il Sudan. Che volete liberare l\u2019Iran\u2026 Liberate l\u2019Europa. Liberate l\u2019Europa dall\u2019estrema destra, dal fascismo, dal razzismo, dall\u2019imperialismo. Quando avrete fatto questo lavoro, non appena lo avrete compiuto, Gaza sar\u00e0 libera, il Congo sar\u00e0 libero, il Sudan sar\u00e0 libero, l\u2019Iran sar\u00e0 libero. Dimenticateci. Non preoccupatevi per noi, liberate l\u2019Europa!\u201d.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rivendicare la libert\u00e0 di una missione internazionale umanitaria in mare, perfettamente legale ai sensi del diritto internazionale, rappresenta un modo per liberare l\u2019Europa? S\u00ec. Senza esitazioni rispondiamo di s\u00ec. Il contenuto di questa rivendicazione, tuttavia, non si veicola da s\u00e9. Lo far\u00e0 se, piuttosto che la <em>grandeur<\/em> della missione in quanto tale, sar\u00e0 proprio questa rivendicazione ad assumere centralit\u00e0 durante la missione stessa. Lo far\u00e0 se si far\u00e0 guidare dai palestinesi, se non applicher\u00e0 la logica unilaterale del salvatore bianco, se prover\u00e0 a interrogarsi sull\u2019internazionalismo e sulla solidariet\u00e0 internazionalista che non sovrappone l&#8217;<em>Agency<\/em> di chi aiuta a quella di chi resiste, se sfider\u00e0 l\u2019inazione complice degli Stati tutti attraverso il conflitto reale, non solo quello simbolico, non appena tornati a riva, nelle vite quotidiane, augurandoci come prima cosa che tutti tornino sani e salvi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fair winds, <em>critical<\/em>, to the Global Sumud Flotilla and to all upcoming missions for justice and freedom in the Mediterranean Sea.&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The Global Sumud Flotilla is setting sail for Gaza. 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