{"id":9706,"date":"2025-10-15T04:32:18","date_gmt":"2025-10-15T04:32:18","guid":{"rendered":"https:\/\/kritica.it\/?p=9706"},"modified":"2025-10-15T04:32:18","modified_gmt":"2025-10-15T04:32:18","slug":"israele-e-il-rainbow-washing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kritica.it\/en\/cultura\/libri\/israele-e-il-rainbow-washing\/","title":{"rendered":"Israel and rainbow washing"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblichiamo un estratto da <a href=\"https:\/\/lepluralieditrice.net\/prodotto\/lessico-palestinese\/\">Lessico palestinese. Anatomia del genocidio a Gaza in dieci parole<\/a>, il saggio della giornalista e ricercatrice indipendente italo-palestinese Alba Nabulsi, che esce oggi 15 ottobre in libreria per le edizioni Le Plurali. Il capitolo da cui traiamo questo estratto, \u201cIdentit\u00e0. Il corpo discriminato\u201d, \u00e8 dedicato alla famosa pratica del \u201crainbow washing\u201d e racconta come soggetti lgbtqia impegnati nella battaglia per il riconoscimento dei propri diritti abbiano saputo smascherare le pratiche propagandistiche messe in atto da Israele, solidarizzando con il popolo palestinese e la sua resistenza contro genocidio e occupazione. Il capitolo prosegue con una riflessione sull\u2019utilizzo propagandistico della questione femminile e femminista e sull\u2019anestetizzazione delle lotte delle donne palestinesi attraverso gli accordi di Oslo. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IDENTIT\u00c0 \u0647\u0648\u064a\u0651\u0629<br>Il corpo discriminato<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>There is no pride in genocide.<\/em><br><em>Al Qaws<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le voci diverse e spesso contrastanti di attivisti e attiviste lgbtqia+ israeliani e palestinesi, pur operando in contesti differenti, sollevano interrogativi profondi sul ruolo che il movimento per i diritti delle persone lgbtqia+ giochi nelle dinamiche politiche e sociali, sia a livello internazionale che all\u2019interno della stessa societ\u00e0 palestinese e israeliana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da un lato, ci sono portavoce del movimento in Israele, come Yonatan Gal, attivista e fondatore di un\u2019organizzazione che promuove la visibilit\u00e0 e i diritti gay nel paese, che sostengono fermamente che Israele abbia un ruolo positivo nel garantire la sicurezza e i diritti della comunit\u00e0 lgbtqia+ rispetto ad altri paesi della regione. La citt\u00e0 di Tel Aviv, secondo lui, rappresenta uno dei luoghi pi\u00f9 inclusivi al mondo per la comunit\u00e0, un rifugio sicuro nel contesto dell\u2019area Swana dove le minacce alla libert\u00e0 e alla sicurezza per le persone lgbtqia+ sono all\u2019ordine del giorno. Il Pride di Tel Aviv, per Gal, \u00e8 una celebrazione della democrazia israeliana e del progresso che il paese ha raggiunto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, un altro punto di vista emerge da parte di attivisti e attiviste palestinesi lgbtqia+, che criticano aspramente l\u2019uso del rainbow washing da parte di Israele. Khaled al-Khatib, attivista palestinese, ha dichiarato che Israele utilizza questo atteggiamento come una forma di legittimazione per il proprio regime di occupazione. Egli afferma che la visibilit\u00e0 dei diritti delle persone queer in Israele sia un espediente per mascherare il trattamento discriminatorio sub\u00ecto dai palestinesi e le violazioni quotidiane dei loro diritti fondamentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre Israele si promuove come un \u201cparadiso\u201d nell\u2019area Swana, la popolazione palestinese che vive sotto occupazione israeliana affronta una realt\u00e0 completamente diversa, in cui le persone che fanno parte della comunit\u00e0 lgbtqia+ non solo sono private della loro libert\u00e0 poich\u00e8 vivono sotto l\u2019occupazione, ma sono anche costrette a nascondere la loro identit\u00e0 e orientamento sessuale. La discriminazione nei loro confronti \u00e8 dunque duplice: quella derivante dall\u2019occupazione militare e quella interna alla loro comunit\u00e0. Per al-Khatib, il rainbow washing \u00e8 uno strumento messo in atto per deviare l\u2019attenzione dalle ingiustizie inflitte ai palestinesi, compresi quelli che, come lui, lottano per il riconoscimento della loro identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per comprendere meglio il contesto in cui si inserisce il rainbow washing, \u00e8 essenziale tenere conto della storia del movimento in Israele e Palestina. In Israele, i diritti lgbtqia+ hanno guadagnato visibilit\u00e0 a partire dagli anni Ottanta, con l\u2019abolizione delle leggi contro la sodomia e l\u2019introduzione di protezioni contro la discriminazione sul lavoro. Tuttavia, questi progressi si sono concentrati principalmente nelle aree urbane, come Tel Aviv, escludendo di fatto le comunit\u00e0 periferiche e i territori occupati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella Palestina occupata, la situazione \u00e8 molto diversa. L\u2019omosessualit\u00e0 era stata depenalizzata in Cisgiordania sotto il mandato giordano gi\u00e0 nel 1951, anche se permane lo stigma sociale in molti contesti e l\u2019irrigidimento delle posizioni circa le questioni di genere e queer, considerate nel dibattito pubblico spesso \u201csecondarie\u201d dinnanzi al primo problema, quello dell\u2019occupazione. La comunit\u00e0 lgbtqia+ palestinese, gi\u00e0 marginalizzata, ha dovuto affrontare ulteriori ostacoli legati all\u2019occupazione militare, inclusi arresti arbitrari e intimidazioni. Questa doppia oppressione, sociale e politica, ha impedito lo sviluppo di un movimento lgbtqia+ autonomo; la voce palestinese delle comunit\u00e0 queer ha comunque un suo punto di riferimento: Al Qaws a Gerusalemme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ayman Odeh, leader della Lista araba unita alla Knesset,34 un parlamentare palestinese con cittadinanza israeliana, ha espresso preoccupazione per l\u2019uso dei diritti lgbtqia+ come strumento di propaganda politica. Odeh ha sottolineato che, pur riconoscendo l\u2019importanza della causa queer, non si pu\u00f2 separare questa lotta dalle altre pi\u00f9 ampie battaglie per i diritti umani. Ha ribadito che il sostegno ai diritti lgbtqia+ dovrebbe andare di pari passo con la lotta per la giustizia sociale e il riconoscimento dei diritti fondamentali della popolazione palestinese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le riflessioni delle correnti attiviste, sia israeliane che palestinesi, mi spingono a interrogarmi sulla legittimit\u00e0 di separare le lotte per i diritti civili, specialmente quando le disuguaglianze sistemiche e le politiche israeliane nei confronti dei palestinesi sono parte integrante di questo dibattito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il conflitto tra la narrazione di Israele come stato progressista sui temi lgbtqia+ e la realt\u00e0 vissuta quotidianamente dai palestinesi lgbtqia+ evidenzia quanto il rainbow washing danneggi non solo la loro causa, ma anche la lotta per i diritti umani. I diritti delle persone lgbtqia+ non dovrebbero mai essere utilizzati come giustificazione per nascondere la violenza e l\u2019oppressione sub\u00ecta quotidianamente. Quella che dovrebbe essere una lotta per l\u2019inclusivit\u00e0 e l\u2019uguaglianza \u00e8, in questo caso, distorta per giustificare un sistema che perpetua la negazione dei diritti di un intero popolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A tal proposito, la campagna Brand Israel, lanciata nel 2005 dal ministero degli Affari esteri israeliano, si inserisce in questo contesto come uno strumento di pubbliche relazioni mirato a migliorare l\u2019immagine internazionale di Israele, in particolare riguardo alle sue politiche di occupazione. Nel 2009, Brand Israel inizia a sviluppare una strategia mirata alla comunit\u00e0 lgbtqia+, sponsorizzando eventi e promuovendo il turismo delle persone queer verso Israele. Addirittura, quando nel 2010 si \u00e8 verificato un attacco terroristico da parte di un israeliano, rimasto impunito, che ha colpito un centro lgbtqia+ a Tel Aviv, uccidendo due persone e ferendone molte altre, in risposta, Brand Israel ha organizzato il festival Out in Israel a San Francisco, cercando di rafforzare l\u2019immagine progressista di Israele.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Idf ha spesso utilizzato il rainbow washing per promuovere un\u2019immagine di s\u00e9 inclusiva, sottolineando di essere tra \u201cgli eserciti pi\u00f9 aperti al mondo\u201d. Il soldato Yoav Atzmoni ha postato su Instagram una foto in cui reggeva una bandiera arcobaleno con la scritta \u201cIn the name of love\u201d sulle macerie di Gaza.36 La foto ha fatto il giro del mondo e nella caption Atzmoni scrive: \u00abNonostante il dolore della guerra, l\u2019Idf \u00e8 l\u2019unico esercito in Medio Oriente che difende i valori democratici. \u00c8 l\u2019unico esercito che consente alle persone gay la libert\u00e0 di essere chi sono. E quindi credo pienamente nella rettitudine della nostra causa\u00bb. Dal 1992, l\u2019Idf ha permesso alle persone gay di arruolarsi, anticipando di molti anni paesi come gli Stati Uniti, e consente alle persone trans di servire nell\u2019esercito offrendo loro anche assistenza medica per la transizione di genere. Tuttavia, nonostante questi progressi formali, motivati anche dall\u2019inferiorit\u00e0 demografica che \u00e8 in parte alla base della scelta del coinvolgimento di donne e persone lgbtqia+, persistono forti episodi di omolesbotransfobia nell\u2019esercito, con numerose denunce di abusi verbali e violenze sessuali ai danni di persone lgbtqia+ arruolate. Anche iniziative come la famosa foto di due soldati che si tenevano per mano, usata dall\u2019esercito per promuovere un\u2019immagine positiva di s\u00e9, si sono rivelate costruite ad arte per scopo propagandistico. La campagna Brand Israel ha comunque rafforzato l\u2019idea di Israele come paese progressista, in netto contrasto con la sua realt\u00e0 interna. L\u2019omofobia rimane diffusa, con dichiarazioni pubbliche estremiste da parte di rappresentanti politici, tra cui figure ultraortodosse e di estrema destra, che hanno paragonato l\u2019omosessualit\u00e0 a un pericolo sociale. Yitzhak Ze\u2019ev Pindrus ha definito la comunit\u00e0 queer una minaccia maggiore di Hamas, dichiarando che avrebbe fatto il possibile per impedire che i Pride avessero luogo e per bloccare i diritti della comunit\u00e0 queer.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Episodi violenti, come l\u2019attacco al Pride di Gerusalemme nel 2015, con un morto e diversi feriti in seguito alle coltellate inflitte dall\u2019ebreo ultraortodosso Yishai Schlissel, evidenziano come la comunit\u00e0 lgbtqia+ viva ancora in un clima di tensione e discriminazione. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non \u00e8 legalmente riconosciuto nel paese, sebbene Israele registri i matrimoni celebrati all\u2019estero. La narrazione \u00e8 quindi costruita non su una reale affermazione dei diritti lgbtqia+, ma sull\u2019esclusione delle persone queer palestinesi da questi parziali privilegi. Israele continua a sostenere una visione razzista che dipinge i palestinesi come terroristi omofobici, ignorando che l\u2019omosessualit\u00e0 \u00e8 stata depenalizzata in Cisgiordania pi\u00f9 di cinquant\u2019anni prima dell\u2019abrogazione delle leggi sulla sodomia negli Stati Uniti. Dipingere Israele come una nazione progressista diventa cos\u00ec uno strumento per giustificare un sistema di apartheid che continua a negare diritti umani fondamentali alla popolazione palestinese, inclusi quelli politici e di cittadinanza, un modo per estremizzare una narrazione di buoni contro cattivi, di progressisti contro retrogradi, di libert\u00e0 contro discriminazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante le pi\u00f9 recenti mobilitazioni per la Palestina, il supporto da parte di gruppi queer \u00e8 stato quello che pi\u00f9 mi ha commossa: non si sono lasciati intimidire dalle strutture patriarcali che attraversano come ogni altra societ\u00e0 anche quella arabo-palestinese, ma hanno saputo produrre una sensibilit\u00e0 peculiare nell\u2019affrontare l\u2019argomento. Credo fermamente che tra persone marginalizzate e politicamente consapevoli ci si riconosca. Chi meglio di loro, persone discriminate costantemente, coi diritti minati dalle nuove destre, esposte al rischio costante di vedere i propri diritti cancellati, ha saputo riconoscersi con una popolazione il cui diritto a esistere \u00e8 eroso quanto il loro? Non solo, la grande attenzione alle definizioni elettive, alla scelta dei pronomi, dell\u2019identit\u00e0, alla sensibilit\u00e0 individuale e collettiva, mi hanno fatto sentire profondamente compresa. Mi \u00e8 stato sempre chiesto in largo anticipo, durante gli inviti alle conferenze organizzate da gruppi queer a sostegno della mia causa, se ci fossero delle domande che mi facessero sentire a disagio o che potessero mettermi in difficolt\u00e0, mentre altrove sono stata messa in situazioni scomode dagli stereotipi e dai luoghi comuni riferiti a palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al Qaws ha lanciato lo slogan \u201cThere is no pride in genocide\u201d, che ha fatto il giro del mondo e ha influenzato le mobilitazioni politiche di lobbying e attivismo a livello internazionale. I gruppi queer chiedono un immediato e permanente cessate il fuoco nella Striscia, considerato un passo essenziale per fermare la devastazione e proteggere le vite umane, specialmente quelle delle persone pi\u00f9 vulnerabili. Insistono sulla necessit\u00e0 di fare pressione sui governi, in particolare sugli Stati Uniti, affinch\u00e9 pongano fine agli aiuti militari e finanziari a Israele, ritenuti uno dei principali strumenti che permettono di perpetuare l\u2019occupazione e le violazioni dei diritti umani contro i palestinesi. Parallelamente, esortano a interrompere ogni legame finanziario con aziende e organizzazioni che supportano direttamente o indirettamente le operazioni militari israeliane, promuovendo il boicottaggio e il disinvestimento, come strategie di resistenza economica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 essenziale includere le voci di palestinesi queer nei movimenti internazionali per la giustizia lgbtqia+, troppo spesso marginalizzate o escluse dalle discussioni globali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso tempo dobbiamo rifiutare l\u2019uso dei simboli queer, come il Pride e le bandiere arcobaleno, nelle strategie di propaganda israeliana, sfruttati per mascherare o giustificare politiche coloniali e repressive. Infine, si impegnano a sensibilizzare l\u2019opinione pubblica sulle sfide uniche affrontate da persone palestinesi queer, che subiscono discriminazioni sia a causa dell\u2019occupazione israeliana, sia all\u2019interno della loro stessa comunit\u00e0, lavorando per costruire una lotta inclusiva e trasversale che unisca le loro battaglie alla pi\u00f9 ampia lotta per la giustizia sociale e i diritti umani. La direzione quindi delle liberazioni individuali e collettive, civili e indigene, l\u2019affermazione di s\u00e8 e quella dei popoli vanno di pari passo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In recent years, queer groups supportive of Palestinians have exposed and denounced Israel's propaganda practice of \u201crainbow washing\u201d.<\/p>","protected":false},"author":20,"featured_media":9708,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"footnotes":"","_ppma_block_editor_authors":""},"categories":[63,495,3],"tags":[606,603,609,103,53,604,602,607,605,54,608],"ppma_author":[819],"class_list":["post-9706","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-libri","category-palestina","category-societa","tag-al-qaws","tag-alba-nabulsi","tag-brand-israel","tag-gaza","tag-genocidio","tag-le-plurali","tag-lessico-palestinese","tag-lgbtqia","tag-libri-sulla-palestina","tag-palestina","tag-rainbow-washing"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - 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