domenica 19/04/2026, 20:09

    Ieri, su X, l’azienda Palantir ha pubblicato il suo Manifesto per la Repubblica Tecnologica, un compendio dal saggio bestseller The Technological Republic: Hard Power, Soft Belief, and the Future of the West scritto da Alexander C. Karp, co-fondatore e CEO di Palantir Technologies, insieme al suo collaboratore Nicholas W. Zamiska e pubblicato all’inizio del 2025 (tradotto in italiano da Chiara Rizzo per Silvio Berlusconi Editore, con prefazione di Federico Rampini).

    Trattandosi di un testo programmatico, che spiega molto bene qual è l’approccio di Palantir alla dimensione politica e sociale del mondo, riteniamo utile pubblicarne una versione in italiano per i nostri lettori. Ricordiamo che Peter Thiel, co-fondatore di Palantir insieme a C. Karp e altri, emerge dagli Epstein Files come una delle figure più vicine a Jeffrey Epstein e alla sua visione di potere e dominio delle élite, che arrivava fino a formulare una vera e propria teoria eugenetica delle stesse, come ha analizzato per Kritica l’intellettuale Tahar Lamri.

    Palantir è anche l’azienda che ha fornito a Israele tecnologia militare basata sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, e in particolare il software per sistemi come “Lavander” e “Where’s Daddy”, entrambi oggetto di inchieste giornalistiche che hanno svelato l’inumanità e la logica genocida retrostante entrambi. Lavander genera automaticamente liste di decine di migliaia di obiettivi umani da colpire, incrociando dati di intelligence, mentre Where’s Daddy  traccia i movimenti dei target designati e allerta le IDF nel momento in cui entrano nelle abitazioni familiari, dando così il segnale per bombardare l’edificio, con tutti gli occupanti.

    Ecco dunque che quando al punto 5 del manifesto, da Palantir si chiedono “chi userà le armi costruite con intelligenza artificiale e con quale scopo”, evidentemente hanno già in mente una risposta.

    Nel complesso, si tratta di un testo che rivendica in modo subdolo, ma comunque sia evidente, la necessità di fare ingresso in una nuova fase storica di securitarismo militarizzato – in cui i funzionari pubblici sono identificati come dei parassiti – ad altissimo impulso tecnologico e ad altrettanto altissimo livello di costi umani, così come rivendica per le élite miliardarie il diritto di scalare la vetta della politica e diventare figure di potere a tutto tondo, senza più limitarsi a “essere ricchissimi”, e la necessità di una nuova ispirazione filosofica dettata dal nazionalismo e dalla fede religiosa. È anche un manifesto per l’impunità totale di crimini come lo stupro, la pedofilia o l’assassinio, incluso, se a perpetrarli sono personaggi pubblici. A quello ci si riferisce parlando di “necessità del perdono” verso chi vive una vita pubblica.

    Un manifesto del dominio, e della violenza che lo sosterrà. O dovremmo dire che lo sostiene già. Perché nel genocidio dei palestinesi di Gaza, nella pulizia etnica in atto in Cisgiordania e Libano, nella guerra israelo-americana contro l’Iran e, non ultimo, nelle persecuzioni consentite ad ICE sul suolo americano nei confronti di migranti e dissidenti, stiamo vedendo tutto questo in atto, proprio ora.

    La collaborazione tra Palantir e il governo statunitense nello sviluppo di sistemi in dotazione ad ICE va avanti da oltre dieci anni. È grazie ai sistemi automatizzati di Palantir che ICE identifica i soggetti da arrestare e deportare, non meno che i luoghi dove effettuare i raid, e l’intera mappa della repressione nei confronti dei cittadini.


    La Repubblica Tecnologica, in breve.

    1. La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ne ha reso possibile l’ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo positivo di partecipare alla difesa della nazione.

    2. Dobbiamo ribellarci alla tirannia delle app. L’iPhone è forse il nostro più grande risultato creativo, se non addirittura il coronamento della nostra civiltà? Questo oggetto ha cambiato le nostre vite, ma ora potrebbe anche limitare e restringere il nostro senso del possibile.

    3. La posta elettronica gratuita non basta. La decadenza di una cultura o di una civiltà, e di fatto della sua classe dirigente, sarà perdonata solo se quella cultura è in grado di garantire crescita economica e sicurezza per il pubblico.

    4. I limiti del soft power, della sola retorica altisonante, sono stati smascherati. La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più di un appello morale. Richiede hard power, e l’hard power in questo secolo sarà costruito sul software.

    5. La questione non è se verranno costruite armi basate sull’intelligenza artificiale; è chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno a indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la sicurezza militare e nazionale. Andranno avanti.

    6. Il servizio nazionale dovrebbe essere un dovere universale. Dovremmo, come società, considerare seriamente l’idea di abbandonare un esercito composto interamente da volontari e combattere la prossima guerra solo se tutti condividono il rischio e il costo.

    7. Se un marine statunitense chiede un fucile migliore, dovremmo costruirlo; e lo stesso vale per il software. Come paese dovremmo essere in grado di continuare un dibattito sull’opportunità dell’azione militare all’estero, pur rimanendo irremovibili nel nostro impegno verso coloro a cui abbiamo chiesto di esporsi al pericolo.

    8. I funzionari pubblici non devono essere i nostri sacerdoti. Qualsiasi azienda che retribuisse i propri dipendenti come il governo federale retribuisce i funzionari pubblici farebbe fatica a sopravvivere.

    9. Dovremmo mostrare molta più clemenza verso coloro che si sono sottoposti alla vita pubblica. L’eliminazione di ogni spazio per il perdono — l’abbandono di ogni tolleranza per le complessità e le contraddizioni della psiche umana — potrebbe lasciarci con una schiera di personaggi al timone di cui finiremo per pentirci.

    10. La psicologizzazione della politica moderna ci sta portando fuori strada. Coloro che guardano all’arena politica per nutrire la propria anima e il proprio senso di sé, che fanno troppo affidamento sulla propria vita interiore che trova espressione in persone che potrebbero non incontrare mai, rimarranno delusi.

    11. La nostra società è diventata troppo ansiosa di affrettare, e spesso gioisce della fine dei propri nemici. La sconfitta di un avversario è un momento per fermarsi a riflettere, non per gioire.

    12. L’era atomica sta volgendo al termine.Un’era di deterrenza, l’era atomica, sta volgendo al termine, e una nuova era di deterrenza basata sull’intelligenza artificiale sta per iniziare.

    13. Nessun altro Paese nella storia del mondo ha promosso i valori progressisti più di questo. Gli Stati Uniti sono ben lungi dall’essere perfetti. Ma è facile dimenticare quante più opportunità esistano in questo paese per coloro che non appartengono alle élite ereditarie rispetto a qualsiasi altra nazione del pianeta.

    14. Il potere americano ha reso possibile una pace straordinariamente lunga. Troppi hanno dimenticato o forse danno per scontato che nel mondo abbia prevalso per quasi un secolo una qualche forma di pace senza conflitti militari tra grandi potenze. Almeno tre generazioni — miliardi di persone, i loro figli e ora i loro nipoti — non hanno mai conosciuto una guerra mondiale.

    15. La neutralizzazione postbellica di Germania e Giappone deve essere annullata. L’indebolimento della Germania è stata una correzione eccessiva per la quale l’Europa sta ora pagando un prezzo molto alto. Un impegno simile e altamente teatrale verso il pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà anche di alterare l’equilibrio di potere in Asia.

    16. Dovremmo applaudire coloro che tentano di costruire dove il mercato ha fallito. La cultura quasi sogghigna di fronte all’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente limitarsi ad arricchirsi… Qualsiasi curiosità o interesse genuino per il valore di ciò che ha creato viene essenzialmente liquidato, o forse si nasconde sotto un disprezzo malcelato.

    17. La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente alzato le spalle quando si tratta di crimini violenti, abbandonando qualsiasi serio sforzo per affrontare il problema o assumersi qualsiasi rischio con i propri elettori o donatori nel proporre soluzioni e sperimentazioni in quello che dovrebbe essere un tentativo disperato di salvare vite umane.

    18. La spietata esposizione della vita privata dei personaggi pubblici allontana troppi talenti dal servizio pubblico. L’arena pubblica — e gli attacchi meschini e superficiali contro chi osa fare qualcosa di diverso dall’arricchirsi — è diventata così spietata che alla repubblica non resta che un nutrito gruppo di figure inefficaci e vuote, la cui ambizione si potrebbe perdonare se in fondo nascondessero una struttura di credenze autentica.

    19. La cautela nella vita pubblica che incoraggiamo inconsapevolmente è corrosiva. Chi non dice nulla di sbagliato spesso non dice quasi nulla.

    20. Bisogna opporsi alla diffusa intolleranza verso il credo religioso in certi ambienti. L’intolleranza dell’élite nei confronti del credo religioso è forse uno dei segni più rivelatori del fatto che il suo progetto politico costituisca un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere.

    21. Alcune culture hanno prodotto progressi fondamentali; altre rimangono disfunzionali e regressive.Tutte le culture ora sono uguali. Le critiche e i giudizi di valore sono vietati. Eppure questo nuovo dogma sorvola sul fatto che certe culture e, in effetti, sottoculture… hanno prodotto meraviglie. Altre si sono rivelate mediocri e, peggio ancora, regressive e dannose.

    22. Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo evitato di definire le culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?

    Estratti dal bestseller n. 1 del New York Times The Technological Republic: Hard Power, Soft Belief, and the Future of the West, di Alexander C. Karp e Nicholas W. Zamiska


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    CREDITI FOTO: © Camara Porter/AdMedia via ZUMA Press Wire via ANSA

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