Wednesday 24/06/2026, 16:53
Logo Kritica

Segui Kritica su Google

Aggiungi Kritica tra le tue fonti preferite.

Segui

La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta dell’ONU sui Territori palestinesi occupati compresa Gerusalemme Est, e Israele ha pubblicato ieri 23 giugno un rapporto dettagliato di circa 100 pagine in cui documenta il sistematico uso della violenza brutale contro i da parte dello Stato d’Israele e del suo esercito. Il titolo del rapporto è eloquente: “L’essenza dell’ è stata distrutta”. La Commissione indipendente ha esaminato violenze e attacchi sui bambini nei diversi territori palestinesi occupati, non solo a , e i crimini che essi hanno subito, compresi i crimini psicologici.

Il rapporto evidenzia chiaramente come l’accanimento specifico sui bambini sia fra le dimostrazioni più brucianti dell’intento genocidario di Israele verso il popolo palestinese. Si legge nel testo: “Il fatto di aver preso di mira i bambini palestinesi è fondamentale per stabilire l’intento genocida delle autorità e delle forze di sicurezza israeliane di distruggere il gruppo palestinese nel suo complesso a Gaza. La Commissione osserva che l’«intento di distruggere» non implica che tale distruzione debba necessariamente essersi verificata; tuttavia, l’intento specifico può essere accertato sulla base della totalità delle prove, attraverso il modello di condotta delle autorità israeliane e delle forze di sicurezza israeliane, anche nei casi in cui il prendere di mira i bambini sia proseguito nonostante chiari avvertimenti e, cosa importante, persino quando le conseguenze prevedibili di tale azione si siano effettivamente verificate. I bambini non sono semplicemente parte di una popolazione; la loro sopravvivenza è fondamentale per l’esistenza e la continuità del gruppo palestinese. Il numero stesso dei casi indagati e documentati dalla Commissione, che evidenziano un chiaro schema secondo cui i bambini sono stati presi di mira direttamente dalle forze di sicurezza israeliane, costituisce un elemento chiave dell’intento genocida delle autorità israeliane di distruggere il gruppo palestinese a Gaza.

La Commissione ritiene che l’uccisione e le gravi lesioni fisiche e mentali inflitte ai bambini palestinesi facessero parte di una strategia volta a distruggere la continuità biologica e l’esistenza futura del gruppo palestinese a Gaza. La Commissione ribadisce pertanto la propria conclusione secondo cui le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso il crimine di a Gaza uccidendo e causando gravi lesioni fisiche o mentali ai membri del gruppo, compresi i bambini palestinesi, ivi presenti.”

Mettiamo a disposizione dei lettori la versione integrale in italiano del rapporto, nella nostra traduzione non ufficiale, per l’importanza del documento e la sua attualità. Come sempre, Kritica pubblica ogni suo articolo e materiale gratuitamente per i lettori. Puoi sostenere il lavoro realizzato per metterti a disposizione il nostro rapporto con un contributo libero, qui.

La versione originale in inglese del rapporto è qui.

LEGGI E SCARICA IL RAPPORTO IN ITALIANO

Di seguito, riproduciamo le conclusioni del rapporto nella loro versione integrale.


In qualità di potenza occupante, Israele è giuridicamente tenuto a garantire la protezione, l’assistenza e la sopravvivenza dei bambini palestinesi. Tuttavia, attraverso la natura, la portata e l’estensione delle operazioni militari israeliane a Gaza, il governo israeliano e le forze di sicurezza hanno deliberatamente compiuto atti che hanno causato la morte e gravi danni fisici e mentali a centinaia di migliaia di bambini palestinesi, distruggendo in modo irreparabile la sacralità dell’infanzia, compresi i legami familiari, l’identità, l’innocenza, la sicurezza e il futuro. La Commissione ha riscontrato che gran parte del danno subito dai bambini palestinesi non era accidentale, ma mirava a distruggere l’esistenza dei palestinesi a Gaza come gruppo. Poiché i bambini incarnano la continuità biologica e sociale del gruppo, la Commissione ha motivi ragionevoli per concludere che questi atti facciano parte di una strategia deliberata volta a distruggere il futuro dei palestinesi a Gaza prendendo di mira i loro bambini.

La protezione, la cura e la sopravvivenza dei bambini palestinesi e delle donne incinte sono indissolubilmente legate al diritto fondamentale del popolo palestinese all’, poiché i bambini rappresentano i futuri portatori della loro identità collettiva e della loro resilienza. Prendendo di mira i bambini, Israele sta erodendo la struttura fondamentale della società palestinese, indebolendo la vitalità demografica e la capacità complessiva del popolo palestinese di sostenere ed esercitare il proprio diritto a determinare il proprio futuro come popolo.

Israele ha preso di mira i bambini palestinesi a Gaza in due modi distinti: direttamente, sparando ai loro organi vitali utilizzando armi di precisione quali quadricotteri e cecchini; e attraverso l’uso di armi ad alto impatto che causano attacchi diffusi e sistematici contro edifici residenziali, scuole e campi profughi affollati di bambini. Israele è inoltre giuridicamente responsabile per non aver protetto i bambini palestinesi dal diventare bersagli dei soldati e dei coloni israeliani in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e per aver permesso, favorito e incoraggiato la violenza continua dei coloni, che serve a consolidare gli insediamenti, annettere terre palestinesi e costringere i palestinesi ad abbandonare le loro terre.

Le uccisioni sono proseguite anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025. Dopo l’ottobre 2025, i bambini hanno continuato a essere uccisi e feriti in varie circostanze, anche mentre si avvicinavano alla cosiddetta «linea gialla», a dimostrazione del flagrante disprezzo da parte di Israele dei termini del cessate il fuoco. La Commissione sostiene che un cessate il fuoco che consenta alle forze di sicurezza israeliane di aprire il fuoco contro bambini che attraversano un confine mal definito non possa essere credibilmente considerato una cessazione delle ostilità. La vaghezza della segnaletica, l’assenza di avvertimenti chiari e la mancanza di corridoi sicuri hanno trasformato l’area in una trappola mortale, in particolare per i bambini. È scandaloso che il «cessate il fuoco» abbia di fatto consolidato la continua occupazione israeliana di Gaza, caratterizzata da restrizioni alla circolazione dei civili e da attacchi che causano vittime, tra cui bambini.

Sulla base delle proprie indagini e documentazione, la Commissione ha concluso, con fondati motivi, che le seguenti divisioni, brigate o unità delle forze di sicurezza israeliane potrebbero essere responsabili dell’uccisione e del ferimento di bambini palestinesi a Gaza e in Cisgiordania nei seguenti episodi:

  1.         La Brigata Kfir per gli attacchi con droni e l’uccisione di due fratelli, di 10 e 9 anni, nei pressi di Bani Suheila, a est di Khan Younis, nel sud di Gaza, il 29 novembre 2025.
  2.         La 162ª Divisione, in particolare la 401ª Brigata e la Shayetet 13, per aver lanciato bombe a mano all’interno di un’abitazione in cui si trovavano 30 membri di una stessa , ferendo gravemente un bambino di cinque anni, e per aver successivamente sparato e ucciso otto membri della sua famiglia, tra cui la madre incinta di sette mesi e il padre, a Sheikh Radwan tra il 20 e il 21 dicembre 2023.
  3.          La 401ª Brigata, facente parte della 162ª Divisione, per aver sparato e ucciso Hind Rajab e i membri della sua famiglia allargata, tra cui Layan e altri bambini presenti nell’auto, e per aver bombardato l’ambulanza della PRCS, uccidendo due operatori umanitari palestinesi a Tel al-Hawa, nella città di Gaza, il 29 gennaio 2024.
  4.         98ª Divisione per aver sparato e ucciso un ragazzo di 15 anni che sventolava una bandiera bianca e suo fratello utilizzando un fucile da cecchino nella zona occidentale di Khan Younis il 24 gennaio 2024.
  5.          Unità multidimensionale/Unità 888 o Unità «Refaim» (Fantasma), che utilizza quadricotteri  per aver sparato e ferito un neonato di 10 giorni il 12 aprile 2024469  e una bambina di quattro anni il 24 agosto 2024.
  6.        99ª Divisione per aver sparato e ferito un bambino di otto anni con un fucile da cecchino nel campo profughi di Bureij il 10 dicembre 2024.
  7.         Unità Duvdevan per aver sparato e ferito due ragazze (e una donna anziana) ad Anza, a sud di Jenin, il 25 settembre 2024.
  8.         La “Brigata della Valle del Giordano e delle Valli”, nota anche come 417ª Brigata Territoriale, per l’uccisione di un bambino di 10 anni e di un bambino di otto anni insieme al loro cugino di 23 anni in seguito a un attacco con un drone nel villaggio di Tammun l’8 gennaio 2025.
  9.         La Brigata Menashe per aver sparato e ucciso una bambina di due anni a sud di Jenin il 25 gennaio 2025.
  10.         La Brigata Ephraim per aver sparato e ucciso un bambino di 10 anni a il 28 gennaio 2025.
  11. (k)        Il Battaglione dei paracadutisti, che operava sotto il comando della Brigata Menashe, nota anche come 431ª Brigata Territoriale, per aver sparato e ucciso un ragazzo di 14 anni nel campo profughi di Al Faraa il 16 novembre 2025.

Gli attacchi israeliani a Gaza hanno dato vita a una nuova generazione di bambini palestinesi che dovranno ora affrontare una vita di che plasmerà il loro senso di autonomia e di controllo sul proprio futuro. I bambini soffrono ora di una miriade di lesioni concomitanti che li hanno trasformati in pazienti a lungo termine che, man mano che cresceranno, avranno bisogno di ripetuti interventi chirurgici e di riabilitazione (servizi in gran parte non disponibili a Gaza), radicando la disabilità in ogni fase della loro vita. Di conseguenza, la disabilità tra i bambini palestinesi ha smesso di essere una condizione medica individuale ed è ora diventata una realtà demografica determinante: una coorte di palestinesi che crescono senza uno o più arti, con dolori cronici e cicatrici visibili e invisibili.

Israele è responsabile di aver causato una grave crisi degli orfani. Le forze di sicurezza israeliane hanno reso orfani migliaia di bambini palestinesi a Gaza. Ad aggravare la situazione degli orfani, almeno due orfanotrofi a Gaza sono stati danneggiati da attacchi diretti e indiretti. Israele ha di fatto trasformato questi luoghi di accoglienza in zone militarizzate nel corso della sua campagna militare a Gaza.

I bambini palestinesi di Gaza e della Cisgiordania, in particolare i ragazzi adolescenti, sono stati arrestati, torturati e maltrattati nelle prigioni e nei centri di detenzione israeliani. Allontanarli dalle loro famiglie e comunità e punirli in base alla loro età e alla loro identità di palestinesi – o presumere che rappresentino una minaccia per atti futuri che non hanno commesso – solleva questioni cruciali di proporzionalità, necessità e ragionevolezza ai sensi del diritto internazionale. Sono stati detenuti insieme ad adulti, sistematicamente sottoposti a tortura e violenza fisica, senza alcun accesso ad avvocati, ai genitori o a informazioni sulla loro ubicazione. Ciò ha creato un’incertezza prolungata per le loro famiglie, equivalendo a una separazione forzata. La loro detenzione può inoltre equivalere a sparizioni forzate.

La Commissione ha inoltre documentato episodi di violenza sessuale e di genere ai danni di bambini palestinesi, spesso durante gli arresti o in stato di detenzione, che hanno causato gravi danni fisici e psicologici. In linea con le precedenti conclusioni della Commissione sulla violenza sessuale commessa contro i palestinesi, le forze di sicurezza israeliane hanno utilizzato la violenza sessuale come tattica di guerra per punire, instillare paura e trattare i corpi dei palestinesi, compresi i bambini, come strumenti di umiliazione collettiva e oppressione, radicati in un modello prolungato, etnico, di genere e intergenerazionale di occupazione e ostilità israeliane.

Gli attacchi deliberati di Israele agli ospedali, compresi quelli che assistono bambini e neonati, hanno sistematicamente compromesso l’accesso dei bambini alle cure vitali, minando la loro sopravvivenza in quanto gruppo protetto. Questi attacchi, compresa la chiusura forzata degli ospedali pediatrici, fanno parte di un modello più ampio di attacchi mirati alle infrastrutture essenziali per i bambini – compresa la salute e la sopravvivenza dei neonati. Con il collasso del sistema sanitario di Gaza, i bambini feriti sono stati sottoposti a interventi in strutture sovraccariche o danneggiate, spesso senza anestesia, condizioni di sterilità o cure postoperatorie, con conseguenti danni permanenti e un aumento della mortalità. Le strutture sanitarie che si occupavano dei bambini sono state prese di mira e distrutte dalle forze di sicurezza israeliane, con l’effetto prevedibile di privare i bambini, compresi i neonati, dell’assistenza sanitaria essenziale, causando danni fisici e psicologici a lungo termine e decessi evitabili. Una conseguenza particolarmente grave è che Gaza presenta ora la più alta concentrazione al mondo di bambini amputati.

La Commissione sostiene che gli attacchi mirati e la distruzione da parte di Israele delle infrastrutture sanitarie neonatali e ostetriche a Gaza abbiano avuto un impatto particolarmente grave sui tassi di natalità e sugli esiti sanitari dei neonati. Questi attacchi hanno interrotto l’assistenza prenatale, provocato traumi alle madri e contribuito al collasso sistemico del sistema sanitario neonatale, portando a un aumento di aborti spontanei, nascite premature, basso peso alla nascita e mortalità neonatale, nonché a una serie di difetti congeniti che hanno causato vulnerabilità permanenti nei neonati. Nel corso di due anni, il tasso di natalità a Gaza è diminuito, minando la continuità della popolazione palestinese. Il danno arrecato alla capacità riproduttiva degli abitanti di Gaza e la negazione dell’assistenza sanitaria riproduttiva hanno inflitto danni gravi, sproporzionati e a lungo termine alle donne incinte, ai neonati e alle generazioni future.

L’uso da parte di Israele della fame come metodo di guerra, imposto attraverso un blocco e un assedio, ha provocato malnutrizione acuta e cronica tra i , privandoli delle condizioni di base necessarie alla loro sopravvivenza. I bambini, compresi i neonati, sono stati privati delle calorie, delle proteine e delle sostanze nutritive necessarie alla crescita, con effetti visibili quali danni a capelli, pelle e denti e paralisi degli arti. Le vulnerabilità immunologiche hanno inoltre contribuito alla ricomparsa di malattie come la poliomielite. La crescente , la distruzione del sistema sanitario e la riduzione delle vaccinazioni hanno gravemente compromesso la salute dei bambini. L’uso della fame come metodo di guerra da parte di Israele ha inoltre causato gravi danni riproduttivi a donne e ragazze, con ripercussioni su tutti gli aspetti della riproduzione, tra cui la gravidanza, il parto, il recupero post-parto e l’allattamento, oltre ad aver influito negativamente sulla salute dei neonati.

Gli attacchi israeliani alle scuole di Gaza e la più ampia interruzione dell’accesso all’istruzione dovuta al conflitto hanno portato alla completa interruzione dell’istruzione dei bambini nella Striscia di Gaza. I ripetuti bombardamenti, gli sfollamenti e il collasso dei servizi di base hanno interrotto anni di scolarizzazione, indebolendo competenze fondamentali come la lettura, la matematica, la capacità di memorizzazione e lo studio strutturato. I bambini di Gaza sono stati di fatto «lasciati indietro», anche se hanno potuto ricevere un’istruzione informale in aule improvvisate o tramite lezioni online. L’interruzione dell’istruzione si è estesa anche alla Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, dove le forze di sicurezza israeliane e i coloni hanno chiuso le scuole, attaccato studenti e istituti scolastici e ostacolato il percorso scolastico. La Commissione sottolinea che il danno cognitivo causato dall’interruzione dell’istruzione va oltre gli anni persi. Esso ricostruisce l’infanzia palestinese intorno alla sopravvivenza piuttosto che all’apprendimento, in particolare a Gaza. Interrompendo il percorso scolastico, le autorità israeliane hanno sistematicamente compromesso la capacità di apprendimento dei bambini, sabotando così le fondamenta intellettuali e sociali della stessa società palestinese.

I bambini di Gaza subiscono un immenso danno psicologico come conseguenza diretta delle ostilità e del deterioramento delle condizioni di vita. Sono stati privati di ogni senso di sicurezza e di futuro. In Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, le operazioni militari israeliane, gli arresti e le detenzioni, i posti di blocco, le incursioni, la violenza dei coloni e la sorveglianza costante hanno terrorizzato i bambini e creato tra loro un senso pervasivo di disperazione. Le politiche israeliane hanno generato una situazione costante di terrore diffuso e pervasivo, che non necessita di bombardamenti continui per rimanere efficace. Il danno psicologico è diventato intergenerazionale, dando origine a una peculiare «psiche occupata» in cui la libertà di giocare, immaginare, sperare e sviluppare un’identità è stata erosa. L’occupazione e il controllo israeliani hanno funzionato come meccanismi a lungo termine di dominio, sottomissione e oppressione, danneggiando così la memoria, l’identità e la speranza attraverso le generazioni.

I soldati israeliani a Gaza che si riprendono mentre distruggono e deridono i giocattoli dei bambini sollevano gravi preoccupazioni di natura etica, disciplinare e giuridica, simboleggiando la disumanizzazione stessa dell’infanzia palestinese. La Commissione ritiene che tali atti siano stati compiuti al fine di dimostrare il dominio e il controllo di Israele sulla popolazione, riducendo i simboli dell’infanzia a oggetti di umiliazione e scherno, nonché la sovversione da parte di Israele di un’intera comunità attraverso la profanazione di beni e spazi condivisi.


© Kritica – Riproduzione consentita citando la fonte e inserendo il link

CREDITI FOTO: Hamed Sbeata

Autore

Stay in touch

Get updates sent directly to your smartphone.

If you enjoyed this article or found it interesting, please support our work with a donation of any amount. Thank you!
Leave A Reply