Gaza City – Un tempo, questa era la zona più bella di Gaza. Adesso, gli edifici che sono rimasti in piedi sono come una scenografia di cartongesso. Dietro la parete, non c’è niente. Le persone si aggrappano al mare davanti a sé per farsi forza, e non guardarsi indietro.
Haifa Bassam Abu Shamleh ha sempre percorso due sentieri paralleli, come se la sua vita fosse una doppia melodia; una del calcolo razionale, l’altra del sentimento.
Si è laureata alla Facoltà di Ingegneria e Tecnologie dell’Informazione, con specializzazione in Informatica. Lavora nel campo della grafica e dell’UX/UI. Ma da quando ha 11 anni, e ha varcato per la prima volta l’ingresso del Conservatorio Nazionale di Musica Edward Said, ha capito che il violoncello sarebbe diventato la sua vera voce. Le dita erano piccole, tremavano leggermente sulle corde, ma il suono era simile a come lei stessa si era sempre sentita: un suono caldo, profondo e leggermente malinconico, senza una ragione apparente.
Haifa è cresciuta, oggi ha 22 anni. E questa voce è cresciuta con lei. La mattina, si sedeva davanti allo schermo del computer, immergendosi nel mondo della programmazione, decifrando e ricomponendo il codice come se risolvesse un puzzle complesso. Aveva scelto l’informatica non perché fosse facile, ma perché era una sfida che la stimolava; richiedeva pazienza, precisione e un’immaginazione nascosta.
La sera, si trasformava. Cullava il violoncello tra le braccia, come se abbracciasse una parte della sua anima. Ogni nota raccontava una storia che non riusciva a esprimere a parole: la sua paura del futuro, la sua eccitazione, la sua stanchezza e persino le sue piccole vittorie.
Haifa non era una ragazza convenzionale. Tra lezioni e progetti, costruiva mondi visivi come graphic designer e ingegnere UX/UI, creando esperienze che le persone percepivano prima ancora di comprenderle. Vedeva la bellezza nei dettagli che gli altri trascuravano: nel colore di un pulsante, nel flusso di una pagina, nella sensazione che prova un utente quando preme “Start”.
Dentro di lei non c’era alcun conflitto tra arte e tecnologia, ma piuttosto una strana armonia. Credeva che il codice potesse essere musica, che il design potesse essere una melodia e che la vita stessa fosse una complessa interfaccia utente che stavamo cercando di decifrare.
A 22 anni, Haifa oggi si trova in mezzo alla strada. Porta il suo talento davanti al mare, a volte fra i campi degli sfollati, per far ascoltare la sua musica e confortare la sua gente.
Questo non è l’inizio della sua storia, e non ne è la fine.

Sono nato nel 2001 e sono di Gaza. Regista e direttore di fotografia, ho lavorato a lungo come media producer per numerosi canali TV e agenzie. Non mi sarei mai aspettato di diventare un fotografo di guerra. Mi sono avventurato nel periodo difficile che stiamo attraversando per raccontare ciò che le persone vivono qui, e produrre storie e documentari sulla realtà umana di Gaza.







