Wednesday 14/10/2026, 17:57
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Le violenze dei coloni si stanno diffondendo in tutta la Cisgiordania, in particolare con l’inizio della stagione della raccolta delle olive nelle città e nei villaggi palestinesi.

Diverse settimane fa, il governo israeliano ha annunciato che la raccolta delle olive sarebbe stata consentita solo nelle aree classificate, ai sensi degli Accordi di Oslo, come Zone (A) e (B), mentre le restanti aree sono considerate terreni demaniali nei quali è vietato l’accesso e la raccolta delle olive, secondo quanto stabilito dalle decisioni rese note. Ciò priva decine di famiglie palestinesi dell’accesso ai propri terreni e della possibilità di raccogliere il proprio raccolto di olive.

Attacchi mirati contro gli agricoltori e il loro raccolto

Dall’inizio della stagione della raccolta delle olive, all’inizio di ottobre, i coloni [come abbiamo documentato anche l’anno scorso, ndr] hanno intensificato i loro attacchi contro gli agricoltori palestinesi in tutta la Cisgiordania. Attaccano gli agricoltori sui loro stessi terreni e li aggrediscono; ciò ha provocato, ad oggi, l’uccisione di due palestinesi, assassinati da colpi d’arma da fuoco sparati dai coloni, e il ferimento di decine di agricoltori.

Un contadino ferito alla testa durante un’aggressione sferrata oggi 14 ottobre dai coloni contro alcuni contadini a Jabal Qamas, nel comune di Beita, a sud di Nablus.

Sotto la protezione dell’esercito israeliano, i coloni rubano i raccolti di olive e impediscono ai proprietari terrieri di accedere ai propri terreni. Raccolgono e rubano le olive persino in prima persona, mentre ai proprietari viene impedito di avvicinarsi ai propri terreni e di raccogliere i propri frutti.

Questi attacchi seguono vaste operazioni di sgombero che hanno interessato centinaia di dunam di terra palestinese, durante le quali l’occupazione ha sradicato gli ulivi con il pretesto di motivi di sicurezza.

Mentre gli attacchi dei coloni contro gli agricoltori palestinesi continuano a intensificarsi, proseguono anche le aggressioni che comportano l’incendio di abitazioni e veicoli, nell’ambito delle continue violenze contro i palestinesi in Cisgiordania.

In diverse zone agricole, ai palestinesi viene impedito l’accesso ai propri terreni a meno che non ottengano permessi dall’esercito israeliano, che stabilisce il numero di agricoltori autorizzati ad entrare e gli orari in cui possono lavorare. L’occupazione ha inoltre installato cancelli di ferro agli ingressi di alcuni appezzamenti di terreno e ha imposto restrizioni all’accesso agli stessi. Inoltre, l’esercito israeliano ha impedito agli agricoltori proprietari di terreni adiacenti al muro di separazione dell’apartheid di raccogliervi le olive.

Attacchi più intensi in vista delle elezioni in Israele

Gli attacchi dei coloni si stanno verificando in vista delle elezioni israeliane previste per la fine di questo mese. Gli osservatori ritengono che questi attacchi avvengano nel contesto della competizione elettorale tra i partiti di destra israeliani, che cercano di conquistare i voti dei coloni.

Per i cittadini palestinesi, la stagione della raccolta delle olive di quest’anno è il tempo in cui il sangue degli agricoltori si mescola all’olio d’oliva, in un contesto di intensificazione degli attacchi dei coloni che non hanno risparmiato nemmeno gli attivisti stranieri solidali e impegnati al fianco dei palestinesi.

Una tradizione che fa la storia di un popolo (anche per questo è nel mirino)

La stagione della raccolta delle olive occupa un posto speciale nella vita palestinese. È una tradizione annuale alla quale partecipano diversi membri della famiglia, dagli anziani alle donne, fino ai bambini. Le famiglie trascorrono lunghe ore sui propri terreni, preparano da mangiare e condividono i dettagli della loro giornata tra gli ulivi, in una scena che incarna il legame dei palestinesi con la loro terra e la loro identità.

Due bambine di spalle osservano in lontananza un attacco di coloni a un campo agricolo palestinese.
Due bambine osservano le forze israeliane mentre sradicano gli ulivi nella città palestinese di Beit Rima, a ovest di Ramallah, settembre 2026. Crediti foto: Unione dei contadini palestinesi

Ma l’aggressività dell’occupazione israeliana ormai non trova più freno e la stagione della raccolta delle olive si svolge in circostanze tutt’altro che normali. La Cisgiordania continua a essere teatro di operazioni militari quotidiane condotte dall’esercito israeliano, comprese campagne di arresti che prendono di mira anche donne e bambini.

Allo stesso tempo, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nella città di Ramallah e hanno preso d’assalto la sede dell’Addameer Association per il sostegno ai prigionieri e i diritti umani, che opera per monitorare le condizioni dei prigionieri palestinesi nelle carceri dell’occupazione israeliana. Hanno confiscato il contenuto degli uffici dell’organizzazione e ne hanno ordinato la chiusura.

Il cartello con cui le forze israeliane annunciano la chiusura forzata dell’associazione Addameer.

A Ramallah si sono verificati scontri con le forze di occupazione, durante i quali i soldati hanno sparato con munizioni vere e lanciato bombolette di gas lacrimogeno, arrestando diversi cittadini.

Le forze di occupazione hanno inoltre fatto irruzione nella città di Kafr Laqif, a est di Qalqilya, e hanno confiscato antiche pietre archeologiche. Scene di questo tipo si ripetono senza sosta nelle città, nei villaggi e nei campi profughi di tutta la Cisgiordania.

I coloni continuano a istituire avamposti di insediamento su terreni palestinesi e ad ampliare gli insediamenti esistenti a spese dei terreni di proprietà dei palestinesi.

Oggi la Cisgiordania sembra essere un’arena a cielo aperto per gli attacchi dei coloni, tra i tentativi di imporre una nuova realtà sul campo ed estendere il controllo sul territorio palestinese.

In mezzo a questi sviluppi, il silenzio avvolge l’Autorità Palestinese, che secondo gli agricoltori e i cittadini palestinesi non ha fornito assistenza sufficiente per proteggere gli agricoltori e consentire loro di accedere ai propri terreni durante la stagione della raccolta delle olive.

Tra attacchi dei coloni, restrizioni militari e confische di terreni, gli agricoltori palestinesi si trovano ad affrontare una stagione piena di pericoli, mentre la mancata fornitura di protezione e sostegno efficaci rimane la realtà prevalente.


© Kritica – Riproduzione parziale consentita citando la fonte e inserendo il link all’inizio della notizia.

CREDITI FOTO: Unione dei contadini palestinesi

Author

  • Giornalista palestinese, ha lavorato per vent’anni presso l’Associated Press. Ha seguito tutti i principali eventi in Cisgiordania, tra cui l’assedio alla Basilica della Natività a Betlemme, l’assedio al presidente Arafat e i suoi funerali a Ramallah, la guerra di Gaza del 2014 e la Grande Marcia del Ritorno a Gaza. Ha seguito anche la Primavera araba in Tunisia, Egitto e Libia, realizzando interviste esclusive come quella a Saif al-Islam Gheddafi, figlio di Muammar Gheddafi.

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