Friday 23/10/2026, 16:53
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Amman – Resa celebre dal leggendario film “Indiana Jones e l’Ultima Crociata”, la strada che conduce all’antica città di Petra, una delle Sette Meraviglie del Mondo e Patrimonio dell’umanità Unesco, toglie il fiato. Stretta gola naturale e con ai lati il sofisticato sistema idraulico dei Nabatei (III sec. A.C – I sec. D.C), la stradina al-Siq si snoda dolcemente verso il Tesoro, il tempio principale di Petra. Con circa un milione di visitatori l’anno (dati precedenti il 7 ottobre 2023), che ne fanno uno dei siti archeologici più visitati al mondo, per il Regno di Giordania è il fiore all’occhiello del turismo, grazie anche a spettacoli e concerti che si svolgono proprio sul piazzale del Tesoro.
Il prossimo 27 novembre, è proprio lì che dovrebbe esibirsi Andrea Bocelli. Ma il condizionale è d’obbligo, perché per buona parte della popolazione giordana questo concerto è una storia di complicità con Israele da boicottare. 

La campagna di BDS Jordan per il boicottaggio del concerto di Andrea Bocelli.

“Abbiamo lanciato la campagna non appena abbiamo visto l’annuncio del concerto, chiedendo subito agli organizzatori di annullarlo e invitando l’opinione pubblica a boicottalo”, hanno detto membri di BDS Jordan in un’intervista esclusiva a Kritica. Parte del movimento internazionale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), che promuove azioni non violente e pressioni contro Israele affinché rispetti i suoi obblighi secondo il diritto internazionale nei confronti dei Palestinesi, il gruppo giordano spiega i motivi all’origine della campagna. “Questo musicista ha una lunga storia di sostegno all’occupazione israeliana, di avallo della narrativa sionista e di negazione dei diritti dei palestinesi”, hanno dichiarato, ricordando le occasioni che rendono il tenore italiano, ai loro occhi, una figura partecipe dei crimini contro la popolazione palestinese.

Il cantante che ha celebrato gli Accordi di Abramo

In un post sulla loro pagina Instagram, BDS Jordan ha elencato almeno otto prove a sostegno della loro tesi. Si parte dal 2009, quando Bocelli si esibì per il compleanno di Shimon Peres –tra gli storici leader israeliani a supporto degli insediamenti illegali in nel Territorio Palestinese Occupato – al 2020, per il “Peace Concert” svoltosi a Dubai per celebrare gli Accordi di Abramo, che hanno sigillato i rapporti di normalizzazione tra Emirati Arabi Uniti e Israele (a cui nel tempo si sono aggiunti altri Paesi). Dopo il 7 ottobre 2023, inoltre, Bocelli ha invitato ad un concerto privato Yaffa Adar, fatta prigioniera da Hamas, che al suo rilascio ha dichiarato di essersi mantenuta in vita cantando le sue canzoni, ma nessun gesto simile, né una dichiarazione di solidarietà anche solo verbale, sottolineano gli attivisti giordani, sono mai giunti dal cantante – pur noto in tutto il mondo per il suo impegno per la pace and iniziative benefiche – nei confronti della popolazione palestinese, vittima di un genocidio appurato da più enti internazionali.

Foto ufficiale della Casa bianca, ottobre 2025

Soprattutto, sono due i fatti che per BDS fanno di Andrea Bocelli “un contributore chiave al genocidio a cui il popolo palestinese è sottoposto da anni”. Il primo risale al 2010, anno in cui l’artista è stato l’headliner del concerto di raccolta fondi a favore dell’ong statunitense “Friends of the Israeli Defense Forces” – che dal 1981 sostiene l’esercito israeliano con decine di milioni di dollari ogni anno – tra i cui esponenti di spicco l’imprenditore e filantropo Haim Saban, tra i maggiori finanziatori pro-Israele del Partito Democratico USA. Il secondo ha a che fare invece con l’aperto sostegno politico a Tel Aviv che Bocelli ha espresso nella sua “storica visita” nel Paese, durante la quale oltre alla visita al Muro del Pianto, si esibì in un concerto di fronte al primo ministro Benjamin Netanyahu in cui ribadì quanto già affermato 10 anni prima: “Se potessi scegliere un posto dove vivere, quello è Israele”.

Per questo, per BDS Jordan il concerto del 27 novembre è un evento politico, come stanno dimostrando anche in Indonesia, dove diverse realtà della società civile stanno spingendo per la cancellazione dell’evento di Bocelli previsto per il 3 Novembre a Borodour. “In conformità con i criteri di boicottaggio concordati dalle parti arabe, giordane e palestinesi, un artista come questo, le cui mani sono macchiate del sangue dei palestinesi e degli arabi, deve essere boicottato”.

Il ruolo contraddittorio della Giordania

Tale azione si inserisce nel contesto più ampio del contraddittorio ruolo che le autorità giordane ricoprono sin dalla fondazione del regno nei confronti della popolazione palestinese e Israele, già raccontato il mese scorso sulle pagine di Kritica. Di questo ruolo – a livello diplomatico contro l’occupazione e il genocidio di Israele, ma nella pratica un alleato chiave degli USA a difesa degli interessi di Tel Aviv – BDS Jordan sottolinea il comportamento ambiguo dell’ente organizzatore del concerto, “Friends of Festivals”.  “Questa organizzazione, all’inizio dell’anno, ha organizzato un evento in solidarietà con Gaza e con le vittime palestinesi, che hanno subito il più grande massacro della storia moderna”, raccontano i membri del gruppo giordano. “È un’enorme contraddizione. Se esiste coerenza, cioè se Friends of Festival sta dalla parte della giustizia, allora dovrà annullare il concerto”.

Un volantino giordano che invita al boicottaggio di marchi che sostengono Israele.
© Stefano Nanni

Attivisti, giornalisti ed altre realtà della società civile contattate da Kritica confermano che la campagna di boicottaggio sta facendo breccia nell’opinione pubblica giordana. È un fatto che non sorprende, dato che dopo il 7 ottobre 2023 nel regno si sono sviluppate le più importanti manifestazioni di solidarietà di tutto il mondo arabo, e dove le azioni di boicottaggio hanno ottenuto risultati concreti. Già soltanto due mesi il 7 ottobre 2023, la campagna di boicottaggio colpì almeno 12.000 aziende, che hanno chiuso, ridimensionato la propria attività o licenziato almeno 5.000 dipendenti. Simili azioni, inoltre, congiuntamente al conflitto regionale deflagrato in seguito alla risposta genocidaria di Tel Aviv nella Striscia di Gaza, hanno colpito duramente anche il settore turistico, uno dei pochi pilastri dell’economia giordana, che secondo stime ONU non ufficiali potrebbe aver subito perdite stimate in almeno tre miliardi di dollari, già solo nel biennio 2023-2025.

La popolazione prova ad aprirsi spazi per la libertà di espressione

Risultati importanti, secondo BDS Jordan, nonostante la durissima repressione che il governo giordano ha messo in atto nei confronti di attivisti e giornalisti, in particolare tramite lo strumento della legge contro i crimini online, con l’arresto di oltre 2mila persone. Tra queste, lo stesso leader di BDS Jordan, Hamza Khader, per ben due volte nell’ultimo triennio, in un contesto generale in cui nonostante la sua paventata reputazione di “oasi di moderazione e stabilità” del Medio Oriente, per la libertà di espressione c’è da uno spazio limitatissimo. Che tuttavia la popolazione giordana – per circa il 70% di origine palestinese – reclama sempre di più, come dimostrato lo scorso agosto da una lettera pubblica di intellettuali, attivisti e politici che han chiesto al regno hashemita di interrompere gli accordi militari con gli Stati Uniti, rei di mettere a rischio la sicurezza del Paese.

Amman, settembre 2025. Una delle ultime manifestazioni di solidarietà con la Palestina concesse dal governo.
© Stefano Nanni

Da parte sua, il governo giordano si ritrova in una situazione di difficile equilibrismo. Da un lato non può cambiare politica estera, vista la dipendenza, soprattutto economica, dall’Occidente, in particolare dagli USA da cui riceve circa annualmente 2 miliardi di dollari in aiuti a fondo perduto – e con la partenza delle forze statunitensi dall’Iraq, Amman si ritrova ad accogliere un contingente militare USA ancor più significativo. Dall’altro, le prossime elezioni israeliane stanno aggiungendo ancora più pressione nei confronti di Amman, con alcuni esponenti politici che stanno spingendo per la “Jordan Option” come soluzione definitiva al “problema palestinese” – ovvero l’espulsione degli abitanti palestinesi della Cisgiordania verso la sponda est del fiume Giordano. 

In un simile contesto, ecco che la campagna di boicottaggio del concerto di Andrea Bocelli assume un significato che va ben oltre la musica. “La nostra richiesta è che la posizione ufficiale delle autorità sia in linea con i desideri e le aspirazioni della stragrande maggioranza dei giordani. Vediamo costantemente nelle dichiarazioni del governo che la Giordania è al fianco dei palestinesi e condanna tutti i crimini commessi da Israele. Bene, vogliamo che questa posizione si traduca in azioni concrete sul campo, recidendo ogni legame e impedendo la normalizzazione culturale in tutte le sue forme.”


© Kritica – Riproduzione parziale consentita citando la fonte e inserendo il link all’inizio della notizia.

CREDITI FOTO: © Stefano Nanni

Author

  • Stefano Nanni

    Giornalista e scrittore italiano. Ha vissuto e lavorato per diversi anni tra Iraq, Libano, Giordania e Palestina. Scrive per testate giornalistiche internazionali e italiane ed è coautore e traduttore di pubblicazioni su politica, cultura e società relativi alla regione dell’Asia sud-occidentale. Nel 2026 pubblica la sua prima monografia, «Da Baghdad a Roma», la storia del poeta iracheno Latif Al-Saadi.

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