lunedì 20/04/2026, 20:57

    Nairobi – Sungu Oyoo rappresenta quella parte di gioventù kenyana che, non accontentandosi di attraversare le piazze, aspira anche a sedere nei palazzi del potere. Attivista di lunga data, tra i protagonisti delle manifestazioni che hanno paralizzato il paese negli ultimi due anni, è il candidato alle presidenziali 2027 per la Kenya Left Alliance.

    Il suo partito è Kongamano La Mapinduzi, «La conferenza della rivoluzione», e la sua candidatura è stata una «scelta collettiva, fatta in sede di congresso, e non frutto di una spinta personale», spiega Oyoo a Kritica. A muoverlo è la necessità di portare rivendicazioni, per troppo tempo incarnate dai movimenti informali, all’interno dei programmi di governo, per tentare di sanare la profonda frattura che separa le istituzioni dalla società civile.

    A partire da luglio 2024, infatti, la gioventù kenyana ha invaso le strade della capitale e delle città minori, fino a raggiungere i villaggi delle aree rurali, per protestare contro le politiche economiche del governo di William Ruto. La scintilla che ha infiammato gli animi è stata il Finance Bill, ma i manifesti di piazza hanno ben presto ricompreso le difficoltà strutturali che le nuove generazioni si trovano ad affrontare: a cominciare da una disoccupazione giovanile (15-34 anni) attestata al 67,7%, passando per le agevolazioni fiscali che favoriscono le multinazionali e le compagnie estere a discapito delle piccole e medie imprese locali, toccando anche la discriminazione di genere e il tasso record dei femminicidi raggiunto negli ultimi anni, fino alla strutturale violenza poliziesca che, quasi sempre, segna anche una profonda discriminazione di classe.

    La prova che non era la semplice legge di bilancio a muovere le proteste sta nel fatto che, anche dopo il suo ritiro da parte del governo, il movimento non è scemato, anzi, è cresciuto inglobando l’indignazione nei confronti della dura repressione con cui l’esecutivo ha risposto alle manifestazioni. Nel 2024 la polizia aveva lasciato decine di morti per le strade e, nel 2025, quando a segnare l’anniversario degli omicidi di stato sono state indette nuove proteste, le forze dell’ordine hanno utilizzato la stessa strategia dell’anno precedente sparando sulla folla, uccidendo 65 persone e ferendone più di 500.

    Oltre a immaginare una riforma totale degli apparati statali, Oyoo analizza le profonde disparità economiche che separano la popolazione rurale da quella urbana e, rispetto a quest’ultima, le contraddizioni interne delle grandi metropoli.

    Solo guardando a Nairobi, il 60% degli abitanti della capitale vive negli insediamenti informali – i cosiddetti «slums» – che ospitano oltre due milioni di persone, estendendosi sul mero 6% del territorio cittadino. Per insediamenti informali si intende, infatti, aree contraddistinte dall’assenza di strutture abitative permanenti, di infrastrutture come fognature e acqua potabile, e dell’erogazione di welfare da parte dello Stato.

    È proprio in queste zone, poi, che fioriscono i movimenti sociali, frutto di un’organizzazione collettiva cresciuta fino a farsi, in alcuni casi, entità parastatale. È questa porzione di popolazione che, secondo Oyoo, più di tutte va ascoltata e presa sul serio: oltre a portare sul piatto problemi concreti, ne offre anche le soluzioni attraverso proposte e modelli di convivenza. 

    Stanchi di farsi semplici interpreti e messaggeri della propria generazione, gli attivisti kenyani vogliono diventare parte attiva della politica del paese, tenendo insieme i grandi classici della cultura panafricana – nel salotto di Oyoo spicca, infatti, un quadro di Amilcar Cabral – e le nuove difficoltà che si trovano ad affrontare. In un paese ormai divenuto un hub finanziario e commerciale fondamentale, non vogliono essere lasciati indietro. 

    Se hai apprezzato questo articolo o ti è parso interessante, sostieni il nostro lavoro con un contributo libero. Grazie!
    Leave A Reply