martedì 02/06/2026, 18:58

    BOGOTÁ – “Ho votato per ‘El tigre’”, dice Isabel, sotto una leggera pioggia, tra i padiglioni di Corferias, centro di ferie e congressi di Bogotá, la capitale colombiana, dove domenica 31 maggio hanno votato migliaia di cittadini per eleggere il loro nuovo presidente. 

    A farsi chiamare ‘La tigre’ è Abelardo De la Espriella, candidato di estrema destra, che si definisce indipendente.

    La sicurezza come prima preoccupazione

    Avvocato penalista di personaggi del panorama criminale – come Salvatore Mancuso, narcotrafficante colombiano di origini italiane, o Alex Saab, accusato di essere stato il cassiere di Nicolás Maduro, solo per citarne alcuni – e imprenditore, de la Espriella si proclama difensore della patria. Dopo anni di residenza negli Stati Uniti, oggi corre alla presidenza colombiana; ha ottenuto il 43,7% dei voti, in prima posizione, passando al secondo turno con la sua spalla per la vicepresidenza, l’economista Jose Manuel Restrepo.

    L’avvocato affronterà al ballottaggio il candidato del Patto Storico, Ivan Cepeda – senatore in carica – il quale darebbe continuità al primo governo di sinistra della storia recente della Repubblica colombiana, guidato dell’attuale presidente, Gustavo Petro. Cepeda passa al secondo turno di elezioni con il 40,9% insieme ad Aida Quilcué alla guida dell’eventuale vicepresidenza – anche lei già senatrice, per la circoscrizione speciale indigena, leader del popolo Nasa.

    “Mi piacciono molto le idee di de la Espriella, ho la fiducia riposta in lui; è il più sensato tra i candidati” continua Isabel; secondo la donna, tra i problemi più grandi della Colombia, in questo momento, c’è la sicurezza. L’avvocato propone una mano dura per affrontare la complessa situazione del Paese andino. Negli ultimi decenni la Colombia ha vissuto, e continua a vivere, sotto la violenza, a causa di un conflitto armato tra forze di guerriglia, gruppi paramilitari, forze di Stato e narcotrafficanti. La linea proposta dalla Tigre si distanzia dal dialogo intrapreso dal governo della Paz total – Pace totale – con Gustavo Petro; la stessa linea che porterebbe avanti Iván Cepeda.

    Petro, dopo essere stato eletto nel 2022, ha aperto il dialogo con tutti gli attori del conflitto, ampliando il lavoro iniziato dal governo di destra di  Santos nel 2016 con gli accordi di pace solo con le guerriglie della FARC – forze armate rivoluzionarie della Colombia –. Un processo a cui lo stesso Cepeda aveva partecipato. “Compatrioti”, si rivolge ai suoi sostenitori de la Espriella dopo l’annuncio dei risultati del primo turno, “meritiamo una Colombia in cui i banditi vanno in carcere per pagare i loro crimini, in cui non si fanno conversazioni che non portano a nulla” lasciando così chiaro che l’intenzione è interrompere i dialoghi con i diversi gruppi armati del paese.

    Il governo della pace

    “Io credo molto nella pace e nel dialogo” sostiene speranzoso Rey dopo aver esercitato il suo diritto al voto, nonostante ammetta che qualcosa nella Pace totale del governo di Petro non ha funzionato.

    Petro lascia infatti al suo successore una grossa sfida ancora da risolvere, insieme a un’eredità ambivalente sugli altri fronti; ne è un esempio il sistema sanitario, ibrido tra privato e pubblico, da tempo intasato, che desta preoccupazioni nella popolazione, specialmente nella classe medio bassa. Il prossimo presidente erediterà un alto deficit fiscale, ma anche un livello di disoccupazione in calo. Diana, cittadina colombiana di 41 anni, afferma che “il governo di Petro ha fatto cose che hanno funzionato, e altre che no. Però credo che seguire con il Patto storico sia la migliore opzione per il nostro paese.”

    Sul piano sociale, il governo ha aumentato del 23% il salario minimo, ha investito nell’educazione, permettendo a quasi un milione di studenti di accedere in forma gratuita agli studi di primo livello universitari in istituzioni pubbliche, in un Paese in cui l’educazione universitaria, dominata dal settore privato, è un privilegio.

    Diana prosegue: “La Colombia deve affrontare sfide in tutte le aree, però il governo di Petro ha intrapreso cammini importanti, ha ottenuto risultati rilevanti rispetto alla riforma agraria, alla trasformazione del settore agricolo e dell’educazione. Sono cose che Cepeda e Quilcué (il suo vice, ndr) intendono rafforzare.”

    La continuità con il progetto di Petro, del patto storico, ha ricevuto supporto dalle periferie – aree colpite dalla violenza negli ultimi decenni – e dalla capitale, Bogotà. De la Espriella, invece, si è imposto nelle zone centrali del paese. Periferie e centro dividono quindi il paese in due. 

    Anche la Colombia è polarizzata

    La situazione di quasi parità – Cepeda con circa 9,7 milioni di voti e La tigre con 10,4 – è specchio della polarizzazione che c’è nel Paese. Nei rispettivi discorsi della domenica sera, pronunciati dopo il primo conteggio dei voti, Abelardo ha gridato alla folla a Barranquilla che Cepeda è un bandito e Petro un delinquente dipendente dalle droghe; la gente gli ha risposto “fuori il comunismo”; mentre da Bogotá, Cepeda ha definito El tigre un fascista mafioso, rappresentante della plutocrazia e della corruzione.

    Il quasi pareggio fra i due candidati, nonostante sia riflesso della divisione della società colombiana, è arrivato in realtà a sorpresa; se la maggior parte dei sondaggi avevano previsto un buon risultato del candidato del Patto Storico, non vale lo stesso per de la Espriella, o per il risultato molto lontano dell’altra candidata di destra, Paloma Valencia, che ha ottenuto solo il 6,9%, nonostante si pensasse potesse avere possibilità di passare al secondo turno.

    Un candidato caro a Washington

    A festeggiare la vittoria di de la Espriella al primo turno di elezioni c’è anche Washington. Nonostante Trump non si sia espresso in prima persona su de la Espriella, personaggi molto vicini al presidente degli Stati Uniti d’America, come Roger Stone e Steve Cortes, hanno reso esplicito il loro supporto. Inoltre, Trump ha accusato più volte Petro di essere un produttore e trafficante di cocaina, fino a inserirlo nella cosiddetta “lista Clinton“.

    Considerando che la linea di lotta al narcotraffico di Cepeda sarà nel solco di quella del governo uscente, è dato per scontato che il supporto di Trump a Cepeda, almeno per adesso, non c’è. In seguito alle tensioni tra Stati Uniti e l’attuale governo colombiano su come gestire il narcotraffico e i gruppi criminali, Washington si è detta preoccupata che le elezioni venissero svolte correttamente, senza che i gruppi criminali influissero sulle decisioni dei cittadini. Hanno pertanto mandato una commissione di osservazione elettorale, rappresentata da Bernie Moreno, senatore repubblicano di origini colombiane, il quale nei giorni scorsi ha invitato l’uribista Paloma Valencia a dialogare con Abelardo de la Espriella per unire il fronte di destra. Nella sera di domenica, Valencia ha subito dichiarato l’appoggio a ‘El tigre.’ Abelardo, nel suo discorso, ha invitato gli Stati Uniti a vigilare anche il secondo turno di elezioni.

    L’Hondurasgate

    L’intervento della Casa Bianca non sorprende, in quanto, secondo i documenti e gli audio filtrati e pubblicati a inizio maggio 2026 da Canale Red Noticias e pubblicati sotto il nome di Hondurasgate, l’amministrazione statunitense, insieme all’ex presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernández – prima arrestato per narcotraffico dagli Stati Uniti e dopo rilasciato dallo stesso Trump –, al governo israeliano e all’Argentina di Milei, avrebbero messo in piedi una macchina logistica di disinformazione, il cui scopo è eradicare la sinistra in America Latina.

    La vittoria di de La Espriella sarebbe quindi in linea con gli obiettivi della collaborazione tra Israele e USA. L’avvocato colombiano ha infatti in più occasioni, dichiarato il suo supporto a Trump e all’amministrazione di Netanyahu.

    La vittoria di de La Espriella sarebbe quindi in linea con gli obiettivi della collaborazione tra Israele e USA. L’avvocato colombiano ha infatti in più occasioni, dichiarato il suo supporto a Trump e all’amministrazione di Netanyahu.

    L’eventuale vittoria presidenziale della Tigre alimenterebbe l’onda di estrema destra in America Latina, preoccupante in termini di ciò che sta significando a livello socioeconomico e ambientale; basti pensare al caso de El Salvador di Nayib Bukele, con incarcerazioni di massa senza debito processo e violazione continua dei diritti umani, o allo sfruttamento ambientale in Argentina con Javier Milei. Abelardo propone di ricorrere al fracking e ad uno sfruttamento del sottosuolo ‘rispettoso’, in controtendenza con il Patto Storico. Il candidato di sinistra si dice infatti preoccupato perché “i progressi e i traguardi sociali del nostro governo, sotto un eventuale mandato del signore de la Espriella, saranno polverizzati.” 

    Il 21 giugno, quindi, i colombiani dovranno decidere tra due progetti distanti. Da un lato, come affermato dal sociologo Hernando Gómez Buendía, c’è la paura che il “castrochavismo” arrivi anche in Colombia; dall’altro, la speranza di continuare con il primo progetto di sinistra della storia recente del paese, che promette cambiamenti. Come racconta Alejandro, un elettore, a Kritica: “Ho votato per Ivan Cepeda perché promette il cambiamento che vorremmo, dopo tanti anni governati sempre dalla stessa gente, la stessa élite.”


    © Kritica – Riproduzione parziale consentita (non più di metà articolo) citando la fonte e inserendo il link all’inizio.

    CREDITI FOTO: © Martina Mariano

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