A Gaza il collasso delle infrastrutture, l’accesso limitato e la carenza di beni di prima necessità continuano a condizionare la vita quotidiana. Il personale sanitario lavora sotto costante rischio, continuando a sostenere i pazienti e a mantenere la comunicazione con le loro famiglie in condizioni estremamente difficili. Bhavna Chawla è chirurga del Comitato Internazionale della Croce Rossa. Dal 2024 ha lavorato all’ospedale da campo di Rafah in diverse missioni. Sulle condizioni delle strutture sanitarie a Gaza, dice: “Abbiamo vissuto momenti in cui schegge e colpi vaganti hanno sorvolato l’ospedale, entrando nelle tende dove lavoriamo; talvolta nei reparti. Ma le squadre sono rimaste salde e hanno continuato a lavorare senza sosta.”
A ottobre scorso, la Croce Rossa aveva dichiarato che avrebbe sospeso le attività per un periodo a Gaza City, perché ormai messa in ginocchio dai continui attacchi israeliani contro il loro personale. Le condizioni di sicurezza minima erano messe sistematicamente a repentaglio e il personale rischiava ogni giorno la sua vita. A qualche mese di distanza, l’organizzazione è più attiva che mai nel tentativo di rimettere in piedi l’ospedale da campo di Rafah, espandendo la capacità da 60 letti a 72. Una goccia nel mare, rispetto alle necessità complessive. Ma intanto è qualcosa che c’è.
Su tutti questi argomenti, abbiamo intervistato Amani Al Naouq, portavoce del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) a Gaza.
Quali sono le principali sfide nella fornitura di aiuti e servizi logistici a Gaza?
A Gaza, le infrastrutture critiche e i servizi essenziali hanno subito gravi danni in tutte le aree. Dopo 29 mesi di ostilità attive, praticamente tutte le infrastrutture essenziali sono state colpite. Non c’è stato tempo sufficiente, né un accesso sicuro, né i macchinari e gli strumenti necessari per una ricostruzione a lungo termine.
Queste infrastrutture sono vitali per soddisfare i bisogni umani fondamentali, compresi i sistemi elettrici e idrici che forniscono alle comunità sfollate e alle strutture essenziali energia elettrica, acqua potabile, servizi igienico-sanitari e assistenza medica.
Le organizzazioni umanitarie continuano a rispondere al meglio delle loro attuali capacità; tuttavia, questi sforzi rimangono soluzioni temporanee. Vi è carenza di materiali, macchinari pesanti e attrezzature necessarie per soddisfare i bisogni della popolazione o per attuare una ricostruzione sostenibile. Le restrizioni all’ingresso di merci a Gaza complicano ulteriormente la situazione, limitando l’accesso all’assistenza sanitaria, al cibo, all’acqua potabile e a un riparo sicuro.
Quali sono le difficoltà che incontrate nell’accesso alle aree assediate o gravemente colpite?
In contesti di conflitto armato, la grave distruzione e le strade bloccate ostacolano significativamente l’accesso umanitario ai civili bisognosi. Le macerie e le infrastrutture danneggiate spesso impediscono alle ambulanze e ai camion di soccorso di raggiungere le aree colpite.
Gli operatori umanitari devono inoltre affrontare rischi legati agli ordigni inesplosi e alle ostilità in corso, che limitano ulteriormente l’accesso in sicurezza.
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), in qualità di intermediario neutrale, intrattiene un dialogo riservato con tutte le parti in conflitto. Quando possibile, cerca di facilitare il passaggio sicuro di ambulanze, équipe mediche e primi soccorritori, compresa la Protezione Civile. Tuttavia, le autorizzazioni dipendono dalle parti in conflitto e non sono sempre garantite.
Come vengono gestiti i finanziamenti umanitari e quali sono le fonti?
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) è finanziato attraverso contributi volontari, comprese le donazioni degli Stati che hanno firmato le Convenzioni di Ginevra, delle società nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, delle organizzazioni sovranazionali e di fonti pubbliche e private.
I governi sono i principali donatori e hanno contribuito alla maggior parte del bilancio negli ultimi cinque anni, ma questi contributi rimangono volontari e non sono garantiti a lungo termine.
Qual è l’attuale situazione sanitaria a Gaza?
Il sistema sanitario a Gaza è al collasso a seguito del continuo deterioramento causato dal conflitto prolungato. Da ottobre 2023, ogni ospedale ha segnalato danni o distruzione.
Le strutture sanitarie necessitano di un accesso costante ad acqua, elettricità, medicinali e attrezzature mediche, eppure molti beni essenziali non sono ancora autorizzati ad entrare a Gaza.
Di conseguenza, migliaia di pazienti non possono accedere alle cure necessarie e il personale medico opera in condizioni estremamente difficili, con esigenze che superano di gran lunga la capacità disponibile.
Qual è l’impatto del conflitto sui civili a Gaza?
Le conseguenze umanitarie delle ostilità su larga scala continuano a plasmare la vita quotidiana a Gaza. Centinaia di migliaia di persone rimangono senza casa, affrontano ripetuti sfollamenti, la perdita di familiari e la distruzione di abitazioni e infrastrutture.
L’accesso all’acqua potabile, al cibo e agli alloggi rimane estremamente limitato, mentre la disoccupazione ha raggiunto livelli senza precedenti. Molte famiglie fanno affidamento sulle mense comunitarie e devono affrontare gravi carenze nei beni di prima necessità.
Oltre agli aiuti immediati, i civili necessitano anche della rimozione delle macerie, del supporto forense e di informazioni sui parenti detenuti. Il divario tra i bisogni umanitari e la capacità di risposta disponibile rimane significativo. Un miglioramento reale richiederebbe un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli, insieme a un sostegno a lungo termine per la ricostruzione. In definitiva, i progressi devono essere misurati in base alla capacità delle persone di vivere con dignità e soddisfare i propri bisogni fondamentali.
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CREDITI FOTO: Red Cross International

Traduttrice e scrittrice di Gaza. Collabora con diverse riviste fra cui Kritica e il manifesto.

