Per decenni, la causa palestinese è rimasta al centro della coscienza araba e della memoria collettiva di un popolo che ha subito la Nakba, l’occupazione, l’assedio e lo sfollamento. Eppure, non ha sempre ricevuto l’attenzione globale che merita. Spesso è stata messa in secondo piano da altre crisi internazionali o rappresentata in modo frammentario dai media occidentali, come se fosse solo una disputa regionale. Gli eventi del 7 ottobre hanno scatenato un’ondata senza precedenti di copertura mediatica, dibattiti politici e proteste di massa nelle capitali di tutto il mondo, riportando la Palestina in primo piano nel discorso globale. Questo improvviso cambiamento solleva domande fondamentali: la causa palestinese era insignificante prima di quella data, o il mondo semplicemente non ne ha riconosciuto l’importanza fino a quando la tragedia non è esplosa in modo così scioccante? E, cosa ancora più importante, questa rinnovata attenzione può trasformarsi in una consapevolezza duratura, o rimarrà una risposta emotiva temporanea legata alle immagini della guerra?
Prima del 7 ottobre e del genocidio su Gaza, la causa palestinese non era assente, ma raramente riceveva l’attenzione globale che ne riflettesse la profondità e il peso storico. Dalla Nakba del 1948, passando per la prima Intifada del 1987 e la seconda del 2000, e successivamente l’assedio di Gaza in corso dal 2007, la Palestina è rimasta centrale nella coscienza araba e regionale. Eppure, nei media occidentali, la questione era spesso relegata ai margini della copertura giornalistica o presentata in modo frammentario, che enfatizzava la “violenza” senza affrontare il contesto più ampio dell’occupazione e dell’espropriazione.
I forum internazionali hanno ripetutamente discusso della Palestina, ma le risoluzioni raramente si sono tradotte in azioni significative. Ad esempio, numerose risoluzioni dell’ONU che condannavano l’espansione degli insediamenti o affermavano il diritto all’autodeterminazione sono rimaste inapplicate. Nel frattempo, le società arabe hanno mantenuto la Palestina al centro del loro discorso culturale e politico, attraverso la letteratura, la poesia, le manifestazioni e la memoria collettiva. Questo contrasto tra la sua forte presenza nell’identità araba e la sua relativa assenza nella consapevolezza globale rivela che il problema non era l’importanza della causa in sé, ma piuttosto il modo in cui veniva inquadrata e affrontata al di fuori della regione. Troppo spesso, la Palestina è stata descritta come un conflitto di confine o una crisi umanitaria, piuttosto che come una lotta di lunga data per i diritti umani.
La Palestina, all’improvviso
Gli eventi del 7 ottobre e il genocidio che ne è seguito hanno segnato una svolta che ha riportato la causa palestinese in primo piano nell’attenzione globale. Improvvisamente, la Palestina è diventata un titolo quotidiano nelle notizie internazionali. Manifestazioni di massa hanno riempito le strade di Londra, New York, Parigi e Berlino, chiedendo giustizia e la fine dell’occupazione. Le università occidentali come Harvard, Columbia e SOAS a Londra hanno assistito a accesi dibattiti sulla libertà accademica e sul diritto dei palestinesi di esprimersi, mentre le piattaforme dei social media come TikTok e Instagram si sono trasformate in vaste arene di solidarietà. Video e testimonianze da Gaza hanno raggiunto milioni di persone in tutto il mondo, aggirando i filtri dei media tradizionali.
Sul fronte legale, la questione è arrivata alla Corte internazionale di giustizia attraverso denunce di genocidio, un livello di scrutinio internazionale raramente visto prima. La Palestina è apparsa in modo più prominente anche negli spazi culturali e artistici, con artisti di tutto il mondo che hanno dedicato opere alla solidarietà e hanno presentato la Palestina come un simbolo di resistenza contro l’ingiustizia. Questa ondata di attenzione ha dimostrato che il 7 ottobre non ha creato la causa palestinese, ma l’ha esposta al mondo in un modo che non poteva più essere ignorato. La politica internazionale, i media e la società civile sono stati costretti a riconsiderare una questione che era stata a lungo messa da parte.
Sebbene l’attenzione globale alla causa palestinese dopo il 7 ottobre sia stata senza precedenti, la domanda rimane: questa attenzione riflette una vera consapevolezza delle radici del problema, o è semplicemente una reazione emotiva alle immagini scioccanti di guerra e distruzione? Molte analisi suggeriscono che il mondo abbia iniziato a guardare alla Palestina solo quando la tragedia è esplosa in modo drammatico.
Ad esempio, un articolo su The New Arab ha osservato che gli eventi hanno riportato la questione al centro del dibattito internazionale in modo senza precedenti, ma non hanno cambiato la realtà di un’occupazione che dura da decenni. Allo stesso modo, un’analisi pubblicata dall’Al Jazeera Media Institute ha sostenuto che i media occidentali spesso ignoravano il contesto storico della causa palestinese prima del 7 ottobre, rendendo l’attenzione globale più guidata dagli eventi che radicata nella storia.
Anche il Council on Foreign Relations ha sottolineato che gli attacchi e la guerra che ne è seguita hanno riacceso il dibattito sulla soluzione dei due Stati, che era quasi scomparsa dall’agenda politica internazionale.
Un’attenzione labile e poco consapevole
Ciò solleva una preoccupazione fondamentale: a meno che questa attenzione non si trasformi in una consapevolezza politica e culturale duratura, rischia di rimanere un’onda temporanea che si affievolirà una volta che la guerra si sarà placata. Ciò che serve ora è passare da una solidarietà reattiva a un impegno proattivo: integrare la Palestina nel dibattito globale su giustizia, diritti umani e libertà, anziché trattarla come un tema di attualità stagionale.
La causa palestinese non è iniziata il 7 ottobre; dura da tempo, dalla Nakba, dall’occupazione e dalle rivolte, ma ha trovato maggiore risonanza globale dopo quella data. I recenti eventi hanno messo a nudo davanti al mondo la tragedia quotidiana che i palestinesi devono affrontare, costringendo i media e la politica internazionali a riconsiderare una questione a lungo relegata ai margini. Tuttavia, la vera sfida sta nel trasformare questa attenzione in una consapevolezza duratura, piuttosto che in un’ondata emotiva fugace legata a immagini scioccanti di guerra.
La Palestina non è una questione temporanea, ma una lotta umana e politica di lunga data che richiede una presenza continua nel discorso globale. Ciò che serve oggi è un’azione concreta: integrare la Palestina nell’istruzione, nei media, nelle arti e nelle agende politiche di tutto il mondo. Solo allora la rinnovata attenzione potrà diventare il fondamento di una solidarietà e di una giustizia durature. Finché l’occupazione persiste, il mondo deve resistere alla tentazione di tornare al silenzio una volta che i titoli dei giornali svaniranno. La Palestina non è una storia passeggera: è una memoria, una lotta e un diritto che non possono essere cancellati.
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CREDITI FOTO: Kritica. Manifestazione in solidarietà con la Palestina, ottobre 2025

Scrittrice, traduttrice, poetessa e saggista ventitreenne originaria di Gaza. Ha conseguito una laurea in Lingua inglese e Metodologie didattiche presso l’Università Al-Aqsa di Gaza e ha inoltre ottenuto un certificato di formazione continua in Sensibilizzazione su uguaglianza, diversità e inclusione attraverso un corso online presso l’University College Cork, in Irlanda. Insegna arabo a parlanti non madrelingua e, attraverso la sua scrittura bilingue, cerca di preservare la memoria e costruire ponti tra le culture.

