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Le infrastrutture italiane, in particolare i porti, «continuano a svolgere un ruolo chiave nel transito e trasbordo di materiale militare illegale verso Israele». È la denuncia arrivata in queste ore dalla campagna . Accusa fondata su una serie di nuove segnalazioni che, se confermate, rischiano di aggravare la posizione del nostro Paese. L’Italia, infatti, potrebbe essere ritenuta complice delle gravi violazioni del diritto compiute da Tel Aviv, in un quadro che la ha già ritenuto compatibile con il rischio plausibile di genocidio. Gli ultimi aggiornamenti su questo fronte arrivano dalla Calabria.

L’allerta di BDS Italia: militare in transito a Gioia Tauro

BDS Italia ha lanciato in queste ore l’allerta sul rischio di transito nel porto di Gioia Tauro di materiali d’armamento, trasportati in diversi container dalle navi cargo della compagnia MSC (Mediterranean Shipping Company) e diretti verso Israele. Dal porto calabrese sarebbe transitato un carico, parte di una più ampia commessa composta da 23 container che trasportano 600 tonnellate di acciaio, prodotto dalla società indiana RL Steels & Energy Ltd di Aurangabad. «Dal lavoro di mappatura delle rotte marittime, riteniamo che si tratti di una catena regolare di approvvigionamento verso Israele, che utilizza due linee internazionali e settimanali di navigazione, entrambe gestite da MSC, e che vede Gioia Tauro come snodo centrale di trasbordo», sostiene BDS Italia. È, inoltre, attiva – rivela BDS Italia – una seconda allerta relativa alla nave MSC Vega, che trasporta acciaio appartenente alla stessa spedizione e che sarebbe diretta verso un altro porto del Sud Italia, quello di Taranto, dopo essere transitata per il Pireo, dove i lavoratori portuali hanno bloccato il carico.

In relazione al carico di acciaio arrivato nella cittadina portuale calabrese, «esiste il fondato sospetto che sia di grado militare», destinato dunque alla produzione israeliana di armamenti, come i proiettili da carro armato da 120 millimetri e quelli di artiglieria da 155 mm. Munizioni di quest’ultimo tipo possono essere caricate con diverse testate – dagli esplosivi convenzionali alle bombe a grappolo e al – e sono ampiamente utilizzate nei bombardamenti israeliani su aree densamente popolate a Gaza, come verificato da Amnesty International e Human Rights Watch. Solo nelle prime sette settimane di attacchi sferrati contro la Striscia, Israele ha sparato oltre 90.000 proiettili di artiglieria di tale tipo. All’inizio di questo mese, proiettili da 155 mm sono stati utilizzati anche nell’attacco con chimiche condotto da Israele contro Yohmor, in Libano.

Gli otto container a bordo delle navi Msc Marie Leslie e Msc , arrivate nel porto calabrese da Nhava Sheva in India, sarebbero stati caricati sulla MSC Lucy, diretta verso i porti israeliani di Ashdod e Haifa e avrebbero come destinazione finale Ramat HaSharon, dove opera, tra le altre, , di proprietà della più grande società di armamenti israeliana, Elbit Systems. 

«Israele dipende quasi unicamente dal commercio via mare e senza un costante rifornimento marittimo non avrebbe mai potuto fare ciò che ha compiuto a Gaza», ha scritto la giornalista Linda Maggiori in La flotta del genocidioSulle rotte delle armi dai porti italiani, libro-inchiesta che documenta un sistema diffuso e strutturale di traffico di armi e materiali bellici diretti a Israele che avviene attraverso i porti italiani, in piena violazione del Trattato internazionale sulle armi e della legge italiana 185/1990.

L’ispezione del 18 marzo e le indagini in corso

Il 18 marzo la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle dogane del terminal calabrese hanno condotto un’ispezione senza precedenti sui container sospetti, su richiesta della deputata del M5S Anna Laura Orrico e del sindacato USB e in seguito alle segnalazioni fatte dalla campagna internazionale No Harbour for Genocide, dalle reti di monitoraggio delle rotte marittime e dalla stessa Maggiori. Le verifiche effettuate hanno al momento confermato la presenza di acciaio. Ora si procederà a una perizia per accertare che si tratti effettivamente di materiale balistico. Nel frattempo i container restano bloccati. Stesso destino toccherà ad altri carichi, il cui arrivo è atteso nei prossimi giorni. Oltre all’esito di tali indagini, si attende anche la risposta all’interrogazione presentata dall’onorevole e rivolta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e al Ministro della Difesa.

L’operazione condotta al porto di Gioia Tauro dalle autorità competenti è solo l’ultima in ordine di tempo: ad Ancona il 4 marzo scorso è stato sequestrato un carico di 314.000 munizioni da caccia e milioni di detonatori, a bordo di un tir che stava per imbarcarsi su un traghetto di linea diretto in Grecia. Destinazione finale Cipro. Stessa sorte è toccata l’11 marzo a un carico oltre 50 tonnellate di equipaggiamento tattico e di armamento, per un valore stimato di circa 6 milioni di euro, arrivato nel porto di Genova.

The Weapon Watch, osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, interpreta «questi per ora isolati interventi delle autorità come la presa di coscienza che il nostro Paese sta per essere coinvolto in una guerra generalizzata e su più fronti, tenendo conto dell’impegno dell’Italia anche nel sostegno all’Ucraina invasa quattro anni fa». E probabilmente arrivano anche grazie alle straordinarie mobilitazioni della società civile e dei lavoratori portuali che da anni si adoperano per bloccare i traffici bellici. 

Ora si attende anche una presa di posizione netta da parte del nostro governo che dovrebbe applicare la legge italiana e il diritto internazionale e che dovrebbe assumere impegni concreti per fermare qualsiasi futura spedizione illegale attraverso i porti italiani. Il condizionale è, però, d’obbligo dato l’atteggiamento complice che i vertici politici italiani continuano ad avere nei confronti di Tel Aviv.

«Il cosiddetto “cessate il fuoco” non ha posto fine alle uccisioni di palestinesi da parte di Israele e all’aggressione in corso contro i popoli vicini. Il genocidio a Gaza continua. Solo la rendicontabilità e le mirate lo fermeranno», ribadisce la campagna BDS. 


PHOTO CREDITS: Ciavula

Author

  • Marianna Lentini

    She was born in Lecce, where she lives. She graduated in Sociology from the University of Milan-Bicocca and attended the Alessandro Leogrande School of Narrative Reporting. She is the author of *Capitalismo feroce*, published by People, and writes a weekly column of the same name on Ossigeno.net. She is a contributor to *The Post Internazionale*.

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  1. Pingback: Come l’Italia continua a rifornire la macchina di guerra israeliana - Kritica.it

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