Un esposto alla Procura di Roma per accendere un faro anche in Italia sulle ramificazioni degli Epstein Files. È l’iniziativa dell’associazione Differenza Donna, che ha deciso di intervenire formalmente chiedendo verifiche approfondite su eventuali reati di tratta, violenza sessuale e abuso su donne e minori commessi da italiani o su territorio italiano in relazione ai documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America.
A chiarire a Kritica la portata dell’esposto, redatto dalle avvocate Maria Teresa Manente e Ilaria Boiano, è quest’ultima, responsabile dell’ufficio legale dell’associazione, che sottolinea come il lavoro si basi su ricostruzioni già diffuse da diverse inchieste giornalistiche e su dati documentali che indicano connessioni territoriali e relazionali significative. Nei materiali analizzati emergono ricorrenze di nomi, spostamenti e riferimenti a località italiane – da Capri, a Ischia, alla Costa Smeralda, passando per Roma e Milano – che delineano una possibile logistica articolata di persone e movimenti, sono 1169 le occorrenze trovate nei documenti messi online e analizzati finora dall’associazione, che non esclude un’integrazione di documenti in futuro: «E’ un lavoro lento e faticoso, che spesso proprio per la legge sulla trasparenza, rende disponibili milioni di files, esponendo però più le vittime che i carnefici».
«Non si tratta di elementi isolati», spiega Boiano, ma di indizi che richiedono un approfondimento sistematico. «L’obiettivo è verificare non solo eventuali responsabilità penali, ma anche la dimensione transnazionale dei fenomeni: flussi finanziari, reti relazionali, possibili interferenze con ambiti economici e politici». E attivare una rogatoria internazionale tramite il DOJ (Department of Justice) per ottenere i file non censurati relativi ai soggetti italiani; disporre accertamenti sui flussi finanziari tra Epstein e soggetti italiani, anche attraverso la Unità di Informazione Finanziaria e la Guardia di Finanza, per eventuali profili di riciclaggio. In questo quadro, l’esposto richiama anche un recente documento di febbraio 2026 delle Nazioni Unite che invita gli Stati ad avviare indagini su sistemi di sfruttamento e tratta, evidenziando come altri Paesi europei si siano già mossi in questa direzione. Francia, Polonia, Regno Unito, Spagna, Germania e Norvegia sono i paesi in cui sono state aperte inchieste e commissioni che riguardano il caso Epstein.
Secondo l’associazione, esiste un continuum che lega sfruttamento sessuale, tratta e dinamiche di potere, in cui il corpo di donne e bambini diventa strumento di scambio e controllo. «Il collante sono le donne e i minori», osserva Boiano, evidenziando come queste reti possano intrecciarsi con circuiti economici e decisionali di alto livello, così da coinvolgere persone collegate al mondo della finanza e politici. «C’è un sistema organizzato con in mezzo lo sfruttamento di donne, soprattutto con quelle della tratta dell’est Europa e l’Italia è al centro di queste traiettorie».
Un’analisi che trova eco nelle parole della presidente di Differenza Donna, Elisa Ercoli, che definisce l’esposto «una necessità profondissima, irrinunciabile». Forte di oltre trent’anni di attività nell’associazione, che trova le sue origini nel femminismo della liberazione e autodeterminazione delle donne negli anni ‘70, Ercoli dipinge un quadro chiaro: se su maltrattamenti e stalking si è sviluppata una maggiore sensibilità, con donne che oggi chiedono aiuto prima, altri reati, come stupro, pedofilia e tratta, restano più sommersi, difficili da far emergere stabilmente.
«Accogliamo 2500 donne e 3500 bambini l’anno, abbiamo visto che i fenomeni descritti negli Epstein files, sono quelli che fanno più fatica a emergere e tendono a essere rimossi, anche quando affiorano», spiega Ercoli, citando gli esempi del caso Giséle Pelicot e Mia Moglie, oltre ai numerosi gruppi Telegram dove le donne sono sottoposte ad abusi digitali. Sollecitare indagini è doveroso non solo per giungere eventualmente a responsabilità e condanne, ma anche per rompere quella che per Ercoli è una “rimozione collettiva”.

Rita Rapisardi è una giornalista freelance. I suoi lavori sono pubblicati sulle pagine de L’Espresso, Domani, il manifesto e Corriere della Sera. Copre le notizie da Torino per Radio Popolare.

