Friday 09/10/2026, 16:18
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Parigi – Ne ha viste tante, Marianne, che indossa il berretto frigio simbolo di libertà ed è la personificazione della francese e i suoi ideali. Il 6 ottobre 2026 un’altra fitta pagina è stata scritta sotto i suoi monumentali occhi bronzei, in Place de la République, storico raduno di rivendicazioni politiche e cortei sindacali. Gli liceali che da giorni protestano per i tagli all’istruzione, le condizioni fatiscenti degli edifici scolastici, gli orari troppo duri e la mancanza di personale, in migliaia hanno raggiunto la celebre piazza. «Vogliamo solo essere ascoltati, non gassati» recita uno dei cartelli, chiaro riferimento alla dura risposta delle forze dell’ordine. «La repressione è stata così forte durante i primi giorni di blocco, da spingere ancora più gente a scendere in strada», afferma una studentessa. E infatti due giorni dopo, giovedì 8 ottobre, gli studenti erano nuovamente per le strade di Parigi, a bloccare gli ingressi di licei e università, per poi raggiungere Place de la Bastille nel primo pomeriggio: quale luogo più simbolico? «Non ci fermeremo finché non otterremo ciò che chiediamo».

Studenti e studentesse italiane a Parigi

Ai cortei di questi giorni, oltre a liceali e universitari, erano presenti professori, genitori, sindacati e anche una rappresentanza della Rete degli Studenti Medi laziale, che ha partecipato al corteo a supporto degli studenti francesi.

Sophie, partita da Viterbo, ha detto a : «abbiamo deciso di unirci a queste proteste perché siamo solidali alle cause che portano avanti le studentesse e gli studenti francesi, così come lavoratori e lavoratrici. Anche in il nostro governo ha investito il 5% del PIL in armi tagliando i fondi all’istruzione, mentre le nostre scuole cadono a pezzi, in estate fa caldo nelle classi e fa freddo durante l’inverno. Siamo stufi dei trasporti che non funzionano, i libri di testo hanno costi elevati che molte famiglie non riescono a sostenere e il nostro diritto allo studio dovrebbe arrivare prima di tutto». 

Un altro studente laziale, parte della stessa rete, ha dichiarato: «proprio come noi, gli studenti francesi vogliono solo studiare in maniera dignitosa. Non è possibile che il governo francese, così come quello italiano, decida di tagliare fondi al welfare per investirli in armi. Il futuro è incerto per noi, ma anche per i numerosi docenti precari che non sono felici per questo modello di società e di scuola, quindi piena solidarietà agli studenti francesi, di cui siamo complici per lo sciopero di oggi». In Italia, poi, il recente DDL trasformerebbe la scuola in un’istituzione razzista: «sembra un disegno di legge voluto puramente per campagna elettorale, in un momento in cui era necessario riallinearsi alle promesse di inizio mandato di una destra radicale. Come sindacato studentesco e Rete degli Studenti Medi siamo contro una scuola xenofoba, non esiste che in classe degli studenti – magari anche integrati – debbano essere discriminati perché provenienti da un altro Paese». Un decreto, dunque, che distoglie l’attenzione dai reali problemi: secondo i dati dell’Anagrafe Nazionale dell’edilizia scolastica, oltre la metà delle scuole italiane non sarebbe pienamente a norma. Proprio il 7 ottobre a Vittoria, in Sicilia, due studentesse sono state ferite a causa del crollo di un soffitto all’interno di una classe.

L’origine delle proteste degli studenti in Francia

«Siamo tutti antifascisti» – ma con accento e risolutezza francesi – è uno dei cori intonati più spesso dagli studenti del corteo, insieme a quelli contro i Deleted Rassemblement National of , i governi e la polizia. In fondo «questa è una protesta internazionale» e «anche a noi capita di cantare cori francesi in Italia».

Nonostante per ora non esista una mobilitazione studentesca coordinata a livello europeo, alcune delle rivendicazioni francesi trovano eco anche fuori dai confini nazionali: più risorse per l’istruzione e i servizi pubblici, meno spazio alle spese militari.

La contestazione è partita oltre dieci giorni fa dal Lycée Saint-Exupéry di Créteil, nella periferia di Parigi, dove erano entrati in sciopero alcuni docenti per la carenza di personale e a cui si sono uniti gli studenti. Nei giorni successivi i blocchi e le manifestazioni si sono moltiplicati, prima nell’Île-de-France e poi nel resto del Paese.

Le richieste riguardano soprattutto le condizioni materiali delle scuole: più insegnanti e sostituzioni per le assenze, classi meno numerose, edifici scolastici adeguati, protezione dalle ondate di calore. Chiedono inoltre l’abolizione di Parcoursup (il sistema nazionale per l’accesso all’istruzione superiore, che molti studenti considerano fonte di pressione e disuguaglianze) e contestano i tagli ai finanziamenti per l’istruzione pubblica. «Abbiamo bloccato il nostro liceo perché abbiamo diverse cose da dire e non veniamo ascoltati dal Ministero dell’Istruzione – racconta a Kritica una studentessa del Lycée Voltaire – siamo stufi della mancanza di insegnanti e di risorse, la scuola ha sempre meno fondi e tutto ciò va a discapito della nostra istruzione».

La dimensione della protesta raggiunta il 6 ottobre restituisce la crescita del movimento: secondo il Ministero dell’Interno hanno manifestato 256mila persone in tutta la Francia, 56mila delle quali a Parigi. Per le organizzazioni liceali e studentesche, invece, i partecipanti sono stati 450mila a livello nazionale e 100mila nella capitale.

Le contestazioni non sono rimaste estranee ad atti di . In diversi casi si sono verificati scontri e lanci di oggetti o altri episodi ai margini dei cortei e dei blocchi, numerosi studenti sono stati feriti dalla polizia e la gestione dell’ordine pubblico è diventata il principale oggetto dello scontro politico.

La repressione da parte della polizia

Il bilancio delle ultime settimane comprende centinaia di feriti tra studenti, personale scolastico e appartenenti alle forze dell’ordine. Dal 28 settembre, le persone fermate nell’ambito della mobilitazione sono state oltre 6.500. Ma sono soprattutto i casi di studenti gravemente feriti ad aver alimentato la contestazione contro le modalità di intervento della polizia. A Tours, un sedicenne ha perso l’uso dell’occhio destro, gli esami medico-legali hanno stabilito che le lesioni erano compatibili con l’impatto di un proiettile di gomma; la ha presentato denuncia e l’organismo incaricato di indagare sull’operato della polizia ha aperto un’indagine. A Saint-Ouen-l’Aumône, un ragazzo di 14 anni è rimasto gravemente ferito al volto da un colpo di lacrimogeno sparato durante una mobilitazione davanti a un liceo, riportando una doppia frattura della mandibola e gravi lesioni ai denti. Proprio il 6 ottobre, il poliziotto che avrebbe commesso la violenza è stato sospeso dalle sue funzioni.

A Lens, un quindicenne ha riportato una grave lesione alla mano provocata da una granata, ma le circostanze dell’accaduto sono al momento oggetto di inchiesta.

Lecornu ha difeso in l’operato delle forze dell’ordine e ha accusato La France Insoumise di voler seminare il caos in vista delle prossime presidenziali. Mathilde Panot, presidente del gruppo parlamentare di LFI all’Assemblée Nationale, ha parlato di una «repressione inedita» contro i manifestanti e ha contestato l’utilizzo di alcune armi, come le granate stordenti, il cui utilizzo da parte delle forze dell’ordine è stato ora sospeso dal governo. Jean-Luc Mélenchon, già candidato alla presidenza, si è schierato apertamente al fianco dei manifestanti. Il 6 ottobre ha partecipato al corteo parigino e nei giorni precedenti aveva invitato a una mobilitazione ampia a sostegno della protesta giovanile.

I liceali però rifiutano categoricamente l’accusa di essere stati incoraggiati da La France Insoumise e rivendicano l’indipendenza del loro movimento, facendo emergere storture riguardo al modo in cui l’informazione viene manipolata per delegittimare le contestazioni e su come il governo non esiti a ricorrere alla violenza quando è incapace di fornire adeguate risposte. Il Primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato che le prime misure arriveranno entro la fine del mese e ha promesso 1,2 miliardi agli studenti, ma dal 2027. Nel frattempo, a seguito delle recenti manifestazioni, sembra molto deciso a spingere per l’approvazione del disegno di legge “casseurs-payeurs” (chi distrugge paga), che introduce una forma di responsabilità collettiva: chi partecipa a un assembramento “violento” e resta sul posto dopo l’ordine di dispersione, può essere ritenuto responsabile e costretto a pagare (nel caso di minorenni, l’obbligo di risarcimento ricade sui genitori), anche se non ha materialmente commesso il danno.

Liceali, studenti universitari ma non solo

Il movimento è nato nei licei, ma nel giro di poche settimane ha raccolto il sostegno dei docenti, dei genitori, di diversi sindacati e di una parte del mondo universitario, anche se nelle università i blocchi sono rimasti meno estesi rispetto alle scuole superiori.

Alla protesta hanno inoltre aderito o espresso sostegno lavoratori di altri settori. Nei cortei erano presenti pompieri e agricoltori. Anche il mondo agricolo sta attraversando una fase di forte mobilitazione, ma su questioni proprie, tra cui politiche agricole del governo e caro carburante. Pochi giorni prima, la Confédération Paysanne aveva partecipato a una grande protesta contro l’uso dei pesticidi e contro la Legge Duplomb (che introduce deroghe al divieto di alcune sostanze) davanti allo stabilimento Syngenta di Saint-Pierre-la-Garenne, nell’Eure.

Il sostegno sindacale è diventato progressivamente più strutturato. Le organizzazioni dell’istruzione hanno invitato il personale a scioperare e a partecipare ai cortei insieme agli studenti, collegando le rivendicazioni per la scuola alla contestazione delle politiche di austerità del governo.

La CGT, in particolare, ha annunciato che resterà al fianco degli studenti anche nelle prossime giornate di mobilitazione e ha denunciato le violenze avvenute nei giorni precedenti, chiedendo che siano oggetto di inchieste imparziali e indipendenti. La mobilitazione, dunque, non sembra destinata a esaurirsi.

Ora il governo dovrà decidere come rispondere a una protesta che, partita dalle condizioni in cui riversano le scuole, si è trasformata in un più ampio terreno di scontro. E con le presidenziali ormai all’orizzonte, la partita non riguarda più soltanto la scuola.


© Kritica – Riproduzione parziale consentita inserendo il link e citando la fonte all’inizio della notizia.

CREDITI FOTO: Mariarita Persichetti

Author

  • Mariarita Persichetti

    Freelance journalist, focusing on environmental and social issues. Her articles have been published in Atlante Editoriale, Left, Italia Che Cambia, Rivista Contrasti. She wrote about the Environment for Il Millimetro. A graduate in Economics from Rome, she now lives in Parma with her gaze always directed towards the lower Lazio region, her place of origin.

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