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Lo scorso 22 ottobre scadevano i termini entro i quali, in base allo Statuto ed al Regolamento di Roma Capitale, l’Assemblea Capitolina avrebbe dovuto mettere ai voti la Delibera di Iniziativa Popolare promossa dal comitato “Roma sa da che parte stare“, entità costituita da associazioni, comitati di quartiere e sindacati di base, oltre alla Comunità Palestinese di Roma. La Delibera si pone l’obiettivo di interrompere tutti i rapporti in essere fra Roma Capitale e lo Stato di Israele fino a quando quest’ultimo non cesserà il genocidio del popolo palestinese e rispetterà il diritto internazionale.
Era evidente già da giorni che l’Assemblea Capitolina non avrebbe calendarizzato nei tempi prescritti la discussione e la votazione della Delibera Popolare, firmata da oltre 16.000 cittadini, più del triplo di quanto richiesto da Statuto e Regolamento comunali, per cui il comitato promotore aveva indetto una manifestazione in Campidoglio per la mattinata del 22 ottobre.
Una giunta che rifiuta il dialogo con la cittadinanza attiva
All’appuntamento si sono presentate alcune centinaia di cittadini ed è stato chiesto un incontro con i capigruppo della maggioranza che sostiene la giunta del sindaco Roberto Gualtieri. Contemporaneamente, una decina di cittadini si sono presentati all’ingresso di Palazzo Senatorio per assistere alla seduta dell’Assemblea Capitolina, come avviene abitualmente in occasione delle riunioni d’aula. Con grande sconcerto, i cittadini si sono sentiti rispondere che dal Gabinetto del Sindaco era arrivata la disposizione di non lasciare entrare nessuno per “motivi di sicurezza”.
A quel punto, i manifestanti si sono spostati vicino alla statua di Marco Aurelio, dove alcuni attivisti si sono incatenati, comunicando che non se ne sarebbero andati fino a quando una delegazione non fosse stata ricevuta.
La trattativa, mediata dalle forze dell’ordine, è durata a lungo, fino a quando non è stato consentito l’accesso a Palazzo Senatorio di una delegazione dei manifestanti e le catene sono state tolte. All’interno del palazzo, nella Sala del Carroccio, la delegazione si è trovata davanti Giulia Tempesta, a capo della Segreteria del sindaco, la Presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli (Partito Democratico) e i capigruppo della maggioranza Giovanni Zannola (Partito Democratico), Alessandro Luparelli (Sinistra Civica Ecologista), Tiziana Biolghini (Roma Futura) e Giorgio Trabucco (Lista Civica Gualtieri), a cui si sono aggiunti i consiglieri di opposizione Flavia De Gregorio (Azione) e Paolo Ferrara (Movimento 5 Stelle).
Lo spregio verso la delibera popolare
Giulia Tempesta, in rappresentanza del Sindaco, ha inizialmente sostenuto che Roma Capitale non ha più rapporti con entità israeliane, come la multinazionale farmaceutica TEVA e l’azienda statale israeliana per la gestione idrica MEKOROT, suscitando le proteste di alcuni membri della delegazione, che hanno ribadito come tali rapporti non siano affatto stati interrotti. Successivamente, Giulia Tempesta ha detto a chiare lettere che la Delibera Popolare non verrà calendarizzata e messa ai voti. Di fronte a tale esplicita e arrogante violazione delle norme vigenti, chi scrive ha abbandonato la sala, mentre gli altri delegati hanno continuato a ribattere alle affermazioni di Tempesta, che non sono state contestate da nessuno dei Consiglieri presenti, motivo per il quale poco dopo anche i delegati rimasti hanno lasciato la sala.
La notizia è stata portata in piazza, suscitando lo sdegno e la rabbia degli attivisti. Negli interventi a caldo, è stata affermata la volontà di riorganizzare la mobilitazione per ottenere l’interruzione dei rapporti fra Roma Capitale e lo Stato di Israele, Poche ore dopo, la capogruppo in Campidoglio del Movimento 5 Stelle, Linda Meleo, ha emesso una nota nella quale afferma che “Cittadini chiedono interruzione rapporti con Israele, si porti in Aula la delibera. Stamattina il comitato Roma knows which side it's on è sceso in piazza del Campidoglio per chiedere la calendarizzazione della delibera di iniziativa popolare che richiede l’interruzione dei rapporti tra Roma Capitale e Israele. Una delibera che, ricordo, ha raccolto oltre 16.000 firme da parte dei cittadini romani.
I nodi principali restano l’accordo Acea-Mekorot e la rimozione dei medicinali Teva dagli scaffali della rete Farmacap. (…) azioni concrete che dimostrerebbero, inequivocabilmente, che Roma Capitale ascolta i suoi cittadini e condanna le azioni criminali dello Stato di Israele”.
Una Marchesa del Grillo che si crede sopra ai cittadini
La comunicazione di Giulia Tempesta, evidentemente ispirata dal Sindaco Gualtieri, è di una gravità inaudita. Siamo in presenza di una rappresentante istituzionale che dichiara di infischiarsene di un atto dovuto, come una novella Marchesa del Grillo che dice ai cittadini romani “Io sono io e voi non siete un c…o“. Non si tratta, infatti, solo delle associazioni promotrici del comitato Roma knows which side it's on, dei 16.000 cittadini e cittadine che hanno sottoscritto la proposta di delibera e delle altre forze politiche – come il Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana – che la sostengono. Lo sgarbo è nei confronti di una città che ha partecipato massicciamente alle mobilitazioni contro il genocidio e a sostegno della Global Sumud Flotilla dello scorso anno, oltre che verso quelle istituzioni che Giulia Tempesta dovrebbe rappresentare e rispettare.
Se questo è il comportamento di chi riveste ruoli istituzionali, diventa veramente difficile chiedere alle persone comuni, specialmente ai giovani, di rispettare istituzioni e regole.
Quanto al PD romano, c’è poco da dire: conferma di essere il comitato di affari dei poteri forti della Capitale, che si tratti dei palazzinari o della sedicente comunità ebraica, quella che pretende di parlare e agire a nome e per conto dei cittadini ebrei della Capitale, mentre è risaputo che ne rappresenti a malapena una minoranza, quella più reazionaria e vicina al governo israeliano di Netanyahu e Ben Gvir, quella che aggredisce l’ANPI e oltraggia la memoria della Resistenza al nazifascismo.
I promotori della Delibera Popolare appaiono tutt’altro che rassegnati, e questo è un bene non solo per la specifica iniziativa, ma anche per la democrazia a Roma e in tutto il Paese. Se salta il rispetto per le regole della partecipazione popolare e sono le stesse istituzioni a farlo saltare per difendere interessi di bottega, salta tutto. È consigliabile che la Marchesa del Grillo, il sindaco Gualtieri e tutte le forze politiche ne siano consapevoli.
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CREDITI FOTO: Roma sa da che parte stare

