Oggi 21 aprile 2026, nell’Aula Magna dell’Università di Roma 3, Amnesty International Italia ha presentato la versione in italiano del Rapporto sulla situazione dei diritti umani per il 2025, un lavoro certosino e accurato sulla realtà dei diritti umani in 144 Paesi del mondo, analizzati uno per uno. Ilaria Masinara, responsabile ufficio campagne e ricerche di Amnesty International Italia, ha presentato la situazione dei diritti umani nel nostro Paese, evidenziando come a fronte di un governo che ha continuato a praticare attivamente la complicità con crimini e criminali di guerra, la società civile abbia più volte fatto sentire la sua voce.
Riportiamo il testo integrale del suo intervento.

Roma, 21/04/2026
Anche in Italia il 2025 è stato segnato da attacchi al multilateralismo, al diritto internazionale che “vale fino a un certo punto”, alla società civile che sfida razzismo, patriarcato, disuguaglianza e agende contrarie ai diritti umani.
Complicità con crimini e criminali
Il governo italiano ha continuato a trasferire armi verso Israele con licenze rilasciate prima del 7 ottobre 2023, senza prendere misure concrete contro l’occupazione illegale, l’apartheid e il genocidio da parte di Israele nei confronti della popolazione palestinese. La sospensione lo scorso 14 aprile del rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele è una decisione importante, ma tardiva e insufficiente se non accompagnata dal sostegno all’interruzione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele. Se l’Italia, insieme alla Germania, si sarà messa ancora di traverso rispetto all’idea sempre più diffusa, sostenuta da diversi stati membri e da una petizione europea che ha superato il milione di firme, di sospendere quell’accordo ai sensi della clausola sui diritti umani contenuta nell’articolo 2, lo sapremo nel pomeriggio e diffonderemo un nostro commento.
Nel caso sarebbe un fatto grave, come grave sarebbe anche l’approvazione del disegno di legge contenente disposizioni per il contrasto all’antisemitismo, che, seguendo la definizione operativa dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance), inquadra l’antisemitismo in una logica securitaria, in base alla quale il dissenso – espresso ad esempio durante le manifestazioni contro le politiche del governo d’Israele – rischia di essere trattato come minaccia alla sicurezza nazionale.
L’Italia non ha consegnato alla Corte penale internazionale Osama Elmasry Njeem, un funzionario libico accusato di crimini contro l’umanità e crimini di guerra: sebbene la polizia italiana lo avesse fermato in base a un mandato di arresto internazionale, è stato poi rilasciato e rimpatriato in Libia dall’Italia.
Il governo ha anche continuato a supportare le autorità libiche nell’impedire alle persone di raggiungere l’Europa, rinnovando il memorandum d’intesa con la Libia a novembre, nonostante le prove di diffuse e gravi violazioni dei diritti umani, la perdurante incapacità delle autorità libiche di garantire operazioni di ricerca e soccorso in linea con il diritto internazionale, gli attacchi diretti contro navi di soccorso di Ong in acque internazionali. Ha inoltre continuato a collaborare con la Tunisia per intercettare e sbarcare persone rifugiate e migranti, nonostante siano noti i comportamenti violenti della Guardia costiera tunisina e l’atteggiamento esplicitamente razzista delle autorità.
Da Cutro a Paragon: attacco a tutto tondo ai diritti anche nel nostro Paese
Amnesty International è osservatrice in due importanti processi in corso in Italia. A Crotone, dove sei agenti della polizia doganale e della guardia costiera sono stati incriminati per non aver impedito un naufragio nei pressi di Steccato di Cutro, in Calabria, nel febbraio 2023, quando almeno 94 persone sono annegate nelle acque territoriali italiane. E a Ragusa, dove sei esponenti della Ong Mediterranea Saving Humans affrontano un processo con l’accusa di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione irregolare, per aver salvato 27 persone sopravvissute a un naufragio nel 2020. Il fondatore e il cofondatore di Mediterranea, così come altre persone impegnate nella difesa dei diritti umani e giornalisti, sono stati spiati dallo spyware Graphite di Paragon per presunte ragioni di sicurezza nazionale.
Il ricorso alla detenzione amministrativa continua a privare di libertà e dignità persone razzializzate, nei CPR in Italia come nei centri di detenzione per persone migranti in Albania, dove il ministero dell’Interno ha negato l’accesso ad Amnesty International, adducendo motivi di ordine pubblico e sicurezza. Per quanto riguarda il decreto sicurezza 23/2026, attualmente in parlamento, fa discutere la norma che prevede un compenso per gli avvocati che assistono migranti nel processo di rimpatrio volontario, a condizione che il rimpatrio venga effettuato. Questa misura rischia di influenzare indebitamente il mandato del legale, contrasta con il diritto alla legittima difesa e mina il rapporto di fiducia tra legale e assistito.
Lo stesso decreto sicurezza, in continuità con la precedente legge n. 80 del 2025 che ha introdotto nuovi reati e pene più severe che limitano in modo sproporzionato la disobbedienza civile e le proteste, tra cui la resistenza passiva nelle carceri e nei centri di detenzione per migrazione, amplierebbe in modo significativo i poteri delle autorità di polizia, depotenziando il potere giudiziario, e indebolirebbe le garanzie fondamentali dello stato di diritto, riducendo, de facto, lo spazio civico a disposizione. Come già nel 2025, siamo preoccupati dell’ennesimo ricorso da parte del Governo allo strumento eccezionale del decreto-legge in materia di sicurezza pubblica, che sottrae un ambito così delicato al dibattito parlamentare e allo scrutinio della società civile, introducendo disposizioni che incidono profondamente sull’esercizio delle libertà di riunione, manifestazione e dissenso.
La rinascita della mobilitazione sociale
Ma le persone che scendono in piazza, l’attivismo, le organizzazioni e i movimenti della società civile sono al lavoro per resistere, interrompere il progressivo smantellamento dei diritti e trasformare le cose.
La mobilitazione dei centri antiviolenza, delle organizzazioni, delle donne e delle persone alleate ha frenato l’approvazione di un disegno di legge che avrebbe introdotto una definizione di stupro basata sul dissenso, o volontà contraria, ribadendo nelle piazze e nelle strade il diritto delle donne ad autodeterminarsi, e che solo sì è sì.
Il 2025 è stato l’anno della campagna referendaria per modificare la legge 91/1992 in materia di acquisizione della cittadinanza: un’occasione mancata per i diritti di oltre un milione di italiani senza cittadinanza, ma un fondamentale passo per fare rete e tornare a parlare di questo tema di civiltà.
La mobilitazione contro il rinnovo del memorandum tra Italia e Libia ha dato voce a quelle soggettività che si vorrebbero invisibili. La protesta contro i decreti sicurezza ha rivendicato lo spazio pubblico come luogo di espressione politica. Non si è fermata nemmeno davanti all’utilizzo di uso eccessivo della forza per disperdere proteste pacifiche, con l’uso di quantità sproporzionate di gas lacrimogeni che hanno causato alcuni casi di gravi ferite riportate da persone manifestanti a Bologna e in altre città. Supportiamo la campagna di Lince, che ha perso la vista da un occhio perché colpita al volto da un lacrimogeno mentre esercitava pacificamente il diritto di dissenso. Insieme a Lince, continuiamo ostinatamente a non distogliere lo sguardo dai crimini di guerra e dalle violazioni del diritto internazionale e a monitorare e denunciare gli abusi delle forze di polizia durante le manifestazioni e le restrizioni alla partecipazione civile.
La mobilitazione di massa contro il genocidio di Israele a Gaza ha fermato l’Italia intera, bloccato i porti e le ferrovie dove transitano le armi, occupato strade e autostrade, coinvolto le scuole, i luoghi di lavoro, i sindacati, i movimenti, gli equipaggi di terra solidali con la Flotilla, tutte le persone che hanno a cuore l’umanità. Con l’obiettivo comune di difendere i diritti, riprendersi quelli persi, ribaltare questo presente predatorio con le aspirazioni collettive di libertà, dignità, verità, e giustizia che siano realmente universali e non appannaggio di alcuni.
La risposta a chi cerca di criminalizzare interi settori della società e che non si può criminalizzare l’umanità.



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