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Dal 28 al 30 marzo è in programma per la prima volta a Parma l’European Outdoor Show (EOS), rebranding della storica rassegna internazionale dedicata alle armi, già Exhibition Arms (Exa) ospitata a Brescia e Hit Show a Vicenza, prima di approdare a Verona dal 2022 al 2025. Non si tratta più, ufficialmente, di una fiera delle armi. Formalmente si definisce come la più importante fiera italiana “della caccia, del tiro sportivo e dell’outdoor”. Tuttavia, associazioni pacifiste e ambientaliste, contestano anche per l’edizione 2026 la promozione e la normalizzazione della cultura delle armi, pur se non legate a contesti bellici.
A seguito delle proteste degli ultimi anni, gli organizzatori della manifestazione hanno deciso di trasferirla da Verona a Parma, per «poter condividere l’evento con gli appassionati italiani e stranieri in un clima di maggiore serenità, condizione venuta a mancare nelle ultime due edizioni organizzate a Verona», riporta il quotidiano locale Parma Daily.
Gli effetti delle proteste passate
Rispetto alle prime edizioni, grazie all’impegno della Rete italiana Pace e Disarmo, dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere (OPAL) e di Movimento Nonviolento, già a Verona si erano registrati alcuni piccoli passi in avanti. I promotori di EOS sono stati infatti spinti a redigere un Codice Etico volto a limitare l’esposizione ai settori della caccia, della pesca e dell’outdoor, nonché al tiro sportivo, alle armi da collezione, alle armi antiche e al softair, escludendo quello della difesa personale. È prevista anche l’esclusione delle aziende produttrici di armi provenienti da Stati sottoposti a embargo da parte delle Nazioni Unite o ritenuti responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità. In effetti, lo scorso anno, due aziende israeliane che avrebbero dovuto esporre i propri prodotti tramite distributori italiani, erano state escluse dal catalogo.
Il Codice prevede, inoltre, il rispetto dei diritti dei minorenni e la loro tutela. Tuttavia, Laura Berlinghieri su La Stampa, aveva riportato una situazione diversa, con minori che “pistole e fucili li hanno toccati eccome”. E per assicurarsi che durante l’edizione 2026 non accada di nuovo, le realtà associative si sono mosse in anticipo. Sul territorio emiliano sono diversi i Comuni che prendono le distanze dalle armi, esprimendo Assessorati per la pace ed anche Assessorati per il benessere animale. Perciò, il 7 novembre scorso, la Casa della Pace di Parma, insieme ad altre undici associazioni, ha inviato una lettera aperta agli organi di informazione e alla cittadinanza, sollecitando l’attenzione del sindaco di Parma Michele Guerra, del presidente della Provincia, Alessandro Fadda, del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e chiamando in causa anche il presidente dell’ente Fiere, Franco Mosconi.
Tra i soci dello spazio espositivo figurano infatti il Comune di Parma (15,96%), la Provincia (15,96%) e la Regione Emilia-Romagna (4,14%).
Nella lettera venivano posti diversi interrogativi – tra cui la durata del contratto per EOS, la sua eventuale revocabilità e il grado di coinvolgimento dei soci dell’ente – ai quali il presidente di Fiere di Parma ha risposto con una comunicazione successiva.
La replica del Presidente Mosconi, pubblicata sul sito della Casa della Pace, prova a disinnescare le polemiche attorno all’European Outdoor Show, rivendicando un approccio improntato al dialogo istituzionale. Le preoccupazioni sollevate dalle associazioni, si legge nella lettera, sono “ben note” e oggetto di “massima attenzione” sin dalle prime fasi organizzative, con l’obiettivo dichiarato di garantire “la massima sicurezza, la civile convivenza e il rispetto delle regole”.
Il passaggio centrale riguarda però la ridefinizione stessa della natura dell’evento: EOS viene descritto come “una fiera commerciale aperta al pubblico e dedicata al mondo degli appassionati delle attività venatorie e delle discipline sportive”, un perimetro che gli organizzatori cercano di tenere distinto dall’ambito militare. A EOS Show non si espongono armi da guerra né equipaggiamenti o mezzi bellici”, né espongono “aziende di Paesi in conflitto”.
Non appare però del tutto rassicurante la distinzione tra ambito militare e attività venatoria. La caccia, infatti, è oggi al centro di un acceso dibattito politico e normativo. Una proposta di legge promossa da Fratelli d’Italia, il “DDL Malan”, è stata duramente contestata da associazioni ambientaliste e animaliste, che ne denunciano i potenziali effetti sul patrimonio faunistico e sulla sicurezza pubblica.
Il provvedimento prevede, tra le altre misure, l’estensione dei periodi di caccia, l’ampliamento delle aree accessibili all’attività venatoria – comprese alcune aree demaniali – la riapertura degli impianti di cattura degli uccelli a fini di richiamo vivo e una possibile riduzione delle aree protette. Negli ultimi mesi sono state raccolte e presentate al Senato circa 400.000 firme contro la proposta, a conferma della forte opposizione sociale.
Il business con Israel
Tuttavia, la principale questione attorno alla quale ruotano le polemiche riguarda i protagonisti dell’edizione in corso. Pur non essendo presenti aziende israeliane, esporranno i loro prodotti aziende come Beretta (che durante l’occasione festeggerà il suo 500esimo anniversario), Benelli, Fiocchi, Colt, Sig Sauer e altri produttori di armi leggere che, a causa del crescente numero di conflitti nel mondo, stanno beneficiando di ingenti profitti.
Secondo un’inchiesta pubblicata da Altreconomia, tra gennaio e settembre 2024 l’export italiano di armi e munizioni verso Israele ha superato i 5 milioni di euro. In Israele il 98% delle armi private proviene dall’estero, armi e munizioni prodotte in Italia risultano presenti nei negozi israeliani e anche negli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Dopo il 7 ottobre 2023, le richieste di porto d’armi in Israele sono aumentate in modo esponenziale, con centinaia di migliaia di nuove domande e una concentrazione significativa proprio negli insediamenti in Cisgiordania.
«Saranno presenti diversi marchi che sono coinvolti nel genocide in corso in Palestina» ricordano gli esponenti di Potere al Popolo, che hanno da subito assunto una posizione molto critica nei confronti dell’evento a Parma. «Beretta, Benelli e Fiocchi hanno beneficiato del boom di richieste di porto d’armi nelle colonie illegali in Cisgiordania, contribuendo in modo determinante alle violenze e alle brutalità del dominio coloniale. L’americana Sig Sauer, invece, fornisce mitragliatrici e fucili d’assalto all’esercito israeliano e riteniamo inaccettabile – aggiungono – che si possa ospitare questa manifestazione, a maggior ragione in un momento come questo».
Le associazioni locali contestano inoltre la mancata presa di posizione dell’Amministrazione comunale sulla presenza in fiera di queste aziende, nonostante pochi mesi fa il Consiglio avesse approvato un atto che prevedeva l’interruzione delle relazioni commerciali con istituzioni e società israeliane coinvolte anche indirettamente nelle operazioni militari a Gaza.
Per questo, sabato 28 marzo, con partenza alle ore 15:00 da Piazzale Santa Croce e arrivo in piazza Garibaldi, si terrà a Parma il corteo promosso dal Coordinamento contro la fiera delle armi, aperto a tutti i cittadini che vorranno cogliere l’occasione per unirsi sia a piedi che in bicicletta alla protesta contro EOS.
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CREDITI FOTO: © Kritica – Manifestazione a Roma per la pace e il disarmo, aprile 2025

