Un anno fa il reporter Anas al Sharif veniva assassinato a Gaza da Israele insieme a quattro colleghi. “La voce di Gaza” ci manca moltissimo.
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Le 112 vittime commemorate a Gaza nel più grande funerale della storia moderna sono rimaste sotto le macerie per quasi mille giorni.
La leadership ciecamente filosionista di Starmer ha reso i laburisti complici della deriva autoritaria britannica degli ultimi anni.
Il sistema giudiziario di Gaza è completamente saltato per via del genocidio. A farne le spese per prime sono le donne vittime di violenza.
La giunta Gualtieri ha un problema non solo con il contrasto a Israele, ma in primo luogo con la democrazia partecipativa.
Le linee gialle striscianti e gli accampamenti nel sud imitano da vicino le tattiche di insediamento israeliano a Gaza precedenti il 2005.
Con mezzi molto spesso di fortuna, la protezione civile si incarica dello straziante lavoro di recupero dei corpi dei dispersi di Gaza.
Non serve per forza l’unanimità per interrompere il commercio con Israele. Esiste una una proposta di regolamento adottabile a maggioranza.
L’incontro “L’Italia e Israele l’una nello sguardo dell’altra” è l’ennesima provocazione di associazioni e istituzioni durante un genocidio.
Le colonie israeliane in Cisgiordania si espandono attraverso un’architettura di violenza istituzionale che vede l’Europa pienamente complice.
