Monday 28/09/2026, 21:44
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A Roma (ma non  solo) si respira un’aria mefitica. Dopo le grandi mobilitazioni dello scorso autunno, culminate nella manifestazione che ha visti scendere in piazza nella Capitale un milione di persone, l’attenzione sul genocidio in corso a e sui crimini dello Stato di Israele è andata progressivamente scemando. Parallelamente, sono aumentati gli episodi di violenza di matrice sionista, contro chi continua a manifestare solidarietà nei confronti del popolo palestinese. 

Dopo i colpi di pistola esplosi il 25 aprile scorso contro due persone colpevoli di indossare fazzoletti dell’ANPI da un giovane che si è dichiarato appartenente alla Brigata Ebraica, venerdì 25 settembre è toccato a due ragazzi essere aggrediti da un uomo che ha gridato di essere ebreo. 

La dinamica dei fatti è chiara. I due ragazzi erano in motocicletta in una strada centrale di Roma e quello seduto dietro portava bandiere della Palestina; si stavano recando ad un presidio. La moto è stata dapprima affiancata da un’altra motocicletta, il cui conducente ha iniziato ad insultare i due ragazzi, gridando di essere ebreo. Successivamente, l’uomo ha investito la moto dei ragazzi, facendola cadere loro addosso. Approfittando dell’impossibilità di reagire dei due aggrediti, l’uomo è sceso dalla sua moto e ha infierito contro di loro con calci e pugni, fino all’intervento di alcuni passanti che lo hanno indotto a risalire sul mezzo e ad allontanarsi velocemente. I due giovani, attivisti del movimento studentesco OSA, sono stati trasportati in ospedale in ambulanza e hanno sporto denuncia. Come afferma il comunicato della loro organizzazione, non dovrebbe essere difficile per gli investigatori risalire all’autore dell’aggressione, visto che i testimoni hanno rilevato il numero di targa della sua motocicletta.

Una tradizione violenta ed estremista

L’aggressione subita dai due ragazzi non deve sorprendere. Solo chi non conosce l’attitudine di una parte rilevante della comunità ebraica romana organizzata può provare stupore di fronte ad un’azione che avrebbe potuto avere conseguenze peggiori. La storia delle violenze esercitate dagli estremisti sionisti che tengono in pugno la comunità ebraica organizzata è lunga e ben nota: ne sa qualcosa Yousef Salman, pediatra ed esponente conosciutissimo della di Roma, che una decina di anni fa è scampato fortunosamente al tentativo di gettarlo dalla balconata del Campidoglio (gli autori del tentato omicidio non sono mai stati individuati).

Una mancata strage fra le vicende del passato

Ancora più indietro negli anni, nel lontano autunno 1982, mentre era in pieno svolgimento l’operazione israeliana “Pace in Galilea”, cioè l’invasione del meridionale e l’occupazione della capitale Beirut, Radio Onda Rossa informava quotidianamente sugli avvenimenti, spesso smentendo quelle che oggi chiamiamo fake news della propaganda israeliana. La notte fra il 12 e il 13 ottobre di quell’anno, alle 2.15, una bomba ad alto potenziale esplose davanti alla porta dell’appartamento dell’emittente, provocando danni rilevanti all’interno dei suoi locali, in tutto il palazzo e nei palazzi vicini. La forza dell’esplosione fu tale che l’intero stabile di Via dei Volsci venne dichiarato inagibile. Al momento dell’esplosione, nei locali, si trovava una persona, che rimase illesa solo grazie alla massiccia porta di ferro che era stata collocata dietro quella del pianerottolo, che attutì la forza d’urto della bomba.

Nei giorni precedenti, alla radio erano arrivate numerose telefonate minatorie da parte della cosiddetta Lega di Difesa Ebraica (LED), movimento politico sionista, creato nel 1968 negli U.S.A dal rabbino Meir Kahane, fondatore due anni dopo del partito politico israeliano Kach. Alla LED e al partito del rabbino Kahane apparteneva anche Baruch Goldstein, il responsabile del massacro di Palestinesi assassinati mentre pregavano in moschea ad Hebron nel 1994, e in quell’area si muoveva anche Ygal Amir, l’assassino del premier israeliano Ytzak Rabin. Ad oltre quaranta anni di distanza, gli autori dell’attentato a Radio Onda Rossa, che può definirsi come una tentata strage, restano sconosciuti.

Meir Kahane, 1984. Crediti: Wikimedia Commons

Le violenze ripetute mentre è in corso il a Gaza, tutte senza colpevoli né indagati

Più recentemente, si sono verificati ripetuti episodi di violenze commesse da sionisti nella Capitale. Il 24 ottobre 2023, in Via Ostiense, è stato aggredito da uomini incappucciati l’influencer italo-palestinese Karem Rohana, appena rientrato dalla Palestina, che ha raccontato: “Mi hanno massacrato con calci e pugni in faccia e nella schiena. Due Smart mi hanno seguito dall’aeroporto e quando sono sceso dalla macchina di un’amica mi hanno assalito”. I responsabili dell’aggressione non sono stati individuati.

Il 25 aprile 2024, sempre a Roma, in occasione della consueta manifestazione antifascista, alcune centinaia di estremisti sionisti, inquadrati militarmente, hanno lanciato carta e oggetti contundenti contro palestinesi e attivisti romani che partecipavano alla manifestazione, invocando dal megafono lo stupro delle donne presenti al presidio. Per quegli episodi, non risulta alcun indagato.

Qualche giorno dopo, Gabriele Rubini, meglio conosciuto come Chef Rubio, ha subito una violenta aggressione mentre stava tornando a casa. Sconosciuti lo hanno attaccato a colpi di martello e solo la sua robustezza di ex rugbysta lo ha salvato dalle conseguenze di quello che si può definire come un tentato omicidio. Chef Rubio è noto per le sue posizioni filopalestinesi e lui stesso attribuisce la responsabilità del tentato omicidio ai sionisti, anche perché alcuni esponenti della comunità ebraica lo avevano attaccato pubblicamente. A tutt’oggi, le indagini non hanno prodotto alcun risultato.

Nell’arco di tempo che va dall’ottobre 2024 al settembre 2025, il centro sociale La Strada, situato nel quartiere Garbatella, subisce tre attentati, tutti riconducibili all’estremismo sionista. L’ultimo è avvenuto nella notte fra l’11 e il 12 settembre 2025, quando una bomba è stata fatta esplodere davanti la porta del centro sociale. Sul muro gli attentatori hanno lasciato uno striscione con su scritto “Di Battista puttana di Hamas”, un evidente riferimento al giornalista, ex deputato del , dichiaratamente schierato in solidarietà con il popolo palestinese. Le indagini condotte sugli attentati contro il centro sociale non hanno prodotto risultati.

Lo striscione davanti al CSOA La Strada dopo l’aggressione.

Nessun indagato nemmeno per l’aggressione subita, poche settimane dopo, da un medico dell’ospedale Spallanzani, reduce da un flash mob contro il genocidio in Palestina. In merito all’accaduto, la CGIL Funzione Pubblica si è espressa così: “Ieri sera al termine del flash mob ‘Cento ospedali per Gaza’, un nostro collega medico dell’ospedale Spallanzani ha subìto una grave aggressione. Esprimiamo la nostra più sentita vicinanza al collega e la più ferma condanna per l’atto vile e immotivato. Il collega, mentre si recava alla propria auto, è stato assalito e brutalmente aggredito da tre individui. Gli aggressori hanno divelto la bandiera della Palestina dalle mani dell’operatore sanitario per poi colpirlo al volto con un casco”. La nota della CGIL continua, affermando che “Quello che è successo ieri non è tristemente un caso isolato, ma è piuttosto frutto di una campagna mediatica e politica di delegittimazione di tutte le iniziative che non vogliono far spegnare la luce sul genocidio in corso a Gaza e sull’ipocrisia del nostro governo […]”. 

Nell’intervallo fra l’ultimo attentato al centro sociale La Strada e l’aggressione al medico dello Spallanzani, è toccato agli studenti e ai docenti del liceo artistico Alessandro Caravillani essere oggetto delle attenzioni dell’estremismo sionista romano. Il 2 ottobre 2025, gli studenti e i professori del liceo sono stati vittime di un’aggressione al termine di un’assemblea in cui si parlava della questione palestinese. “È successo tutto in un attimo, ho visto il professore che veniva strattonato, gli veniva tolto lo zaino e veniva spinto a terra. Sono volate botte, mi sono messo paura, siamo scappati tutti”, ha raccontato a La Presse uno studente, testimone oculare di quanto accaduto all’uscita dell’istituto, in un cortile che la divide con il Tempio ebraico Beth Michael. La Presse scrive anche: “Ferito alla nuca un ragazzo, che secondo un altro testimone dell’episodio è stato buttato a terra, gli hanno strappato i capelli e riempito di mazzate. Aveva tutta la faccia viola e le manate sul volto, i professori a quel punto si sono messi in mezzo ed è successo un caos“. In questo caso, sono giunte alla Preside del liceo le scuse del Presidente della Comunità Ebraica Romana, , ma non risulta che qualcuno abbia fatto i nomi degli aggressori, che rimangono tuttora sconosciuti. 

Un contesto di violenza squadrista sistematica

L’aggressione subita dai due giovani del collettivo OSA, dunque, si inscrive in un contesto di violenza sistematica perpetrata da gruppi organizzati dell’ sionista, gruppi dai quali nessun esponente della comunità ebraica ha mai preso le distanze, così come non hanno mai condannato episodi minori ma molto frequenti, come le aggressioni a pugni, calci e sputi nei confronti di chi si azzardi a passeggiare nelle strade di Roma intorno al Portico di Ottavia indossando una kefyah. 

Vittime dello squadrismo e delle violenze degli estremisti sionisti della comunità romana sono stati e sono anche quegli ebrei che si permettono di esprimere opinioni diverse e, magari, osano essere solidali con i Palestinesi. Una decina di anni fa, l’antropologo Marco Ramazzotti Stockel, esponente della Rete ECO – Ebrei Contro l’Occupazione, venne picchiato e gli fu impedito di partecipare ad un convegno cui era stato invitato da Tobia Zevi, attuale assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative nella giunta di Roberto Gualtieri. Ecco cosa Ramazzotti scrisse dopo l’aggressione: “Quando è il servizio d’ordine della Comunità a decidere chi possa partecipare ad un evento e chi possa parlare, siamo caduti nella violenza fascista. Il fatto che questo servizio risponda al presidente della comunità è ancora più grave. Quando sono stato aggredito, solo due persone, non ebree, sono venute in mio soccorso, Pasqualina Napoletano e Andrea Amato. Dov’era Tobia Zevi? Io ho risposto ad un invito di Tobia Zevi. Lui ha tranquillamente abbandonato il suo invitato ai violenti. Vera tempra morale. Il PD ha qualcosa da dire?”. Non risulta che il PD abbia detto qualcosa.

Il clima può cambiare se la politica agisce: il valore della delibera popolare per interrompere le complicità di Roma con Israele

Anche oggi, nell’atmosfera mefitica che respiriamo, il PD è chiamato a dire qualcosa. Mancano poche settimane allo scadere dei termini per la discussione e il voto in Assemblea Capitolina della per l’interruzione dei rapporti fra il Comune di Roma e lo Stato di Israele, iniziativa sottoscritta da oltre 16.000 cittadini, più del triplo di quanto richiesto dallo Statuto di Roma Capitale. Nel frattempo, ben sette Municipi – i più popolosi della città e tutti guidati dal centrosinistra – hanno votato mozioni che sostengono la delibera popolare e invitano l’Assemblea Capitolina ad approvarla. Il malessere nel PD verso una politica storicamente subordinata alla comunità ebraica è evidente, come hanno dimostrato anche gli interventi al recente festival Falastin, promosso dalla Comunità Palestinese di Roma. In quella sede, nel corso di un dibattito con i promotori della delibera popolare, il capogruppo del PD in Assemblea Capitolina, Giovanni Zannola, ha dichiarato di essere personalmente d’accordo con i contenuti e l’obiettivo della delibera, senza però nascondere come il suo partito sia profondamente diviso al riguardo. Alla luce dei pronunciamenti dei Municipi, dove anche i consiglieri di Azione si sono uniti ai favorevoli all’approvazione della delibera popolare, nonchè delle dichiarazioni al festival Falastin di Zannola e degli altri capigruppo della maggioranza capitolina, è difficile prevedere cosa avverrà nel momento in cui la delibera approderà al voto dell’aula Giulio Cesare. Per ora, la sola ad aver dichiarato esplicitamente il voto favorevole suo e del suo partito è stata Linda Meleo, capogruppo del Movimento 5 Stelle, attualmente all’opposizione in Campidoglio. Ovviamente, la contrarietà della destra amica di Netanyahu è data per scontata.

Ad oggi, non si registrano comunicati o dichiarazioni di condanna da parte di istituzioni o forze politiche rispetto all’aggressione subita dai due ragazzi di OSA; attestazioni di solidarietà verso le vittime sono arrivate solo dal sindacato USB e da comitati solidali con la Palestina. Questo è un altro aspetto del clima mefitico che si respira nella Capitale, un clima che la delibera popolare si pone l’obiettivo di cambiare radicalmente.


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CREDITI FOTO: OSA

Author

  • Germano Monti

    As a former social worker, a firm Marxist, a human rights activist, and someone who loves Ireland and Palestine. In a nutshell, a scallywag.

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