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La situazione a Gaza è davvero devastante dopo giorni di alluvioni che hanno colpito il territorio. Le inondazioni hanno aggravato ulteriormente lo stato di sofferenza di una popolazione già provata dall’assedio, dagli sfollamenti e dalla grave carenza di servizi essenziali.
Nelle immagini che seguono, donne, uomini e bambini e bambine di Gaza City sono al lavoro per spazzare via l’acqua e i detriti dai campi e dalle Tenures, cercando di porre rimedio, come possono, al disastro.
Case e campi profughi sono stati inondati, le acque reflue si sono mescolate con quelle alluvionali e le strade e le infrastrutture hanno subito gravi danni, con un aumento significativo dei rischi sanitari e umanitari. Il ceasefire non ha comportato l’ingresso degli aiuti che sarebbero necessari alla popolazione: la maggior parte sono ancora bloccati in attesa di entrare a Gaza.
Il fabbisogno delle famiglie è pari a circa 300mila tende e case mobili, per altrettante famiglie. Molte di queste sono pronte, in attesa di poter entrare a Gaza. Invece Israele continua a bloccare l’approvvigionamento di infrastrutture, così come quello di medicinali e di cibo (una delle ragioni per cui nei mesi scorsi avevano impedito l’ingresso delle nuove tende era che “potevano avere un utilizzo militare per via dei picchetti di metallo“, come ha riferito Jens Laerke, portavoce dell’Ufficio delle nazioni unite per il coordinamento degli affari umanitari, ndr).














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