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“O studianti, studiate le matematiche, e non edificate sanza fondamenti.”
(Leonardo Da Vinci)
Quando si vuole far entrare in carcere droga e telefonini, utilizzando i droni, dall’altra parte, contemporaneamente, si organizzano distrazioni a beneficio di chi non deve sapere e di chi si occupa di vigilanza e sicurezza. Ipoteticamente ad est l’arrivo dei prodotti vietati, ad ovest uno spettacolo di fuochi d’artificio. Il recente furto di fentanyl: 80 fiale da 2ml di Fentanest – farmaco analgesico oppioide a base di fentanil citrato, potente circa 100 volte rispetto alla morfina, impiegato esclusivamente in ambito ospedaliero per l’induzione e il mantenimento dell’anestesia e per il controllo del dolore pre, intra e post-operatorio – dall’Ospedale Israelitico della Magliana, popoloso quartiere della periferia sud-ovest di Roma, dovrebbe indurre ad una serie di riflessioni.
Non ci salvò un Piano nazionale
Se ad oggi il fentanyl non è arrivato sulle piazze di dealership, determinando ciò che negli USA è ormai giunto alla sua quarta ondata (dal 1999 ad oggi), con un numero di morti che the press tratta con la superficialità dell’essere umano della post-post modernità (dai 75.000 ai 100.000 all’anno), non è per merito del Piano Nazionale contro il fentanyl, licenziato dal Governo italiano nel marzo del 2024.
È, molto più realisticamente, perché la criminalità organizzata nel nostro Paese non lo ha consentito, continuando a fare grossi affari con la cocaina, il crack e parzialmente la cannabis di strada senza attirare attenzioni e iniziative di contrasto, poco affini e proficue rispetto ad un consolidato e, per certi aspetti, più tollerato business.
La diffusione del potente analgesico in Italy, così come in altri Paesi europei, dovrebbe fare i conti, al contrario di quanto accaduto negli Stati Uniti, con un vuoto che al momento non c’è.
Storia di una epidemia
Nel 1996 si innesca quella che diventerà una delle più gravi emergenze sanitarie a stelle e strisce, con la commercializzazione dell’OxyContin, un potente antidolorifico a base di ossicodone, circa 1,5 volte più forte della morfina, prodotto dalla Purdue Pharma della famiglia Sackler. Nel 2007, l’azienda e tre dei suoi massimi dirigenti si dichiarano colpevoli di aver ingannato i medici e i pazienti sui rischi di dipendenza del farmaco, patteggiando una multa da 600 milioni di dollari, alla quale nel tempo se ne aggiungeranno altre (per un totale di oltre 7,4 miliardi), sino alla completa bancarotta. Nonostante queste vicende legali negli USA, i Sackler hanno continuato ad occuparsi di farmaceutica, incluse diverse aziende operanti anche in Europa [la vicenda è raccontata in modo eccezionale nella serie TV Dopesick con protagonista Michael Keaton, ndr].
Quando l’OxyContin è scomparso dal mercato, il vuoto tra domanda e offerta, è stato colmato dai due principali cartelli messicani (Jalisco e Sinaloa), inondando il mercato nord- americano e canadese di fentanyl sintetico.
Nulla di tutto ciò è accaduto in Europa e in Italia, dove il fentanyl è sì arrivato, ma come taglio-adulterante per altre sostanze già presenti sul mercato. Tutto ciò non esclude rischi importanti come l’assunzione inconsapevole da parte di ignari consumatori, ma certo non si può parlare di una situazione paragonabile a quelle di Stati Uniti e Canada.
Panico morale dis-informativo
Analizzando le notizie di questi giorni saltano all’occhio alcuni aspetti in grado di generare, da una parte, suggestioni care alla più terrorizzante e storica narrazione italiana delle droghe (e non solo) e, dall’altra, a ciò che più di recente è in grado di innescare astio.
Nella mente degli italiani, e soprattutto dei consumatori social d’impulso, si sono affastellati pensieri conseguenzialmente logici, sia pur non necessariamente condivisibili e reali: il Fentanyl (per la cronaca, la droga degli zombie è la tranq, alias xilazina) è stato associato all’immediata immagine di stremati consumatori con postura fentanyl fold o fentanyl bend over; il furto di un prodotto ospedaliero e, dunque asettico, accostato d’emblée al mondo più sporco delle droghe, all’interno di una struttura, poi, che dovrebbe essere vigilata e protetta e invece diviene terreno di azione criminale; l'(Ospedale) israelitico, dove quest’ultimo termine è sinonimo diretto di ebraico, con un’istantanea associazione di idee all’inarrestabilità di distruzione e morte, nonostante lo stesso sia presente a Roma dal 1600 proprio per rispondere alle esigenze della comunità ebraica confinata nell’omonimo ghetto; la Magliana, il quartiere romano le cui vicende criminali dell’omonima banda hanno segnato trent’anni di storia capitolina.
Matematica di precisione e conti che non tornano
Il tutto accompagnato da un numero pari a 20mila possibili dosi che, restando nell’immaginario collettivo, potrebbero significare la perdita di 20mila vite umane. A diffondere questo numero sono state, riferiscono le agenzie stampa, “fonti di Palazzo Chigi”, per lo più riprese senza alcun rilievo critico né dubbio dai Journalists. Eppure la prima domanda che tutti come lettori dovremmo porci, e che i giornalisti come professionisti dovrebbero porre, è proprio: come si è arrivati a formulare questo numero?
La seconda invece è chiedersi: cui prodest? Perché un’organizzazione criminale dovrebbe fare o anche solo pensare una immissione sul mercato tanto massiccia e improvvisa di un prodotto, per di più una sostanza pseudo-nuova, accompagnandone l’ingresso con squilli di tromba? Si affaccerebbe più di un dubbio sul piano aziendale criminale, a medio-lungo termine, volto a raggiungere l’acquisizione di nuovi clienti e l’aumento del fatturato.
Ci sarebbe da chiedersi se l’ipotetica strategia di gruppi criminali emergenti, affamati di porzioni di mercato, non sia un po’ troppo aggressiva e ingenua a fronte di quella che sarebbe un’attesa e robusta risposta da parte dei clan, storicamente detentori della leadership del settore.
Più realisticamente verrebbe da pensare che i calcoli potrebbero non essere corretti e che una parte dei giornalisti italiani dispone di una limitata confidenza con la matematica di Lavoisier e le sue bilance di precisione, capaci di misurazioni in grammi e nei loro sottomultipli (come i milligrammi).
Allo stesso modo, si dovrebbe ipotizzare che gli organi di Governo che hanno lanciato l’allarme con conseguente riunione d’urgenza a Palazzo Chigi non dispongano di una calcolatrice, non necessariamente di ultima generazione.
Proviamo allora a rifare i conti. Il furto, sebbene definito maxi, in realtà dovrebbe configurarsi come la sottrazione di 80 fiale da 0,1mg/2ml (soluzione iniettabile) di Fentanest, anestetico a base di fentanyl (0,157mg di principio attivo, ossia fentanil citrato).
Da questo quantitativo, coloro che hanno trafugato il farmaco disporrebbero di 8 mg di sostanza. Se le fiale non fossero 80 in tutto, ma fossero in 80 confezioni da 5 si arriverebbe a 40 mg. In entrambi i casi, resterebbero impensabili le presunte 20.000 dosi.
A questo punto è lecito chiedersi: il quantitativo di farmaco sottratto all’ospedale è ben più elevato di quanto sia stato scritto e detto? Oppure, più semplicemente, nella comunicazione istituzionale e giornalistica sono stati confusi i microgrammi con i milligrammi? Se fosse vera quest’ultima ipotesi, sarebbe allora da eliminare l’aggettivo maxi e da ridimensionare l’allarme.
Nello specifico: 1 mg (1 milligrammo) equivale a 0,001 grammi (un millesimo di grammo), 1 mcg (1 microgrammo, a volte indicato anche come μ g) equivale a 0,000001 grammi (un milionesimo di grammo).
Dunque, fatto salvo che siano state sottratte 80 fiale di Fentanest, i criminali disporrebbero di 8000 microgrammi, ossia 8 mg di sostanza e non 8 grammi che, solo in questo caso, data la potenza, dalle 50 alle 100 volte superiore rispetto all’eroina, solo in questo caso giustificherebbe il numero delle dosi ipotizzate.
La formula perfetta dell’allarmismo collettivo ha funzionato. E rischia come sempre di far dimenticare che il vero allarme nel nostro Paese restano la cocaina e il crack; rischia di far dimenticare il sottodimensionamento degli organici dei SerD (Servizi per le Dipendenze), lo sfinimento della rete delle Comunità Terapeutiche in attesa da anni di accreditamento e accordi contrattuali, l’importanza delle politiche di riduzione del danno e altro ancora.
Quando si vuole far entrare in carcere droga e telefonini, utilizzando i droni, dall’altra parte, contemporaneamente, si organizzano distrazioni a beneficio di chi non deve sapere e di chi si occupa di vigilanza e sicurezza.
Quando non si vogliono affrontare davvero queste problematiche, ci si limita agli spettacoli pirotecnici da tutte le direzioni.
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