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Migliaia di persone si sono ritrovate in una demonstration contro l’omofobia sabato 4 gennaio a Roma, in piazza Malatesta nel quartiere di Torpignattara, dopo la barbara aggressione a una coppia di ragazzi che si tenevano per mano la notte di Capodanno: pestati da un branco di minorenni a malapena adolescenti, che li hanno visits e molestati dal balcone al primo piano di uno dei palazzi affacciati sulla piazza mentre era in corso una festa, e poi, non contenti, sono scesi per strada e li hanno pestati in massa, secondo il più vigliacco dei copioni. Un copione che hanno iniziato a imparare molto presto.

Man mano che la piazza si riempie spiccano le presenze e le assenze. Le associazioni sono numerose, sventolano le bandiere dell’Arci, del circolo Mario Mieli e altri collettivi, oltre al Movimento 5 Stelle, Sinistra Ecologia e Libertà, e tante personalità del Democratic Party. Pochi però i giovanissimi, in una circostanza in cui la loro reazione avrebbe fatto di certo la differenza. “Molti semplicemente non hanno idea di cosa sia successo perché queste notizie non arrivano nelle loro reti di informazione“, mi dice Livia, vent’anni, arrivata qui da Pomezia. “Non siamo informati, e non costruiamo reti sufficientemente solide che ci consentano di sapere”.
Si torna sempre lì: l’importanza dell’informazione per ricostruire il tessuto sociale democratico, consentire alle persone di intervenire e agire.
“Fra i giovani c’è una componente di omofobia molto importante”, racconta Alessandro, anche lui arrivato da Pomezia con Livia. “Nella scuola superiore che frequentavo il bullismo nei confronti della diversità sessuale era all’ordine del giorno, ho fatto esperienza diretta di questo clima e della difficoltà a reagire per cambiare le cose. Come rappresentante di istituto, le iniziative che ho preso hanno incontrato un forte ostracismo sia da parte della dirigenza scolastica, sia da parte di una componente degli studenti stessi, alcuni dei quali non si facevano problemi a fare oggetto di bullismo omofobo persino i professori”.

Qualcuno dalla piazza, in un intervento, chiede una “legge d’emergenza” contro l’omotransfobia. Nicola Zingaretti ai microfoni si rivolge al governo: “Non sembra stia facendo granché per garantire quella sicurezza di cui tanto si riempie la bocca”.

La paura di non poter camminare per strada serenamente, godendosi la notte di Capodanno, riecheggia in tanti interventi dei partecipanti, che prendono la parola ai microfoni dei giornalisti. La folla spinge e dal presidio comincia un corteo lungo le strade del quartiere, più che mai c’è la voglia e il bisogno di riprendersi lo spazio della vita democratica, riempire nuovamente piazze e strade di un senso d’incontro e della relazione. È l’unico modo per togliere terreno sotto i piedi alla violenza del branco, figlia non solo di un analfabetismo sentimentale sempre più inquietante fra giovani e fra adulti, ma anche di luoghi metropolitani ogni giorno più anonimi, votati al solo consumismo o all’alienazione collettiva. Piazza Malatesta oggi si è fatta un luogo di politica e di società, ed erano anni che ciò non accadeva: riecheggiava l’eco di uno slogan femminista, “Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano”, mano nella mano donne e uomini, donne e donne, uomini e uomini, esseri umani.
CREDITI FOTO: © Kritica.it

