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Galatina, adagiata nel cuore del Salento, spesso associata al fenomeno del tarantismo – l’antico rituale indagato dall’antropologo Ernesto De Martino –, è un luogo colmo di bellezza, immerso nella luce tipica di questi luoghi. Una cittadina colma di echi barocchi e romanici, segnata da influssi bizantini, impreziosita dagli straordinari affreschi di ispirazione giottesca che ornano la Basilica di Santa Caterina. A impressionare non sono solo la sua storia e l’innegabile eleganza architettonica. Nel raggiungere la località, percorrendo la strada provinciale che la congiunge a Lecce, infatti, si resta colpiti da una rotatoria, definita «monumento dell’aviatore», dominata dall’installazione di un velivolo, precisamente un Aermacchi MB 339A, aereo addestratore che ha volato per la prima volta nel 1982, collocato lì il 2 agosto 2022, e che non solo simboleggia il legame del territorio con l’Aeronautica Militare, ma intende anche celebrare una realtà ritenuta un’eccellenza.
Non distante, infatti, sorge la base aerea «Fortunato Cesari» – pilota militare italiano originario proprio di Galatina, morto in combattimento in Etiopia nel 1936 – che ospita il 61° Stormo, una delle più prestigiose scuole di volo in ambito internazionale. Sotto il suo comando opera l’International Flight Training School (IFTS), centro di eccellenza per l’addestramento al volo avanzato, frutto di una collaborazione con Leonardo S.p.A. e punto di riferimento per l’addestramento avanzato dei piloti militari provenienti da tutto il mondo. Tra questi ultimi ci sono anche professionisti del volo militare provenienti da paesi messi all’indice a causa delle loro violazioni dei diritti umani come Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti (questi ultimi certamente fino al 2019, in piena guerra contro lo Yemen).
Utilizzando l’addestratore avanzato M-346, il 61° Stormo fornisce una preparazione tecnologicamente avanzata, essenziale per la transizione dei piloti verso le più moderne piattaforme aerotattiche, come l’F-35.
Snodi operativi sempre più strategici
La base di Galatina e quelle di altre località del Sud Italia vanno configurandosi come snodi logistici e operativi sempre più strategici in cui, in alcuni casi, si sta realizzando un rafforzamento delle sinergie tra le forze armate e le società della difesa, in particolare la già citata Leonardo, multinazionale guidata da Roberto Cingolani – già Ministro dell’Ambiente e della security energetica per il governo Draghi – e ritenuta un’eccellenza italiana, con un ruolo sempre più centrale nel complesso militare-industriale a livello europeo e transatlantico.
Una dinamica che implica un uso del territorio – in aree prevalentemente depresse del Paese – estraneo alle necessità delle popolazioni locali, alle quali viene di fatto imposto un ricatto occupazionale, attraverso la promessa della crescita e della creazione di posti di lavoro.
Da Galatina a Decimomannu, la nuova frontiera dell’addestramento militare
Nel 2023 si è svolta a Galatina l’ultima missione della fase IV dell’addestramento. Quest’ultima, fondamentale per la preparazione dei piloti militari è stata infatti trasferita all’IFTS di Decimomannu, in Sardegna, che continua a mantenere la sua dipendenza gerarchica dal 61° Stormo. Nella base in provincia di Cagliari un intero edificio è dedicato all’avanzatissimo Ground Based Training System (GBTS), un moderno sistema di addestramento basato su sistemi di simulazione di ultima generazione, sul quale si sono formati anche allievi piloti dell’aeronautica statunitense. «Oggi in questo luogo c’è qualcosa di straordinario e unico che non si trova da altre parti. Leonardo sviluppa il miglior aereo addestratore del mondo, che è diventato il benchmark degli addestratori, tant’è che Singapore e Israele lo scelgono per le loro aeronautiche». Sono parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, pronunciate lo scorso luglio proprio presso la base aerea di Decimomannu, nel corso della cerimonia di consegna delle Aquile di pilota militare.
Ed è in riferimento a questa base che A Foras – assemblea composta da comitati, collettivi, associazioni, realtà politiche e individui che si oppongono all’occupazione militare della Sardegna – ha chiesto alle istituzioni chiarimenti sull’eventuale presenza e possibili attività di formazione svolte dalle forze di difesa israeliane. Le risposte, tuttavia, non sono mai arrivate.
Un aeroporto, quello di Decimomannu, destinato a essere oltre che una sede di addestramento, anche una base per lo stormo operativo dell’Aeronautica composto da una flotta di F-35 in assetto da combattimento, accanto a quelli già attivi di Ghedi in Lombardia e Amendola in Puglia.
Le “zone di sacrificio” Puglia e Sicilia come piattaforme di guerra e le sinergie con Israele
Proprio in relazione ai presidi militari situati nel Sud del Paese, Antonio Mazzeo, docente, peace-researcher e saggista, imbarcatosi qualche mese fa sulla nave Handala della Freedom Flotilla Coalition e sequestrato da Israele a poche miglia da Gaza insieme ad altri attivisti intenzionati a portare aiuti al popolo palestinese, parla della Puglia e della Sicilia, di cui è originario, come di «zone di sacrificio». Entrambe le regioni – che per secoli sono state crocevia di popoli ed emblema di sincretismo e dialogo interculturale – oggi, in virtù di quella posizione che le aveva resi tali, sono assoggettate a necessità strategiche militari decise dagli Stati Uniti, dalla NATO e dal governo italiano. Il tutto condito da una potente propaganda tesa a presentare le basi militari come fonte di sviluppo economico e occupazione.
Secondo quanto riportato da Mazzeo, dalla base militare di Sigonella, in provincia di Siracusa, all’indomani del 7 ottobre sono partiti aerei d’intelligence con ruolo di ricognizione e carichi di armi e munizioni, che dagli Stati Uniti alla base di Ramstein in Germania sono poi stati trasferiti a Israele. Aggiunge, poi, Mazzeo: «I top gun israeliani, così capaci di colpire scientificamente i balconi dove ci sono i bambini e le bambine palestinesi a Gaza, si sono addestrati su caccia-addestratori che solcano spesso i cieli del Salento: sono gli M-346 – trenta unità ne abbiamo vendute a Israele nel 2012 – prodotti a Venegono in provincia di Varese», afferma Mazzeo.
Si tratta di velivoli per i quali Leonardo ha continuato a fornire assistenza da remoto, riparazione materiali e fornitura ricambi a Israele, anche dopo il 7 October 2023, come ha rivelato Altreconomia. Inchieste come quelle apparse su Altreconomia e dossier curati dal movimento BDS accusano Leonardo di aver continuato a fare affari con Israele anche dopo l’avvio dell’offensiva militare sulla Striscia di Gaza tanto che, nella denuncia presentata da un gruppo di giuristi presso la Corte penale internazionale che accusa di complicità nel genocidio alcuni membri del governo italiano – con in testa Giorgia Meloni –, figura anche l’amministratore delegato della multinazionale, Roberto Cingolani. A questo si aggiunge l’ultimo report della Relatrice speciale ONU per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, intitolato “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”, pubblicato lo scorso 22 ottobre, nel quale vengono rivelate le responsabilità dei governi occidentali che hanno facilitato le atrocità commesse da Israele nelle Striscia.
In relazione a queste ultime, ci sono sempre più elementi in base ai quali sembra lecito supporre che l’Italia non sia stata semplice spettatrice, ma complice attiva. Le sinergie tra Italia e Stato ebraico non si limitano peraltro solo a scambi commerciali. Nell’accordo di cooperazione militare tra i due Paesi, infatti, sono previste esercitazioni congiunte delle rispettive aviazioni in Italia e nel Mediterraneo orientale. Sono, per esempio, comprovate le esercitazioni dei nostri cacciabombardieri Tornado insieme alle forze aeree israeliane durante un evento di addestramento chiamato Iniochos 2025, avvenuto lo scorso aprile in Grecia.
Prove documentate della presenza di personale israeliano si hanno nel caso della base di Amendola. Quest’ultima, la più grande d’Italia con i suoi 1.050 ettari d’estensione, spesso coinvolta in esercitazioni nucleari della NATO, nota per essere il luogo da cui partivano i voli per bombardare la Serbia nel 1999, è stata stata il palcoscenico, lo scorso febbraio, dell’F-35 Air Chiefs Meeting, promosso dal Generale dell’U.S. Air Force James B. Hecker – come si legge sul sito del Ministero della difesa. L’incontro, che riunisce periodicamente i capi delle forze aeree delle nazioni che impiegano il caccia multiruolo di 5ª generazione F-35 o che hanno formalizzato la volontà di dotarsene, ha come obiettivo quello di rafforzare interoperabilità e integrazione tra i Paesi parte del programma ed è organizzato per discutere questioni legate all’impiego, alla logistica e all’addestramento. Tra i partecipanti del meeting dello scorso febbraio, anche il Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare israeliana, il generale Tomer Bar.
Nel frattempo in Sicilia, esattamente a Trapani Birgi, sorgerà una scuola di formazione – in cui opereranno congiuntamente Lockheed Martin e Leonardo – specifica per gli F-35, i caccia usati da Tel Aviv per condurre attacchi indiscriminati e sproporzionati su Gaza e per commettere gravi violazioni dei diritti umani in massa in Cisgiordania. Sarà «il primo luogo extra Stati Uniti dove saranno formati i piloti degli F-35», ha rimarcato qualche mese fa il ministro Crosetto. I lavori di ampliamento della base sono già iniziati e si concluderanno entro la primavera del 2028, secondo quanto dichiarato dal presidente della commissione Difesa Nino Minardo.
Le collaborazioni accademiche
Come è noto, le sinergie tra Italia e Israele non si manifestano solo nel campo squisitamente militare, ma anche sul piano della collaborazione accademica. Relativamente alla Puglia l‘Università del Salento ha in essere una convenzione, valida fino al 2027, con l’Afeka College di Tel Aviv, un ateneo in cui, come sottolinea Mazzeo, si sta sperimentando il modello dello “studente guerriero”. Il 44% degli students e delle studentesse sono infatti riservisti dell’esercito israeliano, l’incidenza più alta tra tutte le istituzioni accademiche israeliane. Basta visitare il sito dell’Afeka College per incappare nelle foto di ragazzi e ragazze he si aggirano per l’università con mimetica e mitra. Obiettivo dell’accordo con l’Afeka College, si legge sul sito unisalento.it, è “stabilire e facilitare la cooperazione reciproca durante le attività di istruzione e ricerca attraverso lo scambio di docenti, studenti, informazioni tecniche e scientifiche, competenze”. Sostiene Mazzeo: «Bisogna chiudere le relazioni con le università israeliane perché sono il luogo dove è stato costruito il modello culturale, sociale, politico, economico dell’ apartheid; sono il luogo dove si forma l’ideologia dello sterminio e della soluzione finale del popolo palestinese».
Così, avverte il docente e saggista, si rende la Puglia «una sorta di laboratorio in cui operano sinergicamente basi militari, enti locali, università, società di armamenti che la stanno rendendo una piattaforma di morte».
Da Galatina alla Sardegna, passando per la Sicilia, la riproduzione del «laboratorio di guerra» legato al complesso militare-industriale occidentale e sempre più intrecciato con Israele e altri paesi controversi, continua a prendere forma.
PHOTO CREDITS: Wikimedia Commons – Dalla pagina Facebook ufficiale dell’esercito israeliano, l’immagine è stata pubblicata il 3 novembre 2011 con la seguente didascalia: “Dopo cinque mesi di preparativi, è finalmente avvenuta la cooperazione congiunta con l’Aeronautica Militare Italiana! La delegazione israeliana pochi giorni fa ha unito le forze con l’Aeronautica Militare Italiana nei cieli del Mediterraneo. Le due forze aeree hanno condiviso esperienze di vita reale, innovazioni tecnologiche e persino un barbecue!”
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