Thursday 02/07/2026, 17:15
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Questo reportage in tre parti è stato realizzato prima dell’inizio delle elezioni regionali, ma lo abbiamo potuto completare solo a silenzio elettorale iniziato. Lo pubblichiamo alla chiusura delle urne così come l’avevamo scritto prima, con alcuni inserti di aggiornamento sui risultati, utili ai lettori per verificare la corrispondenza fra alcune dichiarazioni e considerazioni, e la realtà elettorale. Trovi la prima parte a questo link.

La sera della chiusura della campagna elettorale di Roberto Fico, giovedì 20 novembre, piove: ormai da quasi 24 ore consecutive. Mentre ci rechiamo al Teatro Mediterraneo, che si trova piuttosto fuori mano rispetto al centro città, incontriamo casualmente un volto noto, all’ingresso della linea della Cumana. È Riccardo Ricciardi, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera e vicepresidente del Movimento stesso. Una delle figure più vicine al Presidente Giuseppe Conte. Gli chiediamo se questo appuntamento campano rappresenta, per i 5 Stelle, la vera prova di fattibilità del cosiddetto “campo largo”, non è d’accordo. “Non sono prove di governo, perché ogni regione ha la sua specificità, qua c’è un progetto, un programma, con la sua specificità”.

“Il problema è che amministrare una regione è diverso dal vedere le cose dall’opposizione. Ce ne siamo resi conto al governo: quando si entra ad amministrare le problematiche sono infinite. Le contingenze che arrivano sono tante, in molti aspetti. Noi abbiamo governato un Paese dove la prima stata è crollato il Ponte Morandi, poi è arrivato il Covid, poi la . Quindi la problematica viene da una regione così complessa come la Campania, ma non credo che verrà dal rapporto con il PD o fra altri. Non mi pongo questo problema. Il nostro problema, come sappiamo – lo abbiamo stabilito anche con la costituente NOVA l’anno scorso – è radicarci sul territorio. In questo senso a Napoli avevamo già iniziato, con Ciro Borriello e , persone che poi sono state elette in Consiglio Comunale; si sono dimostrati due consiglieri comunali eccezionali, Ciro un ottimo capogruppo, Salvatore Flocco è anche candidato in regione. Chiaramente non è una cosa che dall’oggi al domani ti dà dei risultati: si semina, e speriamo di iniziare a vedere risultati”.

Poche ore dopo, l’andamento dell’evento di chiusura smentirà molto di quanto ci ha dichiarato Ricciardi. L’intera elezione regionale Campania ha, da parte del campo largo, un palese indirizzo nazionale, di sfida al governo Meloni: le esperienze territoriali non trovano alcuno spazio nella kermesse, tutta dedicata ai leader nazionali. D’altra parte, lo dice lo stesso Roberto Fico, e dice il vero: lo sfidante principale, Edmondo Cirielli, è un suo “emissario”, è un uomo del governo, non solo della coalizione. Eppure, le perplessità che ci accompagnano durante la serata sono tante: perché neanche un intervento da parte dei candidati nelle liste? Perché nessuna presenza di corpi sociali, di soggetti provenienti dalla , in questa serata? Chi è stato il motore della campagna?

Roberto Fico con Sandro Ruotolo e Piero De Luca, alla convention di chiusura della campagna elettorale.

Con l’ingenuità che spesso contraddistingue il nostro approccio, credevamo che almeno una spolverata di impegno dal basso sarebbe stata presente. Invece no. Il dispiegamento del personale è massiccio: in una sala con una preponderante presenza maschile, intercettiamo tanti “senatori” della politica nazionale, o di quella locale ma con un’ampia proiezione: dall’ex sindaco di Napoli , all’europarlamentare piddino Sandro Ruotolo, che non molla Fico un secondo, al deputato Antonio Scotto, al sindaco di Napoli, ovviamente, fino ovviamente ai leader nazionali: Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, Maria Elena Boschi, Giuseppe Conte fra i primi ad arrivare, e infine, quasi a evento cominciato, Elly Schlein e Vincenzo De Luca: “è arrivato, ha stretto la mano a Fico!”, la notizia percorre la Sala stampa. È, insomma, una reunion di notabili, in cui apparire uniti per preparare la corsa al governo che verrà. In cui essere non solo insieme, ma farsi quasi indistinguibili gli uni dagli altri.

In questo senso, Roberto Fico è un candidato perfetto: “mi piace perché è molto garbato”, racconta Antonella, una elettrice che incontriamo al termine dell’evento, tornando verso la stazione. “Ho sempre votato Pd, ma con Renzi mi sono allontanata, e negli ultimi tempi ho votato per il Movimento 5 stelle. Questa sera tutti, tranne Conte, hanno parlato della necessità di unità. Conte deve capire che non si può sempre fare per sé, anche lui deve cominciare a mettere al centro l’unità perché dobbiamo sconfiggere le destre, è una priorità. Fico mi è piaciuto molto perché non ha nessuna mania di grandezza”. È vero: lo abbiamo notato anche noi. Il problema è che un po’ di grandezza gli servirà, per non farsi divorare dai suoi stessi alleati. Durante il discorso finale, in teatro, Fico non si smarca mai un secondo dalla continuità con l’amministrazione che lo ha preceduto: la sua Presidenza, se sarà, non sarà una Presidenza dei 5 stelle, sarà una Presidenza del campo largo. Non soltanto per le ampie garanzie che il Presidente uscente ha ottenuto sulla preponderanza che continuerà a esercitare, tanto nel partito locale quanto nella gestione amministrativa della regione oltre il palazzo politico, ma perché lo spirito con cui Fico si presenta come figura di riferimento è quello della cifra cinquestelle più profonda, oltre le apparenze: una tecnocrazia buona, che risolve i problemi, che offre servizi, che magari usa toni accesi, ma sul piano politico  addomestica il conflitto attraverso il buongoverno.

Fuori dalla tenzone sul piano nazionale, perciò, è proprio questo l’effetto più straniante della sua candidatura: quali sono le sorgenti del potere con cui è pronto a mettersi in conflitto, per poter governare nell’interesse dei cittadini?

Il rischio – e da parte di chi scrive, per certi versi anche l’auspicio, a dire il vero – è che, sotto la quiete apparente di una promessa di continuità nel nome del “proseguire il buon lavoro svolto” il conflitto sia destinato a rappresentare la cifra delle diverse anime del campo largo a elezioni avvenute: non soltanto perché De Luca continuerà a essere una presenza profondamente ingombrante, ma perché all’interno della stessa lista Fico Presidente non mancano, in verità, esponenti di esperienze e visioni politiche che con il governo deluchiano, e con il Partito Democratico locale, si sono scontrate a viso aperto, andando ben oltre il conflitto e sfociando nella diretta incompatibilità.

Come faranno, eventualmente, a convivere nella stessa maggioranza?

È quello che chiediamo a Virginia Crovella e Francesco Apperti, che a Caserta hanno fatto campagna elettorale solidamente in coppia, chiedendo di essere votati insieme. Formalmente, Crovella è la capolista di Fico Presidente, ma tutto nella loro strategia elettorale parla di un lavoro condiviso, di un “noi” che viene prima degli “io”. Crovella proviene da una esperienza ventennale all’interno del CSOA Ex Canapificio di Caserta – uno dei punti di riferimento principali del movimento antirazzista italiano dagli anni ’90 a oggi –; Apperti è stato leader dei movimenti ambientalisti e per la partecipazione attiva alla rigenerazione urbana in città, ma anche consigliere comunale di opposizione, ed ex candidato sindaco nelle elezioni del 2016. Entrambi sono da sempre in aperto conflitto con il potentato locale, “che si è palesato sotto diverse sigle nel corso del tempo: l’ex sindaco di Caserta Carlo Marino proveniva da Forza Italia, ma è stato fra le fila del Partito democratico che è riuscito a diventare sindaco della città; e lo è stato  dal 2016 fino a pochi mesi fa, quando il Comune è stato commissariato per infiltrazioni camorristiche e lui, tempo prima, indagato con il sospetto che abbia truccato gli appalti sui rifiuti”. Marino è stato rinviato a giudizio, il processo è ancora in corso.

“Nei confronti di questi personaggi, tutta la nostra storia così come il nostro presente politico va dalla parte esattamente opposta”, spiegano a i due candidati. “Ma quando Roberto Fico ci ha proposto di correre per la sua lista, abbiamo messo in primo piano il rapporto cordiale e di collaborazione che ci lega a lui direttamente da diversi anni, fin da quando si presentò la prima volta come candidato Presidente in regione – Fico aveva corso per la stessa carica nel 2010 ottenendo l’1,35% dei voti, ndr –; ci sentiamo garantiti dalla sua figura e anche dalle altre scelte di candidature che ha operato per la sua lista, di personalità che non provengono da alcun establishment. Per esempio, il suo capolista a Napoli è Giovanni Russo, che gestisce uno dei beni confiscati alla camorra più importanti del territorio, la “Masseria Ferraioli” ad Afragola. A Salerno, invece, è una figura di riferimento di ANPI, l’avvocato  Alfonso Annunziata. “All’interno della nostra comunità la scelta della nostra candidatura non è stata digerita da tutti facilmente, le perplessità c’erano e ci sono, perché siamo sempre stati all’opposizione del nostro governo tanto cittadino quanto regionale, e non era possibile che fosse altrimenti; tuttavia, riteniamo di avere un’occasione utile per portare a livello regionale alcune delle istanze che ci contraddistinguono da sempre sul territorio. Siamo infatti reali rappresentanti, da tempo, non di “pacchetti di voti” o di “cordate” ma di una fetta di società civile, di quella parte di cittadinanza che a Caserta si è sempre mantenuta attiva, vigile, partecipe del miglioramento della realtà cittadina; questa stessa parte continueremo a rappresentare in regione”.

Non si tratta di una fetta minima: i candidati la stimano intorno al 20% dell’elettorato circa, basandosi proprio sui risultati significativi delle scorse candidature di Apperti alla carica di sindaco. “Nel 2016 ho preso 7500 voti, il 17% come candidato sindaco, un ottimo risultato ottenuto con una sola lista”, spiega Apperti. E Crovella: “C’è una parte della città che si riconosce nel campo della sinistra, che non solo è scontenta di come lavorano i partiti sul territorio, fra questi anche il PD e il Movimento 5 Stelle, ma che oltre allo scontento si mette in gioco. Caserta può vantare una comunità abbastanza attiva sul territorio di persone che si occupano dei beni comuni, che si occupano dei diritti dei migranti, che scendono in piazza quando c’è da scendere in piazza. Questa è la comunità che riteniamo si possa riconoscere in noi. Il modo in cui intendiamo confrontarci con realtà politiche diverse da noi è all’insegna del pragmatismo: portare a casa provvedimenti che facciano avanzare i diritti e migliorino la qualità della vita”.

Aggiornamento risultati

Virginia Crovelli e Francesco Apperti sono stati eletti al Consiglio regionale?

No.

Non risultano fra gli eletti, nonostante siano stati i più votati della lista Fico Presidente a Caserta, con Apperti appena avanti a Crovella.

Caserta, raccontano, è una città attraversata da un’ampia disparità. “C’è un settore che ha mantenuto una qualità di vita alta, e poi sacche di difficoltà drammatiche. Teniamo conto che qui, oltre che a Napoli, c’era una percentuale di percettori di reddito di cittadinanza fra le più alte in assoluto”. Quando è stato cancellato, decine di migliaia di questi percettori sono stati esclusi dal reddito di inclusione. Il quartiere Acquaviva dove stiamo svolgendo l’intervista, raccontano i due candidati, è un agglomerato storico di particolarmente disastrato: non ha mai ricevuto un intervento di manutenzione straordinario da quando è stato costruito. “Ma vent’anni fa, su spinta del CSOA e altre realtà, abbiamo costituito un comitato di quartiere, che si chiama Comitato Città Viva e abbiamo iniziato a spingere le istituzioni ad agire per l’edilizia popolare, occupandoci anche direttamente, in modo autorganizzato, di progetti di rigenerazione urbana. E questa è la nostra filosofia complessiva: da un lato sollecitare le istituzioni a fare il proprio dovere, e dall’altro non aspettare con le mani in mano, ma cercare comunque di riqualificare gli spazi comuni laddove le nostre forze ce lo consentono”. Con lo stesso spirito, nel 2009 è nato il Piedibus: un’attività gratuita di accompagnamento a piedi dei bambini da casa a scuola e ritorno; “è l’attività grazie alla quale ci siamo conosciuti con Francesco”, racconta Crovella. Apperti è stato anche fondatore, nello stesso periodo, di Caserta in bici, un’associazione di promozione dell’uso della bicicletta. “Vent’anni fa non esisteva in questi territori il concetto di ciclismo urbano. Adesso, non siamo ancora ai livelli olandesi o danesi, ma andare in bici è diventata una cosa normale. E questo è un fatto democratico, innanzitutto, perché porta allo stesso livello il manager, l’impiegato e il disoccupato”.

Che speranze ci sono, realmente, di poter portare il proprio modo attivo e partecipativo di intendere la politica in una coalizione in cui c’è di tutto? “È complicato. Sarà molto complicato”, rispondono entrambi. “Il nostro ragionamento è stato: proviamo a portare un contributo che va verso la nostra direzione, diametralmente opposta a quella perseguita anche da esponenti di liste di coalizione. Pensiamo che la presidenza di Fico possa aprire spiragli in questo senso, darci più margini di avanzamento” che non se il candidato fosse stato del Partito democratico.
“Non crediamo nel purismo: il nostro obiettivo non è guardarci in faccia allo specchio e dire ‘anche oggi siamo stati puri e non ci siamo sporcati’. Ragioniamo in termini di cosa si può fare,  restando chiaramente ben piantati in un’etica molto definita, dalla quale non siamo mai usciti” durante tutto il percorso di partecipazione alla politica istituzionale a livello cittadino. “Con il nostro impegno su Caserta, sia sul piano politico in senso stretto sia autorganizzato, ci siamo fatti le ossa, abbiamo rafforzato tutta una serie di idee, di modi di pensare, cardini ideologici che rimangono quindi abbastanza fermi: la gente ci conosce e riconosce per questo”.

D’altra parte lo stesso Movimento 5 Stelle, spiega Crovella, si sta accorgendo “che una serie di impostazioni, indirizzi politici che si dava quando è nato circa 20 anni fa sono indirizzi al di fuori della democrazia liberale rappresentativa, che volente o non volente abitiamo. Hanno iniziato dicendo “Puntiamo a governare da soli questo paese, senza mai entrare in coalizione con nessuno”, ed era un’affermazione che mi è sempre sembrata illogica. Nessuna delle attuali democrazie liberali rappresentative dell’Occidente si governa senza una coalizione, e mi viene anche da dire “per fortuna”, nel senso che del concetto di coalizione tendiamo a vedere le degenerazioni, ma in generale è un concetto che punta a tutelare le espressioni plurali e  democratiche. Anche la regola dei due mandati non mi è mai parsa realmente calata nella realtà; capisco la volontà di rompere il meccanismo dell’accumulazione di potere, però ci sono persone che possono e persino devono, se sono brave e competenti, scegliere di fare politica in un certo modo anche tutta la vita, cioè può essere un lavoro. Per arginare i rischi bisogna impedire semmai che la cosiddetta casta rimanga casta, che abbiano una vita un po’ più vicina quantomeno alla vita media del paese.”

Ecco allora che con grande chiarezza d’intenti e prospettive, la convivenza di coalizione è possibile, “perché il pericolo è quello di una destra molto spinta, e sfido chiunque, anche compagni che hanno posizioni diverse dalle nostre, per esempio quelli candidati nella coalizione di , a dire che oggi un freno alla deriva di estrema destra non passi anche inevitabilmente per i principali partiti del centro-sinistra”. Di fronte ai quali, spiega Crovella, l’approccio nella loro comunità politica, in particolare nel CSOA, è sempre stato “di sfida pubblica: se ci sono delle cose buone fatte dal Pd o dal Movimento 5 Stelle, che hanno un impatto nella vita delle persone, noi lo abbiamo sempre detto. Come è stato per il reddito di cittadinanza. L’abbiamo difeso strenuamente. Abbiamo difeso la misura, non il Movimento. Altrettanto, spesso abbiamo espresso posizioni di grande rottura, in particolare verso il Partito democratico, che hanno provocato persino misure ritorsive nei nostri confronti da parte del precedente sindaco: una delle varie è stato chiudere il degli Sprar qui a Caserta, e privare i rifugiati di un luogo fondamentale”. Anche con De Luca i rapporti sono stati sempre molto tesi. “Penso soprattutto alle lotte ambientali, che in questi dieci terribili anni ha sempre contrastato, delegittimato e denigrato. Se oggi abbiamo una sentenza europea della Corte Europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei fuochi, lo dobbiamo solo alla caparbietà degli attivisti che gli hanno resistito”.

Crovella è pienamente consapevole dell’influenza che De Luca continuerà ad avere anche nella prossima legislatura regionale. “È un apparato di potere, basti pensare che prima del voto ha blindato i Consigli di Amministrazione di tutta una serie di strutture pubbliche, dall’abitare alla sanità alla cultura; è un sistema che va sradicato, e attenzione non possiamo pensare che il problema sia una singola persona, il tema è l’apparato di potere che una certa politica capitanata anche dal Partito democratico ha fatto in questo paese. Questo apparato va scardinato anche lavorando ai fianchi di questi partiti, facendo saltare ed emergere delle contraddizioni, provando a favorire invece l’emersione di un altro tipo di classe dirigente, perché secondo me ce ne sarebbero le possibilità; è sicuramente un lavoro faticoso, è un lavoro pieno di contraddizioni, è pieno di rischi. Fin dove possiamo spingerci, lo proveremo a fare”.

Sarà allora la coalizione stessa, come dicevamo, il luogo in cui praticare il conflitto con quegli “apparati” che impediscono il miglioramento della vita per la cittadinanza della regione? È una possibilità; quella scelta da attivisti come Crovella, come Apperti, che certamente non hanno mai considerato la politica come il luogo di una carriera di potere. Altri a questa possibilità non credono; hanno fatto una scelta del tutto diversa. La sera di venerdì 21 novembre, nella sezione Gemma di di Napoli, a Montesanto, mentre si preparano aste, striscioni e cartelli per la manifestazione cittadina di chiusura della campagna sotto un cielo dolcemente grigio e piovoso, qualcuno accarezza la possibilità di un sogno: riuscire a portare un proprio consigliere in regione, e costringere carrozze e carrozzoni a fare i conti con la presenza, nella società, di settori sociali che non si accontentano più della gestione dell’esistente, e vogliono invece “cambiare tutto”. (continua)

Leggi la terza parte: Elezioni in Campania, può emergere Campania popolare?


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Author

  • Federica D'Alessio

    Journalist, founder of Kritica.it. You can read her articles and essays in MicroMega, Gli Stati Generali, Africa ExPress. She has won several awards including the Premio Luchetta - Stampa italiana in 2022.

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