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Questo reportage in tre parti è stato realizzato prima dell’inizio delle elezioni regionali, ma lo abbiamo potuto completare solo a silenzio elettorale iniziato. Lo pubblichiamo alla chiusura delle urne così come l’avevamo scritto prima, con alcuni inserti di aggiornamento sui risultati, utili ai lettori per verificare la corrispondenza fra alcune dichiarazioni e considerazioni, e la realtà elettorale.
La voce registrata e un po’ metallica di Giuseppe Conte ti accoglie quasi come prima cosa, mentre aspetti la metropolitana alla fermata Garibaldi: “In Campania possiamo fare la storia”, dice, e presenta la candidatura di Roberto Fico. Parla anche lui, ma a un volume più basso, e si fa fatica a scandire bene le sue parole. Siamo venuti in Campania, qualche giorno prima delle elezioni regionali del 23 e 24 novembre 2025, per capire: qual è la posta in gioco, cosa si muove nelle menti dei cittadini, che genere di campo progressista, o di sinistra, sta nascendo o verrà fuori da questo passaggio elettorale e, prima ancora, politico? Non speriamo di trovare tutte le risposte; siamo soprattutto alla ricerca delle domande giuste.
La città-capoluogo è insolitamente umida e piovosa; l’atmosfera, tuttavia, non è triste. Lungo via Toledo i turisti continuano a passeggiare, a fare la fila davanti ai carretti dei babà e ai chioschi delle pizze fritte. Svoltando per via Chiaia, ci imbattiamo in un capannello di persone: davanti a un negozietto di souvenir, un signore parla ad alta voce, si rivolge a un altro, più giovane, probabilmente un commerciante. Ad ascoltarlo un piccolo stuolo di persone, molte di loro lo riprendono, telefono alla mano. “Prima avevamo negozi di scarpe, librerie, negozi artigianali, adesso abbiamo negozi di calamite ovunque!”. Di primo acchito, sembra una lamentela razzistoide: “Se ci sono tutti negozi di calamite gestiti da persone del Bangladesh, diventerà la strada del Bangladesh!”, dice il comiziante. “Tutta la strada si deprezzerà! Questa è una mia battaglia”, dice, “la porto avanti da tempo”.

Lui, capiamo poi, è un deputato della Repubblica: Francesco Emilio Borrelli, di Alleanza Verdi Sinistra, e scorrendo i suoi profili social vediamo che sì, questa battaglia contro i negozi di calamite di Napoli gestiti dai “bangladini”, così li chiama, occupa tanta parte delle sue energie, con decine di post e video denunce. “A nostro avviso si tratta di una lavanderia; per affittare questi negozi nel pieno centro, spesso uno ogni 15 metri, si spendono troppi soldi, in attività che fruttano pochissimo. Dove sta il guadagno?” L’ipotesi di Borrelli, contenuta anche in una denuncia depositata alla procura della Repubblica che ha prodotto una inchiesta internazionale, è che i costi di questi affitti – soldi che finiscono nelle tasche di proprietari per lo più napoletani, dichiara a Kritica, i quali evidentemente si fanno poche domande sui loro locatari – vengano pagati dai lavoratori stessi. “L’introito è il lavoratore, che non viene pagato: paga”. Approfittando delle maglie del Decreto Flussi, infatti, alcuni possono venire qui a lavorare dal Bangladesh in cambio di cifre ingenti – fino a 30mila euro, afferma Borrelli – per poi, dopo pochi mesi, allontanarsi da Napoli e spostarsi altrove, al nord Italia o all’estero. “Sono stati già effettuati arresti di ambasciatori compiacenti”, continua Borrelli, ma il caso a cui si riferisce non riguarda specificamente i negozi di calamite di Napoli. La cui diffusione preoccupa molto i lavoratori artigiani della zona, dice a Kritica Germana Fallibretti, la portavoce dell’associazione Artigianà – Associazione artigiani Napoli. “Per noi la diffusione incontrollata di questi negozi è una perdita nel senso doppio: perdiamo fatturato perché questi negozi che aprono in modo indiscriminato ci fanno concorrenza sleale, e in più alzano i prezzi degli affitti oltremisura; ma perdiamo anche di identità e riconoscibilità, perché la qualità del nostro prodotto si svaluta”.

Da qui la scelta di associarsi, e la contentezza di aver trovato uno sponsor nell’onorevole Borrelli; “questo nostro tour di stasera fra i negozi di artigianato locale che resistono non è legato direttamente alla concomitanza delle elezioni regionali”, spiega Fallibretti; è solo un modo per promuovere la realtà neonata. Ma il modo in cui il tessuto commerciale della città si sta rapidamente trasformando, innanzitutto a causa del boom turistico: nel giro di un solo anno, le stime di Confesercenti hanno registrato un afflusso di turisti più che triplicato nel periodo dal 30 ottobre al 3 novembre (il weekend lungo di Ognissanti), con 550mila visitatori in tre notti nella sola Napoli (150mila l’anno scorso). Ma a questo boom numerico, dicono i commercianti, non è corrisposto alcun aumento di fatturato per i loro esercizi; anzi, in alcuni casi il bilancio è stato negativo.
In Campania il turismo è stato uno dei fattori più dirompenti degli ultimi dieci anni. Il sito di affitti brevi Airbnb ha segnato un aumento degli immobili messi in affitto dell’800%: oggi sono oltre 15mila, un numero superiore a quelli di Venezia. La turistificazione ha cambiato il volto della città, l’ha ingentilito per molti versi, ma ha anche espulso una parte di popolazione dal centro e reso la vita quotidiana dei cittadini e abitanti-lavoratori molto più difficile; non soltanto nella città di Napoli, ma anche in altre zone ad alta densità turistica della regione. Inoltre, il turismo rappresenta una voce d’introito sempre più golosa per mafie e camorre; avviene in tanti luoghi del Paese, ma la Campania è la regione più a rischio.
Il petrolio produce ricchezza, ma avvelena
Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi tende a negare che il turismo si sia mangiato le case per gli abitanti. Edmondo Cirielli lo definisce, nel suo programma, “il petrolio del nostro territorio”, ma fa anche riferimento alle problematicità: “Il turismo campano cresce, ma la nostra dotazione ricettiva non sta andando nella stessa direzione. Lo sviluppo dell’extralberghiero, pur offrendo nuove opportunità imprenditoriali, ha sottratto migliaia di appartamenti al mercato immobiliare, contribuendo alla crisi abitativa e allo svuotamento di interi centri storici dai residenti”. Accenni più problematici si trovano nel programma della lista “Per le persone e la comunità”, legata al cattolicesimo sociale con candidato Nicola Campanile, in cui si propone l’“istituzione di un’Agenzia regionale per il governo dei flussi turistici (Destination Management Organization) per evitare il sovraffollamento di pochi siti (overtourism) e favorendo la valorizzazione di aree poco note al grande pubblico”. E si trovano nel programma regionale della coalizione di sinistra “Campania popolare”, in cui leggiamo: “Mentre la giunta De Luca spendeva ore a parlare della rinascita del turismo in Campania, i lavoratori e le lavoratrici hanno pagato il prezzo delle mancate leggi che limitassero la speculazione degli investitori privati finendo o per essere espulsi dai centri urbani e/o per pagare affitti di gran lunga superiore al loro potere d’acquisto. Le statistiche rilasciate dal Ministero dell’Interno per il 2024 sono impietose. In Campania, il numero degli sfratti è aumentato circa del 12% solo fra il 2023 e il 2024. Le province più colpite sono state Benevento e Napoli con un aumento rispettivamente del 25% e 23%. Sfratti che molto spesso vengono effettuati per cambiare la destinazione d’uso dell’immobile da abitazione a casa vacanze per affitti brevi.” Fra le proposte della coalizione per trovare una via d’uscita, all’interno di una serie di idee più direttamente legate al contrasto agli sfratti, troviamo “Emanare una norma regionale che dia la possibilità ai Comuni di contrastare i fenomeni legati al turismo di massa (rincaro degli affitti, aumento degli sfratti)”, e “Rimodulare il contributo di costruzione, penalizzando la trasformazione di abitazioni in uffici o bed & breakfast e favorendo il riuso dell’esistente.” È straniante rendersi conto che il programma più povero – più scarno del suo solo quello della lista “Dimensione Bandecchi” –, non solo sul tema del turismo ma nell’assieme, è proprio quello di Roberto Fico. Come è stato già notato, si tratta più di appunti, che non di un vero e proprio programma. Un elenco di titoli: nel caso del turismo, troviamo: “Piano strategico per il turismo sostenibile/ Crescita del turismo internazionale / Ampliamento dei luoghi e dei prodotti turistici attrattivi / Valorizzazione delle risorse culturali, naturali e identitarie dei territori interni / Destagionalizzazione e diffusione territoriale dei flussi turistici con diversificazione dell’offerta / Incentivare turismo culturale, museale, enogastronomico, sportivo e naturalistico, religioso, congressuale e fieristico, termale e del benessere / Governance integrata del sistema turistico / Connettere mobilità, cultura, ambiente e innovazione / Servizi turistici Metro del Mare, Archeolinea, AV per il Cilento, Sorrento Express e Treni storici”.
Aggiornamento post-risultato
Roberto Fico è nuovo Presidente della regione Campania con un’affermazione netta: le proiezioni lo danno al 60,2%.
Questi i risultati finora:
Alle ore 16.10 del 24 novembre, le proiezioni danno al 59,5% Roberto Fico, al 35,3% Edmondo Cirielli, e al 3,1% Giuliano Granato.
Quella che si dice una checklist, insomma.
Perché un programma così scarno, dove l’unica parte realmente discorsiva è riservata alla rivendicazione del decennio di governo regionale precedente, neanche si trattasse di un mandato successivo? La sensazione che se ne ricava non è solo quella di una continuità totale fra il passato e il futuro che si prepara, ma anche che, se un programma non c’è, è perché evidentemente non era necessario: i giochi sono già comunque fatti. Non soltanto Cirielli non è in grado di impensierire la certa vittoria di Fico, ma anche all’interno stesso della coalizione progressista i pensieri sono stati messi a tacere: fatto l’accordo politico, si è spenta la battaglia delle idee.
Eppure, nella lista a lui intitolata – “Fico Presidente” – si trovano personalità che alla battaglia, sociale e delle idee, hanno dedicato tutta la loro vita. Come Virginia Crovella e Francesco Apperti, candidati a Caserta per la lista di Fico Presidente, che siamo andati a conoscere di persona. (continua)
Leggi la seconda parte: 5 stelle alla prova delle alleanze, fra politica nazionale e territoriale
Leggi la terza parte: Elezioni in Campania, può emergere Campania popolare?
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