Thursday 02/07/2026, 17:19
Logo Criticism

Follow Kritica on Google

Add Kritica to your favourite sources.

Follow

Questo reportage in tre parti è stato realizzato prima dell’inizio delle , ma lo abbiamo potuto completare solo a silenzio elettorale iniziato. Lo pubblichiamo alla chiusura delle urne così come l’avevamo scritto prima, con alcuni inserti di aggiornamento sui risultati, utili ai lettori per verificare la corrispondenza fra alcune dichiarazioni e considerazioni, e la realtà elettorale. Puoi trovare qui la prima parte e la seconda parte.

“Se davvero riuscissimo esprimere un nostro consigliere regionale in queste , significherebbe che qualcosa sta cambiando nella società”, così ci dice un militante di Potere al Popolo mentre camminiamo sotto la pioggia, seguendo il corteo che, piccolo ma vivace, chiude la campagna elettorale della coalizione , nata dalla alleanza fra Pap, Rifondazione Comunista e il Partito Comunista Italiano, attraversando Napoli da Montesanto fino al rione Sanità.

Alcuni sondaggi circolati sottobanco nei giorni scorsi davano l’affermazione di Campania popolare molto vicina al grande risultato: il 2,5% dei voti necessario perché il candidato più votato della lista – presumibilmente Giuliano Granato, il capolista e candidato alla Presidenza della regione – entri nel consiglio regionale. “La grande difficoltà sta nel capire come si deve votare”, spiega Matteo Giardiello, uno dei responsabili della comunicazione per questa campagna. “Così come avvenuto in Toscana – dove la coalizione di sinistra alternativa Antonella Bundu ha preso meno voti della candidata Presidente, c’è il rischio che il voto per la Presidenza superi di vari punti quello per il Consiglio, impedendoci così di arrivare all’obiettivo”. Nel caso della Toscana il quorum da superare era il 5% dei voti, qui è il 2,5%. Si tratta in ogni caso di un obiettivo molto ambizioso: “Dovremmo più che raddoppiare il numero di voti che prendemmo nel 2020, quando partecipammo alle scorse elezioni regionali solo come Potere al Popolo”, spiega Giuliano Granato, che della formazione di sinistra è anche il portavoce nazionale. Anche per Potere al popolo si tratta, in un certo senso, di un test sul lavoro di costruzione svolto in tutti questi anni. “Alle scorse elezioni eravamo nati da appena due anni. Ora invece possiamo misurare i frutti della nostra presenza più prolungata”, commenta Granato. La sua popolarità è sempre più prossima a quella di un politico nazionale: è spesso presente in TV, seguito sui social. “Ma le elezioni regionali sono il territorio più ostico: il piano ideologico generale conta meno, ma anche il lavoro sul territorio ha un peso relativo”. Sono le elezioni più decise dalle cordate, e questo in Campania è vero persino più che altrove. “Si va per pacchetti di voti”, e tante candidature sono state avanzate sulla base di questo, sostiene un militante: chi porta i voti di chi.

Aggiornamento risultati

Campania popolare NON è riuscita a esprimere un consigliere regionale.

La lista si è fermata al 2,0%

e ha ottenuto 40.743 voti assoluti. Sono circa diecimila voti in più rispetto alle regionali del 2020, dove l’affluenza era stata molto più a.

“Queste elezioni si daranno in un contesto di astensionismo ancora più marcato di quello degli ultimi anni”, secondo Granato. “Alle ultime elezioni aveva votato il 55% circa degli aventi diritto, quest’anno ci aspettiamo che questa sia la percentuale che si asterrà”.

[NDR: La previsione di Granato si è sostanzialmente avverata: ha votato il 44,06% degli aventi diritto]

Perché tanta disaffezione? “Le persone sono deluse. E qui in particolare lo sono anche per le scelte del Movimento 5 Stelle: non si aspettavano che si sarebbero alleati con la massima incarnazione del potere in questa regione: personaggi come Armando Cesaro, Clemente Mastella e altri… sono i simboli della vecchia politica, dell’attaccamento al potere. Lo stesso Fico dichiarava tempo fa che Forza Italia fosse invotabile perché aveva fra le sue fila esponenti della famiglia Cesaro – Armando Cesaro ha due zii condannati per concorso esterno in associazione mafiosa – e ora nella sua stessa coalizione, nella lista “Casa Riformista” di Renzi, troviamo candidato proprio Cesaro”. In Casa riformista anche un’altra candidata, Maria Grazia Di Scala, è stata ritenuta “impresentabile dalla Commissione antimafia”, appena poche settimane fa, in quanto rinviata a giudizio per concussione. Anche tre candidati delle liste per hanno ricevuto lo stesso giudizio.

“Il fatto è che dalla destra ce lo aspettiamo. Ma i 5 Stelle erano nati proprio per combattere un certo modo di intendere la politica; e ora fanno accordi con il potere proprio come tutti gli altri”, dice un militante di Potere al Popolo. All’interno della formazione, l’intendimento condiviso è che Fico sia un candidato con le mani del tutto legate. “De Luca ha già circondato Fico. Sia con la sua lista diretta, sia con le liste del , con molti nomi forti comunque legati alla stagione De Luca”, spiega Granato. “C’è la lista cosiddetta dei socialisti, un ammischiafrancesca dove stanno dentro tutti, dagli ex cinque stelle agli ex socialisti, agli ex democristiani. Anche in Forza Italia ci sono uomini legati a De Luca: l’ex assessore all’ è passato con Forza Italia; uno dei consiglieri che erano stati eletti con De Luca, Zannini è passato con Forza Italia; ma oltre alle elezioni in senso stretto, De Luca ha rinnovato gli incarichi a 86 dirigenti amministrativi e sanitari prima delle elezioni. Questo significa che si è già garantito la continuità amministrativa”. La situazione di Fico, sostiene Granato, ricorda ciò che successe in Grecia quando arrivò Tsipras: “in teoria avrebbe dovuto spingere il cambiamento, ma se gli apparati dello Stato sono conservatori, non necessariamente in senso ideologico ma perché abituati a fare quel tipo di politica, diventa tutto più complicato. Se non puoi nominare nemmeno i manager, sei sostanzialmente immobilizzato”.

Per Giuseppe, un altro militante, “Quello di Fico è stato un nome pescato dal cilindro nel momento in cui si erano conclusi gli accordi fra De Luca e Schlein sull’opportunità del campo largo, con le dovute garanzie a De Luca, ovviamente: è del tutto nelle cose che una realtà come la nostra, da sempre estranea e contrapposta ai giochi di potere, non potesse accettare di appoggiare un simile percorso”, come invece hanno fatto persone come Virginia Crovella e Stefano Apperti a Caserta, pur provenienti da ambiti sociali e politici molto vicini a quelli di Campania Popolare, alleati in particolare nelle campagne a fianco dei , oltre che nelle piazze per la Palestina di questi ultimi due anni. “Il punto è che su tutte le questioni più importanti per la vita delle persone, a cominciare dalla sanità, abbiamo già visto qual è l’andazzo di questa amministrazione: De Luca ambisce alla costruzione di mega-ospedali alle porte della città, che sono innanzitutto un grande affare edilizio; ma noi abbiamo bisogno di presidi sul territorio, dentro le città, di di prossimità, di reparti oncologici di prossimità; non ci interessa il megapolo da costruire a Napoli est, vorremmo che l’unico pronto soccorso infantile della Campania, il Santobono, che è ben collegato dalla metropolitana, rimanesse lì dov’è ma con più soldi investiti nel personale sanitario”.

Fico ha deluso anche nel modo in cui ha condotto la campagna elettorale, spiega Granato. “Si è sottratto al confronto. Ricordiamo tutti come sono nati i 5 stelle, con le immagini dello streaming con Bersani nel 2013, no? La trasparenza, il palazzo di cristallo, eccetera. Cinque anni fa la loro candidata, Valeria Ciarambino – oggi passata ai socialisti di Avanti Campania, ndr – giustamente attaccò De Luca perché De Luca si sottraeva ai confronti. Pensavamo che Fico quest’anno si sarebbe comportato diversamente; e invece nell’unico confronto previsto tra tutti i candidati alla Rai, non si è presentato. Di sei candidati, cinque si sono presentati e l’unico a non farlo è stato il papabile vincitore. Ma il giorno prima si era confrontato in un tête-a-tête con Cirielli. Perché con noi no? E si è negato una seconda volta quando l’abbiamo incontrato a Montesanto e gli abbiamo chiesto, visto che eravamo in presenza di numerosi giornalisti, di avere un confronto sul momento. Trovo bizzarro aver avuto la possibilità di dire a Cirielli cosa penso degli argomenti ridicoli che ha usato in questa campagna elettorale, sull’autonomia differenziata eccetera, e non avere avuto mai modo di parlare con Fico. Avremmo avuto molte cose da chiedergli, specialmente sul suo accordo con la previsione di spesa di che progetta di costruire 10 mega-ospedali, come piano del capitolo “Edilizia sanitaria” del PNRR, piuttosto che sistemare ciò che già c’è e farlo funzionare, senza dismetterlo. Non avevamo grande aspettative sul programma della coalizione, ma almeno nel metodo speravamo che i 5 stelle non sarebbero stati del tutto cooptati nel sistema della politica di palazzo”.

La sanità e il lavoro, assente o povero, sono le due questioni centrali sulle quali la coalizione di Campagna popolare ha incentrato la sua battaglia. “Quando si parla di salute si parla anche di ambiente, sono due questioni inseparabili”, ricorda Granato, “ma anche di disagio sociale. Per noi la salute mentale è una questione sociale, di diritto sociali. È figlia di una sofferenza che è un tutt’uno con la mancanza di diritti, con l’obbligo a dover lasciare la propria terra in cerca di lavoro, con il fatto che in Campania l’aspettativa di vita è di tre anni inferiore al nord Italia, e questo ha a che fare anche con l’incidenza delle malattie prodotte dalle devastazioni ambientali, come nella Terra dei fuochi”. Sono anche le due questioni su cui maggiormente Campania popolare è riuscita a mobilitare gli attivisti, arrivando a diverse centinaia di militanti che si sono impegnati attivamente per questa campagna elettorale. “Abbiamo coinvolto dai gruppi ambientalisti fino a comitati di lavoratori, come per esempio quelli di Irisbus di Grottaminarda, con cui lottiamo insieme già da tanti anni”, racconta Giuseppe. “Abbiamo studenti, giovani che si sono mobilitati con la Palestina, persone anziane”, e tante ce ne sono che distribuiscono volantini durante la sfilata conclusiva della campagna elettorale. “Ci sostengono le persone sindacalizzate, nell’USB ma anche nella CGIL o nella FIOM. Certo, per entrare in Consiglio regionale dovremmo ottenere circa 50mila voti, sarà dura. Ma il nostro lavoro è riconosciuto, la nostra coerenza anche: lo hanno visto in tanti durante questi due anni di ininterrotto del popolo palestinese: riguardando le vecchie registrazioni dei nostri momenti, ho visto che lo avevamo definito tale già dall’ottobre del 2023. In tutto questo tempo le persone hanno sempre saputo dove trovarci.”


Se hai apprezzato questo articolo, partecipa alla nostra campagna di sostegno straordinaria per il 2025, aiutaci a far vivere e crescere Kritica.

Non riesci a contribuire con una quota da 50 euro? Nessun problema. Dona qui sotto una cifra più piccola. È la somma che fa il totale!

Author

  • Federica D'Alessio

    Journalist, founder of Kritica.it. You can read her articles and essays in MicroMega, Gli Stati Generali, Africa ExPress. She has won several awards including the Premio Luchetta - Stampa italiana in 2022.

Stay in touch

Get updates sent directly to your smartphone.

If you enjoyed this article or found it interesting, please support our work with a donation of any amount. Thank you!

2 Comments

  1. Pingback: Reportage dalla Campania sotto elezioni: Napoli e il suo "petrolio"/1

  2. Pingback: Reportage dalla Campania: 5 stelle alla prova delle alleanze/2

Leave A Reply