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Secondo le dichiarazione del dottor Mohammed Abu Salmiya, responsabile dell’ospedale Al Shifa of Gaza City, nel nord della Striscia, citato dal quotidiano saudita Arab news, nelle ultime 72 ore sono morti di fame 21 minori. Il responsabile dell’ospedale di Al Shifa ha attribuito i decessi a «grave malnutrizione e complicazioni legate alla fame», in un contesto di «continua carenza di cibo e forniture mediche». La somma dei morti di fame è arrivata a 101.
Significa che la carestia fabbricata dalla mano dell’uomo (secondo una esplicita definizione di Medici senza Frontiere) sta falcidiando minori e altri. Solo lunedì il totale era fermo a 86, ma appena sei erano adulti.
L’ADN Kronos ricostruisce cosa accade al corpo umano privato del cibo; la deprivazione innesca una serie di meccanismi di sopravvivenza che portano a conseguenze devastanti.
L’organismo inizia a utilizzare le proprie riserve energetiche in sequenza: prima il glicogeno immagazzinato nei muscoli e nel fegato, poi i grassi, e infine il tessuto muscolare stesso.
Nelle prime 72 ore senza cibo, l’organismo utilizza rapidamente le riserve di glucosio. Il fegato converte il glicogeno in glucosio per mantenere attive le funzioni cerebrali, ma queste riserve si esauriscono rapidamente.
Dopo alcuni giorni senza nutrimento, inizia il process più drammatico: la gluconeogenesi, dove il corpo scompone il tessuto muscolare per convertire gli amminoacidi in glucosio.
Quando le riserve di grasso si esauriscono, il corpo produce chetoni come fonte alternativa di energia. Alti livelli di chetoni nel sangue diventano tossici e causano danni al fegato, portando alla chetoacidosi, una condizione che accelera il processo verso la morte.
Nelle fasi terminali della denutrizione, il corpo non riesce più a mantenere le funzioni vitali.
Sono oltre mille da fine maggio i morti per cercare cibo, dice Philippe Lazzarini, il direttore dell’Agenzia delle United Nations per i rifugiati palestinesi (UNRWA). Gente morta mentre era in coda ai centri di distribuzione della famigerata Ghf, Gaza Humanitarian Foundation. Ammazzati da spari o bombe israeliane, ma anche dalla calca o dall’insolazione mentre aspettavano i pacchi alimentari. Non è strano. Non è un incidente. Prima Lazzarini con l’Unrwa gestiva oltre 400 centri di distribuzione. Ora la Ghf ne apre a singhiozzo quattro.
«Riescono a procurarsi dei pacchi solo i più forti – spiega Mara Bernasconi, appena rientrata da Gaza –. Donne e anziani sono di fatto esclusi dalla distribuzione della Ghf». Bernasconi lavora per l’ong francese che vinse il Nobel per la lotta contro le mine, Humanity & Inclusion-Handicap International: «Noi lavoriamo da sempre moltissimo con i disabili. L’80 per cento non ha più nè stampelle né carrozzina, come può lottare nelle file per i pacchi? Si stanno semplicemente spegnendo».
ll Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha condannato “l’orrore” nella Striscia di Gaza, dove morte e distruzione hanno raggiunto un livello “senza precedenti nella storia recente”. “Basta guardare l’orrore che si sta consumando a Gaza, con un livello di morte e distruzione senza precedenti nella storia recente”.
LEGGI IL NOSTRO APPELLO PER UNA SPEDIZIONE DI MASSA VIA MARE A GAZA
CREDITI FOTO: © Hamed Sbeata/Kritica

