Thursday 02/07/2026, 17:15
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L’inchiesta Domino della Procura di Genova, così come rappresentata dal governo di estrema destra e da gran parte dell’informazione mainstream, disegna un quadro della realtà assolutamente distorto. In sostanza, gli imputati sono accusati di aver utilizzato la copertura di associazioni caritatevoli per raccogliere fondi da convogliare verso Hamas. In altre parole, sarebbe stata carpita la buona fede di chi effettuava donazioni per scopi umanitari – invio di aiuti alimentari, sostegno a strutture sanitarie eccetera – dirottando il denaro ricevuto verso un’organizzazione combattente. Questa ricostruzione mostra molti punti deboli.

L’accusa si basa in larga parte su documenti e informazioni gentilmente messi a disposizione degli inquirenti dall’intelligence israeliana. La modalità con cui la documentazione è stata fatta pervenire agli inquirenti italiani lascia molto perplessi: il dossier sulle attività delle associazioni caritatevoli e sul loro presidente, Mohamed Hannoun, appare decisamente sconcertante: il dossier è stato consegnato alla Digos a mano, da parte di un “agente del Mossad” rimasto anonimo, presentatosi solo con il nome di “Avi”, molto diffuso in Israele. Un po’ come se un italiano presentasse dei documenti importanti ai Carabinieri identificandosi semplicemente come “Mario”… Sembrerebbe la scena di un film con Totò e Peppino, ma l’inchiesta sostanziata dal dossier di “Mario” ha portato all’arresto di una mezza dozzina di persone e al coinvolgimento di molte altre, con tanto di perquisizioni domiciliari e sequestro di documenti, denaro, computer e telefoni cellulari.

Qual’è il contenuto di queste informative? In quale modo dimostrano che il denaro veniva smistato verso una destinazione diversa da quella dichiarata?

Da quel che si sa, le donazioni venivano consegnate – anche mediante bonifici tracciabili e tracciati – ad alcune associazioni operanti nella Palestina occupata, a , in Cisgiordania e anche nei campi dei rifugiati palestinesi in Libano. Per lo Stato israeliano, queste associazioni non sarebbero altro che schermature di Hamas, di qui l’accusa di finanziare l’organizzazione armata, considerata come terrorista dall’Unione Europea e dagli (ma non dall’ONU). I magistrati genovesi hanno preso sul serio la narrazione israeliana, fidandosi (almeno, fino ad ora) della genuinità della documentazione ricevuta da “Mario”.

Cosa non è terrorismo per Israele?

Qui, già si pone un grande problema. Per il governo Netanyahu e gli apparati israeliani, praticamente tutte le agenzie umanitarie e le ONG sono coperture di quello che viene definito “terrorismo palestinese”. La stessa ONU è stata bollata come una “palude antisemita” e l’UNRWA – storica  agenzia delle Nazioni Unite che fornisce assistenza ai profughi palestinesi – messa in condizioni di non poter operare, ultimamente anche attraverso il taglio delle forniture di elettricità ed acqua. La stessa sorte che ora toccherà alle ONG, da Medici Senza Frontiere a Save the Children ed alla Caritas. Data questa attitudine del governo israeliano, è naturale che consideri “terroriste” le associazioni e le ONG palestinesi. Il punto è che ciò che è naturale per un governo di figuri quali il latitante internazionale Netanyahu e i suoi complici Ben Gvir e Smotrich non dovrebbe esserlo per la magistratura della , ancorchè attualmente il nostro Paese sia governato dagli amici dei figuri di cui sopra.

Risvolti politici

L’inchiesta, dunque, è partita male, il che non esclude che possa correggere la rotta in corso d’opera, magari avvalendosi di altri riscontri, come spesso avviene. Ad oggi, però, sono i risvolti politici a destare allarme e preoccupazione.

Il governo Meloni e la grancassa mediatica al suo servizio, alla quale si è aggiunta l’ex parlamentare PD e nota esponente LGBT Anna Paola Concia, hanno già scritto la sentenza del futuro processo: gli imputati sono tutti colpevoli e chi è stato al loro fianco, anche soltanto partecipando a qualche a sostegno del popolo palestinese, è un complice o – benevolmente – un cretino, anzi, un “fenomeno”, per dirla con le parole del leader di un partito che sta restituendo in comode rate ottantennali i 49 milioni di euro di denaro pubblico che si è mangiato, una cifra sette volte superiore a quella che gli imputati avrebbero stornato in favore di Hamas nell’arco degli anni.

Folklore leghista a parte, è evidente come il governo Meloni stia tentando di capitalizzare il disorientamento che inevitabilmente investe gran parte di quell’opinione pubblica che nei mesi scorsi ha dato vita alle straordinarie mobilitazioni in solidarietà con il popolo palestinese e contro il genocidio perpetrato dallo Stato di Israele. A dare il suo contributo all’intossicazione governativa non poteva mancare l’Onorevole Augusta Montaruli, che ha prontamente annunciato la presentazione di un esposto alla Procura di Torino finalizzato all’espulsione dall’ dell’imam Shahin, che compare nelle intercettazioni dell’inchiesta “Domino” ma non è accusato di alcun reato, a differenza dell’Onorevole Montaruli, condannata in via definitiva per peculato, avendo utilizzato fondi pubblici per cene, aperitivi e acquisto di beni quali borsette, gioielli, orologi eccetera.

Mobilitazioni sgonfiate

Il finto ceasefire imposto da Donald ha avuto l’effetto di smorzare l’indignazione generalizzata confluita negli scioperi generali e nell’imponente manifestazione romana del 4 ottobre, spinta anche dal clamore suscitato dall’impresa della Global Sumud Flotilla. Quei giorni hanno rivestito un significato che va ben oltre l’emozionalità della contingenza, se solo si pensi al fatto che, per la prima ed unica volta nella storia recente, lo sciopero generale del 3 ottobre è stato promosso congiuntamente dai (CUB, USB ecc.) e dalla CGIL, superando decenni di ostile rivalità.

È un fatto che, dopo quell’esplosione di partecipazione popolare, le mobilitazioni si siano sgonfiate, nonostante l’evidenza di un genocidio che da conclamato si è semplicemente fatto strisciante, un po’ meno bombe, ma ad uccidere ci pensano fame, freddo e malattie.

Dall’inizio della cosiddetta “tregua” Israele ha comunque assassinato più di 400 persone nella Striscia di Gaza e intensificato la pulizia etnica nella West Bank, continuando le incursioni in Libano ed occupando sempre più territorio in Siria, dove il governo Netanyahu sta lavorando alacremente per smembrare il Paese, sostenendo economicamente e militarmente il secessionismo di fazioni curde e druse.

di reazione

Profittando dell’affievolirsi delle mobilitazioni, è prontamente scattato quello che James Connolly chiamava “il Carnevale della Reazione”. I comportamenti delle forze dell’ordine nei confronti delle manifestazioni si sono fatti più violenti, è stato sgomberato e chiuso il centro sociale torinese Askatasuna e, da ultimo, sono arrivate le sanzioni contro la CGIL e i sindacati dei base per lo sciopero del 3 ottobre, definito “illegittimo” dalla Commissione di Garanzia. Anche una parte cospicua del Partito Democratico mostra di voler prendere parte al Carnevale: a prima firma dell’ex ministro Del Rio, un terzo dei senatori del PD ha presentato un disegno di legge – che si affianca a quelli già proposti da esponenti di destra – che equipara ogni espressione critica verso lo Stato di Israele all’antisemitismo, facendo proprio il più che controverso schema interpretativo emanato dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). La definizione di “antisemitismo” fornita dall’IHRA è duramente contestata non solo da ONG e agenzie per la difesa dei diritti umani, come Amnesty International, ma anche da larga parte della comunità ebraica internazionale, che rifiuta l’identificazione dell’ebraismo con lo Stato di Israele e le sue politiche.

Siamo in presenza, dunque, di un quadro repressivo a tutto tondo, che potrebbe irrigidirsi ancora nei prossimi giorni. In questo contesto, la strumentalizzazione politica di un’inchiesta giudiziaria che presenta aspetti molto discutibili ha l’evidente scopo di delegittimare ulteriormente la solidarietà con il popolo palestinese e le iniziative contro il genocidio che Israele continua a commettere. Ogni manifestazione viene stigmatizzata come “sostegno ad Hamas e al terrorismo”, esattamente come va ripetendo ossessivamente da anni la hasbara, la potente macchina propagandistica dello Stato di Israele. Il fatto che questa visione sia fatta propria non solo dall’estrema destra al governo ma pure da settori dell’opposizione rende necessaria la massima chiarezza da parte di chi intende continuare la lotta contro il genocidio del popolo palestinese e le guerre di aggressione che lo Stato di Israele mostra di voler perpetuare. Non si tratta di difendere e, meno che mai, condividere l’impianto ideologico e culturale delle associazioni sotto inchiesta e dei loro rappresentanti.

“Solidarietà non è terrorismo”

Si tratta, sic et simpliciter, di difendere lo Stato di Diritto e quella democrazia che non si esaurisce nel rito elettorale, ma deve vivere in ogni aspetto della vita di cittadini che non si vogliano vedere solo come sudditi o consumatori. “Solidarietà non è terrorismo” non è solo uno slogan, è una dichiarazione di umanità e di civiltà, un argine a difesa anche delle nostre libertà individuali minacciate da autocrazie, beceri nazionalismi che oggi si fanno chiamare “sovranismi”, ricchi e razzisti bancarottieri che si impadroniscono del governo della prima superpotenza mondiale, criminali ispirati dal mix fra affarismo e messianismo. Abbiamo gli anticorpi per resistere e respingere l’offensiva dei nuovi barbari, sta a noi tutti non rassegnarsi a subire l’immiserimento della nostra vita sociale e culturale. Le piazze devono riempirsi ancora, lavoratrici e incrociare le braccia, le voci farsi sempre più forti, il boicottaggio dell’ di guerra israeliana e dei suoi complici diffondersi ovunque, perché di fronte ad un genocidio non ci sono mediazioni possibili: o lo combatti con ogni mezzo necessario, o sei complice.

Author

  • Germano Monti

    As a former social worker, a firm Marxist, a human rights activist, and someone who loves Ireland and Palestine. In a nutshell, a scallywag.

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