Thursday 02/07/2026, 17:22
Logo Criticism

Follow Kritica on Google

Add Kritica to your favourite sources.

Follow

Nel dibattito internazionale sul futuro della , manca una voce fondamentale: quella dei palestinesi stessi. Più precisamente, mancano i loro leader, i leadeer palestinesi. Quelli autentici, popolari, scelti dal popolo, e non designati da potenze straniere o cooptati in tavoli negoziali senza reale legittimazione. Questa assenza non è casuale: è il risultato diretto di una strategia sistematica portata avanti da Israele, con la complicità o l’acquiescenza dell’.

I leader politici palestinesi più rappresentativi — quelli che godono del popolare — sono stati incarcerati, uccisi, esiliati o delegittimati. Questo ha prodotto una realtà in cui qualsiasi trattativa rischia di essere monca, asimmetrica e priva di una base democratica.

La decapitazione della leadership palestinese

I quattordici leader palestinesi che si sono recati a Pechino nel 2024 per firmare un accordo congiunto — tra cui esponenti di , Hamas e dell’ — rappresentavano formalmente le loro organizzazioni, ma non erano le figure più riconosciute o legittimate dalla base popolare. È difficile immaginare una trattativa credibile senza la presenza di personalità come Barghouti o Sa’adat.

Israele, questo, lo sa bene: decapitando la leadership palestinese, spera di costringerla ad accettare soluzioni imposte, rinunciando a qualunque forma di autodeterminazione. , il leader più popolare tra i palestinesi, è in carcere da oltre 23 anni, condannato a cinque ergastoli con accuse che ha sempre respinto. Ahmad Sa’adat, leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), è anch’egli prigioniero politico dal 2002. I principali leader di Hamas sono stati regolarmente eliminati con omicidi mirati: Sheikh Ahmed Yassin, Abdel Aziz al-Rantisi, Saleh al-Arouri, Yahya Sinwar e molti altri.
Tra le bombe e le sbarre, quasi tutta la dirigenza storica dei movimenti politici palestinesi è stata neutralizzata.

Pluralismo politico e frammentazione forzata

La politica palestinese è complessa e plurale. Accanto a Fatah — partito storico della resistenza e principale forza della Cisgiordania — opera l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), struttura amministrativa nata dagli Accordi di Oslo, che però nel tempo è stata progressivamente svuotata di reale e di rappresentatività. Sottoposta a continui ricatti economici, vincolata alla cooperazione di sicurezza con Israele e priva di un vero controllo territoriale, l’ANP è diventata di fatto uno strumento di gestione più che di liberazione, incapace di rappresentare l’intero popolo palestinese.

Accanto a essa, continuano a operare movimenti come il Fronte popolare di liberazione della Palestina (FPLP) e il Fronte democratico per la liberazione della Palestina (FDLP) — partiti di sinistra marxista e socialista — e Hamas, che controlla Gaza dal 2007, espressione di un’altra corrente significativa: islamista, ma anche profondamente radicata nei settori più poveri e giovani della popolazione.

Questa pluralità è spesso presentata come divisione insanabile. Ma, in realtà, molte di queste differenze potrebbero essere superate attraverso un processo democratico inclusivo, se solo fosse permesso. La frammentazione politica, lungi dall’essere una colpa interna, è stata in larga parte alimentata da Israele, che ha favorito inefficienze e forme di corruzione interna in Fatah e nell’ANP, ma soprattutto ha incentivato la spaccatura tra Cisgiordania e Gaza, ostacolando ogni forma di unità politica palestinese.

L’assenza pianificata della Palestina nei negoziati

Nel 2025, mentre si discute un fragile accordo per Gaza — che prevede il disarmo di Hamas, uno scambio di ostaggi e un cessate il fuoco monitorato — le principali organizzazioni palestinesi non siedono al tavolo da protagoniste. I leader più rappresentativi non sono liberi, mentre altri vengono delegittimati con l’etichetta di “terroristi”. Questa etichettatura, utilizzata da Israele, Stati Uniti e Unione Europea, contrasta nettamente con la posizione delle Nazioni Unite, che non hanno mai inserito nessuna di queste formazioni palestinesi nella loro lista di organizzazioni terroristiche. In gran parte del Sud globale, Fatah, Hamas, FPLP e FDLP sono riconosciuti come movimenti di liberazione nazionale. Continuare a criminalizzarli significa ignorare le realtà politiche, storiche e sociali del conflitto.

Strutture democratiche ignorate

La rappresentanza politica palestinese è formalmente organizzata attorno all’OLP, riconosciuta a livello internazionale come unica legittima rappresentante del popolo palestinese. Tuttavia, il suo funzionamento è compromesso dalla frammentazione forzata, dalla israeliana e dal mancato riconoscimento delle sue componenti più attive.

L’Autorità Nazionale Palestinese, che avrebbe dovuto costituire il nucleo istituzionale di uno Stato in costruzione, è oggi percepita da larga parte della popolazione come distante, inefficace e troppo dipendente da condizionamenti esterni. Questo vuoto di legittimità rafforza ulteriormente la crisi di rappresentanza e la sensazione, tra i palestinesi, di essere esclusi dal proprio destino politico.

Eppure, esistono esperienze di democrazia partecipativa significative, soprattutto a livello locale e nei campi , dove forme di autogoverno e resistenza popolare si sono sviluppate fin dagli anni ’30. Ma questi meccanismi non ricevono il sostegno internazionale che meritano. Al contrario, si preferisce negoziare con rappresentanti deboli, meno radicati, più facili da controllare.

Verso una pace reale: liberare i leader, ascoltare il popolo

Se la comunità internazionale intende davvero costruire una pace duratura, deve abbandonare l’illusione che si possa fare senza una reale rappresentanza palestinese.
Serve il rilascio immediato dei principali leader politici incarcerati. Serve il riconoscimento pieno della pluralità politica palestinese. Serve l’inclusione delle voci palestinesi nei processi decisionali.

In caso contrario, ogni accordo continuerà a essere percepito come imposto, parziale, e quindi destinato a fallire.
Ogni trattativa che esclude i rappresentanti scelti dal popolo palestinese è una farsa. Ogni progetto di che ignora la volontà dei palestinesi è una forma di colonialismo mascherato.

Non ci sarà vera giustizia e non si aprirà una vera e democratica via per la pace fino a che i leader politici palestinesi non saranno liberi.


PHOTO CREDITS: Flickr | Justin Giovannetti – Licenza CC BY-NC-SA 2.0

Author

  • Michele Borgia

    She is the communications manager for Freedom Flotilla Italia.

Stay in touch

Get updates sent directly to your smartphone.

If you enjoyed this article or found it interesting, please support our work with a donation of any amount. Thank you!
Leave A Reply