Follow Kritica on Google
Add Kritica to your favourite sources.
“Dall’altra parte di questo stesso mare c’è Gaza: siamo a Gaza!”. Adania Shibli sorride guardando l’acqua incresparsi e riflettere le luci della sera, sul Port di Napoli. In una sola frase, poco prima di accomiatarci, è riuscita a trasportare tutti i presenti dall’altra parte del mare, nella sua terra lontana e proibita.
Napoli, e poi Salerno, l’hanno ospitata per due giornate di incontri e presentazioni, insieme a Maria Rosaria Greco e Monica Ruocco; da anni, con la rassegna Femminile Palestinese guidata da Greco, e attraverso il lavoro di docenza di Lingua e letteratura araba di Ruocco all’Università Orientale di Napoli, le due women animano riflessioni, incontri, dibattiti e momenti di letteratura che permettono di dare voce alla letteratura “balbuziente” dei Palestinians, as Shibli says. A literature that cannot be linear, that does not want to be linear, even if it is capable of it, is capable of imitating the straight, assertive and imperious lines of power. But it does something else. It takes tortuous paths, linguistically rough, fragmented into a thousand checkpoints of thought, very similar to those the army has imposed in the West Bank, broken up into zones A, B, C, D, like the impositions of the’Employment, like stories that can only be made up of “minor details”, through which to reconstruct, to rebuild oneself, to draw maps of memory, to get lost in dead ends of anxiety and along insurmountable walls.
“A minor detail“, published in Italy by La nave di Teseo in the translation by Monica Ruocco, was due to receive the prestigious LiBeraturpreis at the Frankfurt Book Fair at the end of October 2023. Following the attack of 7 October 2023, the Fair suspended the awarding of the prize to the writer, announcing in a statement that at that edition they would give particular emphasis to Jewish voices. Cancelling those of Palestinians, simply because they are Palestinian? Apparently so. It was just one of the very first episodes in an endless series which, since then, has led Germany towards a disturbing authoritarian and anti-democratic involution, up to explicitly racist measures of an ethnicist nature, such as banning the use of a series of languages during demonstrations, primarily Arabic.
“Un dettaglio minore” è la storia di un episodio avvenuto durante la guerra cosiddetta arabo-israeliana, la guerra di fondazione dello State of Israel nel territorio palestinese, nel 1949. Un episodio di stupro in un contesto di colonizzazione, che ricorda molto da vicino, quasi rievoca, involontariamente, “Tempo di uccidere” di Ennio Flaiano, come ha ricordato la scrittrice italiana Igiaba Scego, presentando Shibli. Un episodio che diventa oggetto di indagine, qualche decennio dopo, da parte di una ricercatrice, che decide di avventurarsi nell’ostile mondo dell’occupazione israeliana per provare a indagarlo, e si ritroverà a percorrere lo stesso, identico mondo della giovane vittima di quel crimine, nel 1949, popolato degli stessi Incubi e minacce, della stessa Violence. È un libro interamente costruito sui dettagli, dilatati all’inverosimile, con una lingua precisa come un microscopio, una lingua che situa la memoria di un popolo nelle esperienze di costrizione, nei sentimenti di paura, nell’ansia e nelle pratiche di ricerca e resistenza dei suoi abitanti. Nel video in cui troverete alcuni passaggi di riflessione della serata del 13 febbraio, Adania Shibli racconta cosa significhi questa paziente Reconstruction di memoria per frammenti, per negazioni, per accessi vietati, deviazioni della strada. Questo balbettare parole che in alcuni momenti, come dopo l’attacco israeliano genocida degli ultimi sedici mesi, smettono proprio di scorrere, si interrompono. Un lungo silenzio, ha raccontato agli astanti, una afonia insuperabile si è impadronita di tanti scrittori palestinesi dopo il 7 ottobre 2023 e ciò che ne è seguito. I progetti collettivi che li univano fra loro, persone che vivono ai quattro angoli del mondo, si sono interrotti perché le parole gli si sono spezzate in gola. finché uno di loro, proprio da Gaza, dal cuore stesso dell’orrore, non ha avuto il coraggio di dire a tutti “riprendo a scrivere perché non voglio diventare un mostro”. Scrivere per rimanere umani, scrivere insieme, collettivamente, parlarsi fra scrittori come hanno fatto gli autori e le autrici che insieme a Shibli partecipano della rivista di Gaza “28 magazine”, dal numero delle lettere dell’alfabeto arabo. Parlarsi e a volte trovarsi solo per piangere insieme; per non sentirsi sopraffatti e soli, come sole sono le protagoniste della poetica di Shibli. Parlare per balbettare insieme, e ritrovare faticosamente le parole cominciando dalle condizioni di più profonda vulnerabilità, da quella Gaza in ruins where everything needs to be rebuilt, but where the very concept of rebuilding, Shibli explained, first needs to pause and reflect, to ask what has truly been destroyed. This is essential in order not to give way to thoughts like those of Trump, with his macabre idea of beauty of reconstruction. Per affrontare il trauma, l’ennesimo trauma, che tesse fili come ragnatele, fra una generazione e l’altra di palestinesi, fra una generazione e l’altra di donne, attraverso le violenze subite e poi sentite, ricordate tramite la memoria dei popoli, secolare resistenza, come gli olivi di quei villaggi rasi al suolo, delle mappe cancellate, che pure sono lì, in tutti i dettagli minori nel tempo posati.








1 Comment
Pingback: Poetry from Gaza during a genocide