martedì 19/05/2026, 5:51

Riceviamo da una nostra lettrice, Carla Barbieri, e volentieri pubblichiamo, una lettera di ritorno dalla manifestazione che si è tenuta ieri pomeriggio a Modena, in Piazza Grande, dopo l’attentato di sabato pomeriggio a opera di Salim El Koudri, cittadino italiano di 31 anni, che si è lanciato con un’automobile in corsa sulla folla a passeggio ferendo otto persone, quattro in modo grave. Due donne hanno subito l’amputazione degli arti inferiori e sono ancora in prognosi riservata.


Sembrava una giornata incerta quella di eri a Modena. Alla mattina circa 400 persone si erano trovate in Piazza Grande dove avevano dato sfogo alla rabbia che cova da tempo coi soliti clichè: sicurezza, i luoghi rossi e pericolosi, “rimandate a casa i delinquenti”. Con l’esortazione finale: “Dateci pure dei razzisti, se volete”. Le solite cose che si sentono ovunque in questa Italia che vista da lontano e da chi è povero sembra così tanto ricca da sfamare abitualmente anche i gatti con cucina gourmet.

Poi qualcosa è scattato: il sindaco Massimo Mezzetti ha deciso di organizzare una manifestazione pomeridiana per far vedere cosa era veramente la città di Modena, una comunità coraggiosa, stanca delle speculazioni che si stava alzando intorno a quanto era accaduto. Ha aderito subito l’Unione delle Comunità Islamiche Modenesi che ha condannato fermamente l’accaduto, esprimendo profonda vicinanza alle persone rimaste ferite e alle loro famiglie, e vicinanza all’intera comunità cittadina, unendosi al cordoglio e augurandosi che Modena possa rimanere unita.

No alla speculazione e alla xenofobia

Al pomeriggio il tempo sembrava incerto, io sono andata temendo che piovesse e che vi fosse poca gente, dato quello che era successo il giorno prima: un uomo di 31 anni aveva travolto con l’auto otto pedoni provocando 8 feriti totali (di cui 4 ancora in condizioni critiche e in prognosi riservata) e un passante con un coltello. Poi la piazza ha cominciato a riempirsi, i volti di chi evidentemente non è italiano da generazioni si sono rilassati.

Ha iniziato a parlare il Sindaco Massimo Mezzetti, visibilmente commosso ma con parole determinate. Innanzitutto un augurio di pronta guarigione ai feriti e un abbraccio ideale a tutti i soccorritori. Ma il messaggio centrale dato alla piazza è stato un netto rifiuto della paura come strumento di divisione e un duro No alla xenofobia: la sicurezza si costruisce con l’integrazione e la legalità, non alimentando il pregiudizio verso lo straniero. ​

L’invito è stato a restare uniti, evitando che lo shock per l’accaduto si trasformi in una barriera invisibile tra i cittadini. E infine, in mezzo ad una ovazione della piazza, quello che tutti volevamo sentirci dire: “Basta sciacallaggio”! Il Sindaco ha usato toni durissimi contro chi, a poche ore dalla tragedia, ha tentato di strumentalizzare i fatti per fini elettorali o politici: ​”È inaccettabile che si speculi sul dolore e sul sangue per raccattare qualche voto. Modena è una città che ragiona e che non si lascia incattivire da chi soffia sul fuoco della rabbia.” Ha proseguito ​stigmatizzando le ricostruzioni parziali o distorte diffuse sui social, volte a fomentare l’odio.

L’attentatore è stato bloccato da un cittadino modenese e da da due cittadini egiziani senza cittadinanza. Immagine plastica di cosa significa convivenza civile tra etnie diverse. Questi cittadini risiedono o lavorano quasi tutti a Modena o nella provincia (come nel caso dei passanti che stavano passeggiando in via Emilia Centro). Il loro intervento è stato definito “corale”: mentre alcuni chiamavano il 118 e le forze dell’ordine, altri hanno creato un cordone umano che ha impedito che l’aggressore potesse colpire altre persone.

Il fallimento del sistema di cura

È poi intervenuto il Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale che sorprendentemente ha puntando il dito contro le falle del sistema psichiatrico, definendo l’accaduto come la prova di un “fallimento del monitoraggio”. ​De Pascale ha denunciato che l’aggressore, nonostante fosse un soggetto con gravi e noti precedenti psichiatrici, sarebbe stato lasciato sostanzialmente senza una presa in carico attiva per quasi due anni. ​Senza mezzi termini, ha sottolineato come la tragedia non sia stata una “fatalità imprevista”, ma il risultato di un servizio psichiatrico inadempiente. ​Ha ribadito che “non si può garantire la sicurezza dei cittadini se il sistema di cura non funziona”. Ha chiesto una revisione immediata dei protocolli di sorveglianza per i soggetti psichiatrici pericolosi, per evitare che le forze dell’ordine si trovino a gestire da sole situazioni che sono, all’origine, di natura medica. ​

La piazza ha applaudito a lungo, immersa in una luce gialla che contrastava col buio delle nuvole nere ancora presenti. Ma alla fine ha vinto la luce.


CREDITI FOTO: Carla Barbieri

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