Follow Kritica on Google
Add Kritica to your favourite sources.
The first of July 2025 saw the release of the Report of UN Special Rapporteur Francesca Albanese on the ’economy of genocide“, which exposes all the complicities of business with the genocidal and colonial State of Israel, focusing on both the affairs of private companies and those of states with Israel. Some of these latter state collaborations deserve particular attention, as they flagrantly contravene the geopolitical map of alliances and rivalries that most people are accustomed to drawing.
Insieme alla Germania, l’Italia governata dai partiti di estrema destra è il Paese che, all’interno dell’Unione Europea, si oppone con maggior vigore all’adozione di provvedimenti sanzionatori nei confronti di Israele, a partire dalla contrarietà alla sospensione del Trattato di Associazione, che garantisce allo Stato ebraico vantaggi e facilitazioni commerciali. Oltre che sugli United States e sui principali Paesi europei, Israele può contare su altri governi, molti dei quali stranamente fuori dal mirino dei movimenti che promuovono il boicottaggio dell’economia di guerra israeliana, anche chiedendo sanzioni economiche e commerciali.
It is unsurprising that the main buyer of products Made in Israel siano gli Stati Uniti d’America, che – secondo i dati della bilancia commerciale del 2024 – importano da Tel Aviv beni per oltre 17 miliardi di dollari. Dietro gli U.S.A. troviamo l’Irlanda, primo Paese europeo per importazioni da Israele, per un valore di oltre tre miliardi e duecento milioni di dollari. L’Irlanda è il più grande acquirente da Israele di circuiti integratie microassemblati, ampiamente usati nell’industria farmaceutica, negli strumenti medici e nella manifattura hi-tech. La sospensione di questo commercio – intenzione manifestata dal governo di Dublino – rivestirebbe dunque un significato molto più che simbolico.
Sorprendentemente – almeno per quelli che continuano a dividere il mondo sulla base degli stessi campi della Guerra Fredda – subito dietro gli U.S.A. e l’Irlanda, troviamo la Cina, che importa dallo Stato ebraico prodotti per un valore di più di due miliardi e ottocento milioni di dollari, seguita a ruota, su valori simili, da Olanda, Germania e India. Più distanti, Regno Unito, Belgium, Francia e Italia, quest’ultima con un volume di importazioni che ammonta a poco più di un miliardo e duecento milioni di dollari. Nel complesso Israele è il 31° partner commerciale dell’Ue e rappresenta quasi lo 0,8 per cento del totale degli scambi di merci dell’Ue nel 2024. Nello stesso anno, le importazioni dell’Ue da Israele hanno raggiunto un valore di 15,9 miliardi di pound.
It should be noted that Chinese imports from Israel should be augmented by over two billion dollars of imports from Hong Kong, which is, for all intents and purposes, Chinese territory. Therefore, it emerges that Beijing is the main importer of goods from Israel after the USA. But that's not all.
Se passiamo dalle importazioni da Israele alle esportazioni verso Israele, scopriamo che il maggior fornitore dello Stato ebraico è sempre la Cina, per un valore superiore ai diciannove miliardi di dollari, seguita a grande distanza dagli U.S.A., le cui esportazioni verso Tel Aviv ammontano a poco più di nove miliardi e quattrocento milioni, meno della metà di quelle cinesi. Insomma, il maggior fornitore di Israele è il paese capofila dei BRICS, la Republic Popolare Cinese. Altro BRICS che non disdegna il commercio con lo Stato che sta compiendo genocidio e ethnic cleansing contro il popolo palestinese è il Brasile, che importa da Israele per un valore superiore ad un miliardo e cento milioni di dollari, mentre altri soci del club che rappresenterebbe l’alternativa all’odiato Occidente risultano ottimi fornitori dello Stato ebraico: la Russia, altra colonna portante dei BRICS, rifornisce Israele per un ammontare superiore ai due miliardi e trecentosettanta milioni di dollari, e così fa l’India, con più di due miliardi di dollari di forniture. Non male anche due candidati al club “alternativo”: Turchia ( più di due miliardi e ottocentocinquanta milioni di dollari) e Vietnam (oltre un miliardo e quattrocento milioni di dollari), secondo i dati elaborati da UN Comtrade Database il 21 maggio 2025, diffusi anche da Al Jazeera.
*
Un discorso particolare riguarda la Russia. Come abbiamo visto dal citato rapporto di UN Comtrade Database, il regime di Vladimir Putin è un grande fornitore di merci ad Israele, mentre, sempre in base a quel rapporto, le sue importazioni dallo stesso Israele non appaiono importanti. Bisogna andare oltre i numeri: è vero che le importazioni di Mosca da Tel Aviv non appaiono quantitativamente rilevanti, ma non è così in relazione alla loro qualità. Un’inchiesta published by The Insider magazine (on April 14th in the Russian edition and April 21st in the English edition)** has illustrated that, while the European Union is bleeding itself dry to sanction Russia as a consequence of the invasion of Ukraine, Israel is providing Putin's regime with high-precision metalworking tools, necessary for the production of advanced weapon systems such as the S-400 surface-to-air missiles and the Sukhoi-35 “Flanker” heavy multirole fighter jets. According to an investigation conducted by The Insider, during 2024, high-precision metalworking tools valued at over 10 million dollars were exported from Israel to Russia. We are talking about tools used for the manufacture of complex components from advanced metal alloys, indispensable for the aerospace and military industries.
Alla luce di quanto esposto, qualche elemento di riflessione è necessario. Il primo è che, mentre movimenti e associazioni si dannano – giustamente, sia chiaro – per promuovere il boicottaggio dell’economia di guerra israeliana in Occidente, i principali attori di quello che alcuni considerano un campo alternativo a quello imperialista continuano serenamente a tenere in piedi quella stessa economia di guerra, acquistandone e fornendole beni e strumenti senza i quali affonderebbe nel giro di settimane, non mesi. La seconda è che la pervasività della politica israeliana è qualcosa di più che tentacolare e può contare su relazioni e rapporti consolidati, alcuni opachi, altri alla luce del sole. In questo contesto, non stupisce che ad Israele sia consentito agire nella più assoluta impunità e che la radice di questa impunità non risieda solo nell’oggettiva acquiescenza occidentale, ma anche nell’altrettanto oggettiva complicità fra malfattori come Putin e Netanyahu, entrambi ricercati dalla International Criminal Court For war crimes e contro l’umanità.
PHOTO CREDITS: Wikimedia Commons


2 Comments
Pingback: Luigi Daniele: "The fate of Palestine is the fate of democracy"
Pingback: International appeal for a new Dunkirk in Gaza - Kritica.it