Thursday 02/07/2026, 17:15
Logo Criticism

Follow Kritica on Google

Add Kritica to your favourite sources.

Follow

Il 16 maggio una delegazione di oltre sessanta uomini e donne fra deputati e deputate ed eurodeputati italiani, associazioni, ONG, docenti e studiosi, , partirà per una missione di quattro giorni al valico di Rafah, con l’obiettivo di entrare a . Ne abbiamo parlato con la deputata del Partito Democratico Laura Boldrini, presidente del comitato della Camera, parte attiva della delegazione.

Dal 16 al 19 maggio sarà con i suoi colleghi e colleghe parlamentari in una missione al valico di Rafah composta da docenti e accademici, giornalisti e giornaliste, associazioni e ONG, che avete annunciato come la più nutrita di sempre. Da dove è nata l’esigenza di tornare in Palestina e qual è l’intento del vostro viaggio?

La situazione nella Striscia di Gaza è verso il punto di non ritorno. Non ci sono soltanto gli oltre 52mila morti uccisi dall’aviazione israeliana, c’è il fatto che da oltre due mesi il governo Netanyahu ha deciso di non far entrare nulla nella Striscia, cioè di impedire l’accesso a qualsiasi bene di prima necessità: cibo, acqua, medicinali, carburante e questo implica che migliaia di persone stanno morendo di fame, di disidratazione e di malattie come parte di una strategia politica decisa a tavolino. Di fronte a questo orrore e ai crimini di che inevitabilmente tutto ciò rappresenta, abbiamo sentito l’esigenza di tornare a Rafah con l’obiettivo, questa volta, di entrare a Gaza, perché vediamo che c’è silenzio da parte dei governi e di molti media. Vogliamo rompere questo silenzio insopportabile. Vogliamo testimoniare la nostra solidarietà al popolo palestinese ridotto allo stremo delle forze. E vogliamo anche denunciare l’inerzia della comunità internazionale, dell’Unione europea e del governo italiano.

I parlamentari sono tutti parte dell’intergruppo parlamentare per la fra Palestina e ?

Del gruppo fanno parte 14 parlamentari dei partiti PD, M5S, AVS – e 3 parlamentari europei. Nessun collega di maggioranza ha dimostrato interesse. In più ci sono docenti universitari, associazioni, ONG e anche giornalisti e giornaliste. È una composizione inedita. Siamo circa 60 persone. Non credo che ci sia mai stata una delegazione così grande che si è spinta finora fino a Rafah con l’intento di entrare a Gaza.

Che probabilità avete di entrare davvero?

Non lo sappiamo. Il nostro arrivo al valico potrebbe peraltro coincidere con l’annunciata invasione di terra da parte dell’esercito israeliano. Perciò la missione ha un alto grado di incertezza. Se nonostante le nostre richieste non ci sarà consentito di entrare, lo denunceremo a gran voce. Cercheremo comunque di arrivare più vicino possibile alla Striscia di Gaza.

È un’iniziativa in collaborazione con delegazioni di altri Paesi?

No, non ci siamo coordinati con altri Paesi. So che delegazioni di colleghi parlamentari di altri Paesi sono andate, ma non mi risulta che ci siano mai state delegazioni così numerose e miste. Una delle esigenze che questa missione esprime è il bisogno di rappresentare l’ che dice no allo sterminio del popolo destinese, l’Italia che dice no alla cancellazione del diritto internazionale, l’Italia che dice no all’indifferenza di fronte a quanto sta accadendo, perché anche noi siamo l’Italia. L’Italia non è solo il Governo che non batte ciglio di fronte a 16mila bambini uccisi e 52mila persone cancellate dalla Striscia, che non esprime una parola di cordoglio, né di condanna, come abbiamo visto ieri in aula, durante il Question Time, con l’imbarazzante balbettio della Presidente del Consiglio.

C’è in effetti un’Italia che sta scalpitando per esprimere la sua solidarietà verso il popolo palestinese, che vorrebbe partecipare a una marcia popolare su Gaza – ancora tutt’altro che certa, ma ha raccolto già migliaia di d’interesse, dal nostro Paese – e che prova a esprimere il suo schieramento con bandiere, striscioni, manifestazioni, e spesso si vede repressa. Pensiamo al caso della giovane di Putignano che si è ritrovata la polizia in casa per aver appeso al balcone una bandiera palestinese durante il Giro d’Italia.

È un’Italia molto più numerosa di quanto non si pensi, ma è oscurata dai principali mezzi di informazione e dalla Rai in particolare. Sembra che non esista, ma invece c’è, esiste, numerosissima e lo vediamo dai messaggi che stiamo ricevendo, nonostante i tentativi che di destra in primis, sta facendo di rendere caricaturale il nostro viaggio. Il quotidiano Libero in particolare prova a delegittimare la nostra missione, a farne una caricatura. Invece di biasimare e stigmatizzare quelli che non muovono un dito per impedire questa carneficina, si sono permessi di ridicolizzare chi cerca di fare la propria parte, una vera vergogna. Ma sono tantissimi gli italiani che stanno chiedendo cosa possono fare. O ci incoraggiano a continuare in questo impegno a sostegno del popolo palestinese e di denuncia verso i crimini di guerra che si stanno verificando nella Striscia. Nessuna persona può più sopportare questo sterminio, tranne chi antepone il proprio interesse a tutto il resto, proprio come la presidente del consiglio.

Giorgia Meloni sta spostando l’Italia dalla parte sbagliata della storia, e questa è una responsabilità enorme, perché l’Italia è sempre stata un Paese che nel conflitto israelo-palestinese ha mediato, che ha capito le ragioni israeliane, ma anche quelle . Per questo non possiamo più limitarci al lavoro parlamentare, che pure è importante e va fatto al meglio, ma dobbiamo anche andare con i nostri corpi il più vicino possibile a Gaza.

Purtroppo durante il Question time abbiamo visto che c’è stato anche qualcuno dei banchi del Partito Democratico che non ha voluto esprimere solidarietà con un gesto come quello di alzarsi, di mettersi in piedi. Abbiamo visto Piero Fassino specificamente rimanere seduto (si è alzato solo per pochissimi secondi alla fine, quando Conte aveva già concluso l’intervento e aveva già rimbrottato Giorgia Meloni per essere rimasta seduta, ndr).

Il Partito Democratico si è alzato in piedi tutto. Se qualcuno a titolo personale non lo ha fatto, è una sua scelta.

A proposito invece di attività parlamentare, che cosa state mettendo in campo sulla situazione di Gaza?

La mozione unitaria che abbiamo presentato su Gaza sarà discussa in aula proprio al nostro rientro, mercoledì. Il testo è stato già depositato, ma nelle dichiarazioni di voto potremo integrarlo con ciò che avremo da raccontare di ritorno dalla missione.

L’Italia sta continuando, a quanto sembra, a commerciare con Israele anche in armi, sebbene sia una pratica proibita sia dalle nostre leggi, sia dai trattati internazionali. Questo rende di fatto il nostro Paese complice del genocidio in corso del popolo palestinese. Come può agire l’opposizione, cosa può fare per intervenire su questo terreno?

In Italia c’è un’ottima legge, la legge 185/1990, che vieta la vendita di armi a Paesi che non rispettano i diritti umani o che sono in guerra. Impedisce perciò, in teoria, nuove commesse tra Italia e Israele. Il problema sono le vecchie commesse, sulle quali abbiamo fatto diverse interrogazioni, sia io, sia altri colleghi e colleghe. E quello che il governo risponde è che dall’8 di ottobre non sono state più fatte nuove commesse e che riguardo alle vecchie ci si regola caso per caso, ma comunque con la certezza che queste armi non vengano usate contro i civili. Una risposta molto vaga e non soddisfacente.

Anche prima del 7 ottobre Israele ha commesso numerosi crimini di guerra nei confronti dei palestinesi.

Certamente, ma non in questa dimensione. L’ultima interrogazione su questo tema risale alla scorsa settimana, il governo sostiene che non ci sono più stati contratti con Israele per la compravendita di armi (ma nell’ultima seduta di Commissione Bilancio è stato approvato in soli 5 minuti un parere favorevole per l’acquisto di tecnologia militare israeliana, ndr). Sostengono che non ci sono più stati nuovi contratti, e che quelli vecchi si riferiscono solo a pezzi di ricambio per armamenti che non vengono usati contro i civili, e che comunque si decide caso per caso. Questa è la risposta del governo. Noi continueremo chiaramente a insistere, su questo e su altri fronti.

L’ambasciatrice palestinese in Italia per esempio, che abbiamo incontrato ieri, ci ha parlato di un’altro problema: la situazione di disagio profondo vissuta dalle persone malate che sono state fatte fuoriuscire dalla Striscia di Gaza e portate in Italia per curarsi. Queste persone non ricevono adeguata assistenza nella loro situazione; le operazioni mediche a cui in alcuni casi dovrebbero essere sottoposte vengono spesso rimandate, per via degli alti costi. Ma soprattutto, quando escono dall’ospedale non ricevono accoglienza adeguata, vengono inviate negli hotspot come se fossero appena sbarcate, e non ricevono cure né aiuti tali da poter affrontare una difficile convalescenza. Si tratta di una situazione di abbandono grave sulla quale l’ambasciatrice non riesce ad avere un quadro, in quanto completamente tagliata fuori dalle comunicazioni, che avvengono fra l’Italia e l’Egitto.

L’ambasciata palestinese denuncia di essere stata messa da parte?

Quando queste persone malate sono state portate fuori dalla Striscia, lo spostamento è avvenuto in collaborazione con le autorità egiziane, ma senza coordinarsi con l’ambasciata palestinese, che dunque non riesce a costituire una mappatura di quanti sono i palestinesi trasportati in Italia per motivi di cura. Alcuni di loro si sono rivolti a lei perché vorrebbero tornare in Egitto, ma non hanno neanche i documenti per farlo. La situazione appare molto problematica, al nostro ritorno dalla missione faremo un’interrogazione per ricevere un quadro della situazione.

Author

  • Federica D'Alessio

    Journalist, founder of Kritica.it. You can read her articles and essays in MicroMega, Gli Stati Generali, Africa ExPress. She has won several awards including the Premio Luchetta - Stampa italiana in 2022.

Stay in touch

Get updates sent directly to your smartphone.

If you enjoyed this article or found it interesting, please support our work with a donation of any amount. Thank you!

3 Comments

  1. Pingback: Marcia Globale su Gaza, intervista alla portavoce Antonietta Chiodo

  2. Pingback: Stefania Ascari (M5s): "Contro il genocidio, è l'ora dell'unità"

  3. Pingback: DDL Delrio, una legge antidemocratica nata nel Partito democratico

Leave A Reply