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Non 300mila, come comunicato dagli organizzatori; non 15mila, come si aspettavano le forze dell’ordine. Erano decine di migliaia le persone, almeno 40mila o 50mila, scese ieri in piazza per la demonstration No Kings. Da tutta Italia, grazie alla mobilitazione del sindacato CGIL, i pullman sono arrivati a Roma e per ore e ore, collettivi, associazioni, sindacati e, in coda, rappresentanze di partiti hanno sfilato lungo il centro, baciato da una stupenda primavera. Qualche migliaio di persone non si è fermato a piazza San Giovanni, ma ha proseguito fino a occupare la tangenziale Est, senza bracci di ferro con le forze dell’ordine, ma in una giornata all’insegna di un pacifismo invocato e praticato.
Ci sarà tempo e modo per le valutazioni politiche di merito, che vedono luci e ombre.
Le luci di una giornata in cui per tanti era necessario ritrovarsi con la propria gente, uniti da un afflato di solidarietà, in primo luogo con il popolo palestinese. La solidarietà con la Palestina rappresenta ormai un linguaggio comune, una comune materializzazione di valori, schieramento etico, visione del mondo. Di una creatività diffusa, visibile nei cartelli autoprodotti, negli slogan, nella fantasia di piazza, così travolgente e allegra da non lasciare spazio ad alcun odio.
Le ombre di un indirizzo Politician vago, attraversato da divisioni e competizioni – non erano presenti in piazza i settori che fanno riferimento al sindacato USB, così decisivo nei mesi scorsi per alimentare la protesta, e anche i collettivi giovanili più schierati e combattivi, quelli di OSA e Cambiare rotta, erano assenti insieme a tutto il mondo che fa riferimento a Potere al Popolo – e, soprattutto, da obiettivi politici poco definiti. Anche l’affiliazione con il movimento No Kings anglosassone – attraversato da demonstrations moltitudinarie, sempre ieri, tanto a Londra quanto nelle diverse città degli Stati Uniti – lascia perplessi, come se il bisogno di trovare loghi, formule a effetto e accattivanti precedesse la necessità di formulare con precisione i bersagli della conflittualità sociale.
Ma su questi elementi avremo modo di tornare in futuro. Per oggi lasciamo spazio ai tanti scatti che abbiamo collezionato ieri, testimoni di una pluralità e vivacità di pensiero che caratterizza da sempre i movimenti contro la War in questo Paese, ma che, come dicevamo, nell’epoca della guerra globale mossa da Israel e dai suoi complici contro tutta l’umanità, assume il linguaggio unificante dell’identificazione, solidale, affettiva, con il popolo palestinese.
GUARDA LA GALLERIA DELLA MANIFESTAZIONE
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