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Il genocidio del popolo palestinese portato avanti da Israele negli ultimi due anni ha distrutto oltre il 90% della terra di Gaza, spazzando via quasi interamente il settore agricolo. Ma nel sud di Gaza, le contadine riunite nella Piattaforma per l’agricoltura urbana e periurbana e nel Forum delle imprenditrici agricole urbane di Gaza, coordinate da Alaa Abu Jayyab, hanno mandato eroicamente avanti le coltivazioni per dare alle famiglie la possibilità di nutrirsi e sostentarsi.

“Nonostante tutto, abbiamo continuato a fornire servizi, piani di emergenza e iniziative comunitarie”, spiega Alaa Abu Jayyab. “Ci siamo concentrati su come ripartire dal basso. Durante questo periodo, quando guardandoci intorno sembrava impossibile per la comunità sopravvivere, abbiamo dimostrato che la comunità aveva ancora capacità”. Utilizzando i fondi del Premio Zayed per la sostenibilità vinto nel 2023 – prima del 7 ottobre e dell’attacco israeliano su larga scala su Gaza, ndr – abbiamo avuto l’opportunità di formare un comitato di donne pioniere, esperte, ingegnere agronome e agricoltori. L’obiettivo era quello di comunicare direttamente con le famiglie di agricoltori e fornire loro sostegno per i progetti che erano quasi in fase di stallo, e capire come poterli portare avanti”. Il Premio Zayed è un premio promosso dagli Uniti (dei quali è noto il rapporto privilegiato con Israele, ndr).

© Hamed Sbeata
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Alcuni progetti, racconta Alaa Abu Jayaab, prevedevano di avviare l’agricoltura tra le tende, “un’iniziativa che, nello stato di emergenza in cui siamo, abbiamo incoraggiato gli agricoltori a realizzare. Siamo in uno stato di emergenza. Non ci sono grandi aree coltivabili, ma l’, l’agricoltura verticale, l’agricoltura sui tetti, l’agricoltura tra le tende, tutte queste cose hanno fatto la differenza”. Il forum ha così continuato, durante tutto questo tempo, a procurarsi prodotti locali da queste famiglie, sebbene a prezzi più alti. “L’idea era quella di acquistare prodotti locali da donne imprenditrici: verdure fresche, prodotti trasformati, dolci , ma’amoul e vari altri prodotti da forno palestinesi, nonché . Abbiamo acquistato uova locali, alcuni tipi di pollame disponibili e carne, sebbene scarsa e di una qualità verificabile solo in modo minimale, date le circostanze”. I prodotti sono stati poi confezionati e distribuiti come sovvenzioni alle famiglie sfollate nei campi profughi. “Finora siamo stati in grado di raggiungere 1.200 famiglie di agricoltori e donne imprenditrici, acquistando da loro a prezzi equi. Questi prezzi li hanno aiutati a continuare il loro e ad andare avanti.”

© Hamed Sbeata
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“Dal censimento del 2017 – scrive Rivista Contadina –, nessuna terra a Gaza è stata classificata come rurale e l’agricoltura si svolge nelle città e attorno a esse, sempre più compressa tra l’espansione urbana e l’annessione delle terre di confine da parte di Israele. Ciononostante, un quarto della popolazione traeva il proprio sostentamento dall’agricoltura familiare su piccola scala e tre quarti di chi si dedicava all’agricoltura erano donne.” Il è stato lanciato nel 2013, e insieme al Forum sull’agricoltura urbana, l’ambiente e la sovranità in Palestina avevano lo scopo di esplorare come collaborare per migliorare la resilienza dei progetti agricoli a conduzione familiare in Palestina e nella . L’obiettivo era aiutare questi progetti a resistere alle crisi e ai periodi di difficoltà prolungati, e grazie alla creazione di forum locali – fra cui un Forum dei semi locali – e al coinvolgimento della comunità, è stato possibile fare fronte anche alle circostanze tragiche del genocidio.

Attualmente, spiega Alaa Abu Jayyad, il Forum delle donne imprenditrici dell’agricoltura urbana comprende più di 500 donne imprenditrici e agricoltrici. L’obiettivo è, in primo luogo, quello di avere un impatto sulle politiche agricole e di promuoverle a livello locale, regionale e globale. In secondo luogo, è quello di amplificare la voce delle donne imprenditrici e rafforzare la loro capacità di durante le crisi. Il terzo obiettivo è fornire sostegno finanziario a questi progetti affinché possano sopravvivere in periodi drammatici, come quelli attuali.

La maggior parte del lavoro agricolo, anche a Gaza come nel resto del mondo, è svolto dalle donne. “Ma per quanto riguarda i diritti, difficilmente ne ottengono. Con il Forum abbiamo dunque iniziato a lavorare sulla questione dei diritti, su come migliorare e facilitare l’accesso delle donne ai mercati. Le donne producono, hanno progetti legati alla trasformazione alimentare, alla produzione vegetale, alla produzione animale; ma nella realizzazione di questi progetti, che sono a conduzione familiare e guidati da loro, le donne sono sfruttate, sia nei mercati, a livello familiare, sia a livello comunitario. Il nostro obiettivo è dunque valorizzare il lavoro delle donne, renderlo equo e trasparente.”

© Hamed Sbeata
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L’anno più difficile, spiega Alaa, è stato quello subito dopo l’inizio dell’attacco israeliano su larga scala. “Abbiamo tutti perso la speranza. È stata una campagna di annientamento. Ci sono stati ostacoli e ritardi nel lavoro del Forum nel fornire servizi e rispondere rapidamente alle persone sul campo. Le persone erano costantemente sfollate e in movimento. I progetti e le iniziative imprenditoriali sono stati necessariamente abbandonati, per via degli . Tutti questi fattori hanno reso difficile per il Forum per l’agricoltura urbana di Gaza fornire servizi alle famiglie delle agricoltore”. Oltre il 90% della popolazione della Striscia di Gaza è diventata bisognosa ed è scesa al di sotto della soglia di povertà. “Ma proprio per la situazione così difficile, abbiamo iniziato a produrre alimenti diversi, ad alto valore nutrizionale, che hanno fatto una grande differenza per la popolazione: per gli anziani, per i bambini, per le donne incinte. Hanno fatto la differenza per tutti. Erano prodotti coltivati e preparati con amore, con qualità, perché le donne contadine volevano proprio questo: che facessero la differenza”.


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Author

  • Hamed Sbeata

    I was born in 2001 and am from Gaza. A director and cinematographer, I have worked extensively as a media producer for numerous television channels and agencies. I never expected to become a war photographer. I ventured into the difficult period we are currently experiencing to tell what people are living through here, and to produce stories and documentaries about the human reality of Gaza.

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